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La colonizzazione cinese in Bulgaria

Pechino espande la sua presenza nei mercati dell’Europa orientale, in base a una vera e propria strategia non solo commerciale ma geopolitica 

Definendola come «un’opportunità da cogliere», la Cina mette le sue radici anche in Bulgaria. È da sessant’anni che i due paesi hanno rapporti diplomatici, ma la collaborazione economica si è intensificata solo da qualche anno. E adesso è in piena accelerazione. Da gennaio a giugno di quest’anno, gli scambi commerciali sono aumentati del 16% rispetto al 2009. Alla fine di giugno il Ministro dell’Economia bulgaro Traykov Traicho è andato in Cina per firmare un memorandum che sigilla la partnership economica e commerciale con Pechino e per favorire la «costruzione di una zona bulgaro-industriale cinese» che sarà «un passo importante e concreto per attrarre investimenti cinesi»

La Bulgaria, infatti, ha una forte carenza di infrastrutture e la corruzione dilagante ha allontanato molti  investitori occidentali. Tuttavia, la sua stabilità fiscale e soprattutto le basse imposte sulle società hanno attirato ancora di più le imprese cinesi. «La società Litex Motors ha un progetto congiunto con la cinese Great Wall Motors per la produzione di auto e camion vicino alla città di Lovech, North Central Bulgaria. Attualmente è in corso un altro progetto per la creazione di una fabbrica per la produzione di vetro e varie aziende cinesi, in collaborazione con la China Development Bank stanno cercando altre opportunità per gli investimenti nelle infrastrutture energetiche e dei trasporti in Bulgaria». Il viceministro Evgeni Angelov, che ha illustrato le diverse cooperazioni commerciali cinesi durante un’intervista rilasciata a Radio Bulgaria, dice di essere soddisfatto della partnership con il gigante asiatico che «sta aiutando il Paese ad uscire dalla crisi»

In effetti i progetti che la Repubblica Popolare sta sviluppando con il suo nuovo partner sono davvero notevoli. E riguardano anche lo sviluppo delle energie rinnovabili. Una joint venture di aziende cinesi e bulgare ha iniziato la costruzione di un impianto per l’energia solare a Ihtiman, una città vicino alla capitale, Sofia. L’impianto sarà in grado di soddisfare le esigenze energetiche dei quindicimila abitanti e anche il governo ha partecipato all’operazione investendo circa sette milioni di dollari. 

Grandi aziende come la Huwaei e la Zte stanno modernizzando le reti di telecomunicazioni, mentre l’azienda automobilistica Great Wall ha realizzato una fabbrica del valore di circa 100 milioni di dollari. E la Insigma Technology, nel più grande impianto petrolifero della Bulgaria, il Maritsa Est 2, ha concluso un contratto per la desolforizzazione. Sembra quasi un’invasione. O una colonizzazione. Come ha segnalato il Comitato per le Relazioni Economiche con l’Europa Orientale, Pechino «sembra essere guidato da una strategia che riguarda la geopolitica piuttosto che obiettivi economici»

Uno scopo che la Cina ha chiaramente espresso a luglio nel corso dello Shangai Expo, quando il ministro del commercio cinese Chen Deming ha affermato che «stiamo cercando un paese che possa fare da ponte tra noi ed i paesi dell’Unione Europea». E la Bulgaria ha accettato, così come anche altri paesi dell’Est Europa. Vedi la Polonia, dove in tre anni la Cina ha investito circa 70 milioni di euro ponendosi l’obiettivo di raggiungere i 500 milioni entro l’anno. Vedi la Romania, dove si sta negoziando per la costruzione di due impianti di energia. E vedi anche l’Ungheria, il cui governo si prepara ad ampliare le relazioni economiche con Pechino, finanziando dei corsi di lingua per gli imprenditori asiatici. 

Sembra perciò inutile il monito espresso da uno studio del Comitato per le Relazioni Economiche con l’Europa Orientale, in cui viene criticato «il dumping dei prezzi, la finanza aggressiva e le generose coperture dei rischi». La Cina in questo modo favorirebbe le sue imprese a scapito di quelle europee che vorrebbero investire nelle stesse zone. Ma nonostante la scorrettezza dei suoi metodi, sono gli stessi Stati dell’Europa dell’Est ad aprire i loro mercati, ben felici di stringere accordi con Pechino, come dimostra l’affermazione del Ministro dell’Economia bulgaro, Traicho: «dobbiamo diventare il primo Stato Ue come partner per le grandi industrie asiatiche». 

 

Pamela Chiodi

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