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Noi, dalla parte della rabbia popolare

La casta inorridisce: tutti quei tumulti! Tutta quella violenza! La casta alza il ditino e richiama tutti all’ordine e alla “democrazia”. La casta, come sempre, pensa solo a se stessa

Naturalmente hanno fatto a gara a chi riuscisse a condannare di più le proteste dell'altro giorno, nelle piazze di Roma e in altre parti d'Italia. Politici e opinionisti embedded, ben radicati nelle poltrone e nei salotti caldi del Parlamento e delle redazioni pagate dai contribuenti con i soldi decisi dalla politica, pur riconoscendo - e solo in qualche caso - le motivazioni di uno scontento che non può essere ignorato, hanno fatto accorati appelli alla moderazione e all'abbassamento dei toni.  

Arroccati all'interno della zona rossa, delle varie "zone rosse", hanno visto in piazza gli scontri tra i padri (in divisa) e i figli e l'unica immagine che hanno saputo evocare è stata quella dello spettro degli anni di piombo. Vade retro satana. Buoni, bambini, basta violenza. Dimostrate pure, fate sentire la vostra opinione, come è giusto che sia, partecipate pure al dibattito pubblico, ma lontano da noi, per favore. E non fate danni, mi raccomando. Quando avete finito tutti a casa, al resto ci pensiamo noi...

Bisogna pure che qualcuno lo dica, e senza mezzi termini: non esiste un solo motivo che sia uno per il quale chi ha deciso di scendere in piazza e dimostrare, anche sonoramente, anche brutalmente, debba raccogliere l'appello alla pacatezza e alla moderazione lanciato dai corridoi felpati della politica, dai tavoli in mogano dei direttori dei giornali e dai palchi delle trasmissioni televisive. Ed è giusto così. È normale che sia così.

Se la situazione è quella che è, se il presente è bruciato, e il futuro pure, se a livello politico tutto è fermo - letteralmente: fermo - alle necessità di mantenere poltrone e privilegi, se la casta si reputa intoccabile e inavvicinabile, se il lavoro non c'è, i servizi calano e aumentano i costi al cittadino per poterne usufruire, se i sindacati si inginocchiano di fronte alle aziende che fanno come meglio credono per incassare di più, in modo da far salire le proprie azioni e generare dividendi, se il proprio paese non conta proprio più nulla, se, insomma, non c'è alcuna via di scampo che quella proposta dalla politica attuale, ovvero mantenere la barra in questa direzione, raccontare frottole su frottole e condurre tutti verso lo schianto, per quale motivo, per quale ragionamento o buon senso, per quale pensiero che possa mai passare per la mente si dovrebbe ingoiare la propria rabbia e tornarsene a casa senza incendiare almeno una automobile da 130 mila euro con il Pass per il centro storico o un bancomat che ci vende i soldi a strozzo?

Perché mai non si dovrebbe prendere come bersaglio la Borsa e i palazzi di una politica inadeguata che ci stanno strangolando? Per quale straccio di motivo dovremmo lasciarci condurre al macello come pecore senza fare almeno uno po' di resistenza?

La via corretta è quella democratica, delle elezioni, ci si sente ripetere. Vero. Se una democrazia vi fosse, nel nostro Paese. Se fosse davvero possibile farla sul serio, la politica. Se fosse possibile davvero non solo stare a guardare ultrasettantenni su un palco a sventolare bandiere di partito. Se fosse possibile sul serio, e non lo è, partecipare alla vita pubblica e politica del nostro paese. Se si fosse, in sostanza, davvero consapevoli e in grado di poter agire sulla propria storia.

Invece questo non è. La Democrazia Parlamentare e Rappresentativa è in sostanza una dittatura mascherata, le regole dell'agone elettorale sono a uso e consumo di chi è arroccato nella "zona rossa" da decenni, e questi hanno dato ampia dimostrazione di essere del tutto incapaci di poter offrire una qualsiasi Alternativa al nulla che ci attanaglia. Partecipare? E come? Sappiamo tutti la difficoltà - meglio: l'impossibilità, di fatto - di far emergere nuove sensibilità e nuovi movimenti politici. Sappiamo tutti la difficoltà di rimuovere una informazione inginocchiata sotto le scrivanie dei vari ministeri e sedi di partito, a passare l'aspirapolvere al politico di turno. Sappiamo tutti - tutti quelli che sono in grado di tenere gli occhi aperti malgrado la cortina fumogena che ci lanciano addosso a ogni telegiornale, su ogni quotidiano e in ogni talk show televisivo - quale è la reale situazione in atto, dove stiamo andando e cosa stanno facendo dentro al Palazzo per tentare di risolvere i problemi.

Perché, di grazia, mentre in varie parti d'Europa esplode giustamente la protesta, in Italia dovremmo moderarci e stare buoni? Cosa abbiamo da perdere, se non le catene che ci hanno messo al collo?

 

Valerio Lo Monaco

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