Ottima scelta

Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

“Più libri più liberi”. Edizione 2010

Torna l’appuntamento dedicato alla piccola e media editoria, col solito miscuglio di operatori appassionati e onesti e di affaristi senza scrupoli. Ma se non altro siamo lontani dall’omologazione dei big

Da sabato comincia a Roma, al Palazzo dei Congressi, la nona edizione di Più libri più liberi, Fiera della piccola e media editoria, che non sarà un megaevento come il Salone internazionale di Torino, ma che ogni anno riscuote sempre maggior successo, forse proprio perché non è Torino, perché non è un “evento” ma una manifestazione che vive di libri e di lettori.

Per molti editori si tratta di un’occasione quasi unica di far arrivare i libri ai loro lettori, e per i lettori di arrivare a quei libri. La Fiera è riservata, per lo più, a quelle case editrici che non hanno spazio neppure negli scaffali interni delle librerie, per tacere delle vetrine monopolizzate dal solito ultimo libro di Vespa o dall’insulso best seller americano. I lettori la apprezzano, questa opportunità, e si accalcano fra gli stand sovraffollati comprando libri in un’atmosfera che si può definire “intima”, pur nella bolgia, e che risulta molto diversa dalla dispersività di Torino, dove più che leggere i frequentatori assistono a dibattiti e conferenze di nomi di grido.

La grande editoria italiana ha tradito la sua missione: marchi prestigiosi che in passato hanno pubblicato grandi autori, spesso scoprendoli, adesso si umiliano con instant book di dubbio valore firmati da facce televisive o da autori sponsorizzati che ben poco hanno da raccontare. La compravendita di “prestigiosi” premi letterari li rende sempre meno attendibili per orientare il lettore: salvo rare eccezioni, non sono più rappresentativi del valore letterario dell’opera ma solo funzionali alla politica delle grandi case editrici, che non cercano più casi letterari ma casi editoriali, a costo di crearli a tavolino o a colpi di marchette. Dove importa solo il volume delle vendite, l’aspetto artistico e culturale diventa ininfluente. 

La piccola e media editoria, fra molte difficoltà, cerca di supplire alle lacune della “cultura” ufficiale. Nel settore della saggistica dà spazio ad autori scomodi e alternativi ai soliti tromboni; nella narrativa a nuove voci italiane o a stranieri di profondo valore, letterario e non economico. Purtroppo, però, la piccola editoria è vittima della distribuzione e dell’assenza di visibilità in libreria, e per fortuna che c’è il web che le ha dato nuovo slancio. Ma poter girare fra i libri e incontrare autori ed editori, come in questo fine settimana qui a Roma, “non ha prezzo”, per dirla con la pubblicità di una nota carta di credito (che però pochi degli stand presenti a Più libri più liberi sono attrezzati ad accettare in pagamento).

Di contro, bisogna riconoscere che non è tutto oro quel che viene esposto. Accanto ai piccoli-medi editori che coniugano qualità a passione, ce ne sono molti altri che sono persino peggiori dei grandi, nei confronti sia dei lettori sia degli autori. Se la pubblicazione con un contributo alle spese da parte dell’autore ha un senso per realtà molto piccole, e che si trovano nell’oggettiva impossibilità di sostenere i costi iniziali, non è però accettabile quando non venga nemmeno offerto alcun servizio successivo, dalla distribuzione alla promozione, seguendo una filosofia da prendi i soldi, stampa (ma non sempre) e scappa. E accompagnandola, magari, con una rigorosa opacità di gestione economica, nella quale i diritti d’autore si perdono nel nulla o vengono corrisposti con ritardi vergognosi, tanto la colpa è del distributore, che innocente non è quasi mai, ma che altrettanto raramente è l’unico colpevole.

Si tratta di editori canaglia che prosperano sul solo “contributo” dell’autore, e che quindi non tengono in nessun conto il valore del libro: l’unica selezione è data dalla solvibilità degli autori, e poco importa se il libro sia illeggibile e se possa avere mercato solo fra i parenti e gli amici più intimi. Sono questi operatori che rendono estremamente difficile, almeno al lettore non iniziato, orientarsi fra le varie case editrici, gettando così discredito anche sugli editori di valore. La stampa e gli altri media omologati, poi, non aiutano certo: si occupano solo dei “grandi”, e spesso non senza conflitti di interessi, economici o di casta. Le recensioni sono sempre meno credibili, e il diradarsi di stroncature decise, che un tempo non mancavano, né è la riprova.

Noi, comunque, saremo lì come d’abitudine, magari col marchio Radialzozero.net*, a raccogliere interviste, che manderemo in audio e video, ad autori ed editori che, negli anni, abbiamo selezionato, sia per la qualità che per la passione messa nel loro lavoro. Un lavoro che resta fondamentale nella crisi della cultura italiana, che non passa solo per l’università dei ricercatori, ma anche attraverso la conoscenza diffusa del “comune” lettore, visto che un popolo, così come la singola persona, lo si giudica meglio dai libri che legge, sia di saggistica che di narrativa, e dai film che vede, che non attraverso altri parametri.

Lo stesso vale per un movimento politico, e questo la sinistra di una volta lo sapeva e lo aveva messo bene a frutto, prima di perdersi nel settarismo e nel nepotismo da salotto: il web è importante per una cultura della controinformazione, ma per darle spessore è fondamentale la cultura tout court, rispetto alla quale “carta e pellicola” sono ancora insostituibili. Per questo siamo costantemente impegnati a darle quanto più spazio le nostre forze ci consentano. 

Ferdinando Menconi

Le onde assassine di Radio Vaticana

Fermi tutti. A Berlusconi serve tempo