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Italia ai vertici. Nella pressione fiscale

Ci siamo “migliorati” ancora, passando al terzo posto assoluto a livello mondiale. E adesso, davanti a noi, resistono solo Danimarca e Svezia  

E dai e dai ci stiamo avvicinando alla vetta. Dopo una rincorsa che dura da decenni, l’Italia può finalmente ambire al primato per quanto concerne la pressione fiscale. Grazie all’incremento che ci ha portato nel 2009 al 43,5% siamo riusciti a insediarci al terzo posto, seminando il Belgio che, disgraziatamente, ha ridotto il peso dei suoi balzelli al 43,2%. E ora talloniamo Svezia e Danimarca, rispettivamente seconda e prima al mondo.

Certo, l’amarezza di non capire dove finiscono tutti quei soldi che buttiamo allo Stato c’è. Ed è forte anche il rammarico per tutti quelli che non contribuiscono al record preferendo evadere. In Svezia sono molti meno: appena il 7,6% dell’imponibile, roba da sogno per le nostre abitudini. In realtà, però, allo sprint finale proprio questa potrebbe rappresentare la nostra carta vincente. Dal momento che nello Stivale l’evasione si aggira attorno ai 120 miliardi di euro all’anno, spicciolo più spicciolo meno, ne consegue che abbiamo ampi margini di miglioramento. Per cui, forza: la speranza di ottenere la medaglia d’oro è più concreta che mai.

Dopo di che penseremo anche ai dettagli di come investire tutta questa massa di danaro. Potremmo fare anche noi proprio come in Svezia, il Paese con le tasse più elevate al mondo, dove un qualsiasi studente frequenta le scuole gratuitamente, università compresa, e senza doversi portare la carta igienica da casa. E sempre come in Svezia potremmo pensare ad un sistema sanitario che non ti costringe più a pagare ticket su ticket e medicine su medicine, dal momento che dopo il raggiungimento di una certa soglia, circa 200 euro all’anno, si ha diritto all’esenzione dal pagamento per l’assistenza sanitaria. O addirittura potremmo ipotizzare, che so?, che tutte le cure dentarie per i bambini siano gratuite e che fino ai 20 anni vengano in parte sovvenzionate.

Il fatto è che questi famigerati paesi nordici, con tutte le tasse che pagano, vedono fin troppo bene quel ottengono in cambio. «Cosa che de le nostre non avvenne», direbbe il poeta. L’impennata fiscale in Italia va purtroppo a sposarsi non già con aumenti dei servizi, quanto piuttosto con la loro diminuzione. Ed è fin troppo facile effettuare il confronto. Le misure anticrisi messe in campo dalla Svezia hanno sostenuto l’economia senza penalizzare il welfare; hanno dato sostegno ai consumi e rimesso in moto l’occupazione mediante investimenti e tagli fiscali per le aziende. La Svezia  ha agevolato l’accesso al credito da parte delle aziende, invece che finanziarle di tasca propria. Ed ora si trova con un  un’espansione dell’economia nazionale prevista al 4,8% entro la fine dell’anno. Tanto che ha appena ottenuto la medaglia d'argento come seconda economia più competitiva del mondo, dopo la Svizzera, dagli analisti del World Economic Forum.

Viceversa, noi possiamo mettere in campo solamente un terribile mostro a due teste: il debito statale e i costi dell’amministrazione pubblica, che divorano le entrate fiscali senza peraltro riuscire a ridurre la portata del nostro deficit, visto che abbiamo appena superato l’ennesima soglia al rialzo, raggiungendo la quota di 1.867,398 miliardi di euro.

E i servizi ai cittadini?

Quelli si finisce per pagarli sempre più cari e con voci di spesa separate. Ovvero, quello che faceva parte dei servizi gratuiti, o quasi, diventa un prodotto a sé, che va pagato a parte e che si va ad aggiungere alle tasse. Insomma: basta insistere e possiamo stare certi che il primo posto quanto a tasse sborsate, prima o poi, non ce lo toglie nessuno.

 

Massimo Frattin

Secondo i quotidiani del 16/12/2010

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