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Qualcosa cresce. La corruzione

Presentati i nuovi sondaggi sul fenomeno, sia in Italia che nel resto del mondo. Qui da noi, gli ambiti più coinvolti sarebbero il Parlamento, le imprese, il sistema giudiziario e i media

Dal 2003 l’ONU celebra il 9 dicembre la Giornata Internazionale contro la Corruzione. Un tema che com’è noto riguarda direttamene l’Italia, che non è certo una nazione virtuosa in questo senso, e non da ieri. Basti pensare che la Corte dei Conti ha calcolato in 60 miliardi di euro l'anno il costo che grava sul nostro Paese.

In questi giorni Transparency International, una ong impegnata nella lotta al fenomeno, ha presentato un nuovo studio. Dopo la graduatoria stilata in base al CPI  (indice di percezione della corruzione di cui abbiamo parlato qui) l’organizzazione ha infatti elaborato un “Barometro della corruzione globale” (Gcb) che segnala non più la percezione della corruzione nelle pubbliche amministrazioni da parte di esperti e operatori privati ma la corruzione percepita tra i cittadini, attraverso interviste a campione. L’importanza dello studio, che pure ricalca in qualche modo i risultati di quello precedente, è dovuta al fatto che, dando voce alle persone comuni, indaga sull’influenza della corruzione nella loro vita quotidiana e i comportamenti e le risposte che derivano dal doverla affrontare sia nel pubblico che nel privato. Lo studio inoltre raccoglie le esperienze e le previsioni per il futuro dei cittadini.

Ebbene, in Italia la percentuale di coloro che sono stati concussi o che hanno pagato tangenti si attesterebbe sul 3,8% della popolazione. Il 19% degli intervistati, cui era stato chiesto se loro stessi o qualche familiare avesse pagato una tangente negli ultimi 12 mesi, ha risposto affermativamente e, poiché non si tratta certo di una cosa di cui vantarsi, è quasi certo che abbiano detto la verità. La casistica è ampia: un controllo accomodante alla frontiera, un posto letto in ospedale più vicino a casa, un permesso di costruzione non proprio trasparente e via abusando, secondo necessità o preferenza. La corruzione coinvolgerebbe soprattutto il sistema giudiziario, le transazioni doganali e immobiliari, il sistema sanitario, il pagamento delle imposte e ogni tipo di permesso. 

Ma, al solito, il pesce puzza dalla testa. Gli ambiti più corrotti sarebbero il Parlamento, le imprese, il sistema giudiziario e i media; e il fenomeno sarebbe particolarmente in crescita all’interno dei partiti politici. Il sistema di corruzione, che troverebbe il suo centro nevralgico nella politica a tutti i livelli, dilagherebbe fino alle imprese e ai media, permeando ogni attività economica e amministrativa. Sarebbe quasi diventato un modus vivendi.

A febbraio Tullio Lazzaro, ex presidente della Corte dei Conti, aveva dichiarato che «la corruzione è un tumore maligno contro il quale non ci sono anticorpi nella pubblica amministrazione e che con gli anni addirittura sembra peggiorare. Nel 2009 le denunce sono infatti aumentate del 229%». Una possibilità per uscire da questo trend sembra essere proprio la popolazione civile che, invece di sottostare ai ricatti, dovrebbe ribellarsi denunciando ogni singolo episodio. L’unico dato positivo del Barometro di Transparency International sarebbe proprio questo: su oltre 90mila intervistati in tutto il mondo, l'85% ha dichiarato di essere pronto a sostenere chi denuncia casi di corruzione o di abuso di potere.

Ma è una determinazione soggetta a logorarsi, in mancanza di un’inversione di tendenza. Come ribadisce la presidente di Transparency International Italia, Maria Teresa Brassiolo, ha «un costo altissimo nelle società e nelle economie», e uno degli esiti peggiori è la diffidenza che si diffonde tra i semplici cittadini a tutti i livelli. Oltre il 40% degli italiani, infatti, non ha fiducia in nessuna delle istituzioni prese in esame dallo studio. Evidentemente a ragione.

 

Sara Santolini

 

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