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Countdown per l'Irlanda (e l'Europa si tinge di giallo)

A differenza che per gli Stati Uniti, l'Irlanda non può stampare moneta a discrezione e secondo necessità per riempire le casse vuote. Ci pensa la Bce, dalle nostre parti, con il medesimo meccanismo della Fed (l'acquisto di titoli di Stato con moneta senza controvalore) sebbene lo si faccia con una discrezione più europea rispetto alla spavalderia di plastica di oltre Oceano. Insomma, pare che la Bce al momento sia più morigerata della Fed, anche perché in Usa le cose sono messe molto, molto peggio che in Europa.

Soprattutto, a differenza che negli Usa, i singoli paesi della finta Ue più che federati attorno a un progetto e a una entità politica come è (o dovrebbe essere) quella degli Stati Uniti, si trovano invece a dover far fronte con politiche interne a problematiche di carattere esterne, più ampie.

Ciò non toglie, però, che alcuni Paesi Piigs in Europa stiano soffrendo in maniera quasi... terminale. Come la Grecia a suo tempo, come il Portogallo e la Spagna, e come l'Irlanda (e presto l'Italia).

Proprio il rallentamento della Bce di venerdì scorso, nell'acquisto di bond irlandesi in difficoltà (qualche maligno, e forse non a torto, ha scritto che si tratta di una mossa per far capire alla Commissione Europea che la Bce stessa non apprezza le mosse prese in ambito economico) il rendimento dei titoli dell'Irlanda stava pericolosamente salendo verso i livelli toccati da quelli della Grecia a suo tempo.

La situazione è chiara da diversi mesi: l'Irlanda è alla canna del gas, soprattutto per via delle crisi della Banche irlandesi, e non riesce a piazzare i propri titoli di stato se non con dei rendimenti altissimi. E neanche, per il momento, con tali tassi enormi (chi mai li ripagherà?). Non solo, anche il mercato dei Cds (ovvero delle scommesse/assicurazioni sul default dell'Irlanda) sta schizzando verso l'alto (per il momento è intorno ai 600 punti).

La storia si ripete, in questo caso, anzi si duplica. Così come si duplicherà ancora in Europa per gli stessi motivi. E la cronologia è facile da rammentare: Banche in crisi, salvataggio pubblico, debito gravato sui cittadini (previsti 6 miliardi di tagli nel 2011, per il caso specifico irlandese), rischio default. Quindi necessità di piazzare i propri titoli di Stato, che però nessuno compra se non a rendimenti altissimi che non potranno mai essere ripagati; dunque intervento della Bce la quale compra alcuni titoli di stato per tenere sotto controllo gli interessi e permettere una vendita dei titoli stessi più agevole. Ma senza successo: i rendimenti salgono perché il mercato non si fida (quelli greci sono ora all'11%) gli speculatori iniziano a scommettere e lucrare sul default del paese in questione (con i Cds). E iniziano ad arrivare delle telefonate dall'Oriente...

Ci penserà la Cina a comperare un po' di spazzatura per invadere e impadronirsi di pezzetti d'Europa come fatto a suo tempo con la Grecia e recentemente con il Portogallo?

La Tigre Celtica, per ora, rischia di tingersi di giallo. E con essa l'Europa. Non è un bello scenario.

 

Valerio Lo Monaco


Secondo i quotidiani del 10/11/2010

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