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Bielorussia. La verità indigesta

I media occidentali bollano le elezioni come «antidemocratiche» ed «illegali». Ma sono giudizi imperniati sulla propaganda contro il presidente Lukashenko

Mai fidarsi, quando i media mainstream sono uniti nel giudicare determinate situazioni, o personaggi. Come nel caso della Bielorussia, dove si sono appena concluse le elezioni presidenziali. Alexander Lukashenko, che guida il paese dal 1994, è stato riconfermato e, salvo imprevisti, porterà a termine anche il suo quarto mandato. 

Nessun colpo di scena, quindi. Tutti gli organi d’informazione di massa avevano previsto la vittoria. Basandosi però su menzogne. La prima riguarda Lukashenko, definito nel 2008 «l’ultimo dittatore d’Europa», nientemeno che dal pulpito del governo Bush e, nello specifico, dall’ex Segretario di Stato Condoleezza Rice. Opinione accettata da tutto l’Occidente, grazie al consenso costruito dai media, che non ne hanno mai confutato l’effettiva attendibilità. Nessuno si è mai preso la briga di spiegare come mai, un dittatore, sia stato in grado di ridurre la disoccupazione del suo paese all’1%. Come mai abbia reso il divario tra ricchi e poveri il più basso in tutto il mondo, così come l’instabilità sociale. Come mai sia riuscito a rendere la Bielorussia uno dei pochi stati con la più bassa criminalità. Come mai investa in istruzione più del 10% del bilancio nazionale, superando perfino gli Stati Uniti. E come mai, proprio un dittatore, spinga l’opinione pubblica a documentarsi sul suo operato, invece di censurare ogni informazione a riguardo. «Lasciate che la gente legga, che conosca il presidente», ha detto Lukashenko durante un’intervista. «Abbiamo leggi chiare e trasparenti, di standard europeo. Non abbiamo fatto pagliacciate. E quando hanno cominciato a criticarci, abbiamo mostrato la nostra Costituzione. Che senso hanno le vostre critiche? (...) Per quanto riguarda le elezioni, le abbiamo organizzate osservando le direttive date da Bruxelles. Sono venuti qui dall’Ue, dall’Osce e chi hanno detto: “Così non va, fate così”. E noi abbiamo fatto come volevano. Quale paese indice elezioni in disprezzo delle proprie leggi? Noi abbiamo contravvenuto alle nostre per andare incontro all’Ue»

Certo, è sempre un dittatore che parla. La sua potrebbe essere pura propaganda. La stessa di cui si sarebbe servito anche quando ha spiegato i motivi che stavano dietro la tensione del 2009 con la società russa Gazprom, decisa a diminuire le forniture di gas finché la Bielorussia non avesse saldato il suo debito. Ma la causa della controversia sarebbe inesistente. «Loro ci devono 260 milioni di dollari. E noi ne dobbiamo loro 187. Non c’è nessuna ragione per farsi la guerra», aveva detto l’anno scorso Lukashenko, secondo il quale i russi avrebbero messo «gli occhi su un bene pubblico della Bielorussia, che per il momento non è in via di privatizzazione, e vogliono comprarlo al prezzo più basso. D’altro canto non amano affatto Lukashenko perché difende l’indipendenza al 100%. (...) Non amano la nostra politica, vogliono metterci in riga; una posizione che riflette una posizione imperialistica che miri a mantenere la Bielorussia nella sfera politica della Russia. Una mentalità imperialistica che consiste precisamente nel piegare, nello spingere, nel dare scossoni, nello strangolamento»

Un copione già visto, e recitato magistralmente dagli Usa. Che si sono insinuati nel territorio bielorusso nel tentativo di destabilizzarlo. E l’associazione “Politica per una società aperta” ne è la dimostrazione. Il suo programma ha lo scopo di «promuovere e proteggere la democrazia, i diritti umani e dei valori della società aperta - tra cui lo Stato di diritto, buon governo, e lo sviluppo economico e sociale - sostenendo le organizzazioni della società civile che individualmente e congiuntamente vogliono promuovere la partecipazione pubblica su questioni politiche presso l'Unione Europea e in altre strutture europee e mondiali». Ma la società che la finanzia è l’Open Society Institute, del noto speculatore George Soros, la quale coordina anche un altro “piano”, dedicato alla Bielorussia in particolare. Ovvero il “Belarusian Institute for Strategic Studies”, l'Istituto bielorusso di studi strategici (BISS) che «è stato creato da esperti bielorussi, giornalisti e personaggi pubblici per stabilire una piattaforma di dialogo e di anali all'interno della comunità bielorussa. Promuovendo il dialogo, BISS mira a generare scenari positivi alternativi di trasformazione politica, economica e sociale del paese, e a scoprire modi per migliorare la competitività della Bielorussia e per fornire una migliore qualità della vita ai cittadini bielorussi». 

Per raggiungere questi scopi, il Biss favorisce e sostiene il dialogo sui temi chiave dello sviluppo della Bielorussia, come quelli che riguardano la politica estera, economica e sociale. In sintesi, mira al «cambiamento totale nella società bielorussa». Che non può essere attuato con Lukashenko tra i piedi. Allora, intervengono in supporto personaggi come l'ex viceministro degli esteri, Andrei Sannikov, uno dei candidati all’opposizione, nonché sostenitore delle campagne del Biss, ed altri strumenti di manipolazione del consenso. Ad esempio le statistiche sugli indici di gradimento del “regime”, effettuate sempre dal Biss, le quali hanno determinato che solo il 45,6 % dei bielorussi avrebbero votato per Lukashenko, a differenza del 78,1%, calcolato da un sondaggio di stato. 

Utilizzando strumenti simili, si creano almeno due illusioni nell’opinione pubblica. La prima è l’idea, o meglio il sospetto, che ci sia davvero qualcosa di poco chiaro all’interno del sistema elettorale. La seconda, più sottile e profonda, riguarda la possibilità seducente del miglioramento cui aspirerebbe il 45,6% della popolazione e che potrebbe contagiare anche altri cittadini. Per l’effetto inebriante di essere in una situazione già rassicurante, e che induce a desiderare più di quanto non si abbia già. E Lukashenko, contro la smania di ottenere un benessere maggiore, non può nulla.

 

Pamela Chiodi

Padoa-Schioppa, uno di loro

Secondo i quotidiani del 20/12/2010