Ottima scelta

Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

Secondo i quotidiani del 05/11/2010

1. Le prime pagine

Roma - CORRIERE DELLA SERA - In apertura: “Berlusconi: patto con Fini o si vota”. Editoriale di Pierluigi Battista: “No, Obama non abita qui”. Di spalla: “Quando le madri sono peggio delle figlie”. A centro pagina con foto-notizia: “Esplode azienda chimica, allarmi inascoltati” e “‘S’impegni tutto il Paese’. L’appello del Veneto”. A fondo pagina: “I record (truccati) della valigia rossa”.


LA REPUBBLICA - In apertura: “Berlusconi a Fini: con me o si vota”. Editoriale di Massimo Giannini: “In fondo al pozzo”. Di spalla: “Hu Jintao il nuovo imperatore del mondo”. Al centro: “Esplode azienda chimica, gravissimi 6 operai” e “Il vertice Rai boccia Giovinezza e Bella ciao sul palco di Sanremo”. A fondo pagina: “Marciapiedi a due corsie per lo shopping a Londra” e “Quei giovani al festival affamati di cinema”.


LA STAMPA - In apertura: “Berlusconi, sfida a Fini”. Editoriale di Gian Enrico Rusconi: “Se l’Italia fosse l’America”. Di spalla: “Il cognome della madre al primo posto”. A centro pagina: “Marchionne: mai minacciato di portare Fiat fuori dall’Italia” e “Vendetta cinese su chi incontra il Dalai Lama”. A fndo pagina il “Buongiorno” di Massimo Gramellini: “Avanti il prossimo”. In un box: “L’agenda per il leader della Cgil”.


IL SOLE 24 ORE - In apertura: “La Fed fa volare le Borse”. Editoriale di Alberto Orioli: “Obama, Marchionne e il futuro del Lingotto”. Di spalla: “Dal Csm alla procura, il giudice torna in trincea”. A centro pagina: “Tremonti: anticipiamo manovra e decreto sviluppo” e “‘Fiat non lascerà l’Italia’. A Pomigliano dal 2011 partiranno le assunzioni”. A fondo pagina: “La governante migliora con quote rosa di qualità”.


IL GIORNALE - Apertura: “Le escort ubbidiscono alla mafia”. Editoriale di Alessandro Sallusti. Di spalla: “ ‘Telecom alla svolta. Ora deve crescere’”. A centro pagina: “Nel mondo il Cav conta più di Sarkò”, “Ma qui si discute solo del fattore C” e “I veneti, diversamente italiani”. A fondo pagina: “I nostri veri problemi? Sono traffico e parcheggi”.

IL MESSAGGERO - In apertura: “Berlusconi a Fini: nuovo patto o voto”. Editoriale di Paolo Savona: “La strategia comune che il mondo attende”. A centro pagina con foto-notizia: “‘Torture a Regina Coeli’. LA Procura indaga un medico del carcere” e “Lite per Facebook,padre uccide figlia”. A fondo pagina: “Marchionne: Fiat non lascerà l’Itali” e “Verdone: i miei 60 anni? Un sacco belli”.

IL TEMPO - In apertura: “Tremonti c’è, il goveno forse”. Editoriale di Mario Sechi: “LA commedia all’atto finale”. A centro pagina con foto-notizia: “Gioco del cerino. Ultimatum a Fini” e “D’Alema rimane sul lettone e Nadia non parla”. A fondo pagina: “Basta Facebook! Carabiniere uccide la figlia e si spara”.

LIBERO - In apertura: “Le bugie delle escort”. Editoriale di Luigi Benedetti: “Mi sento idiota a difedendere ancora Berlusconi” e di Maurizio Belpietro: “Resta il più grande leader moderato degli ultimi 40 anni”. A centropagina con foto-notizia: “Santoro crede alle puttane”. E “Penultimatum di Silvio a Fini: torna o si vota”. “Ziai sfida il governo: un miliardo al Veneto se l’Italia è unita” e “Esplode azienda rifiuti. Gli sciacalli arrivano prima del morto”.

IL FOGLIO - In apertura: “Il Cav. vezzeggia Fini e gli chiede di scegliere. Patto con il Pdl o al voto”. Di spalla: “Obama comincia il tour asiatico per contenere l’egemonia della Cina”. Liberismo & frontiera”. A centro pagina: “Sarah capitato anche a voi”.

L’UNITA’ - In apertura: “Giovinezza giovinezza”. A fondo pagina: “Due mesi senza Vassallo. E senza verità” e “Esplosione in impianto chimico. Feriti sette operai”.

IL FATTO QUOTIDIANO - In apertura: “Ruby e quei ladri in Procura”. Editoriale di Furio Colombo: “Ultime grida”. Di spalla: “Manca soltanto Jimmy il Fenomeno”. A centro pagina: “Sgarbi: ‘Io, B. e il sesso’”.

ITALIA OGGI - In apertura: “Fisco dal volto umano” A centro pagina: “Sicurezza lavoro, risponde il cda”. A fondo pagina: “Per Saatchi è imminente la ripresa della pubblicità” e “Contro il partito personale del Cav, Fini ne fa uno identico”.

MF - In apertura: “Tutti schierati contro Bernanke”. A centro pagina: “Mps vende gli sportelli ai suoi clienti”. A fondo pagina: “Bnp sul tetto del mondo anche grazie alla Bnl”.

 (red)

 

2. Berlusconi apre: ma dopo di me solo il voto

Roma -

“Pur di salvare la legislatura non parla a braccio, legge un discorso cui crede a metà, si dice persino pronto a incontrare Gianfranco Fini. Al quale chiede chiarezza - scrive il CORRIERE DELLA SERA -, ma offre la disponibilità ‘a realizzare un patto di legislatura’, un nuovo ‘sistema di alleanze nel centrodestra’, perché il Paese ‘ha bisogno di essere governato, di stabilità’, perché si devono collocare un miliardo di titoli di Stato al giorno, perché un ritorno alle urne sarebbe ‘da irresponsabili’. Berlusconi ha ascoltato ieri più le ragioni della politica che della pancia, non si è lasciato tentare dai falchi, ha ottenuto il risultato di dividere il campo avversario. Campo avversario, ovvero quello di Futuro e Libertà, per il quale vede un pericolo (‘la subalternità politica e culturale’ alla sinistra, la possibilità di diventare ‘uno strumento, colpevolmente passivo, nelle mani altrui’) e denuncia una contraddizione (‘non si può da una parte chiedere al governo di governare e dall’altra frapporre continui ostacoli al suo lavoro’). Anche per questi motivi il premier chiede chiarezza, ‘poiché non è cambiato nulla dal giorno della fiducia, appena un mese fa’: se il gruppo di Fli ‘ritiene esaurita l’esperienza di questo governo e non intende andare avanti, lo deve dire con chiarezza e subito. Noi siamo pronti ad accogliere la sfida e andare alle urne’. Mentre altre opzioni, a cominciare da un governo tecnico, sarebbero ‘uno sfregio e il degrado della democrazia’, ‘una congiura di Palazzo’ che ‘gli italiani non permetterebbero’. Se dice di non volerle, le elezioni, il capo del governo ci tiene a rimarcare che non le teme: siamo ‘l’unico governo democratico dell’Occidente che nel pieno della crisi ha vinto le elezioni di medio termine’. E il partito in questa fase diventa centrale e scudo per il governo. È in atto, aggiunge, ‘un tentativo estremo, violento e aggressivo, di distruggere tutto ciò che di buono abbiamo fatto sin dalla nascita del Pdl’. Potrebbe entrarci, azzarda, anche il crimine organizzato: ‘Dietro quel che succede in questi giorni, per alcune delle cose che accadono, nessuno può escludere, molti possono immaginare, che ci sia anche la vendetta della malavita’. Di fronte a questo attacco ‘è il momento della coesione, è l’ora in cui la nostra classe dirigente diventi un blocco granitico e metta da parte le questioni individuali’. Una crisi oggi ‘sarebbe un atto di autentica irresponsabilità che il Paese non merita e non capirebbe’. Fra le cose da fare subito, nell’agenda di breve periodo, il Cavaliere cita il piano per il Sud, il finanziamento della riforma dell’Università, degli ammortizzatori sociali, il contratto di produttività, il 5 per mille, la riforma della Giustizia. Un lungo elenco da opporre a chi parla di immobilismo: ‘Ci chiedono di fare un passo indietro, ebbene, noi non faremo un passo indietro, ma cinque passi in avanti’. Bossi, a fine giornata, la mette così: ‘Berlusconi mi è piaciuto, Fini è uno che mantiene la parola data e non credo che romperà, perché hanno paura del voto’”.

 (red)

 

3. E il Cavaliere tenta la grande trappola

Roma -

“La trappola è scattata, ma non è detto che funzioni. Silvio Berlusconi – scrive in un retroscena sulla STAMPA Amedeo La Mattina - prepara il terreno delle elezioni di primavera e vuole dimostrare al capo dello Stato di aver fatto tutto ciò che era nelle sue possibilità per evitarle. Alla Direzione del Pdl si è reso disponibile a quel ‘patto di legislatura’ che Gianfranco Fini chiede da mesi. E ciò nonostante le sue perplessità espresse l’altro ieri sera a coloro che insistevano per introdurre proprio questo passaggio nel suo intervento. ‘Va bene, faccio come dite, ma sappiate che a questa cosa non ci credo: Fini un accordo non lo vuole’. Ha accettato di dire quello che da mesi non ha detto neanche sotto tortura perché ha capito che gli sarebbe tornato utile di fronte ad un rifiuto di Fini. Con la stessa logica ha riconosciuto Futuro e Libertà come forza che articola la nuova offerta politica del centrodestra. Riconoscimento che finora il premier ha considerato una bestemmia. Insomma, formalmente ha teso la mano, come se avesse riconosciuto l’errore della rottura con il co-fondatore del Pdl, rimangiandosi mesi di minacce e richieste di dimissioni dal presidente della Camera. Ma in tutto questo c’è un calcolo. ‘Perché - spiega Daniela Santanché - qui non si tratta di essere falchi o colombe, ma di non essere un piccione...’. Allora, per evitare il tiro al piccione, Berlusconi apre a Fini, si fa concavo e convesso. Sarà anche una prova di debolezza, un modo per spostare l’attenzione dei giornali dalle escort alla politica del governo. Perché poi questo è l’effetto, quantomeno momentaneo. ‘Ma è pure un modo - precisa il ministro Raffaele Fitto - per trasformare un momento di difficoltà in una posizione di forza. Qui sono in campo due soluzioni parallele: o accordo o elezioni. Quando si voterà in Parlamento si capirà quale delle due strade verrà imboccata’. ‘Ora - spiega Giorgio Stracquadanio - l’onere della rottura è tutto a carico del presidente della Camera. E Berlusconi potrà dimostrare a Napolitano che tutti i tentativi sono stati fatti per tenere in vita la legislatura. E che non è possibile nessun governo tecnico’. Quindi, sparigliare, vestire gli inediti panni della colomba, ha il sapore della trappola. ‘È il tentativo di far venire fuori le differenze e le divisioni tra i moderati e gli ultras di Fini’, spiegava ieri il governatore della Campania, Stefano Caldoro al termine della direzione del Pdl. Cosa che in effetti è accaduto dopo le parole del premier, con Moffa, Viespoli e Menia che giudicano interessante l’apertura, mentre Bocchino, Briguglio e Granata bollano il discorso come deludente e tardivo. In serata le agenzie fanno filtrare che anche Fini la pensa in quest’ultimo modo, che Berlusconi è arrivato fuori tempo massimo. Poi il suo portavoce smentisce e rimanda tutto all’intervento che il presidente della Camera farà domenica a Perugia. Ignazio La Russa tuttavia non crede che le divisioni dentro Fli facciano la differenza. ‘I miei amici di partito - osserva il ministro della Difesa - non capiscono che per Fini avere due anime che convivono nel suo partito non è un problema, non gli pesa, gli fa comodo. Qualunque cosa decida, sia di aderire all’offerta di Berlusconi sia di rompere, le cosiddette colombe e i cosiddetti falchi lo seguiranno lo stesso. Il punto - aggiunge La Russa - non è quale linea prevarrà in Futuro e Libertà, ma se Fini accetta la linea della chiarezza’. Tutto lascia però prevedere che la terza carica dello Stato si lascerà aperte tutte le strade, rimarrà in uno stato di ambiguità e rilancerà sempre di più per rosolare il premier. A quel punto bisognerà vedere se il Cavaliere sarà coerente con quanto ha detto ieri. E se la sua trappola funziona. Ieri sera ai suoi collaboratori ha detto che quelli di Fini sono ‘pretesti strumentali’, che il suo obiettivo rimane quello di logorarlo e farlo fuori. ‘Ve l’avevo detto che sarebbe finita così. Ho fatto quel discorso perché il cerino deve bruciare tra le dita di Fini. A questo punto aspettiamo la risposta ufficiale del Fli, poi si vedrà: se rompe la responsabilità sarà tutta sua’. Il banco di prova saranno le votazioni in Parlamento. Il giro di boa sarà la sentenza della Corte Costituzionale che il 14 dicembre dovrà pronunciarsi sul legittimo impedimento. Poi si aprirà un discorso con il presidente della Repubblica che, ad avviso del Cavaliere, non potrà dirgli di no alle elezioni”.

 (red)

 

4. Fini “la sfinge” tiene aperte tutte le strade

Roma -

“E ora Gianfranco Fini fa la sfinge. A 24 ore dalla Convention di Bastia Umbra - scrive in un retroscena Fabio Martini sulla STAMPA -, dove si celebrerà il battesimo della sua creatura “Futuro e libertà”, il presidente della Camera ha ascoltato per tutto il pomeriggio di ieri i notabili del suo movimento, ma senza mai lasciar trapelare il suo pensiero. Certo un riserbo mirato ad evitare “fughe di notizie”, ma che si spiega anche con la grande incertezza sul da farsi. Fini sa che domenica si troverà davanti cinquemila persone, sa che dovrà dirgli qualcosa di importante, ma non ha ancora deciso cosa. È il curioso contrappasso per un personaggio che dopo aver trascorso una pessima estate a causa dell’affaire-Montecarlo, ora si trova così potenziato politicamente da non sapere come spendere il credito. Un’incertezza accentuata dalla moderazione dell’ultimo discorso pubblico di Berlusconi e comunque testimoniata da un episodio apparentemente minore, ma che racconta bene lo stato d’animo del presidente della Camera. Poco prima dei Tg delle 20 le agenzie di stampa hanno battuto un dispaccio nel quale si attribuiva a Fini, sia pure in forma informale, un giudizio tranchant sul discorso pronunciato poche ore prima da Berlusconi davanti alla Direzione del Pdl: ‘Deludente, tardivo, senza prospettiva’. Parole che somigliavano molto al preannuncio di una possibile crisi di governo. Nel giro di pochi minuti arrivavano a Fini due telefonate, quella del ministro Andrea Ronchi e quella di Silvano Moffa, uno dei capofila dei moderati. Tutti e due volevano capire: che vuol dire quell’agenzia? È roba tua? O è una polpetta avvelenata? Fini spiegava che non è sua intenzione drammatizzare e per rendere più chiaro il suo pensiero, faceva diffondere una nota di rettifica: ‘Ogni ricostruzione attribuita al presidente della Camera è priva di qualunque fondamento’. Un piccolo incidente, ma che qualche ora prima, un senatore ex An che conosce bene Fini, in qualche modo aveva profetizzato: ‘Vedrete, dopo il discorso moderato di Berlusconi, Fini farà trapelare due giudizi di segno opposto, uno negativo e uno aperturista...’. Dunque Fini si tiene aperte tutte le strade. Anche se il presidente della Camera resta dell’idea che non sia ancora giunto il momento di lasciare la maggioranza. Certo, i partiti di opposizione continuano a pressarlo. Il Pd gli chiede di ‘staccare la spina’, mentre Antonio Di Pietro è passato allo sfottò, chiedendosi se Fini sia ‘il fidanzatino’ di Berlusconi. Ma il presidente della Camera resta della stessa idea che coltiva da settimane: rompendo subito, si aprirebbe una crisi al buio. Spiega Italo Bocchino, tra i finiani il più vicino al presidente della Camera: ‘Il Pd chiede di staccare la spina, ma non ha nulla in mano per l’eventuale dopo-Berlusconi. E quindi se noi rompiamo, diamo il destro al premier per correre verso elezioni anticipate’. Ma domenica Fini incontrerà il suo “popolo” e dunque il massimalismo verbale resta alto. E infatti proprio Bocchino si è prodotto, in tempi diversi e su questioni diverse, in una raffica di dichiarazioni, immaginate proprio per tenere alta la tensione. La prima sulla Convention: ‘Il passaggio di domenica non sarà insignificante, non può restare tutto come è’. La seconda sulla campagna acquisti: ‘Continua il processo di smottamento del Pdl a favore di Futuro e libertà: oggi confluiscono mille Circoli della libertà, quasi la metà di quelli messi in piedi dal ministro Brambilla per il Pdl’. La terza molto allusiva: ‘Il ddl contro la prostituzione, approvato dal governo, è da due anni chiuso in un cassetto, per ragioni che tutti possiamo immaginare...’. La quarta sull’incidente in Commissione sulla Finanziaria: ‘Se il governo va sotto, è colpa sua’. Come tante altre volte nelle settimane scorse i futuristi sono divisi tra loro circa il da farsi. E sia pure evitando atteggiamenti plateali, le due anime del Fli si misurano a colpi di dichiarazioni: da una parte quelli che puntano sulla rottura col governo (Granata, Briguglio), dall’altra quelli (come Moffa e Viespoli) che puntano invece a restare nell’orbita del centrodestra. E infatti un ex An come Amedeo Laboccetta punzecchia: ‘Ma quale è il vero Fli?’. Questa mattina Fini incontrerà con tutti i notabili per decidere, una volta per tutte, le opzioni essenziali. O quanto meno verranno scartate le ipotesi pià improbabili, a cominciare dalla proposta, tipica della Prima Repubblica, dell’appoggio esterno al governo. Una soluzione rispetto alla quale Fini, in via informale, si è già espresso in modo negativo.Così ieri, sul nostro giornale, è stata anticipata la bozza di riforma della legge elettorale, su cui sta lavorando un gruppo di esponenti del Pd e del cosiddetto Terzo polo (compresi i finiani). Novità di rilievo: ‘secondo turno’ e ‘diritto di tribuna’ per i partitini”.

 (red)

 

5. Belpietro: Il Cavaliere scelga Casini come erede

Roma -

“‘Non è una possibilità. Questa è l’unica possibilità’. Maurizio Belpietro - intervistato dal CORRIERE DELLA SERA - non ha dubbi. Dopo una serie di editoriali decisamente sferzanti nei confronti di Silvio Berlusconi, ieri il direttore di Libero ha lanciato la sua proposta al premier per una possibile ‘via d’uscita’: persuadere Umberto Bossi ad accogliere nella coalizione l’Udc. Promettendo a Pier Ferdinando Casini di essere il futuro candidato premier del centrodestra. Direttore, perdoni, ma la strada pare abbastanza impervia. ‘Forse. Però a me sembra l’unica percorribile. Con Casini ci sono state delle sofferenze, nella legislatura 2001-2006 lui si è comportato un po’ come Fini oggi, mettendo parecchi bastoni tra le ruote. Ma io penso sia una cosa superabile. Anche il rapporto umano, che è importante, non è logorato come quello con Fini. Il problema rimane la Lega’. Ecco, appunto... ‘Il Carroccio non si fida perché ha il problema del federalismo. Ma i decreti sono ormai in dirittura d’arrivo. Nel momento in cui avesse incassato quel dividendo, non vedo che problemi dovrebbe avere’. Umberto Bossi non perde un’occasione per tuonare contro i democristiani, ‘quelli che ci hanno tradito’. ‘E allora quale è l’alternativa? La caduta del governo e un governo tecnico con Bossi fuori della porta? O Bossi dovrebbe fidarsi del Pd e ricontrattare tutto con Bersani? Ma anche se si va alle elezioni: e se al Senato il centrodestra perde? A quel punto, di nuovo, serve un’alleanza. E con chi può fare l’alleanza? Ancora una volta, con Casini’. Lei pensa che Napolitano avallerebbe un governo tecnico? ‘Se cadesse il governo, Napolitano farebbe quanto prevede la Costituzione. E se qualcuno si presentasse dicendo: abbiamo la maggioranza, cosa dovrebbe fare? Il risultato sarebbe un governo tecnico che fa una legge elettorale proporzionale e frantuma il quadro politico. E se alla fine gli odiati democristiani si sposano con gli altri, Bossi cosa ci ha guadagnato? Tra l’altro, anche a Casini conviene fare un accordo con due soli alleati piuttosto che con quattro o cinque’. E il premier? Lei pensa sia nelle corde di Silvio Berlusconi indicare Casini come successore? ‘Certo, può essere un problema anche quello. Però lui deve anche scegliere... Non può pensare di andare avanti così. Tutti sappiamo, e penso anche lui, che difficilmente farà un’altra legislatura da premier. Tanto vale fare un accordo adesso’. Perdoni, eppure Bossi che accoglie Casini, con la prospettiva poi di candidarlo a premier, è proprio difficile da visualizzare. ‘Eppure, la politica è l’arte del possibile. Ricordiamoci che cosa si dicevano Fini e Bossi, che cosa si dicevano Bossi e Berlusconi. Tra l’altro, ricordo che Lega e Udc son complementari proprio perché così diversi: elettorati differenti, zone d’insediamento lontane. E poi, siamo sicuri che Bossi in prospettiva pensi alle questioni nazionali? Io ho la sensazione che la famosa Padania lui la farà con le Regioni e il federalismo molto più che con un governo centrale. Bossi chiederà la Lombardia e magari altro ancora, non il candidato premier’”.

 (red)

 

6. Stop alla manovra, interviene Tremonti

Roma -

“Blitz dei finiani in commissione Bilancio e colpo di scena: il decreto di spesa promesso per metà mese verrà innestato nella legge di stabilità. Dopo i temi della giustizia - scrive LA STAMPA -, da ieri la pattuglia di Futuro e Libertà fa pesare i suoi numeri anche nelle scelte di politica economica. Giulio Tremonti media, propone di ‘fermare gli orologi’ e tutto si rimanda di una settimana. Che le cose per il governo si complicassero lo si era capito mercoledì sera, quando un vertice a quattro fra Futuro e Libertà, Udc, autonomisti siciliani di Raffaele Lombardo e i deputati dell’Api di Francesco Rutelli aveva deciso di convergere ‘su alcuni emendamenti’ al disegno di legge stabilità: università, patto di stabilità dei Comuni, fondi per le aree sottoutilizzate. Per evitare il peggio, ieri mattina il viceministro all’Economia Giuseppe Vegas aveva tentato di spegnere le prove di terzo polo: ‘rimandiamo la discussione al decreto’. Ogni tentativo si rivela vano: nel pomeriggio, con 24 voti a 22, il governo finisce in minoranza. Oggetto del contendere sono i fondi Fas: l’emendamento cancella il comma 5, quello che dava facoltà alle Regioni di chiedere che parte dei tagli fossero effettuati sulla quota dei fondi anzichè sui trasferimenti per trasporto pubblico ed edilizia sanitaria. Quella norma era frutto un accordo fra le Regioni e il ministro dell’Economia, un modo per risarcirle in parte del pesante taglio da 4,5 miliardi imposto con la manovra di quest’estate. Il merito della questione qui però conta poco: il quartetto altro non voleva che mettere il governo in difficoltà su un testo blindato. A nulla varrà l’avvertimento di Berlusconi alla pattuglia finiana. Né quello di Vegas ‘ad assumersi la responsabilità di staccare la spina’. Il colpo di scena è alle dieci di sera: nell’ufficio del presidente della Commissione, il leghista Giancarlo Giorgetti, si palesano Roberto Calderoli e Giulio Tremonti. Tutto accade in pochi minuti. Il ministro dell’Economia esce dalla stanza e annuncia la decisione: ‘Fermiamo gli orologi qui e immaginiamo un corpo di emendamenti da inserire in Finanziaria che contenga la bozza del decreto sullo sviluppo’. Invece di lasciare invariati i saldi della legge di stabilità, Tremonti propone di discutere da subito delle misure che avrebbero dovuto essere oggetto di un successivo decreto. Quello, per capirsi, con il quale il governo ha già promesso di rifinanziare gli ammortizzatori sociali in deroga, la detassazione del salario di produttività, le missioni all’estero e il fondo unico per l’Università. ‘La nostra strategia era quella di combinare la legge di stabilità e un decreto che avremmo fatto in anticipo’, spiega Tremonti. ‘Ora ne abbiamo discusso con Berlusconi, si tratta di anticipare tutto’. Gli orologi probabilmente si fermeranno per una settimana: ‘Giusto il tempo necessario al governo - lo spiegherà Giorgetti - per mettere a punto un maxiemendamento’. I saldi resteranno quelli decisi: le nuove spese, come da precedente intesa, non supereranno i sette miliardi di euro. L’accordo ora potrebbe essere il prodromo di nuove decisioni: dopo settimane di rinvii, secondo alcune voci nel consiglio dei ministri di stamattina Vegas sarà nominato nuovo presidente della Consob”.

 (red)

 

7. Ruby, doppia effrazione preoccupa il Tribunale di Milano

Roma -

“Due misteriose incursioni in agosto nell’ufficio della presidenza dei gip del tribunale e di uno dei giudici che hanno seguito il caso su ‘Ruby’-Karima - scrive LA STAMPA -, hanno fatto temere un caso di spionaggio (senza successo) intorno all’inchiesta sul giro di escort di lusso che sarebbe ruotato nella residenza del Premier ad Arcore. È questo il motivo per il quale il fascicolo delle indagini è da tempo oggetto della massima vigilanza da parte della Procura e si muove non attraverso gli ordinari canali di cancelleria, ma sempre scortato da un ufficiale di polizia giudiziaria. Il fatto è accaduto tra poco dopo la metà e la fine di agosto. Nel primo caso, forse di notte, nell’ufficio del gip Cristina Di Censo, che in quel momento, senza che nessuno potesse saperlo, era l’assegnataria del fascicolo: la sua porta è stata trovata forzata; nell’altro, accaduto due giorni dopo, all’ora di pranzo, negli uffici del presidente dei Gip Gabriella Manfrin e del suo vice, Claudio Castelli. I due giudici, tornati dalla pausa di mezzogiorno, si sono accorti che la porta dell’ufficio del presidente era disassata dagli stipiti e un armadio della segreteria, dove normalmente non si conservano fascicoli giudiziari, era stato forzato. Un intervento definito ‘maldestro e grossolano’. In entrambi i casi si è trattato di azioni veloci, apparentemente senza senso, visto che nessuna carta pare sia stata toccata. Per giunta, si fa sapere che mai in quegli uffici si sono conservati atti dell’inchiesta (normalmente tenuti in cassaforte), se non per brevissimo tempo e sempre sotto il controllo dei magistrati. Ciò nonostante, gli inquirenti, che sul caso hanno aperto un’indagine interna non ancora conclusa e che potrebbe perciò passare di competenza a Brescia, non hanno escluso che il vero motivo di queste incursioni fosse per tentare di svelare l’inchiesta più scottante degli ultimi mesi a Palazzo di Giustizia: quella su Ruby. Intanto, con l’arrivo del fascicolo palermitano sul tavolo dei pm milanesi, l’inchiesta sulla prostituzione ad Arcore si divide dando origine a nuovi approfondimenti destinati a rimanere in un fascicolo separato. Non c’è infatti soltanto il verbale della escort Nadia Macrì, che sembra una fotocopia dei racconti di Ruby (le feste a luci rosse ad Arcore, la presenza di Lele Mora ed Emilio Fede), ma anche i racconti, ancora tutti da verificare, di Perla Genovesi, ex portavoce e collaboratrice del senatore del Pdl Enrico Pianetta, ex presidente della commissione Diritti Umani. In uno dei verbali resi davanti ai magistrati palermitani, la donna, arrestata per traffico internazionale di cocaina, avrebbe raccontato di aver saputo dal senatore di finanziamenti statali destinati all’ospedale San Raffaele stornati per altre iniziative non inerenti alla costruzione di ospedali nel terzo mondo e finiti in parte persino allo stesso Silvio Berlusconi. Circostanza smentita ieri con decisione dallo stesso ospedale di Don Verzè. I pm, intanto, sul fronte principale dell’indagine stanno invece vagliando molto attentamente la posizione di Nicole Minetti, la consigliere regionale del Pdl - ex ballerina di Colorado Caffè e igienista dentale di Silvio Berlusconi -, che firmò per l’affido di Ruby-Karima quando venne rilasciata dalla Questura la notte del 28 maggio scorso. Perché fu chiamata per intervenire firmando un affido temporaneo, poi non rispettato, per la minorenne Ruby? (…)”.

 (red)

 

8. Copasir, D’Alema insiste: molte cose da chiarire

Roma -

“Ormai nel Comitato per la sicurezza della Repubblica (Copasir) è scoppiata una burrasca politica senza precedenti - scrive il CORRIERE DELLA SERA -, tutta incentrata sulle modalità di impiego del personale dei Servizi segreti addetto alla sicurezza del premier. Tutto ruota intorno al rifiuto di Silvio Berlusconi di accettare i ripetuti inviti dell’organismo di controllo che, fin dai tempi dei raid a Villa Certosa del fotografo Antonello Zappadu, chiede un confronto con il presidente del Consiglio sui temi generali della sicurezza nazionale ma anche sull’uso delle sue scorte (in forza all’Aisi) e sulle modalità di accesso di estranei nelle ‘sedi di governo’ (oltre a Villa Certosa ci sono Palazzo Grazioli e Villa San Martino). E il caso di Ruby, la ragazza marocchina ospitata ad Arcore quando era minorenne, ha avuto l’effetto della benzina versata sul fuoco. Ora però, davanti all’ennesima lettera spedita dal presidente del Comitato al sottosegretario Gianni Letta per sollecitare l’audizione di Berlusconi, il vice presidente del Copasir, Giuseppe Esposito, ha annunciato che la delegazione di maggioranza ‘valuterà se confermare la fiducia al preside nt e D’ Al e ma ‘ . Quella lettera, ‘non è stata concordata con il Comitato’, attacca Esposito lasciando intendere che nessuno può chiedere i documenti ai suoi ospiti. D’Alema, però, non è rimasto a guardare e ieri, al Tg di Mentana, ha detto: ‘La legge stabilisce che il pres i de nt e de l Consigliovie ne ascoltato dal Copasir. Ci sono molte cose da chiarire. Il Comitato non si occupa della vita privata del premier ma dell’impiego del denaro dei cittadini perché a pagare le scorte del premier, che a questo punto sembra in imbarazzo perché non in condizione di rispettare la legge, sono i contribuenti’. Al Copasir, Pdl e Lega sono in minoranza. Il finiano Carmelo Briguglio ha prima sollevato il problema delle scorte assieme a Ettore Rosato (Pd) e ha poi definito ‘ineccepibile’ il comportamento di D’Alema. Tuttavia, spiega il capogruppo Maurizio Gasparri (Pdl), ‘così si alterano gli equilibri stabiliti per legge che regolano i rapporti paritari tra maggioranza e opposizione all’interno del Copasir’. Oggi, insiste Gasparri, ‘valuteremo con Esposito e Quagliariello la guida del Comitato. Mi chiedo infatti: D’Alema ha rispettato il suo ruolo?’”.

 (red)

 

9. Sondaggi e disagio moderati, Pd fra due fuochi

Roma - “‘Non vogliamo le elezioni perché con questo sistema elettorale - scrive il CORRIERE DELLA SERA - uno con il 34 per cento dei voti può fare il presidente della Repubblica’. Quando Pier Luigi Bersani ha pronunciato questa frase, in una conferenza stampa, qualche giorno fa, i giornalisti hanno pensato a un lapsus - freudiano o meno - perché quelle parole equivalevano ad ammettere che il Pd teme ancora che, scandali o non scandali, Berlusconi possa vincere le elezioni. Ma di lapsus non si è trattato, anche se, naturalmente, una frazione di secondo dopo il segretario ha tentato di rettificare. Già, i sondaggi riservati a disposizione del Partito democratico sono tutt’altro che confortanti e quindi quella frase dal sen fuggita è più che comprensibile. Non si tratta solo della percentuale attribuita al Pd, ma anche dell’immagine che quella forza politica rimanda all’esterno. E gli ultimi dati hanno fatto riflettere il gruppo dirigente. Li ha portati mercoledì scorso, direttamente al leader, Giacomo Portas che per Contacta si occupa della divisione ricerche e sondaggi d’opinione. In genere la società lavora con le imprese un po’ in tutto il mondo, ma siccome Portas è anche un deputato, eletto con i Moderati per il Piemonte e iscritto al gruppo del Partito democratico, si fanno anche sondaggi che riguardano la politica italiana. I risultati non sono lusinghieri per il Pd. C’è quel 23-24 per cento entro cui oscilla il partito, senza un minimo accenno a una possibile inversione di tendenza. E c’è la percezione che gli elettori hanno del Pd: l’ottanta per cento degli intervistati vede il Pd come una forza decisamente di sinistra, non di centrosinistra, il restante lo percepisce come una forza troppo schiacciata su Casini e Fini. Spiega Portas (che queste cose le ha dette anche a Bersani per un’ora e mezzo): ‘Noi abbiamo perso voti sul fronte moderato. Il Pd che con Veltroni inglobava pure quell’elettorato, ora lo ha perso. Del resto se siamo passati dal 33 e rotti per cento al 23-24 un motivo c’è’. Bersani ha ascoltato con interesse anche un altro ragionamento, legato a un ennesimo sondaggio. La cui domanda era testualmente questa: ‘Se domani ci fossero le elezioni, lei voterebbe per un nuovo partito di centro moderato, alleato con il centrosinistra?’. Domanda secca, risposta: l’11 per cento lo voterebbe. Ulteriore spiegazione di Portas a Bersani: ‘C’è un mercato di centro che il Pd non riesce più a cogliere: prima, quando Veltroni si è inventato il partito maggioritario, votavano per noi, ora non più e pensano piuttosto a una nuova formazione’. Con Beppe Fioroni, che è suo amico, il deputato è stato ancora più esplicito su quei dati: ‘Il vestito che indossava Walter ora si è ristretto, prendiamone atto. E noi rischiamo di scendere anche fino al 20 per cento se continuiamo così, con il terzo polo che si presenta autonomamente e ci mangia altri voti. Invece possiamo sperare di risalire al 27-28’. Ossia alle percentuali delle regionali (…)”. (red)

 

10. Esplode azienda rifiuti: sei operai in fin di vita

Roma -

“Un’esplosione fortissima simile a quella provocata da una bomba, poi altre tre e infine un incendio che ha sollevato una nube nera dall’odore acre. Sette operai travolti dal fuoco - scrive LIBERO -: cinque ustionati seriamente, uno in tutto il corpo e solo uno meno grave. Questo il bilancio della tragedia che si è consumata, ieri pomeriggio alle 15, alla Eureco Holding, azienda che si occupa di smaltimento rifiuti tossici e pericolosi in via Mazzini a Paderno Dugnano. Cinque dei feriti sono stati ricoverati in codice rosso, ossia pericolo di vita. Mancavanotre minuti alle 15 quando una bombola di acetilene, posta vicino a un container di materiale plastico e vernici, è esplosa per ragioni ancora da accertare (non è escluso l’errore umano). La deflagrazione ha innescato in pochi secondi altre due “bombe”, ovvero due bidoni di vernici da stoccare che si trovavano lì vicino e che sono saltati in aria. Impegnati a scaricare i container e ammassare i materiali pericolosi c’erano sette uomini, d’età compresa tra 35 e55anni. Fra loro cinque dipendenti della cooperativa Tnl, che lavora per conto della Eureco. Gli operai sono stati sbalzati diversi metri più in là e hanno perso conoscenza. I primi a sentire l’esplosione e a lanciare l’allarme sono stati gli agenti della Polizia locale impegnati proprio nei paraggi dell’azienda (che si trova a ridosso della superstrada Milano-Meda). In pochi minuti sul posto sono arrivate 13 squadre dei Vigili del fuoco da Milano e dal circondario, insieme al Nucleo chimico- batteriologico e ai mezzi del 118. Cinque feriti sono stati intubati sul posto e trasportati negli ospedali della zona (dal Niguarda al San Carlo di Milano, dal San Raffaele al San Gerardo di Monza). I due più gravi sono stati poi trasferiti al Centro grandi ustionati di Torino: le loro condizioni hanno reso difficile anche le operazioni di riconoscimento perché avevano ustioni sul 90 per cento della superficie corporea. Sul luogo è arrivato subito anche il sindaco della cittadina, Marco Alparone: ‘La prima cosa che ho fatto è stata sincerarmi della non pericolosità della sostanza tossica che si era propagata ed è stata l’Arpa a rassicurarmi - ha detto - ovvio che adesso mi interessa la salute degli operai e l’assistenza alle famiglie ‘. Secondo alcuni colleghi dei feriti gli operai erano per la maggior parte impiegati nell’azienda da anni e cinque di essi prestavano servizio per una cooperativa esterna (si occuperebbero di manovalanza e sarebbero stranieri). L’area è stata sottoposta a sequestro dalla Procura di Monza, che aprirà un fascicolo per lesioni colpose. (…)”.

 (red)

 

11. Maltempo, il Veneto e i danni da un miliardo

Roma -

“‘In queste ore si parla tanto di tricolore, di Unità d’Italia, di storia comune. E allora, io dico ai più convinti sostenitori di questi festeggiamenti, che oggi lo Stato ha la migliore delle occasioni di dimostrare che questo Paese esiste’. E cioè? ‘Il non dare al Veneto le risorse necessarie a fronteggiare questa calamità sarebbe il sancire che esistono cittadini di serie A e di serie B. Ma il Veneto, in B, non è più disposto a stare’. La tirata, lo sfogo quasi, è di Luca Zaia - racconta il CORRIERE DELLA SERA -. Ogni pochi minuti c’è qualcuno che mette tra le mani del governatore un aggiornamento al bilancio dei danni causati dal nubifragio degli ultimi giorni. E il presidente scuote la testa: ‘È molto peggio di quanto pensassimo. Siamo ormai oltre il miliardo di danni. A mano a mano che le acque si ritirano portano di ora in ora alla luce un quadro di sempre più straordinaria gravità, argini sbriciolati, infrastrutture da ricostruire... Una situazione che richiede un intervento di pari straordinarietà a livello nazionale’. Questa mattina il Consiglio dei ministri si riunirà per approvare lo stato di calamità per le cinque regioni colpite dalle piogge torrenziali. Da una nota della Protezione civile si apprende che il responsabile Guido Bertolaso ha chiesto ‘un primo contributo economico di 20 milioni di euro per i primi interventi nelle regioni interessate. Questi iniziali stanziamenti dovranno essere impiegati per la messa in sicurezza di eventuali situazioni di pericolo ancora esistenti, per la copertura delle spese affrontate dalle amministrazioni locali per gli interventi di emergenza e per le prime attività di ripristino nelle aree colpite dalle frane e dagli allagamenti’. Venti milioni per tutta Italia, un miliardo di danni solo in Veneto. È la prima emergenza, certamente. Ma i numeri non sono stridenti? Luca Zaia pesa le parole: ‘Io lo considero un segnale di attenzione e sensibilità da parte del governo’. Poi, sbuffa: ‘Però, vediamo i numeri: abbiamo 500 mila allu vionatiin 131 comuni , 4.500 sfollati, uno scenario apocalittico di centri storici in cui i negozi hanno l’acqua alta un metro e mezzo. E tre morti. Per questo dico: per la prima volta nella vita, non diamo ma chiediamo. E ci aspettiamo una risposta’. Il governatore leghista sembra placarsi, ma è solo una pausa per prendere fiato: ‘Noi non accetteremo di essere trattati come la periferia dell’impero. Non vogliamo essere una colonia di cui alla mala parata è meglio dimenticarsi. I Veneti hanno diritto a rispetto e risposte all’altezza di quanto è accaduto’. Eppure, c’è chi pensa, forse anche nel Carroccio, che la fragilità dimostrata dal territorio sia stata comunque un colpo per l’immagine che il Veneto vuole accreditare. ‘Io in questi giorni ne ho sentite tante. La verità, semplice, è che ci sono state condizioni eccezionali. Terrificanti: 50 centimetri d’acqua per metro quadrato in 48 ore. Nel 1966, l’anno orribile, i centimetri erano stati 20’”.

 (red)

 

12. Fiat, Marchionne: mai minacciato di lasciare l’Italia

Roma -

“Nessuna volontà di lasciare l’Italia, nessuna sorpresa nell’andamento (brutto) delle vendite di automobili. E, riferisce il ministro Paolo Romani, da parte di Sergio Marchionne non arrivano richieste di aiuti o incentivi per la Fiat. L’amministratore delegato di Fiat Group - racconta LA STAMPA - ieri a Roma ha prima incontrato Berlusconi e Gianni Letta a Palazzo Chigi, poi ha visto il nuovo titolare dello Sviluppo Economico, e infine si è intrattenuto con i segretari generali di Cisl e Uil Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti e il capo del Fismic Roberto Di Maulo. Il chiarimento principale riguarda quanto affermato nell’intervista con Fabio Fazio: ‘Io non ho mai minacciato di lasciare l’Italia - ha detto il manager - ho semplicemente detto che senza l’Italia il conto economico della Fiat sarebbe più alto di quello che è adesso’. Il forte calo delle immatricolazioni di nuove vetture, che ha raggiunto quota meno 40 per cento nel mese di ottobre? ‘L’ho già detto tante volte - ha replicato Marchionne - il mercato durante il 2010 e parte del 2011 è totalmente in linea con le previsioni che avevamo. Non c’è niente di anomalo. È colpa degli incentivi, che sono stati pensati per i segmenti in cui noi siamo forti. Non ci sorprendiamo’. Tema ovviamente caldo nel corso dell’incontro con il ministro dello Sviluppo Economico Paolo Romani il futuro della fabbrica di Pomigliano d’Arco e le prospettive del piano ‘Fabbrica Italia’. ‘So che il volume di Panda che stiamo trasferendo è sufficiente per assorbire il numero degli organici di Pomigliano’, ha affermato l’ad Fiat. Le assunzioni cominceranno ‘probabilmente dal 2011, e ci sarà una salita graduale’. Poca chiarezza sul futuro dello stabilimento campano, come denuncia la Fiom? ‘C’è una chiarezza assoluta, c’è un accordo che è stato firmato. Abbiamo già cominciato ad investire, la macchina partirà l’anno prossimo, Pomigliano è un discorso chiuso’. La cassa integrazione in deroga per gli operai campani - cioè pagata dalla fiscalità generale, e non dalla contribuzione di azienda e dipendenti? ‘Noi paghiamo altre tasse, noi paghiamo l’Irpef, nonostante perdiamo soldi in Italia - ha replicato - non fatemi fare lo stesso discorso che siamo facendo da anni’. Quanto a ‘Fabbrica Italia’, ‘noi - ha affermato Marchionne - stiamo portando avanti il progetto; le condizioni di governabilità della struttura industriale devono essere stabilite e chiarite. Una volta trovate, poi la Fiat andrà avanti’. Con Romani ‘è andata benissimo’: ‘è stato un primo incontro, l’ho aggiornato sui dettagli del piano Fabbrica Italia. Noi conosciamo benissimo la strada da fare’. Il ministro ha negato che l’azienda abbia chiesto aiuti o finanziamenti. ‘Marchionne non ha chiesto assolutamente nulla, non vuole incentivi - ha detto Romani - non crede in un mercato dopato, quindi è escluso che ci possano essere altri incentivi’. Per Romani, ‘Fabbrica Italia è un’opportunità che il Sistema Italia non può permettersi di perdere’, e su questo punto intende incontrare i sindacati (ma non insieme all’azienda), anche se si è augurato che ‘una minoranza sindacale non pregiudichi un percorso industriale fondamentale’. Quanto al destino dello stabilimento Fiat di Termini Imerese, ‘siamo arrivati a sette manifestazioni di interesse, non tutte del settore automotive, ma alcune sì’. ‘Insieme al governo e insieme a Fiat - ha promesso Romani - esamineremo le condizioni migliori affinchè sia un progetto industriale che cammini con le sue gambe’. Per il ministro, Marchionne ‘è un imprenditore, anche se manager. Ed è fino in fondo imprenditore dell’azienda che rappresenta. Mi pare che i risultati che stia portando e gli obiettivi che ha in testa siano straordinari e sarebbe un peccato se non cogliessimo questa occasione. Non lo conoscevo - ha concluso Romani - è un uomo di straordinaria simpatia, molto pratico e molto sbrigativo’”.

 (red)

 

13. Pirelli punta sulle gomme nei paesi emergenti

Roma -

“È finito il tempo delle acquisizioni e delle diversificazioni, nel prossimo quinquennio Pirelli punta tutto sugli pneumatici. L’industria delle gomme - scrive LA REPUBBLICA - continua a correre a prescindere dalle difficoltà di quella auto, e il gruppo presieduto da Marco Tronchetti Provera è pronto a investire 1,9 miliardi di euro per far crescere i ricavi dell’8 per cento all’anno fino al 2015 e arrivare ad avere una redditività operativa a doppia cifra. Tutto questo senza chiedere, come ha appena fatto Michelin, soldi agli investitori, a cui invece il gruppo della Bicocca promette di restituire il 40 per cento degli utili generati ogni anno sotto forma di dividendo. Tra il 2011 e il 2015 Pirelli conta infatti di pagare ben 600 milioni di dividendi, finanziare gli 1,9 miliardi investimenti tra cui quelli nello stabilimento italiano di Settimo Torinese e trovarsi alla fine del piano con un’azienda più solida di adesso. Il debito, che a fine 2010 dovrebbe essere inferiore a 700 milioni resterà stabile nel quinquennio, ma migliorerà il rapporto tra passività e margine lordo che a fine 2015 scenderà a 0,6 volte, grazie a una crescita del Mol a 1,1 miliardi (quasi il doppio rispetto ai 600 milioni attesi dopo i costi di ristrutturazione per fine 2010). L’unica nota dolente arriverà dai filtri e dalla divisione moda PZero, che nel 2013 genereranno 500 milioni di ricavi e 10 milioni di perdita operativa. ‘Nel 2015 il 60 per cento della nostra capacità produttiva arriverà da impianti con meno di 10 anni - ha sottolineato Tronchetti Provera - che per un’azienda che ha 140 anni di storia è un grande traguardo. Investiremo soprattutto in quelle aree che crescono di più e nel segmento dell’alto di gamma, in alcune aree come la Russia siamo inoltre pronti a rilevare fabbriche, non aziende o marchi rivali’. Tutte novità che sono state applaudite dal mercato, dove le azioni Pirelli hanno guadagnato oltre l’1 per cento a 6,16 euro. Soddisfatti anche i nuovi soci, ovvero la famiglia di imprenditori genovesi che direttamente e indirettamente con Gpi, ha il 25 per cento di Camfin: per il vice presidente di Pirelli Vittorio Malacalza il nuovo piano è ‘bello e perfetto’. Infine ieri per la prima volta si è presentato di fronte alla comunità finanziaria anche l’altro vicepresidente Alberto Pirelli, capo della divisone agro”.

 (red)

 

14. Telecom: mobile frena conti, Bernabè silura capo di Tim

Roma -

“Risultati Telecom al di sotto delle attese, soprattutto per colpa della telefonia mobile di Tim - scrive LA REPUBBLICA -. A questo proposito Fabrizio Bona, responsabile della divisione consumer della telefonia mobile italiana, sarebbe stato sollevato dal suo incarico. L’ex dirigente di Wind, dopo aver fatto la fortuna del terzo operatore mobile italiano, nel luglio 2009 era stato incaricato di guidare il rilancio della divisione dei clienti consumer di Tim. Ma l’esperienza di Bona in Telecom non ha portato i risultati sperati, tant’è che anche nell’ultimo trimestre 2010 il gruppo non riuscirà a recuperare terreno e così ieri il titolo in Borsa ha perso il 3,5 per cento a 1,06 euro. ‘Ci vorrà più tempo di quello che avevamo stimato perché i margini di Tim tornino a crescere - ha ammesso ieri l’amministratore delegato Franco Bernabè - forse abbiamo commesso qualche errore nell’esecuzione, ma la strategia intrapresa su mobile è quella giusta’. A chi invece chiedeva a Bernabè se fosse soddisfatto della squadra dei manager che insieme a lui gestisce l’azienda, l’ad ha risposto ‘sono soddisfatto del lavoro svolto da Marco Patuano e dell’operato del management nel suo complesso, anche se potrebbero esserci alcuni aggiustamenti a certi livelli’. E proprio Patuano dovrà ora occuparsi della divisione consumer di Tim, quella che ha fatto perdere alle attività mobili un decimo dei ricavi, facendo scivolare del 7,4 per cento a 15,03 miliardi il fatturato realizzato in Italia. La telefonia fissa è invece cresciuta grazie alla banda larga, che ha raggiunto 9 milioni di clienti e all’affitto dell’ultimo miglio alle rivali (+,4,5 per cento). Se a livello nazionale Telecom ha fatto un passo indietro, il Brasile ha fatto un balzo in avanti dell’8,3 per cento a 10,5 miliardi di reais: il fatturato del gruppo ha così arginato il calo in termini organici del 4,9 per cento a 19,9 miliardi, che diventa un meno 0,5 per cento in termini assoluti grazie soprattutto all’apprezzamento della valuta carioca rispetto all’euro. ‘Solo Tim è andata peggio del previsto - ha ricordato Bernabè - tutto il resto e in particolare Brasile e Argentina sono andati meglio delle attese. Per questo confermiamo gli obiettivi 2010 e gli altri target del nostro piano industriale’. Tra le sorprese positive c’è la netta sforbiciata a investimenti e costi (tra cui quello del personale) soprattutto a livello domestico, che ha permesso al margine lordo dell’intero gruppo di salire al 49,8 per cento delle vendite. E così nei primi nove mesi 2010 il mol è diminuito solo dello 0,6 per cento a 8,4 miliardi. ‘Non abbiamo fatto margini migliori sacrificando gli investimenti - ha precisato Bernabè - e non abbiamo neanche sacrificato gli investimenti commerciali, abbiamo speso quello che ritenevamo giusto’. Il calo degli ammortamenti ha fatto invece salire il risultato operativo dello 0,3 per cento a 4,3 miliardi, e questo fattore unito a una riduzione della pressione fiscale rispetto ai primi nove mesi del 2009, ha fatto salire gli utili del 57 per cento a 1,8 miliardi. I maggiori profitti non sono però accompagnati da maggiori flussi di cassa (che al netto di Sparkle restano stabili a 3,8 miliardi) e così il debito è sceso in linea con le attese sotto quota 33 miliardi. Tuttavia maggiori utili e minori passività, secondo Bernabè, dovrebbero portare a ‘un aumento cauto della cedola’ 2010, rispetto ai 5 centesimi staccati nel 2009”.

 (red)

 

15. Dopo la batosta Obama si concentra sull’Asia

Roma -

“Col viaggio in Asia che inizia oggi ‘Obama passa da un mal di testa all'altro’, ironizza il vecchio Leslie Gelb, ex capo del Council on Foreign Relations, acuto commentatore della politica estera Usa che ha dedicato il suo ultimo libro, ‘Power Rules’, al cambiamento del ruolo della potenza Usa nel Ventunesimo secolo. Dopo aver incassato sul fronte interno quella che lui stesso ha definito una ‘batosta’ - racconta il CORRIERE DELLA SERA -, il leader americano parte infatti oggi per la missione più impegnativa della sua presidenza che lo porterà a visitare quattro grandi democrazie asiatiche (Giappone e Corea, gli alleati ‘storici’, più la nuova potenza indiana e l'Indonesia, il più popoloso Paese del mondo a maggioranza musulmana). Il suo viaggio si concluderà, poi, con la partecipazione al G20, il summit mondiale che si riunirà la prossima settimana a Seul, e al vertice Apec di Yokohama: un importante momento di consultazione tra i Paesi che si affacciano sul Pacifico. Con gli Stati dell’Estremo Oriente che, spaventati da un nazionalismo della Cina che sembra crescere allo stesso ritmo del suo sviluppo economico, chiedono agli Usa una maggior presenza strategica - politica e anche militare - nell'area. Per Barack Obama per certi versi questo viaggio sarà un altro calvario: indebolito dalla sconfitta elettorale, oltre che dalla crisi economica e dall’esplosione del debito pubblico Usa, il presidente americano - nota Gelb in un articolo scritto per il sito Daily Beast - troverà interlocutori ansiosi di ottenere rassicurazioni e impegni sulla tenuta economico-finanziaria degli Stati Uniti. A Seul dovrà probabilmente affrontare anche l'irritazione dei Paesi emergenti e degli stessi alleati europei per la scelta delle autorità monetarie di Washington di inondare nuovamente di liquidità un sistema economico ancora in affanno, col conseguente indebolimento del dollaro. (…)”.

 (red)

 

16. Malpensa, il giallo della valigia rossa

Roma -

“Il ‘giallo della valigia rossa’ a sera è talmente insoluto che l’Enac, l’ente chiamato a vigilare sul corretto funzionamento degli aeroporti italiani - racconta il CORRIERE DELLA SERA - , ha deciso di chiedere chiarimenti sul mistero del trolley visto girare in solitudine su uno dei nastri per la riconsegna del bagagli di Malpensa. C’è il sospetto - secondo Enac - che la società incaricata di maneggiare i bagagli di quel volo abbia tentato di ‘truccare’ i dati sui tempi di riconsegna delle valigie per rimanere all’interno dei parametri imposti allo scalo milanese. È bastato però il colpo d’occhio - e qualche clic con un cellulare - da parte di un viaggiatore per mettere a nudo un espediente che, in base a numerose testimonianze successive, viene usato di frequente in molti aeroporti: dovendo rispettare dei tempi di consegna - pena salate multe - le società di handling mettono in tutta fretta qualche bagaglio sul nastro e ‘fermano il cronometro’: in quel modo, anche se il grosso del carico arriva decine di minuti più tardi, possono far figurare che la restituzione è stata rapida. È quanto accaduto anche mercoledì sera a Malpensa? La testimonianza di Andrea Magnoni, 43 anni, agente immobiliare milanese trapiantato a Londra, è molto nitida: ‘Sono arrivato con un volo della Air Berlin alle 20 e al terminal ho visto un trolley rosso solitario e senza etichetta che già stava girando sul nastro dei bagagli. Siccome in occasione di precedenti voli avevo notato la stessa scena, ho aperto la valigia rossa e ho constatato che dentro c’erano solo vecchie riviste’. Una foto scattata da Magnoni è impietosa: il monitor segnala che il volo Air Berlin è arrivato a Malpensa alle 20.15 e che il primo bagaglio è stato consegnato alle 20.17. Un lavoro record, tenendo conto che Enac impone a Malpensa di restituire la prima valigia entro 27 minuti. Ma a parte il trolley ‘civetta’, tutte gli altri bagagli arriveranno solo 20 minuti dopo. Riportata sul corriere.it, la storia (assieme ad altre analoghe) viene confermata da decine di passeggeri. Sea, la società che gestisce Malpensa fa sapere che quello della ‘finta valigia’ è un sistema adottato per verificare che il nastro non abbia intoppi: per questo si manda avanti per prima il trolley ‘apripista’. Ma sempre Sea precisa che il volo in questione non è servito da sue società. L’Air Berlin fa riferimento ad Avia Partner, altro handler che opera a Malpensa. ‘Ma la valigia rossa non ci appartiene’ replica Emidio Piccione, portavoce della Avia. E la consegna sprint in due minuti immortalata sul monitor? ‘Il primo bagaglio di quel volo - aggiunge - è stato scaricato 16 minuti dopo l’atterraggio, come attestato da documenti aeroportuali. Può darsi che qualcuno abbia premuto per errore il pulsante del cronometro’. A questo punto interviene Enac da Roma: ‘Stiamo facendo verifiche su quanto accaduto: per la correttezza del servizio, i tempi di consegna dei bagagli devono essere certi e rispettati’”.

 (red)

Week End con Ge$ù: 50 dollari

Al diavolo Berlusconi. Ma a favore di chi?