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Le onde assassine di Radio Vaticana

Finalmente conclusa la perizia avviata quattro anni fa. Con un responso tanto inquietante quanto preciso: per chi vive nel raggio di 12 chilometri il rischio di leucemia risulta 5 volte superiore alla norma

Si è concluso l'incidente probatorio richiesto nel 2006 dalla Procura della Repubblica di Roma riguardante il procedimento penale nei confronti dei responsabili di Radio Vaticana. Una perizia durata più di quattro anni ha dimostrato «un’associazione coerente, importante e significativa» del rischio di morte per leucemia, linfoma e mieloma alla lunga esposizione residenziale in prossimità delle antenne dell’emittente della Santa Sede. Da una analisi dei decessi relativi ad ogni fascia di età avvenuti dal 1997 al 2003 per le stesse patologie, esaminando i 20 anni di storia abitativa antecedenti la data della morte si sono ottenuti risultati scioccanti: il fattore di rischio di morte per leucemia per chi vive fino a 12 chilometri dalla Radio Vaticana è di 4,9 volte superiore al valore atteso; un rischio che si traduce in circa 3 casi stimati di morte per esposizione residenziale alle onde elettromagnetiche per ciascuno degli anni di studio. 

È questo il responso della perizia epidemiologica condotta dal dott. Andrea Micheli della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, consulente tecnico d’ufficio del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma, Zaira Secchi. Dichiarato concluso l’incidente probatorio richiesto nel 2006 dalla Procura della Repubblica di Roma nell’ambito del procedimento penale indiziario in corso nei confronti dei responsabili della Radio Vaticana, il giudice Secchi ha rimesso gli atti della perizia a Stefano Pesci, sostituto Procuratore della Repubblica, il quale istituirà il processo penale formale. Ora, gli incredibili risultati della perizia scientifica “Marconi” e l’evidenza dei danni alla salute causati dalle antenne della Radio fanno ben sperare i cittadini della zona interessata, a nord di Roma, dopo anni spesi chiedendo che le antenne assassine dell’emittente vaticana venissero rimosse o sostituite. 

Oltre alle numerose proteste nei suoi confronti alle quali si è potuto assistere negli scorsi anni, alla luce di questi nuovi studi il Coordinamento dei Comitati di Roma Nord si è organizzato ed ha fatto alle autorità nazionali e locali quattro richieste fondamentali: 1. l'immediata sospensione delle trasmissioni della Radio Vaticana e la sua delocalizzazione in un luogo in  cui non possa accrescere il rischio di morte e di malattie per gli esseri umani, oppure l'abbandono totale di questa obsoleta tecnologia in favore della diffusione satellitare dei propri programmi radiofonici; 2. l'immediato blocco del rilascio di concessioni edilizie nel territorio oggetto di indagine; 3. l'istituzione nello stesso territorio di un controllo sanitario pubblico specifico di diagnosi delle  patologie in esame, attraverso cui indirizzare urgentemente gli ammalati nei centri clinici specializzati per la cura; 4. l'istituzione di un registro dei tumori nel territorio oggetto dell'indagine epidemiologica.

Dopo dieci anni dall'inizio della vicenda penale, quindi, i dati a disposizione sugli effetti delle famose antenne a nord di Roma sono ancora più inquietanti. E ora si attende il processo finale. È vero che per un cittadino italiano comune in questo momento è ben difficile credere che giustizia possa essere fatta, o che la legge sia uguale per tutti, ma i risultati della perizia dello Studio Marconi parlando da soli. 

E se anche questi non dovessero bastare, rimangono particolarmente rilevanti ed esplicite le dichiarazioni fatte dal perito del Tribunale, il quale ha affermato: «L'eccesso di rischio è clamorosamente alto. [...] L'effetto è molto importante e non può essere dovuto al caso. [...] Non si può non pensare che lì sia successo qualcosa di importante per la vita di quelle persone, che non è spiegabile con altra causa che non siano le emissioni della Radio Vaticana. [...] I risultati hanno a che fare con la dislocazione in cui queste persone hanno abitato nella loro vita e questi bambini hanno abitato nel loro periodo di vita. [...] Livelli così elevati di rischio si riscontrano, nella letteratura scientifica, soltanto negli studi epidemiologici relativi alle zone che hanno subito gli effetti dell'esplosione di una bomba atomica».

Andrea Bertaglio

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