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Stato, mafia e deduzioni

Onestà intellettuale impone di usare cautela: solo chi ha la sfera di cristallo - o la verità in tasca... - può realmente dire con esattezza se ci siano state (e se ci siano tuttora) delle collusioni tra Stato e Mafia. Così come solo la Magistratura, e non è neanche sicuro, potrà dire se le gravissime parole di Ciancimino sono vere o meno, in merito all'accordo con la Mafia alla base della nascita e del successo di Forza Italia, immediatamente dopo Tangentopoli e quella che viene definita "stagione delle stragi".

Una cosa è certa però, anzi, molte cose sono già certe. È certo, ad esempio, che alcune supposizioni chiunque può farle. Anzi che ha il dovere di farle. E certa è anche la liceità di porsi alcune domande, per arrivare, appunto, a delle supposizioni.

Non ci esimeremo dal farle, dunque, poiché l'argomento naturalmente merita.

Ma ancora prima sono certe altre cose. È certo, ad esempio, che anche Andreotti abbia avuto delle frequentazioni mafiose. È scritto nei verbali, anche se per le stesse, Andreotti, non ha mai pagato. Non perché sia stato assolto dall'averle avute, quanto perché le accuse, in merito, sono cadute in prescrizione. Ciò non impedisce al divino Giulio di sedere ancora nel nostro Senato.

È certo poi che tanti politici, di ieri e di oggi, hanno avuto frequentazioni mafiose, è certo che molti di questi sono stati condannati, è certo che molti Comuni sono stati sciolti per infiltrazioni mafiose. Sono certi inoltre appalti di stampo mafioso, così come sono certi tanti pentiti che parlano di collusioni tra Mafia e Stato.

Sopra ogni altra cosa, dunque, è lecito in materia nutrire legittimi dubbi.

Ognuno può trarre le conclusioni che crede, ma è certo altresì che ponendosi alcune domande, le conclusioni alle quali si può sinceramente arrivare, anche se solo a titolo, appunto, di supposizioni, non sono molto dissimili dalle parole di Ciancimino.

Perché come è possibile pensare che siano stati uccisi dei Magistrati proprio nel momento in cui si erano avvicinati alla politica nell'indagare su fatti di stampo mafioso, senza credere che qualcosa di vero ci sia?

Come è possibile che nel nostro Parlamento siedano tanti politici incriminati per crimini legati direttamente o indirettamente ad ambienti mafiosi senza farsi venire qualche dubbio? Come è possibile che il nostro Presidente del Consiglio, che appella Mangano (e sappiamo tutti chi era) quasi fosse un patriota, impegni la maggior parte del suo tempo a promulgare leggi e leggine per evitare di farsi processare e quindi non pensare che dei processi abbia paura eccome? Come è possibile che pur inasprendo - a quanto pare - la lotta alla Mafia, essa riesca ancora ad avere una influenza così estesa nel nostro Paese senza pensare poi che forse, tali inasprimenti, sono più sui numeri che nei fatti?

Sopra ogni altra cosa, come è possibile, in uno Stato che si proclama di diritto, che una azienda (che di questo si tratta) come la Mafia, riesca imperterrita a fare affari di così grande penetrazione e rilevanza economica senza avere la politica come appoggio, se non altro continuando a dare appalti ad aziende che puzzano di Mafia da almeno mille chilometri di distanza?

Fuori di metafora, la domanda più ovvia da rivolgersi, a questo punto, è la seguente: è possibile pensare che uno Stato come il nostro non abbia al suo interno, a livello politico, qualche tipo di collusione con la Mafia? 

Ciancimino o meno, già formularsi una domanda del genere, spiega tutto. 

Valerio Lo Monaco

Nemici del popolo. I veri, e i "presunti". E poi i veri creativi.

Prima Pagina 09 febbraio 2010