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Genova: così i cittadini dicono NO alla “Gronda”

Clamoroso fallimento delle votazioni per i rappresentanti popolari nell’Osservatorio per la super-tangenziale di ponente. Che, secondo molti, ha come unico motivo la speculazione  

Grande flop delle votazioni per eleggere i rappresentanti della cittadinanza nell’Osservatorio locale per la super-tangenziale Gronda di ponente: su un bacino di quasi 70 mila votanti hanno risposto all’appello poco più di 300 persone, vale a dire una percentuale nulla, o quasi: lo 0,4%. Sarà stata colpa del freddo o del nevischio, sta di fatto che non si erano mai visti livelli così bassi di partecipazione. Una vittoria dei comitati no Gronda, che sin dall’inizio hanno consigliato ai cittadini di non partecipare, o del disinteresse generale? 

Durante un’interpellanza in consiglio regionale della Liguria, Raffaella della Bianca (Pdl) ha chiesto alla Giunta a che punto era il progetto esecutivo che Autostrade per l’Italia Spa presenterà entro dicembre per la costruzione della Gronda, una bretella autostradale che, secondo molti cittadini genovesi, non è altro che l’ennesima speculazione ai danni della cittadinanza e a vantaggio di pochi. Per della Bianca «Il territorio aspetta questa infrastruttura indispensabile da vent’anni», perché «Il tempo necessario per arrivare dalla banchina all’autostrada non ci rende competitivi con il resto d’Europa» (sic).

Sempre la stessa manfrina: come per il TAV in Val di Susa, la base Dal Molin di Vicenza o il Ponte sullo stretto di Messina, le uniche motivazioni che giustifichino i costi enormi di queste infrastrutture sono la competitività sui mercati internazionali, la necessità di non fermare lo sviluppo ed una serie più o meno lunga di luoghi comuni ai quali, ormai, sempre meno persone sono disposte a credere. Se non altro per i risultati che portano: aumento dei debiti, devastazione ambientale (anche nei casi in cui la costruzione di questi eco-mostri è portata a termine) e ben pochi risvolti positivi per l’economia e l’occupazione locali. Infatti, mentre il Comune aveva organizzato una consultazione popolare per eleggere i rappresentanti di un Osservatorio sulla Gronda, su oltre 68.000 abitanti aventi diritto, solo 562 si sono recati a votare. Vano quindi lo sforzo del sindaco Marta Vincenzi (Pd). 

Una vittoria per i comitati No-Gronda, che sin dall’inizio hanno proposto alla cittadinanza di boicottare l’iniziativa del Comune. Seppure gli stessi abbiano riconosciuto che «la principale causa di questo insuccesso delle votazioni è legato al disinteresse, non tanto rispetto al tema della Gronda, quanto alla reale efficacia dell’Osservatorio. La frase ricorrente che sentiamo è “tanto non serve a niente, hanno già deciso”. Noi comunque crediamo che ci siano ancora margini di manovra per chi è contrario».

Disinteresse, pigrizia “da maltempo” o reale contestazione dell’ennesimo eco-mostro in vista per la regione più cementificata d’Italia, resta grande lo smacco per le istituzioni cittadine, alle quali il messaggio è arrivato chiaro: i genovesi vedono la nuova autostrada come un ennesimo ed enorme spreco di soldi pubblici, a vantaggio delle banche e di piccoli gruppi di potere. Perché, si chiedono in molti nel capoluogo ligure, Genova dovrebbe avere bisogno di un’altra tangenziale da 5 miliardi di euro? Un’opera costosa, devastante ed anche in questo caso (come in Valle di Susa) inutile. 

Secondo il succitato comitato No-Gronda, con tutti questi soldi si potrebbero realizzare numerose opere molto più sensate per il bene della città: investimenti che creino infrastrutture molto più utili alla cittadinanza, e che portino ad un maggiore sviluppo della mobilità sostenibile, invece che alle solite autostrade. Si potrebbero costruire due nuovi ospedali (da 350 milioni), una tratta di metropolitana fino a Voltri (da mezzo miliardo); si potrebbero pagare servizi sociali per vent’anni, al costo di 50 milioni l’anno. E ancora: ristrutturare 2.130 scuole, spendendo 900 milioni. Rimarrebbero ancora 2 miliardi di euro, coi quali magari fare una raccolta differenziata porta a porta, evitando inceneritori, diossina e tumori. 

«Un conto della spesa che bisognerebbe leggere al Tg1 di Minzolini per una settimana di seguito», afferma Giulietto Chiesa, «e probabilmente allora la Gronda non si farebbe». Chiesa ha registrato un intervento video, “MegaChannelZero”, dal presidio No-Gronda dall’entroterra di Genova: «La lotta popolare qui è locale, ma è di valore mondiale: si pongono questioni sulla vita dell’uomo, da parte di gente che si muove per difendere il proprio territorio, contro un attacco sconsiderato e smisurato, che mette in gioco la vita di tutti, il futuro, la salute». La battaglia dei No-Gronda è la stessa dei No TAV valsusini: «Altra cultura, altro modo di vedere il futuro e la cittadinanza. Altro modo di pensare, vivere, produrre, consumare, nel rispetto dell’ambiente». Territorio che potrebbe ancora una volta essere irrimediabilmente devastate, «a esclusivo vantaggio di una cricca di potere». 

Come in Val di Susa, a Messina, a Vicenza ed in ogni altro luogo in cui sale sempre più forte il No dei cittadini, anche gli oppositori della Gronda sono un gruppo di persone stanche di subire passivamente ogni decisione che piove dall’alto. E che si oppongono, appunto, all’establishment dominante. «Ma qui l’establishment chi è? – continua Chiesa - Interessante: la macchina che spinge verso questa operazione è l’ex Pci, attraverso il Pd, che si è messo in moto in modo massiccio per sostenere quest’opera. E si scopre che il sindacato più importante della città, la Fiom, che è in mano a Lotta Comunista, sta dalla parte dei costruttori che vogliono fare questa mostruosità». Un’élite che, quindi, come afferma Giorgio Cattaneo sul blog Libre nel caso di Genova «è clamorosamente “rossa”».

Del resto, «affrontare il problema di un nuovo sviluppo significa scontrarsi contro tutto l’intero sistema di potere», continua Chiesa. Infatti Pd e Pdl ormai votano insieme «su tutte le questioni fondamentali», e «L’intera macchina del potere è a disposizione della speculazione». Quella di Genova risulta così essere una battaglia cruciale: «Noi dobbiamo sapere che apriamo uno scontro, una battaglia che dovrà modificare l’intero quadro della politica e anche della cultura di questo Paese», insiste l’ex europarlamentare leader del movimento “Alternativa” (che auspica fra le altre cose il superamento della ormai finta suddivisione fra destra e sinistra): «Se anche la sinistra scambia lo sviluppo per progresso, non può essere nostra alleata. […] Mi stupisce l’appoggio della Fiom alla Gronda. Questi sarebbero i rappresentanti degli operai? Lo si vede da lì che cosa pensa questa gente: pensano che un posto di lavoro vale più della salute del lavoratore, vale più della sua vita, della sua educazione, vale più della vita dei suoi figli».

Andrea Bertaglio

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