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Io sto con l’Iran

Io sto con l’Iran. Checché ne dica il Giornale berlusconiano, che pur di gettare fango elettorale sostiene che “i comunisti” stanno dalla parte di Ahmadinejad e Khamenei. E nonostante i pudori da verginelle democratiche di ex comunisti e sinistrati dall’anima candida, come l’insopportabile Furio Colombo del Fatto. Il sottoscritto non è comunista, non è di sinistra, e soprattutto non ritiene che la democrazia così come la conosciamo in Occidente, questa parodia ben orchestrata, sia un dogma universale. 

Perché, al fondo degli alti lai contro l’atomica persiana, c’è solo questo: l’arrogante pretesa delle potenze occidentali di imporre la propria volontà e, in prospettiva, il proprio sistema politico e sociale ad un’Iran che non si piega. Ora, lasciamo pure stare che il regime degli ayatollah in questi anni s’è messo docilmente a disposizione degli ispettori Onu, ovviamente ribellandosi quando i loro mandanti – Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia – volevano farne il pretesto per mettere in discussione il sacrosanto diritto alla riservatezza in materia di ricerche d’interesse nazionale (perché nessuno va a ficcare il naso nei laboratori e nelle centrali americane o inglesi?). E sorvoliamo, a voler esser buoni, sull’ostinato pregiudizio per cui è vietato dar credito al governo di Teheran quando afferma di voler proseguire il processo di arricchimento dell’uranio a fini civili, allo scopo di diversificare le proprie fonti d’energia (un paese avrà o no il diritto di farlo senza dover chiedere il permesso agli americani e ai loro servi?). Dice Berlusconi in ginocchio alla Knesset, ripetendo a pappagallo le tesi di Washington che da Bush a Obama hanno cambiato solo il tono della protervia: Ahmadinejad, come Hitler con gli ebrei, vuole la scomparsa di Israele. Non solo, ma l’Iran è uno stato intollerante e fanatico e la bomba khomeinista è una minaccia per quel piccolo paradiso della civiltà, tutto fiori e bontà, che è appunto Israele. Ma le farneticazioni del ducetto iraniano quanto pesano, a confronto del possesso del nucleare, questo sì militare, in mano agli israeliani? Cosa sono, a confronto dei crimini perpetrati da quei santi dell’esercito sionista nella Striscia di Gaza durante l’operazione “Piombo fuso”? Perché si dovrebbe avere più paura della propaganda a uso interno di Ahmadinejad che non della sessantennale politica di occupazione, segregazione e schiavismo di Tel Aviv sui palestinesi? Dice di nuovo il perbenista di turno: ma in Iran comanda un dispotismo che reprime il dissenso. E qui casca l’asino: il vero motivo, a conti fatti, è che non si tollera, nel tollerante Occidente, che i cittadini dell’antica Persia si governino in piena autonomia dai nostri interessi (en passant, i primi partner commerciali siamo noi e la Germania) e adottino un modello di società diverso dal nostro. E che si mettano addirittura, questi screanzati, a farsi una politica energetica indipendente. Che poi, a dirla tutta, accerchiato com’è dagli americani installati in Afghanistan, in Irak e persino, con basi sparpagliate qua e là, nelle ex repubbliche asiatiche sovietiche, con Israele che ha missili nucleari pronti al lancio, l’Iran avrebbe tutte le ragioni per costituire un proprio deterrente atomico. Cosa dovrebbe fare, harakiri per compiacere l’illimitata sete imperiale degli yankee? È questa vergognosa bilancia rotta che segna sempre due pesi e due misure a farci istintivamente schierare coi “cattivi” iraniani. E poi c’è un altro fatto, più importante: dobbiamo smetterla di credere che la nostra supposta democrazia sia il miglior governo possibile. La rivoluzione islamica di Khomeini avversava sia il comunismo che il capitalismo perché entrambi atei e inconciliabili con l’Islam sciita. I suoi figli e nipoti, in grande maggioranza poiché gli studenti ribelli della capitale sono una minoranza occidentalizzata e strumentalizzata da un’opposizione legata alle multinazionali estere (si veda la biografia di Mousavi), vi tengono fede e non intendono cedere la propria sovranità. Sono cocciuti nel voler farsi da sé una propria storia, senza interferenze e ricatti. È la loro storia, beninteso, non la nostra. Chi scrive è un democratico perché, qui da noi, una democrazia autentica dovrebbe garantire il singolo uomo libero. Ma è proprio perché mi ritengo tale che non mi sogno di volerne esportare la versione spuria e delinquenziale di cui siamo sudditi. Per giunta puntando contro la pistola di un’altra possibile, devastante guerra. Bei democratici, quelli che pretendono che lo diventino tutti, e a tutti i costi.  

Alessio Mannino

 

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