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Toh, in Italia aumentano i pignoramenti

Lo studio di Bankitalia sui mutui immobiliari in sofferenza si fermava al 2007. I dati delle associazioni dei consumatori sulle procedure di rilascio per insolvenza sono aggiornati. E inquietanti 

Riecheggio volutamente il titolo dell’articolo pubblicato ieri su questo sito da Valerio Lo Monaco, perché quanto è emerso, sempre ieri, ha un collegamento diretto con ciò che vi si diceva. Dopo la diffusione dello studio della Banca d’Italia sui dati delle insolvenze dei mutui dal 2000 al 2007, infatti, le associazioni dei consumatori hanno reso note le loro rilevazioni sui pignoramenti in Italia. Roba da far ricredere anche il più ottimista dei parolai da talk-show.

Nei primi dieci mesi del 2010, come riporta “La Stampa”, la crescita è stata del 31,8%, con una particolare concentrazione al nord. Le città dove il fenomeno ha colpito più duro sono, in ordine decrescente, Torino, Milano, Genova e Como, con una media di incremento pari al 48%. Uno sproposito. Che, visto in prospettiva, è un annuncio di tempesta: negli ultimi tre anni i pignoramenti sono aumentati del 60%, pari a 69 mila procedure aperte. Di pari passo anche le vendite tramite le aste giudiziarie. A conti fatti, secondo le associazioni dei consumatori, oggi in Italia ci sono circa 350 mila nuclei familiari a rischio di insolvenza.

Come si vede, la notizia, integra quanto emerso dal dossier di Bankitalia, collegandolo all’oggi. Ciò che l’Adusbef ci mostra sono i primi, vicinissimi lampi della tempesta preparata dalla finanza allegra dei primi anni di questo decennio nel comparto immobiliare, riguardo al quale in Italia, contrariamente a Irlanda e Spagna, non trapelano notizie ufficiali. Come riportato ieri dal Ribelle, il dossier della Banca d’Italia è stato trafugato e diffuso, secondo la moda Wikileaks tanto in voga. E per avere dati sui pignoramenti, bisogna affidarsi alle ricerche delle associazioni dei consumatori.

Circolano numeri vicini a quelli degli Stati già spianati dalla crisi, e i meccanismi in atto sono gli stessi. Tra il 2000 e il 2007 le banche hanno largheggiato nella concessione dei mutui, coprendo senza problemi il 100% del valore degli immobili, e spesso anche oltre. Gli stessi mutui che sono andati a infarcire i derivati, ben presto tramutatisi in titoli tossici. Dopo l’esplosione del problema, e il contagio dagli USA al resto del mondo occidentale, si sono moltiplicati a dismisura i casi d’insolvenza. In un circolo vizioso, la crisi ha divorato i redditi, non più sufficienti a coprire le rateizzazioni. Il boom edilizio dei primi anni del decennio ha fatto il resto, aumentando l’offerta di immobili solo come manifestazione di ricchezza e sviluppo, e non come risposta commisurata a una domanda effettiva. Risultato? Il valore degli immobili è crollato.

Oggi dunque le banche hanno in mano immobili che valgono decisamente meno rispetto a quando ne hanno finanziato l’acquisto, oppure immobili da vendere tramite asta giudiziaria che, come si sa, è usualmente una svendita. Nulla si sa delle perdite presenti e future che dovranno iscrivere a bilancio a seguito di questa situazione. Salvo altri provvidenziali trafugamenti di dossier, l’ABI e Bankitalia tacciono, al riguardo. Quando si esprimono, ribadiscono solo agli associati che la cinghia sui mutui va stretta sempre di più. Ad oggi solo due istituti, che non nomineremo per non far loro pubblicità (à la guerre comme à la guerre), concedono mutui superiori all’80% del valore dell’immobile, facendo pagare al cliente un prezzo spropositato per questa loro “disponibilità”.

Dall’altra parte della barricata ci sono i clienti. Anzi, diciamo noi, le persone e le loro vite e speranze dissolte in un meccanismo finanziario semplicemente e palesemente folle, per chi era in grado di vederlo. Persone disarmate di fronte al sistema, senza aiuto alcuno dalla politica, troppo presa dalle sue misere guerricciole per il mantenimento del potere e dei privilegi. L’unica iniziativa politica, il “congelamento” del mutuo inventato da Tremonti, è solo un modo per rinviare il problema. «Una signora», raccontano dall’Adusbef, «è venuta a chiederci aiuto perché le era stata sequestrata la casa, ma non solo. Visto che il debito era superiore al valore dell’immobile, il pignoramento è stato esteso all’abitazione dei genitori che avevano fatto da garanti»

Quante situazioni del genere ci sono in Italia? Quante in bilico? Lo sapremo presto. Poco per volta il velo si sta squarciando. L’informazione comincia a non tacere più, forse perché l’evidenza inizia ad essere troppa per essere taciuta, o forse per preparare mentalmente le persone all’esplosione imminente di quella che sarà una bomba sociale, oltre che finanziaria ed economica.

 

Davide Stasi

 

Calearo il cinico. Che dal Pd approda a Berlusconi

Secondo i quotidiani del 10/12/2010