Ottima scelta

Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

Secondo i quotidiani del 15/02/2010

1. Le prime pagine 

Roma - CORRIERE DELLA SERA – In apertura: “Appalti e politici, ecco le carte” e in un box: “Monica, l’incontro e l’intercettazione”. Editoriale di Tommaso Padoa-Schioppa: “La sovranità in movimento”. Di spalla: “La giustizia da rispettare e il peso della storia”. Al centro foto notizia: “L’urna e il corpo del Santo” e “Maroni: dopo via Padova basta quartieri multietnici”. In basso: “Le coppie e l’unione perfetta. Matrimonio? Sì, finché dura” e “La ragazza che amava l’India”.  

LA REPUBBLICA – In apertura: “Protezione Spa, stop alla legge”. A sinistra il botta-e-risposta tra Bertolaso e Scalfari. Al centro: “Guerriglia a Milano, Lega e Pdl:cacciamo tutti i clandestini”. A destra: “‘Wall Street ha aiutato la Grecia a truccare i conti’”. A fondo pagina: “Fiorello: torno in Rai se mi danno Fantastico”.  

LA STAMPA – In apertura: “‘Protezione civile mai Spa’”. In taglio alto: “Milano: Berlusconi chiama la Moratti: ‘Riportare la calma’”. Editoriale di Joseph Nye: “La propaganda è dannosa per i governi”. Al centro: “Un paese in fuga dalla frana” e “Morgan sì, Morgan no. Caos Festival”.  

IL SOLE 24 ORE – In apertura: “Un terzo dei matrimoni finisce male in tribunale” e “Quell’ingiusta burocrazia dei sentimenti”. A centro pagina: “Grandi manovre europee per riformare le pensioni” e fotonotizia “Nuovi reati. Non dà frutti la caccia ai writers”. Di spalla: “Una vita misurata con pagelle e classifiche”. In basso: “L’accalappiadebiti bussa sempre due volte”.  

IL GIORNALE – In apertura: “Bersani chiese aiuto a Bertolaso”. Di spalla: “Meno burocrazia contro i corrotti. Malgrado Scalfari”. Al centro: “Un tetto al numero di immigrati nei quartieri”. A fondo pagina: “Il calcio italiano fregato dall’Arsenal” e “La statua di Lisippo? Meglio resti in California”.  

IL MESSAGGERO – In apertura: “Letta: protezione civile mai privata” e in un box: “Berlusconi: vogliono distruggere una realtà che il mondo ci invidia”. Editoriale di Marco Fortis: “All’Europa serve una crescita non drogata”. Al centro: “Lazio, Reja comincia bene: colpo grosso a Parma. Inter stop, Roma più vicina” e “Docenti, selezioni più severe”. In un box: “Guerriglia tra immigrati, ancora tensione”. A fondo pagina: “Bomba in India, muore un’italiana” e “Il Papa all’ostello tra barboni e diseredati: ‘Lo Stato riscopra la forza della carità’”.  

IL TEMPO – In apertura: “L’Aquila crollava e i pm spiavano Bertolaso” e in un box: “Per attaccare il premier Scalfari arruola Dante”. Editoriale di Mario Sechi: “Prossima accusa: non ha previsto il terremoto”. Al centro: “La guerriglia lascia il segno. Milano non sa reagire” e “Stendardo e Zarate puniscono il Parma e rianimano la Lazio”.  

IL FOGLIO – In apertura: “E adesso che fine farà la Bertolaso Spa?”. A sinistra: “Delitti”. A destra: “Amori”. In basso: “Il Papa che predica il senso comune e i suoi fastigi”.  

L’UNITÀ – In apertura: “Io non rido”. (red)

2. Protezione civile Spa, stop alla legge

Roma - Scrive LA STAMPA: “Contrordine, si cambia. Il decreto legge sulla Protezione civile non è più (forse non è mai stato) la linea del Piave su cui questo governo è pronto a immolarsi. Le inchieste della magistratura, unite all’assalto dell’opposizione, hanno infine convinto il Cavaliere che quel testo deve cambiare. Cadrà dunque l’articolo 16, il più contestato da sinistra, laddove vorrebbe dar vita a una società per azioni cui affidare certi interventi d’emergenza. E a Palazzo Chigi nemmeno si esclude che nelle prossime ore possa venire cancellata pure l’altra norma cardine, vale a dire l’affidamento a Bertolaso dei grandi eventi nazionali. Del dl che arriva in aula domani alla Camera resterebbe solo ed esclusivamente il guscio burocratico, bastevole per sostenere che il governo non ha fatto marcia indietro, sebbene di marcia indietro in realtà si tratti. (...) Quanto al decreto sulla Protezione civile, il Cavaliere s’è limitato a ragionarne un attimo con Quagliariello (mente giuridica del Pdl) e a incaricare Letta di prendere la cosa in mano, onde evitare che il Pd possa farne oggetto di campagna per le elezioni. Ed ecco dunque Letta, profittando di una conferenza stampa al Viminale, imprimere la correzione di rotta. ‘Anch’io mi arrabbierei’, è la premessa dell’eminenza berlusconiana, ‘se qualcuno pensasse di trasformare la Protezione civile in una società privata. Non è così’, assicura Letta, ‘rimane un dipartimento della presidenza del Consiglio’.  

E la Spa che si voleva istituire attraverso il decreto? ‘Si era solo pensato a uno strumento ulteriore, aggiuntivo... Ma sono convinto che Bertolaso potrà tranquillamente continuare a svolgere il suo lavoro con gli strumenti attuali e con lo stesso impegno’. È l’annuncio che l’articolo 16 verrà stralciato, rimandato in commissione e lì probabilmente annegato. Bertolaso non ne farà un dramma. Si è sfogato sul ‘Sole 24 Ore’ chiarendo che, se Berlusconi gli chiederà di dimettersi, lui lasciarà la poltrona tempo ‘un minuto’ (cosa che Bersani gli suggerisce di fare comunque, ‘se Bertolaso è una persona seria si deve dimettere’ torna a ripetere il segretario Pd). Sulla Spa il Capo della Protezione civile alza le spalle, se non la vogliono pazienza. Quanto ai grandi eventi, rivela che è stato il premier a insistere perché lui se ne occupi, quella parte del decreto è tutta farina del sacco berlusconiano. Il Cavaliere, si sa, ama le strutture agili alle sue strette dipendenze, specie se gli permettono di evitare il concerto ministeriale con Matteoli, con Scajola, con lo stesso Tremonti dalla manica così stretta... Ma stavolta pare debba rassegnarsi, perché l’altra ‘limatina’ attesa al decreto riguarderà proprio (così dicono nell’entourage del premier) l’affidamento dei grandi eventi alla Protezione civile. Così amputato, il decreto che si discute da oggi a Montecitorio non dovrebbe trovare soverchi ostacoli. Per farlo passare, al governo forse non servirà nemmeno chiedere il voto di fiducia. La decisione in proposito è attesa per mercoledì mattina”. (red)

3. Bertolaso risponde alle 10 domande di Repubblica

Roma - Con una lettera pubblicata oggi da LA REPUBBLICA, il sototsegretario Guido Bertolaso risponde alle “10 domande” di Eugenio Scalfari:  

1. Non si è accorto che l’estensione della Protezione civile ai Grandi eventi del tutto disconnessi dalle catastrofi causate dalla natura o dagli uomini, era al di sopra delle possibilità di un regolare servizio? 

‘Mi sono accorto del contrario e resto convinto delle ragioni che hanno portato il Governo Berlusconi prima, il Governo Prodi poi, ed infine l’attuale Governo Berlusconi a confermare al Dipartimento la gestione dei Grandi Eventi. La ragione: quella della Protezione civile è l’unica normativa che considera, in linea con le normative comunitarie relativamente alla accelerazione delle procedure, la variabile "tempo" come reale e cogente’. ‘Quando ci sono scadenze, quando bisogna concludere qualcosa entro una data non procrastinabile, anche in relazione ad esigenze di sicurezza e di tutela degli interessi primari della collettività, l’unico strumento che funziona è la normativa citata. Ripeto: normativa, non anarchia o autorizzazione ad esercitare la pirateria a nome dello Stato, normativa per di più comprensiva di controlli e autorità di vigilanza, mai abrogate’.  

Se se n ‘è accorto, ha comunicato questa sua preoccupazione al presidente del Consiglio? Ottenendo quale risposta? 

‘Ho comunicato alla Presidenza più volte - e non solo durante questo Governo - la mia preoccupazione relativa all’aumento delle richieste di dichiarazione di grande evento da affrontare con la figura del Commissario Straordinario. A mio avviso c’era e c’è da domandarsi come mai continuano ad aumentare le richieste di dichiarare situazioni di ogni tipo particolari e diverse dalle altre, che siano grandi eventi, emergenze, o altre fattispecie. A me pare che ciò costituisca un segnale, inquietante, dell’aumento della difficoltà delle Amministrazioni a gestire in ordinario il territorio affrontando situazioni complesse. Nessuno, né in Parlamento né fuori, ha finora dato cenno di condividere la necessità di una revisione e di un ammodernamento della normativa, per poter consentire alle Amministrazioni di affrontare efficacemente in via ordinaria le problematiche del governo del loro territorio’. 

Non si è reso conto che la creazione della Protezione civile Spa rendeva permanente quest’anomalia e confiscava ulteriormente i poteri legislativi del Parlamento? 

‘Come già Le ho scritto la settimana scorsa, il decreto legge non prevede affatto la trasformazione della Protezione Civile in società per azioni, la quale viceversa, con personale capace e preparato, continuerà nella sua missione. La Spa è uno strumento tecnico in più, che, con l’esperienza acquisita nelle emergenze, non ultima quella aquilana, rimette nella mani del ‘Pubblico’ competenze da ‘general contractor’ che la pubblica amministrazione ha perso negli ultimi decenni, rendendola nuovamente in grado di seguire giorno per giorno i lavori di cui lo Stato è committente e sottraendosi al ricatto del ‘mercato’, all’ormai abituale ricorso ai vari modi di implementare i prezzi che azzerano nei fatti la sostanza stessa delle gare che si svolgono, oltre a provocare inevitabilmente il rinvio a tempi ignoti della consegna della commessa. Aggiungo, viste le circostanze, che tutto si gioca, come sempre, sulla scelta delle persone giuste nei posti giusti. Ho potuto farlo all’Aquila, mentre in precedenza ho lavorato con le massime autorità competenti per le opere pubbliche che ho trovato. Se queste persone già investite di ruoli importanti e delicati non erano all’altezza del loro compito, il chè deve ancora essere provato, posso solo dire, senza violare alcun segreto investigativo, che la prospettiva che si possa lavorare assumendo in pieno anche la responsabilità della scelta accurata dei collaboratori mi pare un passo avanti e una garanzia in più’.  

Ha comunicato al presidente del consiglio questa sua eventuale preoccupazione? 

‘Rendere lo Stato efficiente non è una anomalia, non ho mai sottratto poteri legislativi al Parlamento - affermazione in sé ridicola - , credo che lo Stato non sia solo gioco partitico, in parlamento e fuori, ma anche responsabilità di operare delle amministrazioni. Per questa ragione non avevo proprio nulla da comunicare al Presidente del Consiglio su questo punto. Avrei dovuto chiedergli che mi concedesse di rinunciare alle uniche norme che consentono di operare con efficacia, come ho dimostrato in questi anni. Per quale ragione? Per restare fermo a tempo indeterminato, in attesa che il Parlamento affrontasse il problema della capacità di decidere e fare delle Amministrazioni, sul quale ad oggi non ci sono neppure proposte?’  

Si è reso conto che buona parte dei mutamenti apportati alla legge del 1992 potevano creare conflitti con l’ordinamento costituzionale? 

‘Non mi rendo mai conto di ciò che non c’è. Nessuna novità venuta dopo la legge del 1992 ha creato conflitti costituzionali. Nessuna norma è passata col parere contrario del Presidente della Repubblica, non ci sono state osservazioni neppure informali, non ci sono stati pronunciamenti della Corte Costituzionale né sono state sollevate fondate eccezioni di incostituzionalità. Da nessuno, tranne che da Lei oggi, neppure durante la discussione e l’approvazione della riforma del Titolo V della Costituzione, che ha dichiarato la Protezione Civile materia concorrente con le Regioni, con le quali per noi è normale coordinarsi, anche per i Grandi Eventi, come è avvenuto per il G8 con la Regione Sardegna e successivamente con la Regione Abruzzo’. 

Ha riflettuto sul fatto che le ordinanze relative a quegli eventi (tra le quali c’è anche l’attribuzione alla Protezione civile del finanziamento delle celebrazioni per l’Unità d’Italia) sono un modo per evitare la firma del capo dello Stato eludendo così il suo controllo di costituzionalità? 

‘Se i Presidenti della Repubblica non hanno mai opposto il rifiuto o obiezioni alle leggi che consentono l’adozione delle ordinanze relative ai Grandi Eventi, se gli stessi non hanno mai espresso preoccupazioni di sorta al riguardo, confesso che non ho avuto stimoli per fare questa riflessione. Ricordo invece che i Presidenti della Repubblica hanno conferito due medaglie d’oro al valore civile al Dipartimento, mi hanno riservato rapporti personali diretti assolutamente cordiali, non hanno mai lesinato, in moltissime occasioni, i loro complimenti e il loro compiacimento per il mio operato. In occasione del G8 all’Aquila il Presidente Napoletano ha voluto pubblicamente manifestare il suo grande apprezzamento, a me e a quanti hanno lavorato con me, per l’organizzazione e la gestione dell’evento’.  

Ha informato di queste sue eventuali osservazioni il presidente del Consiglio? Quale risposta ne ha ottenuta? 

‘Per la stessa ragione, e cioè la mia incapacità di vedere pericoli dove li vede solo Lei, non ho informato il Presidente del Consiglio, che invece ha potuto prendere atto in molte occasioni, senza bisogno di suggerimenti, delle tante cose concrete positive realizzate dal Dipartimento’.  

Si è reso conto che, restando sottosegretario di Stato, esisteva un’incompatibilità assoluta con la carica di direttore del Dipartimento della Protezione civile? Questa incompatibilità è durata più di un anno. Per quale ragione? 

‘Sarei incompatibile se fossi sottosegretario alla Protezione Civile. Mi sono battuto sempre perché la competenza della Protezione Civile fosse propria del Presidente del Consiglio dei Ministri, risolvendo in questo modo il problema di evitare, nei tempi dell’emergenza, di affidarsi a forme di ‘coordinamento senza potere’, esercitate da un Ministro pari grado di altri Ministri che dovevano accettare di farsi coordinare. Ho detto anche di recente che un conto è invitare i colleghi, un altro convocare le Amministrazioni e i loro titolari a riunioni a Palazzo Chigi. Questo vale in generale, a prescindere da chi sia l’inquilino di Palazzo Chigi. Sono stato sottosegretario per l’emergenza rifiuti in Campania dove ho anche operato come responsabile della Protezione Civile con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Risultati che dipendono dall’uso di quei poteri e normative di Protezione Civile, le uniche adeguate ad affrontare situazioni complesse e problemi dove il ‘tempo che passa’ è determinante, che ora sembra Le creino insormontabili problemi di tenuta della democrazia. Anche adesso, comunque, non sono affatto sottosegretario alla Protezione Civile’.  

Bertolaso è stato indagato per reati connessi alla gestione dei rifiuti di Napoli, insieme al suo vice dell’epoca (che è una donna a lui ben nota e a lui fedelissima). Il processo per il suo vice è in corso. Per quanto riguarda lui è stato invece stralciato e trasferito a Roma. Può dirci a che punto si trova questo processo? 

‘Per quanto riguarda il processo relativo a mie condotte inerenti la gestione dei rifiuti in Campania, al momento mi risulta che ci sia stata richiesta di archiviazione per i quattro reati più gravi di cui ero indagato, mentre è in corso l’accertamento da parte del Gip per un ultimo reato di natura contravvenzionale, per il quale la legge prevede soltanto un’ammenda’.  

Porgo queste domande a Bertolaso perché egli si è sempre proclamato un uomo al servizio dello Stato e non dei governi. Se fosse al servizio di questo governo e lo dichiarasse francamente, non porrei questi interrogativi. Ma se è al servizio dello Stato avrebbe dovuto porseli e quindi: perché queste domande non se le è poste da solo e non ne ha tratto le conclusioni? 

‘Ripeto di essere un servitore dello Stato. Ho detto, anche nella ultima lettera che le ho inviato, che non sono servitore di questo o quel governo. Il che non vuol dire che non sia al servizio del Governo. Sarebbe assai originale e contraddittorio. Se la Sua vera domanda è: ‘si è reso conto che il suo operare ha creato situazioni che possono aver contribuito al consenso nel Paese dell’attuale Presidente del Consiglio?’ rispondo di essermene accorto. Ho già detto che alcuni degli interventi che ho realizzato, a partire dalla fine della quindicennale emergenza rifiuti in Campania, sarei stato lieto di concluderli con il Presidente Prodi, che condivideva il mio Piano, mentre il Governo da lui presieduto non ne ha permessa la realizzazione. Non io, ma Napoli e l’Italia hanno perso più di un anno. Spiacente, ma non è un mio problema considerare che per ‘Stato’ si deve intendere ‘l’Italia senza Berlusconi’. Spiacente, è un problema del centro sinistra italiano, non dello Stato, non riuscire a fare a meno di questo Presidente perché unico collante buono a tenere insieme forze politiche che, quando non trovano accordo su questo comune bersaglio, danno regolarmente vita alla fiera del fuoco amico. Da servitore dello Stato, aspetto che questa congiuntura non brillante finisca, perché non aiuta nessuno a migliorare la qualità del servizio ai cittadini. Ma ciascuno si prenda le sue, di responsabilità. Un’ultima risposta la devo non ad una domanda, ma ad una sua affermazione. Personalmente ho grande considerazione per il lavoro della magistratura, credo indispensabile che esista una ‘macchina della giustizia’ efficiente e responsabile, credo nel diritto dovere dei magistrati di fare il loro lavoro, prezioso per una società che vuole essere civile. Mi piacerebbe molto, invece, che i processi mediatici come quello che adesso si sta celebrando contro di me, che sono soltanto l’imputato pubblico di turno, scomparissero. Rispetto l’opinione pubblica, al punto da essermi fatto un punto d’onore nel meritare la fiducia dei cittadini, ma non credo le si renda servizio spargendo illazioni, informazioni non verificate, sospetti, teoremi di colpevolezza data per certa quando nessun giudice si è pronunciato. Questo sì, in violazione dei principi costituzionali. La libera stampa, se sviscera gli elementi di prova addotti dai giudici per una loro decisione, può rendere un servizio ai cittadini e al Paese. Quando spande fango, meno’”. (red)

4. Bersani chiese aiuto a Bertolaso per il suo Congresso

Roma - “Suona come una bestemmia – scrive IL GIORNALE - la lotta politica ingaggiata da Pierluigi Bersani nei confronti del sottosegretario e della struttura da lui diretta. Bestemmia non certo per la ‘santità’ di Bertolaso, ma semmai per una questione di coerenza. Posto che proprio Bersani, quand’era ministro, le tentò tutte, ma proprio tutte, per convincere Bertolaso a includere tra i ‘Grandi Eventi’ una manifestazione che a lui, quale responsabile del dicastero dello Sviluppo economico, interessava in modo particolare. Sponsorizzò l’evento coi vertici del governo, scrisse personalmente, a maggio del 2007, all’allora sottosegretario Enrico Letta, fece scrivere addirittura dal suo capo di gabinetto. Ci provò anche per vie indirette. Non si arrese nemmeno quando Guido Bertolaso rispose alla richiesta arrivata tramite Letta, con una missiva dell’inizio di giugno del 2007, in cui tra le righe traspariva una certa seccatura, dicendo che non se ne parlava nemmeno di includere il 20º congresso mondiale dell’Energia, in programma a novembre di quell’anno, alla nuova fiera di Roma, fra i Grandi eventi, semplicemente perché non se ne ravvisavano i requisiti. Si sarebbe dovuta infrangere la legge, che per dichiarare il congresso ‘grande evento’ pretendeva ‘l’assoluta necessità di prevedere una norma derogatoria’ per ‘consentire utilizzo di mezzi e poteri di carattere straordinario e urgente’.  

Ma non c’era molto di straordinario e urgente, spiegava nero su bianco il capo della Protezione civile, aggiungendo poi che ‘non sembra sussistere’ nemmeno ‘l’esigenza di porre in capo a un unico soggetto il trasferimento di eventuali risorse finanziarie occorrenti per l’attuazione di tutte le iniziative’. Insomma, ‘considerati la stima del numero dei partecipanti’ e ‘la previsione del pubblico che vi prenderà parte’, il congresso ‘spinto’ da Bersani come ‘grande evento’, tagliava corto Bertolaso in chiusura di lettera, era decisamente troppo piccolo, e ‘tale da poter essere gestito dagli organi competenti in via ordinaria’. Tutto chiarito? E no, perché il primo agosto dello stesso anno il capo di gabinetto di Bersani, Goffredo Zaccardi, scrive ancora a Bertolaso, replicando la richiesta, illustrando una volta di più il prestigio del Wec, ‘uno dei principali forum’ per ‘il dibattito energetico mondiale’. E, praticamente ignorando del tutto la lettera con cui Bertolaso aveva già spiegato i motivi per cui non riteneva di dover incardinare il congresso come ‘grande evento’, conclude bissando l’istanza (e allegando la prima lettera di Bersani), con un giustificativo aggiuntivo: la sicurezza. ‘In considerazione della rilevanza dell’evento - scrive il capo di gabinetto di Bersani - al fine di garantirne la miglior riuscita e, al tempo stesso, i relativi aspetti di sicurezza, si ribadisce la richiesta, già formulata dal ministro, che il 20° congresso mondiale dell’energia venga dichiarato ‘Grande evento nazionale’’.  

E invece niente. Il dipartimento di Protezione civile risponde ancora una volta picche per le vie brevi. Normale dialettica tra istituzioni, verrebbe da dire. Però poi Bertolaso finisce nella bufera giudiziaria che si abbatte da Firenze sugli appalti per il G8 alla Maddalena, e salta fuori Bersani a chiederne la testa. Il primo a pensar male è stato proprio il capo della Protezione civile, che ieri nell’intervista al Giornale ha dichiarato di voler dire ‘due o tre cose’ al segretario del Partito democratico. Che magari non ha tra i ‘moventi’ del suo attacco politico al sottosegretario quel vecchio ‘no’. Ma che, visto il precedente, potrebbe evitare di sparare a zero sulle ‘procedure discrezionali’ previste per i grandi eventi. Proprio quelle per cui lui ha speso - invano - inchiostro e pressioni, meno di tre anni fa. E invece, a scorrere il Bersani-pensiero degli ultimi giorni, pare che il numero uno del Pd abbia fatto una scelta diversa. Il presupposto è il solito garantismo per cui ‘le eventuali responsabilità penali le stabilirà la magistratura’ e ‘nessuno si mette a fare il giudice’. Salvo che poi giudizi e pregiudizi Bersani non li lesina di certo: ‘C’è una responsabilità oggettiva, un andazzo che non è accettabile, bisogna tirare le somme’, spiegava il segretario venerdì scorso a Pisa. Per poi lanciare un attacco alla formula dei ‘grandi eventi’, quelli appunto a cui lui da ministro guardava speranzoso.  

‘C’è da dire che queste procedure discrezionali danno luogo a rischi enormi. Il governo sta proponendo in questi giorni di triplicare queste procedure. È un’assurdità’, sibila Bersani. Spingendosi quindi ben dentro il giudizio di merito: ‘Non possiamo chiamare emergenza i Campionati di nuoto o il piano carceri, perché poi succedono queste cose’. E il congresso sull’energia? Memoria corta? Può darsi, ma di certo Bersani dal giorno dell’arresto di Balducci e degli altri dirigenti, proprio sul punto dell’eccessivo allargamento dei ‘grandi eventi’, non ha mancato di tirare siluri a Bertolaso. ‘Dobbiamo sapere se il G8 e i mondiali di nuoto e ogni cosa sono un’emergenza, e in nome di questo si può venir meno ai processi di trasparenza. Io dico no’, diceva mercoledì scorso l’uomo che voleva il ‘grande evento’ per un convegno che registrò poche migliaia di visitatori. E le dichiarazioni del segretario del Pd di adesso paiono copiate proprio dalla risposta negativa del capo della Protezione civile di allora. ‘Vogliamo di nuovo andare per questa strada, chiamando emergenza quel che di normale accade in un Paese, per derogare a meccanismi trasparenti?’. Ma quando lo diceva Bertolaso, chissà come mai, a Bersani non stava bene per niente”. (red)

5. Bertolaso, mistero su bustarella e incontro hard

Roma - Scrive LA STAMPA: “Sono le 22,08 del 20 settembre del 2008. L’imprenditore Diego Anemone, che ha una fetta di appalti per il G8 di La Maddalena, digita sul cellulare un messaggio per Guido Bertolaso: ‘Ci possiamo incontrare domani o lunedì?’. Il Capo della Protezione Civile risponde: ‘Domani verso le 10,30 a piazza Ungheria’. Si dà un gran daffare Diego Anemone. L’appuntamento è molto importante: l’imprenditore deve far vedere a Bertolaso un appunto sulla maggiorazione dei costi dell’appalto del G8 di ben 73 milioni di euro. Ma il problema non è questo, o meglio non è solo questo. Il sospetto degli investigatori e inquirenti fiorentini è che in piazza Ungheria potrebbe essere avvenuto il passaggio di denaro. La bustarella, anzi una bustona che complessivamente alla fine sarà di 100.000 euro. E questo perché, dopo aver fissato l’incontro con Bertolaso, Anemone è alla disperata ricerca di soldi. Si rivolge a don Evaldo Biasini, l’economo provinciale della Congregazione dei missionari del preziosissimo sangue di Roma. Lo chiama alle 9,11 della mattina del rendez vous in piazza Ungheria: ‘Don Evà... scusa se ti scoccio... stamattina devo vedere una persona verso le 10,30... come stai messo?’. E quello: ‘Di soldi? Qui ad Albano ce n’ho soltanto 10’.  

Poi, alla fine, cioè il giorno dopo, don Evaldo rimedierà 50.000 euro. Ma a Diego non bastano, ne vorrebbe altrettanti dall’amico sacerdote che però, alla segretaria, dice che non può. Insomma chiude il rubinetto. Torniamo all’incontro in piazza Ungheria. Alle 10,25 è Bertolaso che chiama Anemone: ‘Hai ricevuto il messaggio?’. ‘Sì, sono qui’. ‘Allora arrivo’. Si vedono per pochi minuti, neppure mezzora, e i risultati sono positivi. Diego Anemone chiama Simone Rossetti, il gestore del circolo del benessere e del relax (Salaria Sport Village) per organizzare la ‘cosa megagalattica’, quella ‘con frutta e champagne...’ e Simone che risponde ‘ho capito... chiudo il circolo due ore prima...’. Ma sono i soldi che Diego Anemone ha fretta di trovare. E coinvolge altri imprenditori della partita degli appalti di La Maddalena, come Piero Murino che il 23 settembre risponde: ‘Quello che c’ho ti porto...’. Dalla lettura delle carte non emergono elementi per sostenere che effettivamente vi sia stato un passaggio di denaro tra Anemone e Bertolaso (in caso affermativo, naturalmente il sottosegretario sarebbe finito in carcere). Rimane una tesi, magari suggestiva, che non può contare comunque su uno straccio di prova anche se (insieme all’incontro del 14 dicembre del 2008 con Monica, la ragazza brasiliana) questa movimentazione di denaro ha portato la Procura di Firenze a iscrivere sul registro degli indagati per corruzione il sottosegretario Bertolaso”. (red)

6. Grandi eventi, consulenze finte per appalti a Firenze

Roma - “Dirigenti dello Stato, imprenditori, consulenti. Tutti in società per dividersi la torta dei Grandi Eventi. Una pratica diffusa – scrive LA REPUBBLICA - nella quale sembra aver primeggiato il Gruppo Anemone, di cui l’inchiesta della procura di Firenze e dei carabinieri del Ros ha portato alla luce una rete di intrecci societari con tutti e tre i funzionari ministeriali preposti alla vigilanza degli appalti arrestati mercoledì per corruzione con Diego Anemone: Angelo Balducci, Diego Della Giovampaola, Fabio De Santis. Per di più, la torta era talmente ricca che sembra venissero compensate anche consulenze non fatte. Il 29 settembre 2008 De Santis invita una professionista a mandare il saldo della parcella. Lei cade dalle nuvole: ‘Ma non abbiamo fatto niente...’. ‘Come no, tutto a posto’, ribatte De Santis che più tardi commenterà con la moglie: ‘È scema... ‘io non ho fatto niente’... è cretina’. La moglie ne conviene: ‘È proprio scema, poi per telefono, vabbè’. Per gli amici questo ed altro. Angelo Balducci, il presidente del consiglio superiore dei lavori pubblici, era legato agli Anemone non solo per gli innumerevoli benefits ricevuti ma anche perché sua moglie e suo figlio erano in società con loro, come documentato oltre un anno fa dall’Espresso.  

Il figlio Filippo, in particolare, ha acquistato con Diego Anemone il centro sportivo di Settebagni poi divenuto Salaria Sport Village. Anche Mauro Della Giovampaola, già responsabile dei cantieri della Maddalena e oggi soggetto attuatore dell’ampliamento degli Uffizi, il più importante museo italiano, era in società con gli Anemone attraverso la Medea Progetti e Consulenze costituita nel 2002 con Vanessa Pascucci, moglie di Diego Anemone: il quale, infuriato per la decisione di Della Giovampaola di affidare alcuni lavori del G8 a società locali, il 28 agosto 2008 ordina alla sua segretaria di ‘sospendere quella disposizione per la Medea... sì, il versamento, quello di Mauro’. Non poteva restare indietro Fabio De Santis, commissario delegato per i 150 anni dell’Unità d’Italia, soggetto attuatore del G8, oggi provveditore alle opere pubbliche della Toscana. Ed ecco suo fratello Marco, amministratore della Elettrica Leopizzi, associarsi alla Anemome nella Conegliano Scarl, per la costruzione della caserma dei vigili del fuoco di Conegliano.  

Con questa perfetta rete di relazioni, non vi è da stupirsi che il Gruppo Anemone si sia aggiudicato, in associazione con altre imprese, tre lavori per il vertice G8 alla Maddalena, fra cui il palazzo delle conferenze e la residenza dell’Arsenale, l’ampliamento dell’aeroporto di Perugia, nell’ambito dei lavori per i 150 anni dell’Unità d’Italia, nonché il Nuovo Museo dello Sport Italiano di Tor Vergata e lo Stadio Centrale del Tennis al Foro Italico per i Mondiali di Nuoto. Non solo. Anemone si è aggiudicato anche le forniture di arredi per l’albergo per i Grandi alla Maddalena realizzato dalla Gia.Fi di Valerio Carducci, per il Palazzo del Cinema di Venezia e per il Teatro della Musica di Firenze, opera quest’ultima aggiudicata alla Sac di Emiliano Cerasi in associazione con la Igit di Bruno Ciolfi. La Igit, peraltro, è associata con Anemone nei lavori dell’aeroporto di Perugia, dell’Arsenale alla Maddalena (dove era rappresentata da Vanessa Pascucci, moglie di Diego Anemone) e nel Museo dello Sport. Escluse dal banchetto, invece, grandi imprese come la Btp di Firenze, nonostante il presidente Riccardo Fusi (indagato per corruzione) sia amico del coordinatore del Pdl Denis Verdini che, più volte interpellato sull’inchiesta fiorentina, non vuole parlare”. (red)

7. Protesta all’Aquila: Quella notte non ridevamo

Roma - “‘Quelli che non ridevano’ la notte del terremoto del 6 aprile, si sono ritrovati in piazza, davanti alle macerie del centro storico. L’appello a manifestare era corso sul web il giorno prima. E così ieri – riporta LA REPUBBLICA -, nel giro di poche ore, nel primo pomeriggio, si sono radunati in trecento per una protesta partecipata, nata dopo l’indignazione per le intercettazioni divulgate nei giorni scorsi e relative all’inchiesta sugli appalti del G8. ‘Non c’è mica un terremoto al giorno’ su cui speculare, dicevano in una delle conversazioni registrate dalla procura di Firenze, gli imprenditori Francesco Maria De Vito Piscicelli, direttore tecnico dell’impresa Opere pubbliche e ambiente Spa di Roma, e il cognato, l’imprenditore Pierfrancesco Gagliardi. E così, sull’onda della rabbia di quelle parole e di una indagine che accusa di corruzione i vertici della Protezione Civile (che da dieci mesi si occupa della ricostruzione dell’Aquila), i manifestanti hanno forzato un posto di blocco all’altezza dei Quattro Cantoni, nel cuore della ‘zona rossa’ (inaccessibile dopo il sisma dello scorso aprile). Le forze dell’ordine in un primo momento hanno tentato di opporsi ai manifestanti, per impedire loro di varcare le transenne, ma è stato inutile: davanti al tentativo ripetuto, gli agenti hanno preferito lasciar passare la gente per evitare disordini. Così, i manifestanti hanno raggiunto Piazza Palazzo, dove un mese fa era stato celebrato un consiglio comunale tra le macerie.  

E su quelle macerie una decina di aquilani sono saliti gridando la propria rabbia per non avere più a disposizione la città. E ogni persona, simbolicamente, ha preso con sé una pietra. Tra i primi a scalare uno di quei cumuli - con indosso una maglietta bianca con scritto ‘Alle 3:32 non ridevo’ - era Stefano Cencioni, ed il suo ricordo personale di quella notte è diventato lo sfogo di un’intera città. ‘Non ridevamo, non ridevamo affatto quella notte - ha urlato ai manifestanti - perché tra questi vicoli sono morte delle persone, e queste macerie ne sono la testimonianza’. ‘Non possono portarci via 700 anni di storia’, ha gridato al megafono Giusi Pitari, alla testa del corteo. Tra la gente c’era anche chi aveva addosso un lenzuolo bianco, con i fori agli occhi. ‘Voglio dire con questo che rischiamo di avere a che fare con una città fantasma’, ha spiegato Anna Barile ‘e che siamo indietro anni luce nella ricostruzione’. Alla fine della manifestazione, i comitati cittadini hanno lasciato uno striscione su una delle fontane di piazza Duomo con scritto: ‘solo apparenza, poca sostanza’. Intanto, dieci mesi dopo il sisma, la città e i centri storici limitrofi sono paralizzati, invasi da quattro milioni di metri cubi di macerie. ‘Un problema più grande di noi’ ha spiegato il sindaco Massimo Cialente ‘occorrerà un anno ancora per poterle rimuovere del tutto’. Intanto sono circa 30 mila le persone ancora assistite ‘con un costo mensile per lo Stato di dieci milioni di euro al mese’ ha chiosato il primo cittadino”. (red)

8. Immigrati, tensione alta. Lega:Controlli ed espulsioni

Roma - “Il giorno dopo gli scontri, resta alta la tensione in via Padova – scrive LA REPUBBLICA -, mentre la polizia ferma quattro egiziani per la guerriglia urbana di sabato notte e cerca il gruppo di sudamericani che ha aggredito e ucciso il giovane magrebino. Ma la rivolta diventa terreno di scontro politico. Il vicesindaco De Corato, in visita a via Padova nella zona dei disordini, viene contestato da abitanti e commercianti italiani della zona. E parte il reciproco scambio di accuse e responsabilità tra centrodestra e centrosinistra sui temi dell’immigrazione e della sicurezza. Per Letizia Moratti, fresca tesserata del Pdl, la violenza scoppiata in questo quartiere multietnico di Milano non è paragonabile alle banlieue parigine. Il sindaco annuncia l’arrivo di cento nuovi agenti in città: ‘Ne ho parlato con il ministro Maroni e il presidente Berlusconi’. E respinge le accuse dei cittadini: ‘Non li abbiamo lasciati soli’. Il problema, dice, è un altro: ‘Negli anni ‘80 a Milano e provincia c’erano 3mila stranieri; oggi siamo arrivati a 400mila. Scontiamo la politica del centrosinistra che ha aperto a un’immigrazione senza regole’. Ma dal segretario del Pd Pierluigi Bersani arriva la replica: ‘Quello che è accaduto è gravissimo. Mi ha fatto impressione sentire le alte grida della destra e della Lega. Governano loro il Paese, la Regione, la città. Si prendano carico del fatto che è fallita una politica di integrazione e di sicurezza e non scarichino le responsabilità. Coltivare questi problemi per fare consenso e non risolverli mai non è più accettabile. È ora di smetterla’.  

Ad aprire le polemiche è stata la Lega. La rivolta non si era ancora placata e l’eurodeputato Matteo Salvini tuonava: ‘Servono controlli ed espulsioni casa per casa’. Anche adesso il Carroccio ribadisce la ‘tolleranza zero’ verso gli irregolari, con il ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli: ‘Gli incidenti di Milano sono un segnale del rischio di possibili nuove banlieue come successo in Francia, dove ora si lavora a proposte rigide per il controllo dell’immigrazione’. Il portavoce dell’Idv Leoluca Orlando, però, accusa: ‘Fino a quando si utilizzeranno gli immigrati come un argomento di propaganda, non riusciremo mai a creare vere politiche d’integrazione’. Per il ministro della Difesa Ignazio La Russa, invece, occorre il ‘massimo rigore contro l’immigrazione clandestina proprio per garantire i regolari’. Il Pdl, questa sera, organizzerà una fiaccolata in via Padova per esprimere solidarietà ai cittadini ‘esasperati e terrorizzati’. Dal candidato del Pd alle prossime regionali Filippo Penati arriva però la richiesta di dimissioni di Riccardo De Corato e di Matteo Salvini, presidente della commissione consiliare Sicurezza.  

Sul fronte delle indagini, intanto, dei 37 egiziani accompagnati in questura dopo gli scontri, quattro sono stati fermati con l’accusa di devastazione e saccheggio. Sono clandestini, tra i 19 e i 31 anni. Fanno parte, nella ricostruzione degli investigatori di Digos e Nucleo Informativo dei carabinieri, del gruppo di egiziani più violenti, responsabili delle devastazioni. Gli investigatori cercano ora altre cinque o sei persone che avrebbero danneggiato negozi, vetrine, e una ventina tra auto e moto. È invece la Squadra mobile a indagare sull’omicidio di Ahmed Aziz El Sayed, il pizzaiolo di 19 anni accoltellato a morte dopo un primo contatto tra i tre africani e i sudamericani sull’autobus 56. Sarebbe stato un piede pestato da un latino a innescare la lite, proseguita sul marciapiede fino all’accoltellamento mortale. Il gruppo di sudamericani potrebbe essere legato ai Latin Chicago, una delle bande latine che si fronteggiano in molti quartieri della periferia. Secondo alcune testimonianze l’uomo che ha estratto il coltello potrebbe essere un ragazzo ‘magro, alto, di circa 25 anni, assiduo frequentatore del bar’. Gli investigatori passano al setaccio le telecamere sull’autobus e in strada per arrivare a identificare l’assassino”. (red)

9. Immigrati, Berlusconi chiama Moratti: Riportare la calma

Roma - “Il primo a essere preoccupato” di quanto accade a Milano, scrive LA STAMPA, “è il Cavaliere che ha evitato commenti in pubblico ma si è fatto spiegare dalla Moratti e da Formigoni come sono andate le cose. Berlusconi teme che gli scontri tra le diverse etnie, se non sopiti in tempo, possano trasformare Milano in una banlieue parigina. Di qui la raccomandazione fatta ai suoi interlocutori milanesi, ‘facciamo di tutto per riportare la calma nelle due comunità’. Il day after del capoluogo lombardo fotografa infatti gruppi di immigrati che stracciano i manifesti della Lega in via Padova e delegazioni del Pd capitanate dal candidato di Bersani, Filippo Penati, che chiedono le dimissioni di Moratti, De Corato e Salvini, perché ‘da vent’anni qui governa la Lega e questi sono i risultati’. ‘Abbiamo concordato con il Presidente Berlusconi e il ministro Maroni - replica la Moratti - un rinforzo di uomini: il primo contingente arriverà nei prossimi giorni’ e questi incidenti ‘sono il segno del fallimento della politica dei governi di centrosinistra che hanno sempre avuto un’immigrazione facile’”. (red)

10. Grecia, NYT: Accuse a Goldman e JP Morgan

Roma - “Le banche di Wall Street finiscono di nuovo sotto accusa. Stavolta per la crisi dell’euro. Secondo il New York Times – riporta LA STAMPA -, due grandi banche d’affari americane, come Goldman Sachs e Jp Morgan Chase, attraverso l’uso dei derivati (prodotti sofisticati ma legali) hanno aiutato la Grecia a mascherare l’entità del proprio debito mettendo in serie difficoltà l’euro. Per il quotidiano della Grande Mela, ‘Wall Street non ha creato il problema del debito europeo, ma i banchieri hanno permesso alla Grecia e ad altri paesi di farsi prestare denaro al di là delle loro possibilità, con accordi che erano perfettamente legali’. Secondo il quotidiano Usa, meccanismi swap messi a punto dalle due banche hanno permesso alla Grecia di ipotecare alcuni settori della propria economia mascherando parte del debito all’Ue, perché le operazioni in questione non appaiono come prestiti bancari. In particolare, la Grecia avrebbe finanziato parte del suo deficit sulla sanità pubblica impegnando i futuri introiti sulle tasse aeroportuali, i pedaggi autostradali e gli incassi legati alle lotterie di Stato. Secondo il New York Times, meccanismi analoghi erano stati sfruttati in passato dall’Italia per ridurre artificialmente il deficit con derivati legati ai tassi di cambio. Intanto, ieri il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet è tornato ad ammonire Atene: ‘La Grecia deve rimediare ai suoi errori, che non sono tollerabili per la stabilità finanziaria della zona euro’. Secondo il numero uno della Bce, ‘la politica fiscale greca del passato non era tollerabile e non avrebbe dovuto essere tollerata’ e comunque ‘non c’è motivo per avere dubbi sugli altri Paesi dell’euro’”. (red)

11. Grecia, Trichet: Nessun contagio su banche Ue

Roma - Scrive LA REPUBBLICA: “La compattezza della Ue a sostegno della Grecia verrà messa di nuovo alla prova oggi, alla riapertura dei mercati, dopo gli annunci nebulosi della settimana scorsa. L’idea che il Paese guidato da Georges Papandreou potesse essere messo al riparo dalla speculazione internazionale grazie a un piano di aiuti proveniente da alcune nazioni Ue o anche da tutti, aveva riportato un po’ di sereno sui mercati finanziari dopo settimane di turbolenze. Ma la mancanza di dettagli significativi sul piano ha riportato incertezza tra gli operatori sul finire della settimana, soprattutto alla luce dei dati sull’esposizione delle banche francesi e tedesche nei riguardi di Grecia, Spagna e in termini più allargati verso i Paesi cosiddetti Pigs (Portogallo, Irlanda, Grecia, Spagna). I numeri dell’ultimo bollettino della Bis, uscito nel dicembre 2009 su dati riferiti a settembre, parlano chiaro: francesi e tedeschi sono esposti verso la Grecia per 115 miliardi di dollari (quasi la metà del Pil), di cui 76,5 miliardi la Francia e 38,5 la Germania mentre le banche italiane hanno solo 8 miliardi di attivi nei confronti di Atene. E ancor più significativi sono i dati riferiti ai Pigs, sempre relativi a Francia e Germania: 860 miliardi, di cui 504 a carico dei tedeschi e 354 sulle spalle dei francesi. Dunque appare ovvio che Angela Merkel e Nicolas Sarkozy nel lanciare la ciambella di salvataggio alla Grecia pensino in primo luogo ai loro interessi nazionali.  

E nonostante ciò i tedeschi continuano a opporsi all’emissione di bond europei, una sorta di Union bond, volte a raccogliere fondi a favore dei Paesi che dovessero entrare in crisi per debolezza dei conti pubblici. ‘La Grecia deve correggere quello che è stato fatto nel passato e che era incompatibile con le regole dell’euro - ha detto ieri il presidente Bce Jean Claude Trichet - . Non c’è motivo per avere dubbi su altre Nazioni dell’euro dopo la crisi dei conti pubblici greci’, ha concluso, aggiungendo che l’impegno a sostenere la Grecia preso dai governi europei al Consiglio Ue della scorsa settimana è ‘importante’. Ma intanto occorre anche fare i conti con un sentimento spiccatamente anti-europeo che sta montando nell’opinione pubblica tedesca, con tanto di richiesta di espulsione della Grecia dall’Eurozona. Ed è in questo clima che oggi arriverà la prima votazione dell’Eurogruppo sul nuovo vicepresidente della Bce che andrà a sostituire il greco Luca Papademos, in scadenza di mandato. Pare che il portoghese Vitor Constancio possa raccogliere ampi consensi, più del lussemburghese Yves Mersch e del belga Peter Praet. Ma ciò non dovrebbe pregiudicare la corsa di Mario Draghi alla poltrona oggi occupata da Trichet che concluderà il mandato nell’ottobre 2011 e che è in competizione con il governatore tedesco Axel Weber. Il criterio di ripartizione geografica - vice del sud Europa e presidente del Nord - non è un dogma e può essere disatteso se l’asse franco-tedesco continuerà a fornire dimostrazioni di arroganza come sta avvenendo sul caso Grecia”. (red)

12. I banchieri a Draghi: Pronti a finanziare lo sviluppo

Roma - “La spinta per la ripresa economica nel nostro Paese potrebbe essere rappresentata dalle infrastrutture. A ventiquattr’ore dalla diagnosi del governatore Mario Draghi (‘l’Italia esce dalla crisi con la crescita ai minimi’), sempre da Napoli – scrive IL GIORNALE - arriva una ricetta: la ripresa si può rafforzare investendo in opere pubbliche di cui il Paese ha bisogno, a incominciare dal nucleare. E alla richiesta di maggiore trasparenza, le banche rispondono: su questo tema abbiamo fatto molti passi avanti. Ne sono convinti Francesco Gaetano Caltagirone, Corrado Passera (Intesa Sanpaolo) e Alessandro Profumo (Unicredit), insieme a Napoli per una tavola rotonda dedicata a banche e ripresa. ‘In Italia - spiega Caltagirone - c’è una domanda naturale e non artificiale di infrastrutture’, a cominciare dall’energia. Così la realizzazione del nucleare, ‘non solo genera domanda ma affranca il Paese - afferma - dalla necessità di importare energia’, i cui costi sono una palla al piede delle imprese. Concordano con Caltagirone sia Passera che Profumo. Ma come trovare le risorse? L’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo osserva che per recuperare il ritardo infrastrutturale servirebbero investimenti per 40-50 miliardi di euro in cinque-sette anni. ‘Sembrano cifre grosse - aggiunge Passera - ma non lo sono, considerando che ci sono somme stanziate ma non spese, soldi disponibili da parte dei privati (la stessa banca ha stanziato somme per autostrade che non partono) e finanziamenti europei’.  

Tuttavia, ricorda Profumo, il ruolo del capitale pubblico resta essenziale per realizzare le grandi opere. Inoltre, rimarca, bisogna risolvere un grande problema: rendere più veloci i processi decisionali. Si discute anche di banche, dopo le parole pronunciate sabato da Draghi. Caltagirone, che è anche vicepresidente e importante azionista del Monte Paschi, condivide ‘completamente’ l’invito del governatore a rafforzare il patrimonio delle banche anche destinandovi gli utili. Caltagirone invita inoltre le banche a tornare sul territorio, dato che l’imprenditore sente la necessità del ‘rapporto personale, e deve essere valutato attraverso la conoscenza diretta della sua impresa’. Un invito che non convince del tutto gli altri due banchieri. ‘C’è una visione un po’ mitica del direttore di filiale che sa fare tutto - replica Profumo - ma quando si hanno 5mila clienti che vanno dal portiere del palazzo accanto alla Montedison, come si fa’? Quanto al rapporto con la clientela retail, aggiunge l’amministratore delegato di Unicredit, bisogna fare un passo indietro dagli slogan, e ragionare tutti insieme’. Le banche, dicono Passera e Profumo, non hanno chiuso l’ombrello del credito nei confronti delle imprese: ‘Siamo pronti a finanziare lo sviluppo’, conferma l’ad di Intesa Sanpaolo. Tutti si augurano che le nuove regole di Basilea 3 non ostacolino la ripresa: ‘Sarebbe un peccato’, dice Passera che tuttavia si sente rassicurato dalle parole incoraggianti pronunciate da Draghi (‘Basilea 3 non pregiudicherà la crescita’)”. (red)

13. Afghanistan, attacco Nato provoca 12 morti civili

Roma - Riporta LA REPUBBLICA: Il secondo giorno dell’Operazione Mushtarak è più nero del primo. Dodici civili morti, dodici innocenti colpiti per errore, dodici vittime in un colpo solo: più dei soldati della coalizione caduti in due giorni. Stanley McChrystal, il comandante dell’Isaf che aveva fatto del rispetto dei civili un punto di tutta l’Operazione Mushtarak, che in lingua dari significa ‘Insieme’ (il 60 per cento delle truppe sono afgane) presenta le sue condoglianze al presidente Hamid Karzai, che si dice naturalmente ‘rattristato’. Ma le vittime del distretto di Nad Ali aprono nuovi interrogativi sull’attacco, il più grande lanciato dagli alleati dal 2001: la roccaforte taliban di Marja è caduta grazie al blitz delle seimila truppe schierate nella prima parte dell’offensiva, ma ci vorranno giorni o settimane per ripulire questo angolo di Helmand. Lo ammette il capo di stato maggiore Mike Mullen: ‘Siamo partiti bene, ma onestamente non so quanto potrà durare’. Lo ammette il generale Larry Nicholson, capo dei Marines che sono i più esposti nell’offensiva: ‘Ci vorranno forse una trentina di giorni per ripulire il territorio’. Lo ammette il consigliere per la sicurezza di Barack Obama: ‘Siamo ancora nella fase iniziale’. Sull’incidente di Nad Ali - il centro più importante della regione a cui Marja appartiene - è stata subito aperta un’inchiesta. Americani e inglesi avrebbero risposto al fuoco che proveniva da un avamposto taliban utilizzando l’artiglieria che in gergo viene chiamata ‘Himars’: razzi che dovrebbero colpire ad altissima precisione. Invece i missili si sono schiantati 300 metri prima dell’obiettivo, colpendo un’abitazione e facendo strage di civili. McChrystal ha ordinato il sequestro di questo tipo di artiglieria ‘fino a quando non sarà fatta chiarezza sull’incidente: l’operazione qui nell’Helmand è stata concepita per riportare la sicurezza e la stabilità in questa parte dell’Afghanistan. È increscioso che ci siano delle vittime innocenti’”. (red)

14. Iran, Hillary Clinton: Nuove misure contro ayatollah

Roma - “Dagli Stati Uniti – scrive LA STAMPA - giunge un nuovo monito sulle sanzioni all’Iran, lanciato da Hillary Clinton. Il segretario di Stato americano ha invitato la Repubblica islamica a rivedere la sua politica ‘pericolosa’, altrimenti la sola alternativa per la comunità internazionale sarà quella di far pagare a Teheran un ‘prezzo alto per le sue provocazioni’. ‘Stiamo lavorando attivamente con i nostri partner - ha aggiunto il capo della diplomazia americana all’Islamic World Forum a Doha - nel contesto del nostro approccio a doppio binario, per preparare nuove misure per convincere l’Iran a cambiare strada’. Hillary ha anche aggiunto di vedere ‘una minaccia molto diretta per tutti’ nel crescente potere dei pasdaran. Poco prima, da Washington, il generale James Jones, consigliere alla sicurezza nazionale del presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, aveva detto che Washington intende presentare all’Onu una bozza di sanzioni contro l’Iran ‘entro questo mese’ che potrebbero favorire un cambiamento di potere a Teheran. ‘Sappiamo che hanno seri problemi all’interno’, ha detto”. (red)

15. La Rai ripristina il programma su Bachelet

Roma - Scrive LA REPUBBLICA: “‘Tutto coopera nel bene per chi crede nella divina Provvidenza’. Sono parole di Giovanni Bachelet che dopo la cattivissima notizia del ricordo di suo padre Vittorio cancellato dalla Rai, ieri ha avuto la buona notizia del dietrofront di Viale Mazzini. Il servizio non trasmesso sabato per un’applicazione tanto rigida quanto assurda della par condicio andrà in onda questo sabato, il 20 febbraio. E davvero qualcuno ci ha messo lo zampino perché, ricorda Giovanni Bachelet, il 20 sarebbe il compleanno del professore ucciso dalle Br nel 1980. Ha vinto il più elementare buonsenso, la normalità di una celebrazione sacrosanta. Ma tutto lascia intendere che ci sia voluto l’intervento di Giorgio Napolitano il quale solennemente aveva commemorato il professore cattolico alla Sapienza di Roma. Giovanni Bachelet aveva ricevuto ieri mattina la telefonata del capo dello Stato, evidentemente turbato per l’imbarbarimento del confronto politico. E prima di pranzo la Rai ha diffuso un comunicato: ‘Fermo restando che Raiuno ha applicato in maniera corretta la norma, considerata l’eccezionalità della vicenda umana e storica della famiglia Bachelet, si è deciso che il servizio andrà comunque in onda’. Caso chiuso.  

Il servizio era stato cancellato sulla base della par condicio perché appariva un’intervista al figlio di Bachelet che oggi è deputato del Pd. La Rai era finita al centro di una polemica feroce e del giudizio senza appello del presidente della Vigilanza Sergio Zavoli: ‘Inspiegabile miopia’. Adesso tutti, a cominciare da Zavoli, tirano un sospiro di sollievo. ‘Ha vinto la ragione ragionevole’, dice il senatore-giornalista. Anche il presidente della Rai Paolo Garimberti ha accolto la decisione di ripristinare la puntata ‘con sollievo’. Ha chiamato Giovanni Bachelet, gli ha spiegato la sua perplessità e il suo silenzio per rispetto di una decisione aziendale. Rosy Bindi, allieva e assistente di Vittorio Bachelet, è soddisfatta: ‘Ma la destra non strumentalizzi la vicenda per cancellare la par condicio’. Maurizio Gasparri però mette nel mirino la legge: ‘La par condicio così viene violata. E questo la dovrebbe mandare in soffitta, senza rimpianti’”. (red)

16. Sanremo, Clerici: Ci sarà Morgan. Ma la Rai smentisce

Roma - “‘Ti do questo scoop: Morgan sarà al Festival di Sanremo. Non so ancora in che modo, ma ci sarà’. Così a bruciapelo, parlando ai microfoni di Vincenzo Mollica del Tg1, ieri sera Antonella Clerici, che finora era stata abbottonatissima, ha dato un annuncio che non appena lanciato già si preannunciava come l’argomento del giorno di oggi qui all’Ariston quando sarà presentato ufficialmente il ruolino di marcia della sessantesima edizione. A fianco della conduttrice durante l’intervista, il direttore artistico Gianmarco Mazzi. Ma in realtà – riporta IL GIORNALE - l’annuncio della Clerici è diventato un caso già nella serata di ieri, visto che a stretto giro di dichiarazione i vertici della Rai hanno smentito la conduttrice. ‘Morgan non sarà in nessun modo al festival di Sanremo né di persona né in video. È quanto si apprende in ambienti della direzione generale della Rai dopo l’annuncio al Tg1 di Antonella Clerici sulla presenza del cantante escluso dal festival’. Così si legge nel lancio dell’Ansa diffuso alle 21.01.  

Per parte sua il diretto interessato dice di cascare dalle nuvole. ‘Non so nulla, sono in attesa - ha commentato poco dopo l’annuncio e la relativa smentita -. C’è in me uno sdoppiamento: Morgan da una parte e Marco Castoldi dall’altra. Ma entrambi non hanno idee precise...’. Ricapitolando. Dopo due settimane di tiremmolla, secondo la Clerici Morgan entrerà in qualche modo nella scaletta dello show. Non si sa ancora come: magari con un video oppure con una lettera aperta o grazie a qualche altro stratagemma. Però la Rai esclude qualunque presenza. Potrebbe essere che a Sanremo venga organizzato un concerto o un evento durante la settimana del Festival. Vedremo. Il cantante era stato escluso dalla competizione dopo che in un’intervista a Max - malamente smentita e di cui non si è mai sentito l’audio - aveva fatto l’apologia della cocaina fumata come antidepressivo, riportando fra il serio e il faceto il parere di un medico. Apriti cielo: sono intervenuti persino scienziati e associazioni di consumatori, tutti scatenati nelle critiche (giuste). Adesso però sembra tornare in gioco anche se non in gara. E l’ormai infinito caso Morgan sarà di nuovo l’argomento del giorno. Tanto per dire. Meno di un’ora dopo l’annuncio della Clerici, un politico aveva già piazzato la sua bella dichiarazione sul caso. Per la cronaca, il sottosegretario ai Beni culturali Francesco Giro (Pdl)”. (red)

Candidati fotocopia: dove dunque la scelta?

Prima Pagina 12 febbraio 2010