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Un’aspirina e passa tutto. Anche il cancro

Uno studio dimostrerebbe l’efficacia della popolarissima medicina per la prevenzione del tumore. Ma non si tratta di una vera e propria scoperta. E sorvola sugli effetti collaterali 

Sarà sufficiente ingerire 75 mg della famosa pasticca inventata dalla casa farmaceutica tedesca, Bayer, per ridurre di un quinto la mortalità di tumore. “Un’aspirina al giorno, toglie il tumore di torno”, verrebbe da dire. Ma secondo lo studio della Oxford University, pubblicato sulla rivista “Lancet”, la scoperta ha davvero del sensazionale. I risultati, che sono il frutto dell’osservazione di quasi trentamila pazienti, analizzati per un periodo che va dai quattro agli otto anni, hanno dimostrato una netta diminuzione del rischio. Per i tumori ai polmoni la mortalità è del 30% in meno, per quelli all’intestino è del 40, e per quelli all’esofago addirittura del 60. 

Ottenere questi vantaggi, di contro, esige che l’aspirina venga assunta per un periodo minimo di cinque anni. Le dosi sono ridotte, è vero, ma ciò non vuol dire che gli effetti collaterali spariscano, soprattutto se l’aspirina è ingerita senza sosta, anche per venti anni. La deduzione è scontata, ma si dissolve di fronte all’euforia della scoperta. Che per Andrea De Censi, direttore di oncologia medica degli ospedali di Genova, è a dir poco sensazionale. «Questo studio», dice, «conferma la connessione strettissima tra l'infiammazione e i processi di cancerogenesi. L'aspirina, essendo un antinfiammatorio, nel lungo periodo interferisce con questi processi e migliora la situazione con effetti ubiquitori, ovvero che si distribuiscono su vari organi. Questo semplice farmaco, economico e accessibile a tutti, è in grado di ridurre in maniera importante la mortalità da tumori aggressivi e a prognosi infausta come quello al pancreas, all'esofago e al cervello. Si tratta di una scoperta che rasenta l'incredibile»

È talmente incredibile da non essere una vera novità. Sulle pagine del “Corriere”, datate 1995, si legge che «da alcuni studi sarebbe emerso un effetto protettivo dell' acido acetilsalicilico nei confronti del tumore del colon e del retto. Questo grazie soprattutto all'azione del farmaco sui polipi intestinali i quali sembrano essere i precursori della degenerazione maligna. Un pregio in più per questo versatile medicinale». In base a quanto riportato sull’articolo, «una delle prime documentate ricerche sul tema è del 1991 e porta la firma dell'equipe della dottoressa Lynn Rosenberg, dell'Università di Boston: a conclusione di uno studio, la Rosenberg segnalò di aver riscontrato "una riduzione del 50% nell'incidenza di tumori del colon tra i soggetti che utilizzavano regolarmente piccole dosi (una compressa al giorno) di aspirina". Constatazioni sostanzialmente analoghe si ebbero ad opera di diversi altri ricercatori che controllarono un numero assai elevato di soggetti (fino a 600.000) e accertarono diminuzioni del cancro del colon "del 40 50%"». 

A differenza delle attuali dichiarazioni trionfanti per una scoperta, già scoperta, il professor Gabriele Bianchi Porro, direttore della divisione di gastroenterologia e di endoscopia digestiva all’ospedale “L. Sacco” di Miliano, quindici anni fa, nell’intervista rilasciata al “Corriere”, si espresse con cautela sull’efficacia del trattamento. Per Bianchi, il principio attivo dell’aspirina, anche a dosi molto ridotte «comporta un rischio dal 2 al 4 per cento di seri effetti collaterali» come «complicanze tossiche nefrologiche (a carico cioè del rene) e gastroenteriche (ulcere, emorragie, perforazioni etc.), una percentuale delle quali risulta poi inevitabilmente mortale». 

Sono passati quindici anni, ma la composizione dell’aspirina è sempre la stessa. L’unico aspetto diverso, e falsato, è l’atteggiamento tronfio con il quale è stata accolta una notizia soltanto rispolverata. E che però ha fruttato lauti compensi per la Bayer, il cui titolo in Borsa è aumentato del 2%.

 

Pamela Chiodi

 

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