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Pioggia di pacchi bomba, ma tutti a vuoto

Ricomincia l’allarme terrorismo. Chi parla di Al Qaeda e chi di anarco-insurrezionalisti, ma guarda caso nessuno degli ordigni ha raggiunto l’obiettivo 

Dal 28 ottobre i cieli del pianeta sono solcati da un numero imprecisato di pacchi bomba. Tutto è iniziato una settimana fa, quando sono stati intercettati all'aeroporto di Dubai e a quello inglese di East Midlands due plichi esplosivi partiti dallo Yemen e diretti negli Usa. 

Lunedì scorso, poi, altri dieci sono stati spediti per posta. Uno di questi, diretto all'ambasciata messicana, è esploso tra le mani di un'impiegata nella sede di un corriere espresso. La donna ha riportato lievi ferite. Le ambasciate olandese e belga erano tra i bersagli dei rimanenti nove. Uno dei pacchi, invece, era destinato al presidente Sarkozy. Il giorno dopo, è stata la volta dell'ambasciata svizzera e di altre sedi diplomatiche che hanno corso il rischio di vedersi recapitare lo sgradito omaggio: Cile, Panama, Russia. Nel mirino anche la cancelliera tedesca Angela Merkel e Silvio Berlusconi. Nel caso di quest’ultimo le contromisure sono scattate con larghissimo anticipo, facendo atterrare l’aereo “incriminato” all'aeroporto Marconi di Bologna e disinnescando l’ordigno. La polvere pirica, a quanto pare, sarebbe stata nascosta dentro un libro di diritto.

Non è ancora possibile dire chi ci sia a tirare le fila. In un primo momento sembravano non esserci dubbi: l'onnipresente Al Qaeda. Nelle ultime ore sta invece prendendo piede l'ipotesi della pista anarchica. All'Interpol dichiarano: «Se la cosa finisce qui, sono anarchici. Se continuano, allora è più complesso». Quello che balza all’occhio è che, in ogni caso, nessun plico ha raggiunto i suoi effettivi destinatari. Tutti sono stati intercettati per tempo e, nell'unico caso in cui è avvenuta la deflagrazione, i danni sono stati minimi, non andando al di là di qualche graffio sulle mani o poco più. Nonostante il clamore mediatico, insomma, sembrano più che altro atti dimostrativi, al di fuori di una strategia finalizzata davvero a ferire gravemente o addirittura a uccidere. 

Ciò nonostante D'Alema, a capo del Copasir, ha annunciato che se ne occuperà dei pacchi bomba e la procura di Bologna ha aperto un'inchiesta per attentato terroristico. Anche all'estero si registrano reazioni draconiane: spedizioni merci bloccate, intensificazioni dei controlli e via dicendo. Domani si terrà una riunione straordinaria a Bruxelles, e il Times parla di «allerta sicurezza in tutta Europa»

Su quali basi è possibile ritenere che a tirare le fila sia un’imponente organizzazione di tipo terroristico, come ci viene ripetuto? Sia che si tratti del terrorismo internazionale di Al Qaeda, che al momento si tende però a ritenere estraneo alla vicenda, sia che si tratti di estremisti europei  (il movimento antiautoritario greco chiama esplicitamente alla guerra con ogni mezzo contro il “terrorismo di Stato” che imprigiona gli anarco-insurrezionalisti) l'impressione è che vi sia più fumo che arrosto. Come sempre negli ultimi anni, vi è un utilizzo quantomeno disinvolto del termine “terrorista”. Che lascia intendere che all'origine di azioni violente non vi siano elementi isolati ma una o più organizzazioni ben strutturate, che perseguono obiettivi precisi utilizzando mezzi altrettanto precisi. Vedi appunto Al Qaeda. O quanto meno quella che ci viene quotidianamente spacciata per Al Qaeda. 

Qual è, dunque, l'entità effettiva del pericolo? Chi si affretta a parlare di terrorismo compie un duplice errore, chissà quanto casuale: da un lato rischia di sopravvalutare l’accaduto, ingigantendo la minaccia e spianando la strada a misure repressive più o meno isteriche come i controlli a tappeto negli aeroporti con l’adozione dei famigerati, costosi e sostanzialmente inutili scanner; dall’altro si astiene dall’entrare specificamente nel merito delle cause, e delle motivazioni, di questi specifici atti, che laddove siano autentici, e di matrice europea, sono comunque il segnale di una turbolenza sociale in crescita. 

Le misure di sicurezza sono evidentemente doverose, ma tra apocalittici servizi tv e allarmate dichiarazioni di presidenti del consiglio e ministri resta il fatto che nessuno dei pacchi esplosivi è andato a segno. Per quanto ci provino e ci riprovino, le “pericolosissime” reti terroristiche non riescono a raggiungere nemmeno uno dei loro bersagli. Suona un po' strano, per la verità. 

 

Marco Giorgerini

 

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