Ottima scelta

Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

Secondo i quotidiani del 11/02/2010

1. Le prime pagine

Roma - CORRIERE DELLA SERA – In apertura: “Ecco tutte le accuse a Bertolaso”, “Il sottosegretario: servo lo Stato resto fiducioso” e “La difesa di Letta e le tensioni con Tremonti”. Editoriale di Sergio Romano: “Emergenza e regole”. Al centro: “Le mille Haiti intorno a noi”, “Patto Merkel-Sarkozy: l’Europa salverà la Grecia”, “Intervista a Padoa-Schioppa: Né lasciar naufragare né interventi gratis”, “Serve il Fondo monetario. L’illusione di fare da soli”. Di spalla: “Premier all’attacco su programmi Rai, pentiti e magistrati” e “E la chiamano informazione”. In basso: “Donare gli organi: la scelta nella carta d’identità”, “Milano. Il giudice e la sentenza pronta prima del processo” e “Il Leone di Trieste. Le quattro incognite del caso Generali”.  

LA REPUBBLICA – In apertura: “Corruzione, indagato Bertolaso” e “Stop ai talk show. Bufera sulla Rai, limiti a Mediaset”. Editoriale: di Giovanni Valentini “Il diktat del silenzio”. Di spalla: “Se la donazione degli organi va sulla carta d’identità”. Al centro: “I burocrati del Cavaliere”, “E l’imprenditore rise: Che affari a L’Aquila”, “Il Grande regno dell’emergenza”, “Industria, crollo record giù i redditi familiari” e “Via libera alle centrali nucleari, regioni e comuni in rivolta”. In basso: Il garante accusa: spiato chi scarica dalla rete” e “Un dolore può davvero spezzare il cuore”.  

LA STAMPA – In apertura: “Appalti, indagato Bertolaso”, “Cancellati anni di lavoro” e “L’uomo con il mito del fare”. Editoriale: di Michele Brambilla “Diteci che non è vero”. Al centro: “L’onda verde sfida il regime”, “Il premier: in tv basta con i pollai”, “Nasce il par silentium”, “Aiuti all’industria. Senza incentivi tornerà la Cig” e “Milleproroghe. Sui documenti il sì ai trapianti”. Di spalla: “A Palermo pagati dall’Ente che non c’è”. In basso: Il buongiorno di Massimo Gramellini: “Indipendenti pubblici”.  

IL GIORNALE – In apertura:”Arresti e avvisi per gli appalti. Terremoto giudiziario per Bertolaso”. Al centro: “Berlusconi: Io, Veronica e la escort...”, “Il candidato della sinistra in Campania. L’alleato di Tonino? Indagato. Come la moglie”. Di spalla: “I pensieri proibiti del conformismo” e “I morti della foibe? Vittime di serie B”. In basso: “Lucci è una iena: provate a intervistarlo...” e “Dopo la Toyota, ora l’Honda. In Giappone è crollato il mito dell’auto perfetta”. 

IL MESSAGGERO – In apertura: “Appalti, Bertolaso indagato”. Editoriale di Paolo Savona: “La crisi della Grecia. L’Europa non deve restare a guardare”. Fotonotizia: “Il giallo di Viterbo. Marcella, uno sfregio sessuale porta all’assassino. Sequestrate 70 paia di scarpe”. Al centro: “L’uomo in maglioncino che sconfigge i terremoti”, “Espianti, la scelta sulla carta d’identità” e “Par condicio, Rai verso lo sciopero”. In basso: “L’Inter frena, solo un punto” e “Le nuove frontiere del Noir”.  

IL TEMPO – In apertura: “Olimpiadi di tiro su Roma” e “Proiettti: A noi i cinque cerchi a loro i ministeri”. L’editoriale di Giuseppe Pennisi: “Una Serenissima bocciatura”. Al centro fotonotiozia con Bertolaso con in braccio un bimbo di Haiti: “Bertolaso indagato. Se questo è un corrotto. Il vero furto è quello dell’innocenza”. In basso: “G8 in Sardegna. Appalti pilotati. Quattro arresti e un pm nei guai” e “Governo. Il premier respinge le dimissioni del sottosegretario”. Di spalla: “Berlusconi: Il Lazio è già nostro” e “Quell’incontro galeotto da Gagosian”.  

IL SOLE 24 ORE – In apertura: “Parigi e Berlino aiutano Atene”, “Indagine per corruzione. Avviso di garanzia a Bertolaso per i lavori al G-8. Berlusconi respinge subito le dimissioni” e “Il premier: non c’è un veto tedesco per Draghi alla Bce”. Editoriale: di Carlo Bastasian “Il vertice europeo. L’euro ha paura del calcio di rigore”. Al centro: “Marcegaglia: positive le scelte del governo su incentivi e ricerca” e “Vancouver. Olimpiadi hi-tech”. Di spalla: “Pessimi i saldi allo shopping delle regole finanziarie”. In basso: “Centenario Confidustria: gli award e il premio Pininfarina. L’impresa nella storia italiana: vedi alla voce eccellenza”.  

AVVENIRE – Apertura: “Grandi eventi nel mirino”. Editoriale di Antonio Maria Mira: “La logica dell’emergenza. Ottima macchina ma non bacchetta magica”. Al centro: “La rivoluzione del low-cost nelle piccole città”, “Pakistan, un vescovo tutela in tribunale una famiglia cristiana” e “Da Obama sanzioni contro l’Iran. Il regime stringe sugli oppositori”. Di spalla: “Stop ai talk politici sulle reti Rai. Il premier: sì, è pollaio”, “Ok al salvaprocessi. Berlusconi apre alla riforma sui pentiti”, “La Caritas: fermare per l’inverno gli sgombri dei rom” e “Fiat. Senza gli incentivi 350mila auto in meno e cassa integrazione”.  

ITALIA OGGI – In apertura: “I conti esteri alla gogna”. Al centro: “Revisione, il registro resta ai commercialisti. E la riforma non crea una nuova professione” e “Fini mostra i muscoli con una nuova fondazione aperta ai soli An”. In basso: “Studi, la clientela si può cedere”.  

L’UNITA’ – In apertura foto notizia con Bertolaso: “Ultime notizie. Scandalo Protezione civile. Ovazione del governo al commissario”. In basso: “La giornata nera dell’informazione. Giornali a rischio”, “Tutta la pubblicità alle tv. L’italia un caso europeo” e “Elezioni, bavaglio alla Rai. I dibattiti diventano ‘pollai’”.  

LA PADANIA – In apertura: “La Ue non ferma l’immigrazione” e “Londra pesca voti stranieri”. Al centro: “I mafiosi restano in carcere”. In basso: “Cota: Torino resti capitale dell’industria” e “La cara storia del Lingotto”. 

 IL FATTO QUOTIODIANO – In apertura: “Protezione & Corruzione. Scandalo annunciato”. Di spalla: “Sua Feltrità e Giuliano l’Aprostata”. Al centro: “Calcio e politica. Gli ultrà della Lazio minacciano: non la votiamo. La Polverini ha bisogno di questi voti”. In basso: “Con la scusa par condicio imbavagliano la Rai”.  

IL FOGLIO - In apertura: “La trappola della Maddalena. Indagato e confermato. Così Bertolaso resiste all’ultima emergenza”. Al centro: “Tre presidenti un euro”. Di spalla: “Iran tra piazza e sanzioni. Il regime sempre più isolato prepara la tomba della sedizione”. (red)

2. Emergenza e regole

Roma - “Spero che Guido Bertolaso sia vittima di uno di quegli incidenti di percorso che appartengono, soprattutto in Italia, alla vita di chiunque abbia una forte esposizione pubblica. Sappiamo che molti burocrati evitano i problemi di giustizia, ordinaria o amministrativa, palleggiando le loro carte da un ufficio all’altro. Non vorremmo che questa vicenda avesse l’effetto di confermarli nelle loro abitudini. Non vorremmo continuare a essere il Paese in cui procrastinare è il miglior modo per non finire in un’aula di tribunale. Bertolaso si è dimostrato un efficace organizzatore, non si è sottratto alle sue responsabilità e ha avuto il merito di offrire subito le sue dimissioni: un gesto poco abituale in un Paese dove dimettersi, dopo la breve parentesi di Mani Pulite, continua a essere l’eccezione piuttosto che la regola. Il responsabile della Protezione civile ha diritto, non soltanto per ragioni di principio, alla presunzione d’innocenza”. Scrive Sergio Romano sul Corriere della Sera. “ Ma il caso suggerisce alcune considerazioni strettamente collegate. In primo luogo l’area della ‘Protezione civile’ si è straordinariamente allargata sino a comprendere avvenimenti, come il vertice della Maddalena o una grande gara sportiva, che non dovrebbero essere considerati emergenza. Questa prassi ha modificato il profilo pubblico di Bertolaso e, forse, il suo stile. Da amministratore dell’emergenza è diventato sottosegretario, ministro in pectore e zar (come dicono gli americani in questi casi) di un territorio dai confini molto imprecisi. Ho personalmente difeso le sue dichiarazioni sul contributo degli Stati Uniti alla tragediadi Haiti perché mi sono parse realistiche e fondate. Ma il fatto che fossero condivisibili non autorizza il rappresentante dell’Italia a prendere pubbliche posizioni che potrebbero pregiudicare i rapporti della sua organizzazione con il Paese che, piaccia o no, avrà nell’isola il ruolo maggiore. La colpa non è interamente di Bertolaso. Le trasformazioni subite dalla Protezione civile in questi ultimi tempi appartengono alla filosofia e allo stile del governo Berlusconi. Il presidente del Consiglio ha la mentalità di un imprenditore, il gusto delle realizzazioni rapide, la voglia di lasciare sul Paese un segno visibile della sua presenza al potere. Se avesse messo queste qualità al servizio di grandi riforme istituzionali e amministrative, ne saremmo tutti, indipendentemente dal nostro voto, felici. Ma quando vuole realizzare opere pubbliche e si scontra con le esasperanti lentezze di un Paese invecchiato, Berlusconi cede spesso alla tentazione di aggirarle creando, volta per volta, percorsi speciali e autorità straordinarie. Il metodo presenta almeno due inconvenienti. Si perde di vista, in questo modo, il disegno organico che dovrebbe ispirare la riforma dello Stato. E si aprono zone grigie in cui il pericolo dell’illegalità diventa maggiore. Corriamo il rischio di passare da una situazione in cui non si fa niente a una situazione in cui tutto può essere materia di sospetti e indagini. Mi auguro che Bertolaso esca bene da questa vicenda, ma anche e soprattutto che il governo rinunci alle scorciatoie e affronti apertamente, in Parlamento, il problema del buon funzionamento di uno Stato moderno. Il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, è indagato nell’inchiesta sui lavori per il G8 che avrebbe dovuto svolgersi alla Maddalena e che poi si fece a L’Aquila. L’accusa: corruzione. Quattro gli arrestati. Tra questi, Angelo Balducci, 62 anni, responsabile dei lavori per il vertice. Nel fascicolo, oltre che di appalti, si parla anche di donne e denaro. Bertolaso ha rimesso ‘tutti gli incarichi’. Ma il premier: ‘È una persecuzione, respingo le dimissioni’". (red)

3. G8 e grandi appalti

Roma - “Tutto inizia da un’intercettazione. Un architetto che parla di ‘vergognose ingerenze della politica negli appalti’, un carabiniere che ascolta. Affari edilizi poco chiari per la lottizzazione di Castello (area sotto sequestro e al centro di altre indagini), terreni d’oro accanto all’aeroporto di Peretola. Poi l’inchiesta salta da intercettazione a intercettazione”. Si legge sul Corriere della Sera. “E i magistrati si ritrovano a indagare sulle opere di ristrutturazione al Foro Italico di Roma per i mondiali di nuoto, dello stadio del tennis e per la realizzazione dirigenti dello Stato. ‘I fatti emersi sono gravissimi proprio per la sistematicità delle condotte illecite e dei rapporti illeciti tra gli indagati e per le rilevantissime ripercussioni finanziarie ed economiche ai danni del bilancio dello Stato. Una storia di ordinaria corruzione’ scrive il gip Rosario Lupo nell’ordinanza di custodia cautelare. L’inchiesta coinvolge gli alti vertici della Protezione civile. Tra questi anche il numero uno, Guido Bertolaso, raggiunto da un avviso di garanzia per corruzione. Il sottosegretario ha presentato immediatamente le dimissioni, Silvio Berlusconi e tutto il consiglio dei ministri le hanno respinte. In carcere finiscono in quattro: Angelo Balducci, 62 anni, presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici, la massima autorità dello Stato per l’assegnazione degli appalti pubblici e responsabile dei contratti per i lavori del G8 alla Maddalena, sostituito dopo che i costi erano lievitati da 290 a 600 milioni; Diego Anemone, 39 anni, imprenditore romano; Mauro Della Giovampaola, 44 anni, coordinatore dell’unità tecnica per le opere dei 150 anni dell’Unità d’Italia, e Fabio De Santis, 47 anni, già nominato ‘soggetto attuatore’ per la realizzazione dei progetti a La Maddalena e oggi provveditore alle opere pubbliche della Toscana. Devono rispondere di corruzione continuata in concorso. Secondo i magistrati fiorentini si sarebbero fatti corrompere con regali di cellulari, ristrutturazioni di case, soggiorni in hotel e incontri a luci rosse. Tra gli indagati c’è anche un magistrato: il procuratore aggiunto di Roma, Achille Toro, uno dei pm del coordinamento dell’inchiesta romana sulla gestione degli appalti relativi ai ‘grandi eventi’, e suo figlio Camillo. Il loro coinvolgimento è legato a una presunta fuga di notizie. I magistrati fiorentini avrebbero prove di incontri tra il procuratore aggiunto, Balducci e Anemone. E, in un’intercettazione telefonica, Toro consiglierebbe ai due arrestati di non parlare al cellulare ma tramite computer, più sicuro e discreto. ‘Non ho violato nessun segreto. Mi difenderò nelle sedi opportune’, ha detto ieri il magistrato. Toro ha poi precisato di aver chiesto di essere sollevato dal coordinamento. Arresti e inquisiti eccellenti. ‘Pari al livello della corruzione messa in atto’, diranno in serata gli investigatori fiorentini. Ma forse solo la punta di un iceberg colossale. Gli indagati per corruzione sono quaranta e il numero è destinato ad aumentare. Più di sessanta le perquisizioni effettuate ieri dai Ros in varie parti d’Italia che proseguiranno anche oggi. ha spesso idee molto distanti da quelle di Tremonti. E quel dibattito a palazzo Madama non è stato un bel segnale. Anche perché le insidie non si annidano soltanto fra i suoi colleghi di governo. Non è un mistero, per esempio, che le strutture di alcuni ministeri non facessero i fuochi d’artificio ogni volta che i poteri di Bertolaso aumentavano. Non li facevano al ministero dell’Interno, adesso guidato dal leghista Roberto Maroni, storicamente titolare di competenze di Protezione civile. Ma non li facevano nemmeno al ministero delle Infrastrutture, affidato ad Altero Matteoli. Che ultimamente gli ha dato comunque una bella lisciata: ‘Per Haiti il governo italiano ha fatto il massimo mettendo a disposizione un uomo dell’esperienza di Bertolaso’. Era il 25 gennaio, lo stesso giorno in cui un altro ministro, Franco Frattini, prendeva algidamente le distanze dal capo della Protezione civile, reo di aver criticato gli Usa per la gestione del terremoto di Port au Prince: ‘Il governo italiano non si riconosce nelle sue parole’. Uno pari”. (red)

4. “Guido non devi mollare”

Roma - “La telefonata più drammatica è stata quella partita all´ora di pranzo da palazzo Chigi. ‘Guido, non puoi mollare. Non adesso, almeno, gliela daresti vinta’. Silvio Berlusconi, che lo considera il miglior testimonial del governo (‘anche nell´ultimo sondaggio ha un gradimento larghissimo’), le ha provate tutte per convincere ‘Guido’ a ritirare le dimissioni e resistere ai pm di Firenze. E cosa pensi dei magistrati che indagano sulla Protezione civile, il Cavaliere lo ha detto in pubblico qualche ora dopo, alla presentazione del libro di Vespa: ‘Pubblici dipendenti, pagati con i soldi dei contribuenti’, che pensano solo a ‘deprimere chi fa il bene del Paese’. Come quelli che danno retta a Ciancimino jr, impegnati in una ‘giustizia spiritica, che fa parlare i morti’”. Si legge su Repubblica. “Pressato dal premier e da Gianni Letta - che lo ha incontrato al primo piano di palazzo Chigi appena avuta la notizia - Bertolaso non ha detto di no: ‘Resto. Almeno fino all´approvazione del decreto sulla Protezione Civile e per finire quello che abbiamo cominciato in Abruzzo. Poi non so’. Per questo Berlusconi, quando più tardi si è presentato al Tempio di Adriano, è stato costretto ad usare un tono vago riferendosi alla futura permanenza al governo del sottosegretario che, più di ogni altro, in questi mesi è stato la sua protesi: ‘Non so ora quanta voglia abbia di continuare Bertolaso. Gli ho riferito dell´applauso del Consiglio dei ministri e lui mi è parso voler continuare’. Ecco, il Consiglio dei ministri. È proprio lì che si annidano i più tenaci avversari del gran capo della Protezione civile. Altero Matteoli lo ha più volte messo nel mirino, visto che il ministero delle Infrastrutture è stato ‘svuotato’ in occasione dei mega-appalti affidati in via esclusiva alla "Bertolaso Spa". Per la stessa ragione Giulio Tremonti ha sempre guardato con una certa diffidenza al continuo ampliarsi della sfera esclusiva del sottosegretario, tanto che non avrebbe resistito a una battuta tagliente con un collega ministro: ‘Ha scambiato il Tesoro per un bancomat’. Anche la Lega del resto ha storto il naso di fronte al decreto sulla Protezione civile Spa, refrattaria a consegnare i poteri dei futuri governatori del Nord - in caso di calamità e grandi eventi - a un´agenzia totalmente centralizzata. Nella maggioranza insomma Bertolaso non suscita grandi simpatie. L´ultimo sgarbo gliel´hanno fatto due giorni fa, trasformando in un innocuo ordine del giorno un emendamento che avrebbe punito con una forte multa gli sciatori fuori pista. ‘Prendo atto - ha tuonato Bertolaso inferocito - che ci sono interessi economici anteposti alla salute umana’. Una tirata che non ha intimorito il ministro del Turismo, Michela Vittoria Brambilla, che ieri lodava il Senato per la decisione: ‘Vareremo misure repressive solo dopo aver sentito le associazioni di categoria’. Si capisce che, di fronte a queste resistenze interne, Berlusconi abbia dovuto prendere atto dell´impossibilità di procedere con l´upgrade a ministro di Bertolaso. L´avviso di garanzia arrivato da Firenze gli ha fornito un alibi perfetto, togliendolo dall´impaccio. Bertolaso ministro? ‘Mi sembrava che fosse un riconoscimento doveroso. Vedremo, adesso vediamo come si mette’, si è limitato a dire ieri il premier accanto a Vespa. Persino il tanto sbandierato applauso a palazzo Chigi, a sentire chi era presente, non deve essere stato proprio scrosciante. Pochi i ministri presenti, solo sette: Brunetta, Meloni, Carfagna, Alfano, Fitto, Calderoli, Brambilla. ‘Sono sicuro - ha detto il Cavaliere chiamando il battimani - che vogliamo esprimere tutti solidarietà al nostro Guido Bertolaso’. Clap-clap. Ma il sostegno più prezioso arrivato ieri a Bertolaso è stato quello di Gianni Letta. Con un gesto inconsueto per il personaggio, Letta è sceso in sala stampa per una pubblica apologia del collega, ‘senza interferire naturalmente con la magistratura’. Il braccio destro del Cavaliere ha definito Bertolaso ‘uno straordinario servitore dello Stato’, ringraziandolo ‘per quanto ha fatto e mi auguro continui a fare per tanti anni ancora a beneficio del nostro Paese’. Parole che Letta ha ripetuto poco dopo a Bertolaso in un secondo incontro a quattr´occhi. Ricevendone in cambio la promessa di restare ‘per un altro mese’. Fino a dopo le regionali”. (red)

5. Bertolaso, già prevista l’immunità

Roma - “È prevista l´immunità per Guido Bertolaso, almeno come commissario dell´emergenza rifiuti. A denunciare l´esistenza di ‘uno scudo giudiziario ai confini della decenza’, nascosto tra i commi del decreto sulla Protezione civile Spa, è Dario Franceschini del Pd nel giorno in cui l´opposizione chiede il ritiro del decreto, approvato in Senato e in discussione mercoledì alla Camera”. Si legge su Repubblica. “‘È un testo che fa impallidire ogni tentativo di legge ad personam perché stabilisce la sospensione dei processi pendenti e il divieto di aprire azioni giudiziarie fino al 31 gennaio 2011 nei confronti delle strutture commissariali dell´emergenza rifiuti in Campania’. Fino a dicembre scorso, momento in cui è stata dichiarata conclusa l´emergenza rifiuti, il commissario era Guido Bertolaso. Accuse al decreto arrivano anche dal vicepresidente dei senatori del Pd Luigi Zanda. ‘Perché amplia la deriva del disprezzo delle regole e della ricerca di una scorciatoia, dell´eccezionalità. Il regime delle ordinanze di Protezione Civile è infatti questo: niente controlli e deroga a decine di leggi sugli appalti, e alla trasparenza. Se questo servisse per i terremoti e le alluvioni, avrebbe un senso, ma cos´hanno a che vedere con le emergenze i Mondiali di nuoto o l´esposizione delle spoglie di San Giuseppe da Copertino?’ Zanda parla con i numeri: ‘Dal 2002 ad oggi Berlusconi ha definito a sua discrezione cosa deve essere considerato stato di eccezione ben 500 volte. L´ordinanza di Protezione Civile è diventata lo strumento ordinario dell´azione del suo governo. Per questo Bertolaso sarà ministro: perché è l´unico che ha saputo offrirgli uno strumento utile per derogare quando vuole a decine di leggi. E i vertici della Confindustria, a ragione, hanno più volte denunciato questo modo di sottrarre al mercato appalti di altissimo valore economico’. Di appalti ha parlato anche Franceschini, sottolineando che non è opportuno in questo momento affidare ad una sola agenzia l´assegnazione di lavori, mentre ha riconosciuto come un ‘gesto corretto e di sensibilità istituzionale’ le dimissioni presentate da Bertolaso”. (red)

6. Premier: si colpisce chi fa il bene del Paese

Roma - “‘C’è uno sport nazionale: andare a deprimere chi fa il bene del Paese. Questo è un male italiano che mi sento di denunciare’. Per Guido Bertolaso, indagato per corruzione, è il giorno della bufera. Per il premier Berlusconi e il Pdl quello della solidarietà con il ‘principe’ delle emergenze. Per le opposizioni quello del ‘no’ al decreto sulla Protezione Civile spa, appena approvato al Senato. Secondo Pd e Idv contiene una sorta di lodo per il commissario straordinario: ‘uno scudo ai limiti della decenza che impedirà le indagini’ e ‘faciliterà la corruzione’”. Si legge sul Corriere della Sera. A fare da scudo a Bertolaso ieri è stato lo stesso Berlusconi. Ha respinto le dimissioni ‘con l’applauso del Consiglio dei ministri al completo’. Ed è passato al contrattacco contro ‘la categoria, a spese del contribuente, che perseguita il primo contribuente e il principe della Protezione civile con processi che risultano infondati’. ‘Non si può governare attaccati da pubblici dipendenti quali sono i giudici’, aggiunge Berlusconi. E su Bertolaso ministro: ‘Vedremo come si mette. Mi sembrava fosse un riconoscimento doveroso’.Conferma la ‘stima’ a Bertolaso, il sottosegretario Letta che da Berlusconi ha saputo che ‘Bertolaso è coinvolto marginalmente’ e ‘chiarirà tutto’. ‘La sua posizione non potrà che essere archiviata’, assicura il Pdl Ghedini. Ne sono convinti anche il ministro La Russa e Rutelli (Api). ‘Giù le mani da Bertolaso’ invoca con il governatore Galan tutto il Pdl. E il ministro Gelmini azzarda: ‘Meriterebbe l’Oscar’.L’Idv parla di ‘dimissioni farsa’. E l’opposizione chiede lo stop della Protezione civile spa. Per il segretario pd Bersani è accaduto un ‘fatto grave’. E il Parlamento deve valutare ‘le procedure’. ‘Il governo ritiri il decreto’, invoca il pd Franceschini: ‘I commissari all’emergenza non potranno essere indagati’. ‘Il decreto dà a un soggetto privato il potere di deroga a tutte le leggi dello Stato’, aggiunge la pd Finocchiaro. E, rimarca l’idv De Magistris, ‘la corruzione sarà ulteriormente più facile’”. (red)

7. Balducci e i suoi amici una corruzione gelatinosa

Roma - “Il sistema, scrive il gip Rosario Lupo, funzionava così: ‘Angelo Balducci e Fabio De Santis, pubblici ufficiali presso il Dipartimento per lo Sviluppo e la competitività del turismo della Presidenza del Consiglio dei ministri, incaricati della gestione dei "grandi eventi" (Mondiali di nuoto di Roma 2009, G8 della Maddalena, 150° anniversario dell´Unità d´Italia) insieme a Mauro Della Giovanpaola, pubblico ufficiale della struttura di missione per il G8 della Maddalena hanno asservito la loro funzione pubblica (alquanto delicata, attesi gli enormi poteri a loro concessi e i rilevantissimi importi di denaro e risorse a carico della collettività) in modo totale e incondizionato agli interessi dell´imprenditore Diego Anemone (e non solo). Tale asservimento veniva ben retribuito con vari benefit di carattere economico e non, anche di grande rilevanza patrimoniale: utilità indirizzate o direttamente ai tre pubblici ufficiali o a loro parenti o a soggetti a loro amici (in particolare Anemone e i suoi collaboratori si mettevano a disposizione dei tre, in particolare di Balducci per risolvere loro qualsiasi tipo di esigenza, anche la più banale)’”. Si legge su Repubblica. “E il sistema, scrive ancora il gip, aveva un nome: "Gelatinoso". ‘Il caso in questione che ben potrebbe essere definito "storia di ordinaria corruzione" viene qui definito "gelatinoso". E non dagli investigatori ma dagli stessi protagonisti di tale inquietante vicenda di malaffare in una delle tante conversazioni telefoniche intercettate: "Il mio ragionamento è questo... Loro evidentemente stanno immersi in un liquido gelatinoso che è al limite dello scandalo" (...). Ma "sistema gelatinoso" non è l´unica definizione del Dipartimento per lo Sviluppo e la competitività del turismo della Presidenza del Consiglio dei ministri. Infatti la struttura cosiddetta della Ferratella (luogo dove ha sede il Dipartimento e di cui fanno parte Balducci, De Santis e Della Giovanpaola) viene definito - senza mezzi termini - dalle molto istruttive conversazioni telefoniche intercettate: "Cricca di banditi", "Banda di banditi", "Task force unita e compatta", "squadra collaudatissima", "combriccola", e i suoi componenti "bulldozer", "veri banditi", "gente che ruba tutto il rubabile", "persone da carcerare"‘. Anche l´imprenditore Diego Anemone, del resto, a giudizio del gip, si dimostrava all´altezza della qualità della corruzione assicurata dal sistema in ragione del suo network di rapporti, a cominciare da quello con il Capo della Protezione civile e sottosegretario Guido Bertolaso: ‘È alquanto inquietante - si legge - che sussistano rapporti di collusione (che definire sospetti è mero eufemismo retorico) tra l´introdottissimo (nonostante la giovane età) Diego Anemone e il potente sottosegretario e capo della Protezione civile Guido Bertolaso (coinvolto nella gestione economica degli appalti aggiudicati con la normativa cosiddetta dei "grandi eventi") che, come risulta inequivocabilmente dalle intercettazioni telefoniche, frequenta spesso e volentieri Anemone e le sue strutture, per così dire, di "relax"‘. Gli appalti e il prezzo della corruzione Nell´elenco che ne fa il gip, sono almeno cinque gli appalti pilotati da Balducci e la sua "combriccola" della Protezione civile: ‘Lo stadio centrale del tennis del Foro Italico (Mondiali di nuoto Roma 2009); il Nuovo museo dello sport italiano di Tor Vergata (Mondiali di nuoto); il completamento dell´Aeroporto internazionale dell´Umbria Sant´Egidio di Perugia (Celebrazioni 150 anni Unità d´Italia); la realizzazione Palazzo della conferenza e area delegati (G8 Maddalena); la residenza dell´Arsenale (G8 Maddalena)’. Il prezzo della corruzione sono ristrutturazioni di immobili, auto di lusso a sbafo, assunzioni di domestici e figli, favori sessuali con pagamento di escort a domicilio. Scrive il gip: ‘Angelo Balducci: utilizzo di due utenze cellulari; personale di servizio nella proprietà di Montepulciano; uso di autovettura Bmw serie 5; messa a disposizione di Rosanna Thau (moglie di Balducci) di una Fiat 500; fornitura di mobili (un divano e due poltrone) per la proprietà di Montepulciano; esecuzione di lavori di manutenzione e riparazione negli immobili di Roma e Montepulciano; assunzione di Filippo Balducci (figlio di Angelo e della sua compagna Elena Petronela Buchila); messa a disposizione di Filippo Balducci di autovettura Bmw del valore di 71mila euro; lavori di ristrutturazione per l´appartamento di Filippo Balducci in via Latina a Roma con fornitura di materiali di arredo in legno e tessuti; viaggi a bordo di aerei privati; numerosi soggiorni su sua richiesta all´hotel Pellicano di Porto Santo Stefano; assunzione, su sua richiesta, di Anthony Smith e messa a disposizione di un´abitazione ‘Fabio De Santis: affidamento di lavori pubblici in subappalto a Marco De Santis; utilizzo di un´utenza cellulare; fornitura di mobili destinati alla sua abitazione; prestazioni sessuali a pagamento a Venezia (17 ottobre e 28 agosto 2008) e Roma (13 novembre 2008). ‘Mauro della Giovanpaola: prestazioni sessuali a pagamento a Venezia tra il 17 e il 18 ottobre 2008; uso di un immobile con personale di servizio all´isola della Maddalena; messa a disposizione di tre autovetture Bmw; fornitura di mobili per la sua abitazione’. Bertolaso, il giovane Anemone, i contanti e i favori sessuali L´iscrizione di Guido Bertolaso al registro degli indagati per concorso in corruzione ha - a giudizio del gip - un fondamento probatorio evidente. ‘Sono emerse dalle intercettazioni telefoniche conversazioni nelle quali il Bertolaso viene menzionato o è uno degli interlocutori (...) È emerso che lo stesso Bertolaso intrattiene rapporti diretti con l´imprenditore Diego Anemone con il quale si incontra spesso di persona e in previsione dei quali Anemone di attiva di persona alla ricerca di denaro contante, tanto che gli investigatori ritengono abbia una certa fondatezza supporre che detti incontri siano stati finalizzati alla consegna di somme di denaro a Bertolaso’. Il 23 settembre 2008 Anemone si sbatte per cercare 50mila euro in contanti in vista dell´incontro con il capo della Protezione civile, previsto per quella stessa sera. È l´unica traccia dell´ordinanza su un possibile passaggio di denaro. Ma non è chiaro, o quantomeno, gli investigatori non sono riusciti ad accertarlo, se effettivamente i due si vedano e se ci sia o meno consegna di contanti. È certo al contrario che Guido Bertolaso goda dei favori sessuali messi a disposizione da Anemone. Il 21 novembre 2008 Bertolaso è al telefono con Simone Rossetti (il lenone di Anemone): ‘"Sono Guido, buongiorno... Sono atterrato in quest´istante dagli Stati Uniti, se oggi pomeriggio, se Francesca potesse... io verrei volentieri... una ripassata". "Perfetto". "Perché so che è sempre molto occupata... siccome oggi pomeriggio sono abbastanza libero, ti richiamo fra un quarto d´ora"‘. L´appuntamento viene fissato per le 16. Una seconda prestazione sessuale è del 14 dicembre 2008 e ha luogo nel centro sportivo che è riconducibile Anemone ed è stato aggiudicatario della fetta più importante degli appalti per i Mondiali di nuoto 2009. ‘Tale prestazione - scrive il gip - è comprovata da intercettazioni con dialoghi del tutto espliciti e fortemente eloquenti e ha avuto luogo con una ragazza brasiliana presso il centro Salaria Sport Village’. Il 17 febbraio 2009, dalle 15 alle 16, Bertolaso è ancora allo Sport Village, per "fare terapia con Francesca", "per riprendermi un pochettino", "per uno dei soliti massaggi". Anemone lo aspetta fuori dalla cabina e al telefono si lamenta con il suo lenone perché il capo della Protezione civile tarda a congedarsi dalla massaggiatrice: "Mannaggia sto a morì de freddo". Anemone, Balducci e la ricostruzione dell´Aquila Le indagini - documenta l´ordinanza - accertano che Anemone ‘è di casa all´interno della Ferratella, dove oltre a Balducci, De Santis e Della Giovanpaola, ha rapporti con altri funzionari di rango minore che pure hanno piena consapevolezza dell´esistenza del "sistema gelatinoso": Maria Pia Forleo, Francesco Pintus e Fabrizio Ciotti. Fino al punto di alimentare una sorta di "cassa comune" per le piccole spese di rappresentanza’. Naturalmente c´è dell´altro. A cominciare - scrive il gip - dai rapporti che si intrecciano tra Anemone e Balducci nella Erretifilm srl, società di produzione cinematografica che - come aveva scoperto un´inchiesta firmata da Fabrizio Gatti sull´Espresso del gennaio 2009 - vede come soci la moglie di Balducci (Rossana Thau) e la moglie di Anemone (Vanessa Pascucci). L´11 aprile 2009, a pochi giorni dal sisma che ha devastato L´Aquila, Balducci, in una lunga conversazione con Anemone ‘fa pesare il fatto che si è fatto promotore per l´inserimento delle imprese di Anemone nei lavori post terremoto ("Ti rendi conto? Chi oggi al posto mio si sarebbe mosso?") ed esce allo scoperto pretendendo in cambio che il figlio Filippo goda di qualche ulteriore beneficio ("Tra qualche giorno compie 30 anni e io mi chiedo come padre: che ho fatto per lui? Un cazzo")’. Filippo troverà una sistemazione. D´altro canto, già il 6 aprile, in una conversazione tra gli imprenditori Francesco Maria De Vito Piscicelli, direttore tecnico dell´impresa Opere pubbliche e ambiente Spa di Roma, associata al consorzio Novus di Napoli e il cognato Gagliardi si capisce che c´è attesa per le mosse di Balducci sugli appalti: "Alla Ferratella occupati di sta roba del terremoto perché qui bisogna partire in quarta subito, non è che c´è un terremoto al giorno". "Lo so", e ride. "Per carità, poveracci". "Va buò". "Io stamattina ridevo alle tre e mezzo dentro al letto". Le pressioni sulla stampa e il procuratore Toro Nelle intercettazioni della primavera 2009 Anemone e Balducci discutono con grande preoccupazione delle inchieste di Fabrizio Gatti e dell´interesse di Annozero e di Milena Gabanelli (Report). Per provare a contenerle - si legge nell´ordinanza - muovono tale ‘Patrizio La Bella, amico del giornalista Gatti’, che a sua insaputa li informa di quello che il cronista ha in animo di fare. Ma ‘i contatti tra gli indagati si fanno frenetici e fitti il 28 gennaio 2010, quando il quotidiano "La Repubblica" pubblica un´inchiesta a firma di Paolo Berizzi e Fabio Tonacci’. Gli indagati si muovono anche con Camillo Toro, commercialista e figlio del procuratore aggiunto di Roma Achille Toro, responsabile del pool dei reati contro la pubblica amministrazione (entrambi sono indagati). Il contatto con il magistrato e suo figlio è l´avvocato Edgardo Azzopardi ("Devo parlare con lui", dice a Camillo, che risponde: "Lascialo perdere che ce la vediamo noi"). Azzopardi il 17 dicembre 2009 parla con Toro e fissa un incontro di persona. Il 10 gennaio scorso parla con il figlio Camillo e lo esorta: "Assumi informazioni". Il 30 gennaio l´avvocato, al telefono, sembra aver avuto le informazioni: "Ci sono grossi problemi giudiziari in arrivo". Malinconico e Masi Il giovane Anemone rendeva felice anche Carlo Malinconico, in quel momento segretario generale alla presidenza del Consiglio e poi presidente della Fieg. ‘Su richiesta di Angelo Balducci l´imprenditore contribuiva all´organizzazione e pagamento di più soggiorni vacanza presso l´hotel "Il Pellicano" di Porto Santo Stefano’. Naturalmente Malinconico non deve pagare un euro: "Mi raccomando, non è che si distraggono e gli fanno il conto". Anemone asseconda anche le richieste di Balducci perché assuma tale Anthony Smith, un tipo di Anacapri che Mauro Masi, direttore generale della Rai, gli aveva chiesto di sistemare”. (red)

8. Mafia, ok al decreto anti-scarcerazioni

Roma - “Processi alle associazioni mafiose di nuovo in tribunale, ma nelle corti di assise reati come terrorismo, sequestri di persona, riduzione o mantenimento in schiavitù, tratta di esseri umani, traffico di stupefacenti. Col rischio di paralizzare quelle corti, oggi in sotto numero e carenti di giudici, per giunta in netto contrasto con il leit motiv del processo breve, ancora ieri caldeggiato da Berlusconi. Il Quirinale media sulla lista dei reati, l´opposizione protesta, il Csm è in allarme, le toghe attendono di leggere il testo (ancora ieri sera in fase di scrittura) prima di contestarlo. Ma il segretario dell´Anm Cascini, se il traffico di droga finisse in assise, anticipa: ‘Sarebbe una follia’. I finiani, a leggere le dichiarazioni di Giulia Bongiorno sull´assise fresche di domenica (‘Il giudice popolare è più influenzabile rispetto a un togato’), potrebbero eccepire la scelta”. Si legge su Repubblica. “Il Guardasigilli Angelino Alfano annuncia di ‘aver posto una toppa al buco che si era creato’ e la spunta col decreto che corregge la legge Cirielli del 2005, quella sulla prescrizione breve e i benefici ridotti ai recidivi, che affidava ai tribunali il 416bis per i capimafia. Applicata dalla Cassazione, ben cinque anni dopo, sul ricorso d´un avvocato di Catania, è diventata un boomerang contro il ministro della Giustizia che all´improvviso si è trovato a fronteggiare il rischio delle scarcerazioni (ben 361) e di 388 processi in pericolo. Al decreto lui ha pensato subito e ha insistito, mentre la Lega voleva tenere duro sulle competenze delle corti per via dei giudici popolari e Niccolò Ghedini, legale del premier, premeva per le competenze ampliate in assise. Il compromesso è nel decreto che consente ad Alfano di spendere nella sua Sicilia il messaggio d´una lotta dura contro la mafia, ma pure di un testo che anticipa una norma importante per la Lega e per Ghedini del ddl sul processo penale, quella sulle corti. Il decreto vale subito per correggere la Cassazione, ma per i processi in assise bisognerà ovviamente aspettare i prossimi rinvii a giudizio. Il governo fissa una dead line per riorganizzare gli uffici: il 30 giugno. Fonti del ministero aggiungono che ‘non ci saranno aggravi perché già oggi molti dei reati di competenza delle corti sono risolti con i riti alternativi’ e perché ‘l´organico è sovra dimensionato’. Affermazioni che contrastano con quanto ha scritto il Csm, in un parere del 23 luglio 2009 sul processo penale, dove parlava di ‘ulteriore dilazione dei tempi processuali in assenza di congrui correttivi degli organici’, senza contare i rischi di ‘un coinvolgimento di giudici non professionali su questioni di notevole complessità tecnico-giuridica’. Il contrasto è tutto qui. Da una parte Alfano vanta i meriti del decreto che ‘pone rimedio a un errore compiuto non dal legislatore, ma da chi ha interpretato la norma’. Come tanti nel Pdl anche lui getta la croce sulle toghe. Il ministro si prende il merito di aver "restituito" i processi con certezza ai tribunali. Poi, sulle Corti d´assise, si limita a parlare di ‘un´anticipazione’ sul ddl sul processo penale. Gli arrivano consensi. I leghisti Cota e Bricolo (‘Mafiosi sempre in carcere’), il pdl Gasparri (‘Corretta la distrazione dei magistrati’), il finiano Granata (‘La giuria popolare è più permeabile alle intimidazioni della mafia’). Giudizio positivo del procuratore di Palermo Messineo (‘Intervento puntuale ed efficace’) e del presidente di Confindustria siciliana Lo Bello . Ma dall´opposizione arrivano le critiche. Scontato il giudizio positivo sul 416bis che torna in tribunale (lo dà il pd Orlando), ma timori tra chi, come gli ex magistrati oggi parlamentari, conoscono bene la situazione delle corti d´assise. Ecco tre ex pm del Pd. Felice Casson: ‘Non vedo alcuna "necessità e urgenza" che giustifichi un decreto sulle competenze di questi uffici’. Silvia Della Monica: ‘Senza intervenire sugli organici si paralizzerebbe il lavoro in assise e poi quei reati richiedono competenze tecniche specifiche’. Donatella Ferranti: ‘È l´ennesimo provvedimento sfascia giustizia. Alla faccia del processo breve, si avrebbero solo effetti dilatori sui tempi processuali’”. (red)

9. La sfida del premier rimane la ‘giustizia politica’

Roma - “La miscela di pubblico e privato era inevitabile, come sempre quando si tratta di Silvio Berlusconi. Ma fra parole chiare e dure sulle sue vicende matrimoniali e patrimoniali, e una risposta ingenerosa sul caso Boffo, ieri il presidente del Consiglio ha rimesso a fuoco l'obiettivo: il conflitto fra politica e magistratura; omeglio, fra alcune Procure e Palazzo Chigi. La stessa inchiesta aperta sul capo della Protezione civile, il sottosegretario Guido Bertolaso, è stata usata per sostenere che i giudici perseguitano ‘chi opera per il bene del Paese’. Il premier ha avuto anche un lapsus sul Pdl. ‘Forza Italia è intorno al 40 per cento’, ha detto scordandosi del partito nato dall’unificazione Fi-An”. Scrive Massimo franco nella “nota” del Corriere della Sera. “Ma sono dettagli di un martellamento che si è concentrato sul sistema giudiziario; e che conferma una strategia di progressiva normalizzazione di un potere vissuto come ostile e persecutorio sul piano politico e personale. Berlusconi non esclude nemmeno una modifica della legge sui pentiti di mafia all’interno della riforma della giustizia. La sua ottica continua ad essere quella della vittima, che vede alcune Procure soltanto come aggressori. Lo dimostra il rifiuto di ritenere che il Parlamento sia impegnato a risolvere i suoi problemi giudiziari, garantendo a lui e alle altre alte cariche dello Stato uno ‘scudo’ legislativo. È ‘la cosa che più mi dà fastidio’, protesta. Difficile pensare che Berlusconi ignori le ricadute di quanto ha dichiarato: le tensioni con il Csm, che ha inserito l'ennesima esternazione nel fascicolo che riguarda il capo del governo; il nervosismo di una parte del centrodestra e le reazioni dell'opposizione; e le perplessità del Quirinale. Ma probabilmente ha messo nel conto tutto, con un occhio alla campagna per le Regionali di fine marzo. È una sorta di voto ‘di medio termine’, che dovrebbe confortare le scelte del governo. Berlusconi allinea i temi da sottoporre al giudizio dell’elettorato. Il premier inserisce anche l'abolizione della par condicio fra partiti in tv, accusata di privilegiare quelli minori; e la sospensione di alcune trasmissioni politiche definite ‘pollai’. Ma dopo l'approvazione del ‘processo breve’ al Senato e del ‘legittimo impedimento’ alla Camera, la maggioranza sembrava destinata a concentrarsi sui provvedimenti contro la crisi economica. Invece, nelle sue intenzioni la giustizia rimane la priorità. La sua tesi è che ‘non si può governare attaccati da pubblici dipendenti quali sono i giudici’.L'accelerazione serve a dire a tutti che il tema non sarà lasciato cadere, né la soluzione rinviata. Anche per questo Berlusconi insiste perché sia messo in calendario a Montecitorio il ‘processo breve’. Il richiamo rappresenta una risposta indiretta a Gianfranco Fini, che vedeva un provvedimento confinato su un binario morto. Ma in realtà, il messaggio è per tutti. Il capo del governo si sente più in sella che mai. Sfida gli avversari, confidando nella loro debolezza. E rassicura i fedeli e avverte i possibili concorrenti che non pensa alla successione. Un dopo-Berlusconi, ironizza, comincerà non prima del 2020”. (red)

10. Rai, giustizia e famiglia: show di Berlusconi

Roma - “La famiglia e il divorzio. La giustizia e i pentiti. Le Regionali e i pronostici sul voto. Infine la par condicio e la decisione della commissione di Vigilanza di sospendere le trasmissioni di approfondimento politico, che ‘non mi sembra scandalosa’”. Si legge sul Corriere della Sera. “È un Berlusconi a tutto campo quello che parla alla presentazione dell’ultimo libro di Bruno Vespa. Risponde a tutte le domande che gli vengono poste da Stefano Folli, dallo stesso Vespa, da Marcello Sorgi: Marina è ben salda in Mondadori, Barbara sceglierà la sua strada in altre aziende del gruppo; una riforma della legge sui pentiti è necessaria; la Lega che vince al Nord ‘è qualcosa che mi fa piacere’; le trasmissioni che la Vigilanza sospende sono paragonabili a dei ‘pollai’ che ‘allontanano gli italiani dalla politica’. Infine la giustizia, il Parlamento che lavora a provvedimenti che non sono a suo preciso vantaggio, ma sono piuttosto ‘la risposta a un’aggressione giudiziaria che io subisco’. Si comincia con la tv, la decisione della Vigilanza: ‘Si eliminano trasmissioni di destra e di sinistra, quindi non credo si tratti di una decisione scandalosa, alcuni programmi sono ormai dei pollai televisivi. Potrebbero essere tranquillamente sostituiti dalle tribune politiche. Per una questione di decoro credo sia un bene’. Si passa alle vicende degli ultimi mesi, la sua vita privata, gli attacchi sulle veline: ‘Quelli che si leggono sono tutti nomi inventati: nelle liste non ci saranno veline né parenti’. Dell’ultimo anno, aggiunge il Cavaliere, ‘non ho nulla di cui pentirmi, ho sempre agito con senso di responsabilità e rispetto nei confronti di tutti, dunque non ho rimpianti né rimorsi’. E sulla sua famiglia c’è da rimarcare che ‘si vocifera sempre di contrasti tra Marina e Barbara. Non esiste nulla di tutto questo: la Mondadori è affidata da molti anni a Marina che la sta gestendo con imanager di Mondadori molto, molto bene e continuerà a farlo. Barbara è una ragazza molto intelligente, si sta laureando credo con il massimo dei voti, ha voglia di fare, avrà la possibilità di scegliere tante altre strade nell’ambito di un gruppo diversificato. Certamente sarà una scelta che il papà sosterrà. Con i miei figli — aggiunge — ho un rapporto splendido, pranzo con loro tutti i lunedì e il sabato e la domenica faccio il padre e il nonno. Il mio nipotino sa già tre canzoni in inglese e soprattutto canta "meno male che il nonno c’è"‘. ‘Per quanto riguarda il rapporto con la mia signora — sottolinea poi il premier — non ha nulla a che vedere con il patrimonio, c’è da decidere dove andrà ad abitare e l’assegno mensile che devo versare. Mi spiace parlare di queste cose, ma non sono io che faccio diventare pubblica una cosa che non lo è’. Gli viene chiesto se Dino Boffo, ex direttore di Avvenire, non meriti una riabilitazione: ‘Non ho mai conosciuto Boffo e sono dispiaciuto degli attacchi che ha ricevuto. Ma io sono il campione internazionale assoluto degli attacchi subiti’. Quindi la giustizia, la rivendicazione della legittimità politica dei provvedimenti in arrivo: ‘La cosa che mi dà più fastidio è sentir dire che io ho problemi giudiziari. Berlusconi non ha problemi giudiziari, subisce aggressioni giudiziarie. Davanti ad un utilizzo politico della giustizia è doveroso rispondere con iniziative legislative. La riforma della giustizia in questa legislatura è una nostra ferma intenzione, compresa quella del processo breve’. Non è finito in un binario morto come dice Fini, gli viene chiesto? ‘Il fatto che non sia ancora all’ordine del giorno credo sia qualcosa che cambierà’. C’è spazio anche per la battuta. La successione? ‘Non ho urgenze per i prossimi tre anni. E non ho mai pensato a cosa potrà succedere dopo il 2020!’. Ciancimino junior e le accuse sulle origini mafiose di Forza Italia, apprese dal padre, Vito, che è deceduto: ‘Ormai, in questo Paese, siamo alla giustizia spiritica’. Infine altri due argomenti ‘caldi’. I pronostici sulle Regionali: ‘Oggi siamo undici a due. Ogni risultato migliore, dieci a tre, nove a quattro, sarebbe positivo. Poi il risultato vero si peserà guardando al numero degli elettori’. La legislazione sui pentiti: ‘Le dichiarazioni dei pentiti, che sia uno o siano in tre, devono sempre trovare un riscontro. Sono d’accordo sul fatto che è necessario cambiare la legge. Il senatore Valentino, però, non ha preparato bene il terreno. La riforma sarà inserita nella completa riforma della giustizia’. Cosa farà per San Valentino? ‘Uso il computer e manderò messaggi alle mie fidanzate...’”. (red)

11. Talk show politici ‘sospesi’

Roma - “Toccherà al presidente della commissione di Vigilanza, Sergio Zavoli, cercare oggi una mediazione sul contestato regolamento sulla par condicio, approvato nella notte di martedì e che ha provocato la rivolta dei conduttori Rai e la dura opposizione del Pd, dell’Idv e dell’Udc. La notizia arriva in una giornata dura: il governo conferma il taglio dei contributi diretti all’editoria per le cooperative di giornalisti, le testate non profit e di partito, però non oltre il 20 per cento. Lo si legge in una nota di Palazzo Chigi in cui si aggiunge che gli Stati generali dell’editoria saranno convocati entro giugno 2010 per una riforma globale del sistema”. Si legge sul Corriere della Sera. “Compito difficile, quello di Zavoli. Due i punti contestati: l’eliminazione dagli spazi tv, per i primi quindici giorni di campagna elettorale e fino al 28 febbraio, dei partiti minori che non abbiano superato il 4 per cento alle elezioni europee. E l’equiparazione della comunicazione politica (le tribune) all’approfondimento giornalistico. Cosa accadrà a ‘Ballarò’, ‘Porta a porta’, ‘Annozero’ e via dicendo? Marco Beltrandi, radicale eletto nelle liste pd e relatore del provvedimento: ‘Negli ultimi trenta giorni le tribune politiche, i confronti tra i candidati governatori e le liste, andranno in onda negli spazi dei talk show che dovranno scegliere se conformarsi alle rigide regole della par condicio, oppure sospendere le trasmissioni (per far spazio alle tribune), oppure occuparsi non di politica. Avremo cioè per la prima volta negli spazi più ambiti del palinsesto Rai una vera par condicio. Sarà "snaturata" la licenza di arbitrio assoluto di cui i conduttori hanno goduto sino ad oggi’. Ogni venerdì la Rai dovrà comunicare alla Vigilanza l’elenco dei politici invitati, i minutaggi attribuiti e l’ascolto raggiunto. In caso di squilibrio dovrà assicurare ‘una correzione della linea editoriale’. Anche i Tg e i Gr (articolo 6, comma 1) dovranno osservare la par condicio. Un segnale è arrivato anche dall’Autorità per la Vigilanza, presieduta da Corrado Calabrò, che ha preso visione del documento e ha varato un regolamento per le tv private ma solo per i primi quindici giorni e in attesa di un confronto col presidente Sergio Zavoli al quale ha scritto per uniformare i pareri. Cosa si modificherà? La Lega non ne vuole sapere. Nel Pdl parla il vicepresidente della Vigilanza Giorgio Lainati: ‘Noi siamo contrari a modificare il regolamento. Si tratta, nel rispetto delle prerogative del servizio pubblico e dello stesso regolamento, di capire come attuarlo’. Invece nel Pd parla l’altro vicepresidente Giorgio Merlo: ‘Rispettando il voto di ieri, bisogna trovare una soluzione il più possibile condivisa. Non si può fare un polpettone avvelenato’. Intanto Zavoli ha ricevuto il presidente della Rai Paolo Garimberti il quale ha fatto sapere di essere ‘estremamente infastidito’ per il regolamento ‘che colpisce l’autonomia dei giornalisti e il diritto dei cittadini a un’informazione reale’. Zavoli e Garimberti hanno affrontato un altro aspetto, cioè le ricadute economiche in termini pubblicitari che deriveranno dalle inevitabili variazioni di palinsesto. Il presidente della Vigilanza comunque precisa: ‘Non c’è soppressione di approfondimenti. Potranno ospitare le tribune politiche o essere spostate in altro orario’. Sempre oggi il Consiglio Rai si riunirà col direttore generale Mauro Masi per affrontare ‘l’impatto del regolamento sulle trasmissioni e sul palinsesto’”. (red)

12. Da Vespa a Santoro l’’asse’ dei conduttori

Roma - “‘Qui ci vuole una plenaria... una riunione plenaria dei vertici Rai, dal presidente Paolo Garimberti, passando per il direttore generale Mauro Masi e tutti i consiglieri di amministrazione. Devono ascoltare noi conduttori. Perché il nostro unico interlocutore è l’azienda’. Ancora: ‘Vedrete, tra poco comincerà una trattativa privata con ciascuno di noi sugli ospiti... fin d’ora dico: o regole certe uguali per tutti, o non andrò in onda’. Applausi, dalla sala e dai colleghi conduttori. Scena rara. Lucia Annunziata è stata presidente della Rai per 14 mesi e conosce le procedure. È lei che avanza la proposta più concreta nella sala della Federazione nazionale della stampa. Accanto a lei i volti degli approfondimenti Rai: Michele Santoro, Milena Gabanelli, Giovanni Floris, Riccardo Iacona Andrea Vianello. Tutti compatti contro il regolamento di par condicio approvato dalla commissione di Vigilanza Rai”. Si legge sul Corriere della Sera. “ Per la prima volta le differenze tra conduttori di centrosinistra e altri considerati vicini al centrodestra scompaiono. Il presidente della Fnsi, Roberto Natale parla di disposizioni da ‘democrazia autoritaria, quindi inaccettabili’ (accanto al segretario dell’Usigrai, Carlo Verna che annuncia di aver avviato le procedure per uno sciopero). Poi legge la dichiarazione di Bruno Vespa (‘gli dispiace di non poter venire’) che ricorda come ‘Porta a porta’ abbia ‘sempre rispettato la par condicio mentre ad altri è stato concesso il diritto di scorreria’ e poi conclude: ‘Con questa premessa, che legittima alcune preoccupazioni politiche, trovo molto grave l'azzeramento dei programmi informativi prima delle elezioni e spero che ci possano essere degli spazi di mediazione. Noi ci atterremo a quanto disporrà l’azienda. Mi auguro che ci vengano consentiti dei minimi spazi di autonomia professionale, requisito indispensabile per poter gestire le trasmissioni nelle prossime settimane’. Poco dopo, finita la presentazione del suo libro con Berlusconi, aggiungerà: ‘Certo, per "Porta a porta" magari è più semplice, ma ce lo vedete Santoro a fare una tribuna politica?’. Natale, dal tavolo della Fnsi, riferisce anche la posizione di Gian Luigi Paragone, uomo certo non vicino al centrosinistra, che ora conduce ‘L’ultima parola’ su Raidue. Dice Natale: ‘Paragone si scusa per non poter essere qui. Ma mi ha detto di aver sempre detestato profondamente il sistema della par condicio e di detestarla a maggior ragione oggi, dopo l’approvazione di questo regolamento in Vigilanza...’ Sfumature e toni diversi, dunque. Ma un blocco compatto e trasversale. Che si batte contro quel testo varato in Vigilanza e ora chiede un immediato intervento del proprio editore, cioè i vertici Rai. Dopo Lucia Annunziata, ecco Santoro che se la prende con ‘la passività di questi vertici Rai che rischia di diventare leggendaria’. E poi elenca gli organismi di controllo sulla Rai ‘tutti di radice politica. La Vigilanza è composta da parlamentari i quali nominano un Cda politico. In quanto all’Autorità per le telecomunicazioni ci sono due ex sottosegretari’. Infine se la prende coi radicali, il partito di Marco Beltrandi, autore dell’ordine del giorno: ‘Pannella vorrebbe essere il buon pastore di questo gregge televisivo... Allora noi gli chiederemo di dire la nostra su come risistemare le sorti del partito radicale’. Giovanni Floris fa un paragone gastronomico: ‘Siamo davanti all'ingordigia della politica che si mangia l'editore, l'azienda, i conduttori, i giornalisti e anche gli ospiti. Oltre, naturalmente, ai telespettatori che pagano il canone. Ci sono già i programmi che assicurano spazi ai partiti. Ma i partiti vogliono di più, e pretendono di occupare trasmissioni di successo sperando che il pubblico resti incollato alla fascia oraria, a prescindere da quello che va in onda’. Ora tutti gli occhi su Zavoli. Sulla sua mediazione”. (red)

13. Senza correzioni talk show sospesi anche a Mediaset

Roma - “Il presidente della Vigilanza Rai, Sergio Zavoli è pessimista sulla possibilità di correggere "l´editto di San Macuto", il regolamento che in nome della par condicio pre-regionali farà saltare Annozero, Ballarò, la trasmissione di Vespa, quella della Annunziata. La Rai diventa una polveriera. Ma anche l´Agcom lancia l´Sos: Corrado Calabrò ha chiesto con una lettera un incontro urgente a Zavoli e un riesame del regolamento. Se non sarà cambiato, inevitabile farne uno uguale per Mediaset, anche Matrix ad esempio dovrà ospitare tutti i partiti oppure salta l´approfondimento politico”. Si legge su Repubblica. “ Zavoli parla di preoccupazione doppia: per la mordacchia a talkshow e trasmissioni di approfondimento ma anche per l´esclusione dalle tribune politiche dei piccoli partiti rimasti sotto la soglia del 4 per cento alle europee. Incontra il presidente della Rai, Paolo Garimberti: un colloquio lungo in vista del cda Rai di oggi. Garimberti dice subito che l´editto varato a Palazzo San Macuto (dove ha sede la Vigilanza) metterà in seria difficoltà la Rai dal punto di vista dell´informazione ma anche dei conti. La tv pubblica perderà pubblicità e nel momento peggiore di crisi. Una soluzione va trovata. Zavoli ci prova per tutta la giornata, ma non riesce a portare la maggioranza a più miti consigli. ‘La frittata è fatta, ora vediamo come rimediare’, è la missione che il presidente della Vigilanza, che ha cinquant´anni d´esperienza di giornalismo televisivo alle spalle, si dà a inizio pomeriggio. È ancora moderatamente ottimista. A sera, l´umore è più cupo: ‘Il Pdl e la Lega sono molto decisi a non fare correzioni - ragiona - Dovrà allora la Rai trovare nelle pieghe del regolamento i correttivi’. Questo pomeriggio Zavoli convocherà di nuovo l´ufficio di presidenza della commissione parlamentare. Ma che il regolamento sarebbe stato blindato dal centrodestra appare chiaro subito. Berlusconi infatti "benedice" l´editto: ‘È una decisione del Parlamento. Non vedo lo scandalo. Solo in Italia abbiamo delle trasmissioni in cui non c´è confronto ma risse da pollaio’. Quindi né scandalo ‘né preoccupazione’. Piuttosto il premier rilancia contro la par condicio: ‘Una legge liberticida e assurda, che va abolita. Credo che la cosa più corretta sia quella praticata da tutti gli Stati e dalle democrazie occidentali di assegnare in tv a ogni partito uno spazio proporzionale alla propria quota elettorale’. L´opposizione è sulle barricate. Pier Luigi Bersani, il segretario del Pd, attacca: ‘Il regolamento va rivisto subito, la libertà è a rischio’. E Paolo Gentiloni, l´ex ministro delle Comunicazioni, la giudica una norma ‘anticostituzionale’. È un pasticciaccio, in realtà, votato alla fine di una concitata riunione della Vigilanza martedì notte e che ha visto il centrodestra appoggiare una proposta del radicale Marco Beltrandi. Beltrandi afferma di non pentirsi affatto, che è il Pd a non avere capito nulla e ad avere strizzato l´occhio al Pdl con cui pensava di fare un accordo poi saltato e aggiunge: ‘Sarà snaturata la licenza di arbitrio assoluto di cui hanno goduto i conduttori fino ad oggi’. Fabrizio Morri, democratico in Vigilanza, è furente: ‘Beltrandi è un khomeinista, ne chiederei l´allontanamento dal gruppo parlamentare del Pd, è bugiardo. Quello che è accaduto ora non succede neppure in Libia. Noi siamo sempre con i "piccoli" partiti estromessi dagli spazi tv’. Scambio insomma di accuse tra Pd e Beltrandi. "Sinistra e libertà" chiede l´intervento di Zavoli e dei presidenti di Camera e Senato, Fini e Schifani. Vincenzo Vita, pd, sintetizza in poche battute: ‘La riunione della Vigilanza è stata una pagina nera, sono passati punti assolutamente gravi e discutibili sotto ogni profilo. Si è ridotto lo spazio nella prima fase della par condicio alle forze meno grandi. Un colpo di mano del centrodestra, spianato da Beltrandi, ha spazzato via talk show e programmi di approfondimento’”. (red)

14. Rete di sicurezza per Grecia e euro

Roma - “Sarà con tutta probabilità un segnale politico di sostegno alla Grecia, e soprattutto di forte determinazione a difendere ‘la stabilità della zona euro’, quello che i capi di governo dell´Ue daranno oggi al vertice straordinario convocato a Bruxelles. Per il momento, infatti, non si ravvisa ancora la necessità di un intervento concreto di sostegno alle finanze di Atene sotto forma di prestiti o di finanziamenti. Piuttosto i sedici Paesi della zona euro, guidati dalla Francia e dalla Germania, annunceranno la disponibilità a creare una rete di sicurezza attorno alla moneta unica per proteggerla da possibili assalti speculativi”. Si legge su Repubblica. “È questo l´orientamento emerso ieri nel corso di due riunioni in teleconferenza: la prima dei ministri delle finanze dell´eurozona, convocata dal presidente dell´eurogruppo Jean Claude Juncker alla vigilia del vertice, e la seconda dal Consiglio della Banca Centrale europea, presieduto da Jean Claude Trichet. L´idea ancora prevalente è che la Grecia possa e debba farcela da sola a risanare i propri conti pubblici. E che interventi concreti di sostegno, specie se annunciati pubblicamente, possano innescare un braccio di ferro con i mercati alimentando la speculazione invece di scoraggiarla. Naturalmente una strategia basata sostanzialmente sulla leva della comunicazione potrà funzionare solo se il messaggio di solidarietà alla Grecia e di determinazione a difendere l´euro sarà sufficientemente forte e convincente. Ed infatti il presidente francese Sarkozy e la cancelliera tedesca Angela Merkel hanno già preannunciato che terranno una conferenza stampa congiunta al termine del vertice di oggi per confermare la loro comune volontà di aiutare Atene e la disponibilità a ‘sforzi coordinati’, se la pressione speculativa lo rendesse necessario. Del resto il formato del vertice che si aprirà questa mattina alla biblioteca Solvay, non lontano dal palazzo del Consiglio, non consente di fare molto di più. La natura informale dell´incontro non permette di prendere decisioni concrete. Il fatto che all´incontro partecipino anche i paesi che non fanno parte dell´eurozona non consente una presa di posizione dell´eurogruppo. Inoltre i capi di governo saranno soli, senza i ministri degli esteri né quelli delle finanze: una formula voluta per rendere più spontanea la discussione ma che non favorisce l´adozione di misure operative. Infine le regole di Maastricht non consentono di intervenire per aiutare il bilancio di uno stato membro. Qualsiasi intervento concreto dovrebbe dunque avvenire su base bilaterale, o trilaterale, ma comunque a livello di accordi intergovernativi. Quel che è certo è che sia Parigi sia Berlino, con il consenso di tutte le capitali europee, sono ben determinate a non lasciare sola la Grecia. Ma, in cambio di questa rete di sicurezza, esigeranno garanzie sull´attuazione del piano di risanamento. Ieri la stampa tedesca ha riferito che il governo federale starebbe pensando di affidare al vicepresidente uscente della BCE, il greco Lucas Papademos, il compito di sorvegliare l´operato del governo di Atene. Le borse europee ieri hanno dimostrato di dare credito alla volontà di salvare la Grecia e hanno chiuso in positivo, sia pure dopo una lieve flessione nel pomeriggio, quando l´ipotesi di finanziamenti concreti e immediati ad Atene ha perso consistenza. La Borsa americana, invece, ha perso quota dopo le dichiarazioni del presidente della Fed, Ben Bernanke che ha preannunciato l´intenzione di rialzare sia pure di poco in un prossimo futuro i tassi di interesse che attualmente sono prossimi allo zero”. (red)

15. Padoa-Schioppa: niente salvataggi gratis

Roma - Professor Padoa-Schioppa - intervista il Corriere della Sera -, la crisi greca — con il conseguente rischio di contagio per le altre economie del Continente — sta ridando fiato ad antichi e mai sopiti euroscetticismi. L’euro terrà, l’Europa saprà rispondere all’emergenza o l’incompiutezza e le fragilità strutturali dell’Unione si riveleranno fatali? ‘Vi sono due modi di essere critici dell’Europa. Uno dice: finalmente cade l’illusione di poter creare uno Stato europeo, i fatti dimostrano che di una chimera si trattava. L’altro critica l’Europa-che-non-c’è, il cattivo funzionamento dell’Europa quando non opera come soggetto della storia ma si limita ad essere, come diceva Metternich, "un’espressione geografica". L’Europa-che-c’è si è costruita sulla seconda critica, non sull’elogio della retorica pro europea. Se anche in un momento tragico come il 1941, l’anno del "manifesto di Ventotene", c’era chi credeva che la sola via d’uscita fosse l’unione dell’Europa, non vedo perché lo stesso non possa valere anche oggi’. Insomma, la crisi è una ragione di più per volere più Europa. ‘La crisi colpisce l’Europa in uno stato di semilavorato in cui l’Unione potrebbe anche restare in tempi normali, ma non ora. La crisi o disfa o fa. E la partita è aperta; ma, se disfa, è il disastro’. Il caso greco è un elemento per dire che ‘sta facendo’? ‘Il caso greco è sul crinale tra il fare e il disfare. E quello che è successo nelle ultime 72 ore è la presa di coscienza, soprattutto in Germania, che la Grecia dev’essere presa per mano non per un fatto di altruismo, ma perché c’è un interesse tedesco (e francese, olandese, ecc.) a farlo, a evitare che inizi una reazione a catena. Per un po’ il riflesso, anche di personalità illustri, era stato di predicare che "se la Grecia si è amministrata male sia essa a subirne da sola le conseguenze". Ora ci si è resi conto che lasciare cadere la Grecia non è saggio, come sarebbe irresponsabile lo Stato che lasciasse fallire una sua regione. Ma attenzione: né lasciar naufragare né fare salvataggi gratis: la Grecia deve accettare una limitazione di sovranità’. E tuttavia si potrebbe osservare che anche in questo caso il salvataggio, se avverrà, sarà stato reso possibile dall’intervento di un singolo Paese — di due, contando anche la compromesso. Un agire molto più sulla sostanza che sulla rappresentanza’. Un ruolo da facilitatore... ‘Al limite, il presidente potrà essere tanto più efficace quanto meno si metterà in concorrenza sul piano della visibilità con i capi di Stato e di governo. Cavour fu l’artefice dell’Unità d’Italia, ma per maggior gloria del re’. Tuttavia c’è chi fa notare che il nome dell’ex premier belga Van Rompuy non è certo di quelli che possano far tremare le vene ai polsi di Pechino, New Delhi o Rio e pensa che Blair sarebbe stata una scelta migliore... ‘Ma lei sa chi presiede la Confederazione svizzera? Eppure tutti la prendono molto sul serio. Blair ha certo esercitato la leadership europea negli anni in cui è stato al potere, ma l’ha usata per far arretrare l’Unione. Il giudizio sul presidente Van Rompuy andrà dato alla prova dei fatti’. Resta il fatto che questa confusione di figure sembra imbarazzare anche gli altri leader internazionali, come Obama che, nel dubbio su chi comanda in Europa, intanto ha pensato bene di non partecipare al vertice previsto a Madrid a maggio. ‘L’America che io conosco è un Paese molto pragmatico. Quando l’Europa c’è— vedi l’euro, la concorrenza, il commercio internazionale — ne tiene conto eccome. Personalmente ho visto come sia cambiato l’atteggiamento di Washington da quando gli europei avevano una molteplicità di monete a quando c’era l’euro’. Eppure alla conferenza sul clima di Copenaghen, dove pure l’Europa si presentava con un curriculum ineccepibile, Obama l’ha totalmente bypassata. ‘A Copenaghen sì che il discorso della rappresentanza è stato decisivo! L’Europa aveva una posizione unitaria e una politica del clima migliore di ogni altro Paese. Eppure non ha saputo pesare sul risultato perché era assente nell’ultimo negoziato, fatto in incontri informali. Si racconta che nella stanza dove si stavano stipulando gli accordi lo stesso Obama sia entrato non invitato; in quella stanza non c’era l’europeo, anche perché nessuno era chiaramente investito della rappresentanza dell’Unione’. Resta la sensazione che lo slancio dei padri fondatori che avevano subito le ferite della guerra e che vedevano nell’unione economico-monetaria un mezzo per una più compiuta unità politica— ultimi Kohl e Mitterrand — oggi fatichi a farsi strada fra i nuovi leader europei. ‘Che le lezioni delle due guerre mondiali non ispirino l’azione di governanti e l’impegno di giovani che non hanno vissuto quelle tragedie non può sorprendere. Ma nelle passate generazioni, oltre alle persone che hanno fatto l’Europa, erano tantissimi gli antieuropei per un nazionalismo xenofobo, oggi del tutto estraneo alla generazione Interrail o Erasmus. Ci sono meno spinte, ma anche meno resistenze’. Ma lei è più ottimista o più pessimista? ‘Dobbiamo sapere che di futuri ce ne sono sempre molti e che spetta a noi determinare quale si realizzerà tra i possibili. Si possono avere due diversi atteggiamenti: predittivo o prescrittivo. Il primo ha bisogno di maghi e cartomanti, il secondo di raziocinio e di volontà. Io penso che l’atteggiamento giusto sia il secondo: capire che cosa sia possibile e ragionare su quale dei possibili sia preferibile. Senza nascondersi le difficoltà, perché più ci si propongono obiettivi difficili, più bisogna essere prudenti. Ma riconoscere le difficoltà non significa rinunciare’. (red)

16. Famiglie più povere e indebitate

Roma - “Siamo tutti più poveri. La crisi falcidia il reddito delle famiglie italiane: quello medio, nel biennio 2006-2008, ovvero alle soglie recessione, scende del 4 per cento; quello mensile (al netto delle imposte) si attesta intorno ai 2.679 euro. Ma una famiglia su cinque vive con meno di 1282 euro al mese e una su tre ha un debito sulle spalle. La crisi mette al tappeto anche la produzione industriale: nel 2009 l´indice accusa un calo del 17,4 per cento rispetto all´anno prima (17,5 corretto per gli effetti di calendario). E´ il peggior risultato dal 1991”. Si legge su Repubblica. “Il primo dato arriva dalla Banca d´Italia, il secondo dall´Istat. Entrambe allarmano i sindacati e i consumatori. ‘Basta pezze’, dichiara il leader Cisl Raffaele Bonanni, di fronte alla crisi dell´industria. ‘Il governo apra gli occhi e abbassi le tasse’, gli fa eco Agostino Megale, commentando i contraccolpi della recessione sulle famiglie. Ma il governo cerca di minimizzare: ‘Confidiamo nella ripresa, pur se discontinua’, assicura il ministro Maurizio Sacconi. Dalla Confindustria arriva invece una stima: a gennaio c´è un aumento della produzione dello 0,8 per cento su dicembre, che compenserebbe il meno 0,7 per cento congiunturale registrato a dicembre su novembre. Un altro numero significativo riguarda l´auto: la produzione industriale di autoveicoli a dicembre aumenta dell´85,1 per cento rispetto allo stesso mese del 2008. Ma nella media dell´anno passato il calo è del 20,5 per cento in termini grezzi e del 21,3 per cento secondo il dato corretto per gli effetti di calendario. Crisi e povertà: una valanga di cifre quantificano gli effetti di questo binomio. In particolare, dalla consueta indagine della Banca d´Italia sui bilanci degli italiani viene fuori che il 20 per cento delle famiglie può disporre di meno della metà del reddito medio, ovvero di appena 1.281 euro al mese. I nuclei familiari che vivono al di sotto della soglia di povertà, sono il 13,4 per cento. Per la cronaca: sono definite povere (in senso relativo) le famiglie con un reddito equivalente inferiore alla metà della media. Nel 2008 questa soglia risultava pari a 8.150 euro netti all´anno, cioè circa 680 al mese. L´indagine rivela anche che i più ricchi sono il 10 per cento del totale, con un reddito mensile di 4.860 euro: da sola, questa fascia di individui, possiede il 45 per cento dell´intera ricchezza netta delle famiglie italiane. Un livello di concentrazione invariato da quindici anni. Un altro numero di rilievo, che è poi l´altra faccia della crisi, svela che le famiglie sono più indebitate di prima. E´ interessato al fenomeno il 27,8 per cento dei connazionali, con un aumento del 2 per cento. Il valore è ancora inferiore a quelli dei principali paesi industriali, in particolare nel comparto dei mutui. Non è aumentato il loro grado di vulnerabilità finanziaria, misurato dall´incidenza della rata dei prestiti per immobili sul reddito disponibile: il 17 per cento, in linea con i dati 2006 e con gli altri partner. Se si guarda alla distribuzione geografica del calo del reddito, viene fuori che a soffrire è più il centro Italia, con un meno 4,2 per cento. I più colpiti sono i lavoratori autonomi e gli operai. La ricchezza totale netta è pari a 153 mila euro medi”. (red)

17. Draghi alla Bce, tiepido sì del governo Berlusconi

Roma - “Interviene Silvio Berlusconi nella battaglia diplomatica che potrebbe portare il governatore della Banca d´Italia, Mario Draghi, al vertice della Bce. Il presidente del Consiglio dice due cose. La prima: nulla sa di un veto tedesco alla eventuale nomina. ‘Non mi risulta’, assicura. Si tratterebbe invece di un documento, anticipato da La Stampa ma poi negato dal ministero dell´economia della Germania, secondo cui Berlino si opporrebbe alla scelta italiana, caldeggiando invece quella di Axel Weber, oggi capo della Bundesbank. Il secondo messaggio di Berlusconi ha invece a che fare con la posizione del governo in questa delicata vicenda. ‘Non abbiamo ancora formulato una candidatura’ per la presidenza della Banca centrale europea. ‘Non è tattico avanzarla ora. I tempi non sono maturi visto che la decisione sarà presa tra un anno e mezzo’”. Si legge su Repubblica. “Ora, è vero che Jean Claude Trichet lascerà la presidenza della Bce alla fine del 2011 e il 15 gennaio 2012 terminerà anche il mandato del governatore italiano, il nono nella storia secolare dell´Istituto, il primo ‘a tempo’: sei anni in tutto, rinnovabile una volta. Ma è anche vero che un tassello importante della partita nomine si giocherà già la prossima settimana quando i ministri Ue dovranno esprimersi sul vicepresidente, al posto del greco Lucas Papademos. Tra i tre candidati in lizza, (il lussemburghese Yves Mersch, il belga Peter Praet e il portoghese Vitor Constancio), Berlino appoggia proprio quest´ultimo, poiché ritiene che una forte presenza dei paesi mediterranei nella Banca renderebbe più difficile la corsa di Draghi. E la maggior parte di Eurolandia _ ecco la novità- sarebbe al momento d´accordo, anche l´Italia, presente al summit con il ministro Giulio Tremonti. Si vedrà. Comunque, è la prima volta che il premier si esprime pubblicamente sul caso Bce: lo fa alla presentazione di un libro di Bruno Vespa. Berlusconi aveva però parlato con Draghi di questa faccenda, un mese fa, a palazzo Grazioli. Poi più nulla. Nelle ultime settimane - e di nuovo ieri - è invece intervenuto il ministro degli Esteri, Franco Frattini: ‘Credo che non sia il caso di alimentare il toto-presidenza adesso, quando la decisione si prenderà nel 2011’. E il sottosegretario Paolo Bonaiuti: ‘Noi sosteniamo sempre tutte le candidature italiane, anche quelle che sono dall´altra parte come certamente non è nel caso di Draghi’. Il titolare di Bankitalia viene scelto tra Natale e Capodanno del 2005, al termine di una stagione di roventi polemiche sulla gestione Fazio: lo seleziona proprio il governo Berlusconi. Di fronte a tutte queste prese di posizione, Draghi tace. Da via Nazionale è accreditata l´immagine di un governatore chiuso nel suo ufficio, intento a seguire il caso Grecia e a scrivere l´intervento che terrà sabato a Napoli, davanti ai cambisti. L´Italia ha già un suo esponente nel board della Bce: è Lorenzo Bini-Smaghi, nominato nel 2005, con un mandato di 8 anni. E´ chiaro che se Draghi arrivasse davvero al vertice, il paese non potrebbe ricoprire due poltrone in contemporanea. L´ultima indiscrezione ipotizza uno ‘scambio’ tra i due italiani, sul modello di quella già realizzato proprio fra Trichet e Noyer, traslocato da Francoforte alla testa della Banque de France”. (red)

18. Iran, sanzioni Usa contro i Pasdaran

Roma - “Ahmadinejad esulta. ‘Il processo dell’arricchimento dell’uranio al 20 per cento— ha dichiarato ieri in un vertice di governo — ha scatenato un’ondata di felicità nelle nazioni che sentono come proprio ogni progresso dell’Iran’. A quali Paesi si riferisse non l’ha detto. Le parole di sfida del presidente iraniano arrivano nel giorno in cui gli Stati Uniti annunciano nuove sanzioni unilaterali contro un generale dei Pasdaran, Rostam Qasemi, dell’Onu. Favorevoli Gran Bretagna, Francia e Germania. La Russia, in passato restia, ha detto che l'adozione di sanzioni è diventata ora ‘più attuale’. Pesa però il possibile veto della Cina, che ha legami economici sempre più stretti con l’Iran”. Si legge sul Corriere della Sera. “Il Canada ha annunciato intanto che userà la sua presidenza del G8 per spingere sulle sanzioni. L’Italia è in prima linea. ‘Credo che sia il tempo delle sanzioni’ ha detto il ministro degli Esteri Franco Frattini. Parole condivise dal premier Silvio Berlusconi. In un clima di tensione interna senza precedenti, l’Iran celebra oggi il 31° anniversario della rivoluzione khomeinista che rovesciò lo scià. Previste manifestazioni ufficiali di massa: 7 cortei attraverseranno Teheran per convergere in piazza Azadi dove Ahmadinejad terrà un comizio. Anche l’opposizione prevede di scendere in strada per la prima volta dopo dicembre e le autorità sono pronte alla repressione: hanno paralizzato Internet e annunciato la chiusura di Gmail, il popolare servizio di posta elettronica di Google (l’accesso era difficile già ieri notte). E’ vietato ai giornalisti stranieri scendere in strada oggi anche per i cortei ufficiali, e la polizia ha dato notizia di ‘un certo numero’ di arresti preventivi di attivisti e di una nuova sentenza capitale per le passate proteste (i condannati sono 12, due sono stati impiccati a gennaio). L'Unione Europea, che ha ‘condannato con forza’ le manifestazioni ostili svoltesi l’altro ieri davanti le ambasciate dell’Italia e di altri Paesi, non si presenta unita alle celebrazioni di oggi a Teheran. Un orientamento comune è stato concordato da Italia, Germania, Francia e Gran Bretagna, dice al Corriere una fonte della Farnesina: nessun rappresentante di questi Paesi parteciperà. Inizialmente avevano deciso di inviare i numeri due delle ambasciate, ma hanno preferito evitarlo dopo che gli iraniani hanno fatto capire che l’avrebbero considerata un’offesa, spiega la stessa fonte. La Spagna, che ha la presidenza di turno dell’Ue, manderà il numero due, ha detto all’Ansa un portavoce. In un clima di tensione interna senza precedenti, l’Iran celebra oggi il 31° anniversario della rivoluzione khomeinista che rovesciò lo scià. Previste manifestazioni ufficiali di massa: 7 cortei attraverseranno Teheran per convergere in piazza Azadi dove Ahmadinejad terrà un comizio. Anche l’opposizione prevede di scendere in strada per la prima volta dopo dicembre e le autorità sono pronte alla repressione: hanno paralizzato Internet e annunciato la chiusura di Gmail, il popolare servizio di posta elettronica di Google (l’accesso era difficile già ieri notte). E’ vietato ai giornalisti stranieri scendere in strada oggi anche per i cortei ufficiali, e la polizia ha dato notizia di ‘un certo numero’ di arresti preventivi di attivisti e di una nuova sentenza capitale per le passate proteste (i condannati sono 12, due sono stati impiccati a gennaio). L'Unione Europea, che ha ‘condannato con forza’ le manifestazioni ostili svoltesi l’altro ieri davanti le ambasciate dell’Italia e di altri Paesi, non si presenta unita alle celebrazioni di oggi a Teheran. Un orientamento comune è stato concordato da Italia, Germania, Francia e Gran Bretagna, dice al Corriere una fonte della Farnesina: nessun rappresentante di questi Paesi parteciperà. Inizialmente avevano deciso di inviare i numeri due delle ambasciate, ma hanno preferito evitarlo dopo che gli iraniani hanno fatto capire che l’avrebbero considerata un’offesa, spiega la stessa fonte. La Spagna, che ha la presidenza di turno dell’Ue, manderà il numero due, ha detto all’Ansa un portavoce”. (red)

19. Iran, tra piazza e sanzioni

Roma - “In Iran non c’è niente di neutrale”. Si legge sul Foglio. “La bomba, l’uranio arricchito al 20 per cento, le sanzioni, l’occidente colpevole e gli anniversari. Il regime crede di poter tirare i fili come vuole. Teheran strilla per bocca di Ali Khamenei e Mahmoud Ahmadinejad e poi, secondo uno dei suoi schemi più rodati, affida una parziale smentita a un suo funzionario, concedendo che l’accordo di Ginevra può ancora essere salvato. Ma a Washington anche l’Amministrazione che più di ogni altra “si è fatta in quattro” per dialogare con l’Iran riconosce che il dialogo non ha dato frutti e il presidente americano, Barack Obama, invoca “sanzioni significative” in tempi brevi, impone già misure contro le Guardie della Rivoluzione, consapevole – come lo è anche Franco Frattini, ministro degli Esteri, che ieri ha ribadito la necessità delle misure economiche – che il nodo più ostico da sciogliere resta quello cinese. Nel frattempo a Teheran la commemorazione della Rivoluzione va in scena oggi e la città è paralizzata da un senso di inevitabilità. Gli appelli e le minacce, i divieti, le canzoni, i cartelli e le poesie, tutto rimanda a qualcos’altro in un parossismo simbolico che tende a suggerire, a torto o a ragione, l’imminenza di un grande appuntamento con la storia. Quest’anno più di ogni altro è difficile rimanere indifferenti, il 22 di Bahman. All’allegoria non si sfugge nemmeno nell’oscurità del teatro Shahr di Teheran. In queste settimane il gruppo teatrale Piadeh presenta “Vita di Galileo”. La scenografia è essenziale, la luce sapiente. Gli occhi degli spettatori convergono su Galileo che domina la scena e invita a guardare al cielo con occhi nuovi, mentre una ghigliottina sulla destra del palco materializza oscuri presagi. “Abbiamo voluto puntare l’accento sul contrasto tra la logica e l’ignoranza, la modernità e l’arretratezza”, ha spiegato il regista Dariush Farhang, precisando, con una punta di gigantismo persiano, di non amare le “opere inerti” e di aver preso in considerazione le “aspirazioni dei nostri tempi”. In questa “Vita di Galileo” c’è poco Bertolt Brecht e molto Ahmad Shamlu. Quando uno dei protagonisti prende a prestito i suoi versi e proclama: “Io non ho paura della morte in una società dove lo stipendio di un becchino è più alto della dignità e dell’onore di un essere umano”; quando Galileo incontra il Papa e, sempre attraverso la voce del poeta-dissidente Shamlu, vaticina: “Questa neve continuerà a scendere”, nella platea scoppia un applauso fragoroso, lo scienziato pisano è lontano e tutti si domandano se questo sarà un Bahman di neve o di fuoco (...). (red)

20. Donazione di organi sulla carta d’identità

Roma - “La carta d´identità ‘deve contenere l´indicazione del consenso ovvero del diniego della persona cui si riferisce a donare i propri organi in caso di morte’. È quanto prevede il maxiemendamento (articolo 3, comma 8 bis) al decreto Milleproroghe all´esame del Senato. Un provvedimento giudicato positivamente sia dal ministero della Salute sia dagli esperti di trapianti soprattutto perché accresce la consapevolezza dei cittadini sul tema dei trapianti”. Si legge su Repubblica. “‘La proposta di un emendamento è arrivata dalla senatrice Bianconi già in commissione, ma per ragioni tecniche non era stato inserito anche se aveva trovato l´apprezzamento di tutti: per questo si è ritenuto di aggiungerlo all´interno del maxiemendamento del Senato’, chiarisce Lucio Malan, relatore del dl. E aggiunge: ‘L´obbligo di esprimersi anche sulla donazione degli organi riguarderà la carta d´identità elettronica’. ‘È un´iniziativa positiva dover dare l´indicazione sul consenso o il diniego alla donazione di organi’, commenta il ministro della Salute Ferruccio Fazio, anche se il ministero non era stato informato della proposta. È favorevole anche il direttore del Centro nazionale trapianti, Alessandro Nanni Costa, che precisa: ‘Si tratta di un provvedimento che invita i cittadini a una prova di consapevolezza positiva’. E, in base alle prime informazioni relative al provvedimento, ritiene ‘assolutamente positivo che l´indicazione o meno alla donazione degli organi nella carta d´identità sia espressione della volontà in vita’. Oggi 7 italiani su 10 sono favorevoli alla donazione di organi e, nell´ultimo anno, nel nostro Paese sono cresciuti i donatori (+9 per cento) come i trapianti di organi (+7 per cento). ‘Dichiarare la propria volontà sulla carta di identità evita che i parenti si trovino a decidere in un momento estremamente delicato’, aggiunge Carlo Umberto Casciani, presidente dell´Agenzia regionale del Lazio per i trapianti. La volontà o meno di donare gli organi dopo la morte espressa nella carta di identità è il punto di arrivo di un dibattito iniziato nel 1988, quando si cominciò a discutere in parlamento il principio del silenzio-assenso informato alla donazione degli organi per i trapianti. Un dibattito che portò alla legge 91 del primo aprile del ´99, un provvedimento però rimasto sulla carta perché prevedeva l´esistenza di un registro informatico dei potenziali donatori e la notifica di un modulo alla popolazione con costi esorbitanti. ‘Nel frattempo ha funzionato bene l´articolo 23 della legge 91, sulla base del quale il cittadino può esprimere la volontà di donare’, spiega il direttore del Centro Nazionale Trapianti. ‘Finora un milione di persone hanno espresso la loro volontà’. Lo hanno fatto in modi diversi, tutti legalmente validi. Con una dichiarazione dove siano specificati nome, cognome e data di nascita, accompagnata da data e firma, o con la tessera di un´associazione donatori, o con il tesserino blu introdotto dal ministero della Salute nel 2000. Al momento della morte se una persona non lo ha fatto, i familiari hanno diritto a opporsi all´espianto degli organi. Ma il sistema finora ha funzionato: in Italia i "no" espressi esplicitamente alla donazione sono fra i più bassi d´Europa. Pari al 30 per cento dei potenziali donatori”. (red)

21. Fiat, senza incentivi 350 mila auto in meno

Roma - “Tensioni? Prove di forza? Polemiche? ‘Affatto’. Sergio Marchionne è appena atterrato dal Messico, sta per ripartire in direzione Russia. Può tranquillamente archiviarli così, i botta e risposta di una settimana fa tra Lingotto e governo: adesso, di scena, c'è la pax torinese. O meglio, i diretti interessati negano (ovviamente) che ci sia mai stata guerra. Ma quando, poco dopo Marchionne e Luca Cordero di Montezemolo e John Elkann, all'Unione Industriale di Torino arriva anche Claudio Scajola, quale sia il nuovo vento è chiarissimo. È reduce dal consiglio dei ministri e porta la conferma: no, non ci sarà il rinnovo degli ecoincentivi per l'auto, solo contributi alla ricerca. È però inutile chiedersi se è la Fiat che alla fine non li ha voluti, gli aiuti ai consumi, magari per tenersi le mani libere e tirarsi fuori dalle accuse ‘prende i soldi e molla Termini’, o se il Lingotto ha fatto semplicemente buon viso a cattivo gioco. O quanto, nella ricucitura, abbia giocato la divisione dei ruoli: ‘Con il presidente Montezemolo - sottolinea il ministro dello Sviluppo - abbiamo mantenuto in questi giorni rapporti costanti’.Morale: via le scintille, ora è Scajola a decretare che ‘questo governo ritiene la Fiat un pilastro dell'industria italiana, un patrimonio fondamentale del Paese del quale andare orgogliosi’. Anche perché, se è ‘diventata grande nel mondo’, il ‘merito è del suo management, dei suoi lavoratori, dei suoi prodotti’ ma almeno un po', lo riconoscano a Torino, pure ‘dell'appoggio che ha sempre avuto dai governi della Repubblica’”. Si legge sul Corriere della Sera. “Stop, fine delle polemiche. Scajola ripete che il non rinnovo ‘è una scelta saggia, condivisa con l'Europa e con la Fiat, per rientrare nella normalità: gli incentivi sono una droga che destabilizza, e poiché di fronte all' incertezza si fermano i consumi abbiamo ritenuto di fare chiarezza subito’. Montezemolo ribadisce a sua volta: ‘E' una scelta condivisa’. Marchionne, idem: ‘L'abbiamo già detto. Capiamo le ragioni e accettiamo quel che ha detto il ministro’. Certo, ci saranno delle conseguenze: in Italia si venderanno, quest'anno, ‘350 mila auto in meno’, e questo significa che ‘la cassa integrazione ci dovrà essere per forza’. Però ‘la gestiremo. Guardiamo al futuro, lavoriamo sul mercato, andiamo fuori dall'Italia, stiamo lavorando dappertutto’. Difatti: salutato il presidente messicano Felipe Calderon, oggi Marchionne vedrà Vladimir Putin. Nuova joint venture in Russia, nuova firma, altre 500 mila auto, 2,4 miliardi di investimento con la Sollers. Questo ingenererà nuovi timori in l'Italia? ‘Nessun altro stabilimento è a rischio’ oltre a Termini, assicura il numero uno, e anche lì ‘stiamo lavorando con tutte le istituzioni per una soluzione’. Scajola conferma: ‘Ci ribadirà per lettera che è pronto a mettere a disposizione l'impianto’. Il vero problema, a questo punto, diventa quello su cui insiste Emma Marcegaglia (la presidente di Confindustria è la padrona di casa con gli industriali torinesi, se sono tutti qui è per gli Awards for Excellence intitolati ad Andrea Pininfarina): ‘Le riconversioni, se una fabbrica non sta in piedi, vanno fatte. Siamo tutti preoccupati, Fiat per prima, dell'impatto sociale, e tutti collaboreremo: ma per gestirlo al meglio occorre riformare gli ammortizzatori sociali’”. (red)

21. Nucleare, arriva l’identikit dei siti

Roma - “Il governo stringe sul nucleare approvando in via definitiva il decreto per la scelta dei siti, le regole per le scorie e i benefici per i cittadini vicini alle future centrali. Ma si allarga il dissenso delle Regioni, anche quelle del centro destra. Per il ministro delo Sviluppo economico Claudio Scajola, un po’ il regista del ritorno all’energia atomica dopo la bocciatura del referendum nel 1987, ‘i lavori nei cantieri inizieranno tra due anni e la produzione di energia verrà commercializzata nel 2020’. Le reazioni dei governatori, alle prese con una difficile tornata elettorale, sono state singolari. Se era scontato il no di quelle del centro-sinistra, ieri hanno preso le distanze anche quelle controllate dalla maggioranza, pure le due che una settimana fa avevano votato a favore cioè la Lombardia e il Veneto”. Si legge sul Corriere della Sera. “Roberto Formigoni, confermando di essere d’accordo sul ritorno del nucleare, ha detto che ‘in Lombardia per ora non ne abbiamo bisogno’. Stesso concetto espresso dal candidato Pdl alla successione di Nichi Vendola alla guida della Puglia, Rocco Palese: ‘Sono favorevole al nucleare ma dico no ad una centrale e ad eventuali parchi tecnologici di stoccagio di rifiuti radioattivi in Puglia’. Analoga musica da parte del ministro leghista dell’Agricoltura Luca Zaia che, pur avendo votato il decreto a Palazzo Chigi, nel ruolo di possibile vincitore al posto di Galan ha ammesso che ‘al momento la possibilità di localizzare in Veneto siti nucleari è molto difficile, anche perchè la regione ha un bilancio energetico positivo’. Per il presidente della conferenza delle Regioni Vasco Errani, il ‘via libera del governo ha forti aspetti di incoerenza istituzionale’ perchè varato dopo aver incassato il sì delle commissioni parlamentari e del consiglio di Stato ma senza attendere il parere della conferenza unificata Stato-Regioni. Indignato il Wwf che accusa il governo di ‘dirigismo, ignorando il parere delle Regioni’. Il decreto comunque contiene alcune novità di non poco conto. Sulla definizione dei siti, è stata introdotta l’obbligatorietà di sentire anche il parere del Comune interessato mentre, se non si raggiunge l’accordo con le Regioni, non verrà più nominato un commissario ma si procederà con un decreto del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Verranno esclusi, nella filiera delle gare d’appalto, gli operatori con condanne definitive per reati contro lo Stato (associazione mafiosa, ndr), evasori o non in regola con i contributi previdenziali. Confermati i benefici economici per la popolazione e le amministrazioni interessate che, tra sgravi fiscali, bollette agevolate e altri bonus, ammontano a circa 20 milioni di euro all’anno per tutta la durata dell’impianto (60 anni). Secondo il sondaggio Demopolis il 53 per cento degli italiani si dichiara contro il nucleare”. (red)

23. Madre massacra il bimbo adottato da tre mesi

Roma - “‘Mamma cattiva. Mi ha fatto tanto male...’. È un’accusa da togliere il fiato quella di un bimbo di 5 anni alla madre adottiva. Nel reparto di terapia intensiva pediatrica del Policlinico Gemelli il piccolo la ripete più volte nell’unica lingua che conosce, il ‘morii’, uno dei dialetti del suo paese, il Burkina Faso”. Si legge sul Corriere della Sera. “Frase dopo frase un’interprete traduce ai poliziotti il suo racconto: le botte, la testa sbattuta contro la portiera dell’auto, la grossa pietra usata per finirlo. Un raptus selvaggio che, alle porte di Viterbo, ha accecato una nigeriana di 50 anni, naturalizzata italiana, Vittoria L.: con il marito Mauro aveva fortemente voluto quel bambino ed era andata a prenderlo in Africa alla fine di novembre dopo l’ok dei giudici per l’affidamento. Poi qualcosa è cambiato. La madre adottiva è stata arrestata dalla polizia per tentato omicidio. Quando gli agenti si sono presentati a casa sua, la donna ha avuto una crisi isterica. ‘Non è vero, non ho fatto niente!’ ha gridato prima di chiudersi in un mutismo assoluto. Anche davanti al pm si è avvalsa della facoltà di non rispondere. Il pestaggio sarebbe avvenuto la sera del 2 febbraio scorso in uno sterrato sulla via Tuscanese. A chiamare il 113 è stato un residente della zona che, uscendo di casa, ha visto il corpicino insanguinato del bambino. Subito dopo è sopraggiunta la madre, in auto. ‘L’avevo fatto scendere per fargli fare pipì — si è giustificata — ma è passata una macchina e l’ha investito’. La corsa in ospedale, il trasferimento in elicottero al Gemelli. Le condizioni del piccolo sono apparse subito molto gravi: un profondo taglio alla testa, lesioni al fegato, ferite dappertutto. ‘Se non fosse stato soccorso subito, sarebbe morto’ hanno spiegato i medici. Con il passare dei giorni invece il bimbo ha cominciato a migliorare. E ha iniziato a parlare. Gli investigatori della Squadra mobile, diretti da Fabio Zampaglione, già scettici sulla storia dell’incidente, hanno ascoltato il piccolo con l’aiuto di neuropsichiatri e assistenti sociali. Quando gli hanno chiesto di mimare dove fosse stato colpito, il piccolo non si è tirato indietro: ha sbattuto un orsacchiotto per terra, schiacciando la testa del pelouche sul pavimento, poi ha preso una lavagnetta e ha simulato altri colpi sul pupazzo. ‘Mamma cattiva. Urlava, diceva "ti ammazzo"‘ ha ripetuto senza piangere. Gli agenti sospettano che la donna avesse anche l’intenzione di abbandonare il bambino ferito, ma poi è tornata indietro per l’arrivo del testimone e ha inventato la versione dell’incidente. A scatenare la sua furia sarebbe stato un capriccio del bimbo mentre si trovava in auto con lei. Attonito il marito, un impiegato che aveva creduto al racconto di Vittoria. La moglie gestisce un negozio di fiori al cimitero di Viterbo. ‘Avevano fatto tanto per avere quel bambino — hanno raccontato sbigottiti gli altri fiorai —. Lei sembrava felice, aveva riempito casa di giocattoli. Quello che è successo è incredibile’”. (red)

24. Spiato chi scarica gratis dalla Rete

Roma - “Se state scaricando "Avatar" o "Paranormal Activity" dalla Rete, conviene che vi guardiate alle spalle. Qualcuno sta prendendo nota di questa vostra azione. Centinaia di migliaia di italiani sono stati "pedinati" mentre praticavano uno degli sport nazionali preferiti: downloadare da Internet (ovviamente gratis) i migliori film, le canzoni del momento, i software più costosi.La conferma di questo "pedinamento" - che scatena ora la reazione del Garante per la Privacy - è arrivata ieri nella stanza del giudice Antonella Izzo, al Tribunale Civile di Roma. Qui si sono presentati gli avvocati della Fapav. E´ la Federazione che combatte la pirateria audiovisiva. Proprio Fapav ha incaricato una società francese (la CoPeerRight) di tenere d´occhio 11 siti che regalano film e canzoni. Nel mirino dei controllori sono finiti soprattutto i navigatori che hanno visitato questi siti. La Fapav - dal 2008 ad oggi - ha accertato 2 milioni 200 mila casi di scarico illegale. E subito ne ha chiesto conto a Telecom. Chi scaricava era un abbonato di Telecom ‘tra il 57 e il 65 per cento dei casi’”. Si legge su Repubblica a firma di Aldo Fonatnarosa con la collaborazione di Manuel Massimo. “Nel suo atto di citazione, rivolto proprio contro Telecom, la Fapav chiede al colosso telefonico di comunicare alle ‘autorità di pubblica sicurezza tutti i dati idonei alla repressione dei reati’. Davanti al giudice Izzo - investito del caso con procedura urgente, articolo 700 del Codice di procedura civile - c´erano anche i legali di Telecom. La loro linea difensiva è chiara: la società telefonica si limita a fornire il servizio di collegamento a Internet; e certo non può segnalare quali dei suoi abbonati si siano presi "Avatar" o "Natale a Beverly Hills", solo per citare alcuni dei film più scaricati. L´azienda, semplicemente, non può monitorare le navigazioni e archiviare i relativi dati. Nella loro difesa, gli avvocati di Telecom hanno trovato un alleato nell´avvocato Fiorentino, che parla per conto del nostro Garante della Privacy. In una memoria di 15 pagine, Fiorentino sospetta che la Fapav sia in possesso di prove ‘inutilizzabili’ se queste sono frutto di un trattamento non lecito dei dati personali dei navigatori. In altre parole, il legale del Garante vuole capire se la Fapav, ‘o chi per essa’, abbia segnato il numero di targa che identifica ogni utente della Rete: è il famoso codice IP, assegnato ad ogni abbonato. Un ‘monitoraggio sistematico’ degli utenti di Internet - ricorda Fiorentino - non può essere ammesso’. Nei suoi ricorsi, in verità, la Fapav non sostiene mai di avere dati personali. Esercita, semmai, un pressing su Telecom perché sia lei ad agire. La società telefonica potrebbe fare tante cose utili. Impedire l´accesso ai siti pirata, ad esempio; oppure scrivere a tutti i suoi abbonati che il download è illegale. Ma il legale del Garante della Privacy non sembra accettare neanche queste azioni più soft. A suo parere, il diritto alla riservatezza dei navigatori viene prima di ogni cosa. Certo, la riservatezza del singolo non vale quando entra in conflitto con l´interesse pubblico generale. Ma resta più forte di fronte anche ‘ai diritti economici’ individuali”. (red)

25. “Lost” ha portato in tv le domande fondamentali

Roma - “E se ti dicessi che posso rispondere alla domanda più importante del mondo?”. “Quale domanda?”. “Perché siete su quest’isola”. È quanto si legge sul Foglio. “Il motivo del successo di “Lost” è forse tutto in questo dialogo tra due personaggi che andrà in onda quest’anno. La serie tv che ha rivoluzionato la televisione è arrivata ieri sera in Italia con la prima puntata della sesta e ultima stagione trasmessa da Fox. Prima di ieri però migliaia di persone l’avevano già vista sul proprio computer sottotitolata in italiano: una sola settimana di distanza dalla messa in onda in America (tempi da record per il doppiaggio) era troppo per i fan che da quasi un anno aspettano la soluzione ai quesiti lasciati aperti nelle cinque stagioni precedenti dagli autori Damon Lindelof e Carlton Cuse. Nemmeno le serie tv con più ascolti di “Lost” hanno creato una tale dipendenza nel pubblico. Il motivo, paradossalmente, è la sua complessità: “Lost ha osato l’inosabile – dice al Foglio il critico televisivo del Corriere della Sera, Aldo Grasso – Ha complicato fino al limite della comprensibilità la trama, facendo una cosa che nemmeno il cinema e la letteratura osano più fare”. In estrema sintesi, “Lost” narra le vicende di un gruppo di naufraghi finiti su di un’isola in mezzo all’oceano dopo un incidente aereo. In attesa dei soccorsi – che non arrivano – queste persone scoprono che l’isola ha una vita, è abitata da altre persone (“gli altri”) e si sposta nel tempo. Intrecci amorosi, omicidi, cospirazioni e colpi di scena impossibili da riassumere hanno accompagnato gli spettatori per cinque anni. Ora bisogna capire come gli autori usciranno dal labirinto che hanno creato (neppure gli attori della serie sanno ancora come andrà a finire). Non siamo di fronte solo a una fiction di avventura, avverte Grasso: “Punto centrale è la dialettica tra fede e ragione (incarnate dai due protagonisti, John Locke e Jack Shephard, ndr), tanto che ‘Lost’ mi ricorda alcune monumentali opere medievali basate su dispute del genere. La grandezza degli autori è stata quella di avere il coraggio di andare fino in fondo”. Fondendo elementi tipici della letteratura e delle serie tv: “‘Lost’ è riuscito a unire dei topoi classici con la più assoluta modernità narrativa: il naufragio, simbolo della rinascita, di una seconda possibilità, è unito ai meccanismi della serialità televisiva, come il flashback o il flashforward”. Come i grandi romanzi, “Lost” è scritto a strati, quasi per analogie dantesche: tutto, o quasi, è anche segno di qualcosa d’altro. L’isola, ad esempio, è sia il luogo in cui i passeggeri del volo Oceanic 815 si schiantano, sia metafora esistenziale. Poco importa se lo spettatore non coglie subito il significato dell’analogia, “Lost” funziona a tutti i livelli. “A questo sono stati aggiunti elementi di mistero che costringono i protagonisti a capire se la pura e semplice razionalità può salvarci o se non ci sia già un destino scritto cui rassegnarsi”. Negli anni si sono moltiplicati su Internet siti che lo hanno sviscerato stagione dopo stagione (è nata pure la Lostpedia, l’enciclopedia con i dettagli di ogni puntata), e ultimamente ha persino preso forza un’interpretazione cristologica delle vicende: il destino che chiama (“Destiny calls” è uno degli slogan usati negli spot della serie), lo scontro con il male e il personaggio di Jacob, punto di riferimento degli abitanti dell’isola che viene tradito e ucciso da uno dei suoi, hanno fatto pensare a una allegoria della storia della Salvezza. Prima della messa in onda dell’ultima stagione i produttori hanno fatto circolare sul Web una foto che ritraeva i personaggi che interpretano “L’ultima cena” di Leonardo. Se tutto ciò sia solo marketing si scoprirà alla fine, ma certo “l’aspetto dell’interazione su Internet – osserva Grasso – è stata una cosa nuova in assoluto, e non dubito che alcune interpretazioni finite in Rete possano avere influenzato gli autori nello scrivere le puntate”. Il vero protagonista di “Lost” per Grasso è “il piacere dell’interpretazione: un seguito del genere fino a ieri ce lo avevano solo le serie tv dedicate ai teenager. ‘Lost’ è stata la prima a sfondare il muro dell’età e a fare letteralmente impazzire anche i più vecchi”. In Italia una cosa così sarebbe pensabile? “Culturalmente non siamo in grado. Non sappiamo fare progetti a lungo termine e l’unica forma che conosciamo è quella della canonizzazione, che si racconti la vita di sant’Agostino o quella di Basaglia”. La vera tristezza – osserva ancora il critico – “è vedere come sia usata male oggi la televisione”. Forse “il segreto del successo di ‘Lost’ sta nel fatto che, a differenza di quasi tutte le cose che si vedono in tv, pone e fa porre delle domande, invece di dare risposte precostituite”. Domande non qualsiasi. “Le domande”, sottolinea Grasso. Verità, significato della vita, fede, ragione, mistero, redenzione, libero arbitrio: è dunque possibile parlare di queste cose in tv senza relegarle a una predica domenicale in chiesa. E avere successo. ‘Chi vede la prima puntata di Lost difficilmente non guarda la seconda’”. (red)

Prima Pagina 11 febbraio 2010

Torna Sarah Palin. E pensa a Reagan