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Nucleare: schizofrenie & scorie

Ecco cosa si cela dietro gli accordi tra Italia e Francia, ovverosia tra Enel ed EDF, in materia di energia atomica 

EDF sta per “Electricité de France”. È la società francese omologa dell’ENEL. A differenza di quest’ultima, però, in Francia EDF ha le mani profondamente in pasta nel nucleare, da cui trae il 78% della fornitura elettrica. Non che ENEL non traffichi con l’atomo, tutt’altro, anche se per ora solo oltre i confini italiani. Uno degli obiettivi dell’alleanza strategica EDF-ENEL, benedetta dall’attuale governo Berlusconi e dal suo “programma nucleare”, è quello, com’è noto, di installare in Italia quattro nuove centrali.

L’operazione non è semplice, soprattutto per la resistenza culturale delle comunità locali. È per questo che i due colossi energetici hanno approntato da tempo una gioiosa macchina da guerra informativa, capace di colpire ad ogni livello, dal cittadino teledipendente e inebetito a quello un po’ più evoluto e informato. A quest’ultimo si indirizza un recente dossier commissionato proprio da EDF ed ENEL alla “European House Ambrosetti”, «centro studi e consulenze d’impresa per le alte direzioni», come recita il suo sito.

Il dossier è assai corposo, trecento pagine di esplicita agiografia nuclearista. Il primo elemento d’interesse è la trasversalità dei soggetti che hanno contribuito alla sua stesura. A dimostrazione che sul nucleare, e sugli interessi connessi, destra e sinistra convergono con lo stesso fervore, si rilevano i nomi di Maurizio Lupi (PDL) e Nicola Rossi (PD, nonché maggiore consigliere di Massimo D’Alema), Carlo Rossella e l’immancabile Veronesi. Il tutto con l’aggiunta di personaggi influenti nel comparto informativo, come Ferruccio De Bortoli. Uno di quelli che, dall’alto della sua direzione del Corriere della Sera, seleziona cosa il cittadino deve sapere e cosa no.

Ma soprattutto quello che non torna è l’atteggiamento di EDF. Negli Stati Uniti è appena stata lasciata in braghe di tela dall’associata americana Constellation. Di fronte all’aumento dei costi di gestione di alcune centrali nucleari rifinanziate da Obama, in prosecuzione di un vecchio piano di Bush Jr., Constellation si è ritirata dalla joint venture, lasciando i francesi col cerino in mano e privi di qualunque altro supporto statale. Obama infatti ora ha altre gatte da pelare che non soddisfare le lobby dell’atomo. Dunque da un lato, negli USA, alla EDF viene sbattuta in faccia tutta l’insostenibilità del nucleare; dall’altro, in Italia, la stessa EDF commissiona dossier che definiscono quest’ultimo bello, profumato, salutare ed economico. Una schizofrenia che fa sospettare un’implicita cattiva coscienza rispetto al piano italiano.

Un piano che, a ben vedere, e per le stesse ragioni americane, in Italia non può stare in piedi. Tremonti sa quanto denaro pubblico serve per il nucleare, e sa anche che la borsa è vuota. Teoricamente, quindi, gli anti-nuclearisti italiani possono dormire tra due guanciali: centrali in Italia non se ne faranno mai. Al massimo ci sarà un drenaggio prodigioso di denaro pubblico per le varie penali di risarcimento alle lobby deluse. Secondo alcune associazioni ambientaliste, però, non c’è comunque da stare allegri, perché in realtà il piano governativo mira a ben altro.

Il centro della questione sono le scorie generate dal nostro passato nucleare, ancora attive e pericolosissime, stoccate in gran parte presso l’ex impianto di riprocessamento di Saluggia (VC). Ma il problema sono anche le oltre 100 tonnellate di scorie inviate a suo tempo all’impianto di riprocessamento di Sellafield in Inghilterra e di La Hague in Francia. La loro riconsegna è prevista tra sette-otto anni. E a quel punto l’Italia straborderà di scorie e combustibile atomico attivo. L’idea, prevista dal piano nucleare e già in fase di realizzazione, è di stoccare tutto nei siti del nucleare pregresso, a partire dall’impianto Eurex di Saluggia, dove si stanno già avviando i lavori per la costruzione dei depositi necessari, di dimensioni gigantesche.

Associazioni e cittadini sono già in fermento: le aree sono a un passo dai pozzi di fornitura di acqua potabile, e in quelle aree già in passato sono state rilevate ampie contaminazioni delle falde. Non solo: la collocazione sembrerebbe tra le più pericolose nel caso di un atto terroristico. E, con la concentrazione di materiale nucleare prevista in quell’area, basterebbe un petardo per determinare un disastro planetario. Oltre il danno, la beffa: pare che sui siti di stoccaggio sia prevista anche la costruzione di un gigantesco mausoleo, forse a imperitura memoria della stupidità umana. O forse, suggerisce qualcuno, come avvertimento agli archeologi del futuro. Per la serie: non aprire quella porta.

 

Davide Stasi

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