Ottima scelta

Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

Troppi aeroporti, da ridurre alla svelta

Sono spuntati come funghi un po’ dappertutto, contro ogni logica imprenditoriale. E adesso si scopre che 24 su 48 dovrebbero chiudere 

Passa anche attraverso la riorganizzazione del sistema aeroportuale il ridimensionamento dell’assetto economico globalizzato.  E il fenomeno riguarda anche l’Italia. L’inesorabile (e probabilmente irreversibile) crisi che ha messo in discussione l’occidente si avvia infatti  a colpire duramente quello che costituisce tuttora uno dei simboli del ‘rimpicciolimento’ del mondo e della velocità di spostamento tra un luogo e l’altro.

Se ne sono accorti per primi gli Stati Uniti, che hanno scoperto di possedere 2.834 piste che, pur costando al Tesoro 1200 milioni di dollari all’anno, non hanno visto nel 2009 un solo volo di linea. E adesso si fanno i conti anche in Europa, Spagna in testa, dove il caso più eclatante è il mega aeroporto fantasma di Ciudad Real, che nel 2009 ha visto transitare solo 54mila passeggeri, accumulando così debiti per 300 milioni di euro.

L’Italia non se la passa certo meglio. Dei 48 scali civili esistenti solo 14 avranno lo status di aeroporto strategico, e 10 di interesse primario. Per gli altri i rubinetti dello Stato saranno rigorosamente chiusi, fatte salve le possibilità di intervento degli enti locali. È questo il succo del  piano per la riorganizzazione del sistema aereo nazionale messo a punto da Nomisma, One Works e Kpmg. Secondo l’analisi, in Italia ci sono 24 aeroporti di troppo, per cui in molte località abituate a fregiarsi delle loro belle piste si dovrà cominciare a convivere con l’idea di farne a meno. 

D’altra pare, che il campanilismo non basti lo dicono i freddi numeri. «Strutture come queste – rilevano gli esperti – hanno bisogno di un traffico minimo di 500mila persone l'anno per sperare di arrivare all'equilibrio economico.» Ebbene, facciamo degli esempi: a Siena nel 2008 sono transitati nel corso dell'intero anno soltanto 798 passeggeri; e, poco diversamente dalla città toscana, ad Albenga si sono avuti appena 1.841 transiti, a Taranto 2.900, ad Aosta 3.057, a Grosseto 5.627, all’Elba 10.360, a Tortolì 17.229, a Salerno 18.067 e a Foggia 29.231. Difficile quindi pensare che città come queste possano mantenere ulteriormente strutture dai costi tanto elevati.

Ancora una volta, viene da chiedersi con quale competenza e progettualità si siano gestite e avviate in Italia opere per le quali non sembra difficile effettuare previsioni sulle possibilità di generare utili o se non altro di coprire le spese. A meno che, ovviamente, non si debba ricondurre anche il settore aeroportuale nel diffuso modus operandi di deliberato saccheggio di denaro pubblico vigente nella malapolitica nazionale. Vedi il caso, citato da Report, dell’aeroporto di Albenga in cui esisteva (esiste?) una linea diretta con Roma, che a quanto sembra è stata istituita ad hoc per un noto esponente politico. 

La chiave di volta del futuro, come indica il piano di riorganizzazione, sembra stare nel sistema di trasporti integrato, con la creazione di super aree di bacino che affrontino il problema nel suo complesso: dall’incremento della capacità aeroportuale ai collegamenti con gli aeroporti strategici, con un tessuto di infrastrutture complementari, ferroviarie e stradali, in grado di reggere le sfide del futuro ottimizzando i costi. Secondo il rapporto Nomisma, tale integrazione diventa infatti prioritaria proprio ai fini dello sviluppo del panorama del trasporto aereo. “Nel 2030 si dovrebbe passare dagli attuali 130 milioni di passeggeri a un traffico compreso fra 243 e 295 milioni: un potenziale straordinario che metterebbe l'Italia in linea con i più importanti paesi europei, ma che rischia di essere perso se non si adeguerà rapidamente la capacità dei nostri scali aeroportuali più importanti”

È l’esatto contrario di quel che di solito succede da noi. Uno per tutti l’esempio della Calabria, dove l’anno scorso, a fronte dei tre aeroporti presenti nella regione, tutti sottoutilizzati (aeroporto Sant’Anna a Crotone, in perdita e tenuto in piedi dalla regione stessa; aeroporto dello Stretto a Reggio Calabria, aeroporto a Lamezia Terme), si ventilava l’ipotesi di costruirne un quarto a Sibari. Quando in auto, da Sibari a Crotone, occorrono due ore e mezzo per coprire cento chilometri, e la linea ferroviaria lungo il mar Ionio è a binario unico e non elettrificata. 

 

Massimo Frattin

La colonizzazione cinese in Bulgaria

Il bluff di G. Fini