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Nucleare avanti a colpi di governo

Il nucleare va avanti. Anche se gli italiani hanno detto di no. Il 10 febbraio scorso, anche se la notizia è passata in secondo piano considerato il risalto dato dai media alla questione Bertolaso, il governo ha approvato il decreto per la scelta dei siti dove costruire le centrali.

In regime di perdita della democrazia, come lo sono tutte le democrazie rappresentative, la delega in bianco, senza possibilità di revoca, che gli elettori danno al governo che vanno ad eleggere, ha prodotto dunque l'ennesima scempiaggine nei confronti del popolo sovrano.

In merito al nucleare ci sono alcuni punti di ordine pratico da chiarire, oltre a quello esistenziale, ovvio, secondo il quale un mondo che sta distruggendo il pianeta con i suoi consumi non è in grado di operare un cambiamento di rotta, rispetto allo sviluppo insostenibile nel quale si crogiola, e invece di trovare un sistema per ridurre i consumi mette a punto, mediante la tecnologia, dei sistemi in grado di fare più danni di quanti ne risolvano. Ma questo è discorso ampio. Gli altri punti pratici sono invece molto semplici da capire, a patto che si voglia farlo.

Il primo punto è relativo al fatto che il nucleare non è una tecnologia compiuta. L'intero processo produttivo crea delle scorie che ancora oggi non si sa come eliminare. Il che significa che si accumulano, e che prima o poi, pertanto, non avremo più il posto per stivare. Cosa nuova con sistema vecchio, dunque. Con ulteriori aggravanti.

Il secondo punto è infatti che queste scorie sono dannosissime, non si tratta di polvere da poter nascondere sotto al tappeto, ammesso che questa pratica possa essere accettata senza battere ciglio. Si tratta di scorie che vanno sapute conservare per non renderle dannose, e sappiamo in Italia quanto siamo bravi a trattare cose delicate.

Il terzo punto è che il nucleare, rischiosissimo nella gestione stessa del suo processo produttivo - e sappiamo in Italia quanto sono brave, le aziende che normalmente vincono appalti alle "cose" pubbliche, a non far succedere incidenti (lo immaginate un impianto in mano alla Impregilo, ad esempio?) - è una tecnologia che anche i paesi più avanzati che la hanno adottata da decenni stanno dismettendo. Pericolosità e dubbia efficacia i motivi principali.

L'interpretazione è dunque tutta legata alla economia. Cioè alle aziende che si "aggiudicheranno" (come se vi fosse la speranza di poter assistere a delle vere gare) gli appalti per la costruzione, la manutenzione, lo stoccaggio dei materiali radioattivi e, da ultimo, la commecializzazione dell'energia prodotta.

Questi sono gli attori che beneficeranno delle scelte del governo. Il prezzo di tale scelta, sarà invece pagato da tutti noi. Non solo in moneta sonante, ma in possibilità di incidenti nucleari e tumori. E questo è il regalo che il governo "democraticamente" eletto da buona parte di chi è andato a votare, fa a tutti gli italiani.

Vi saranno dibattiti televisivi e sulla carta stampata, dove tenteranno di spiegarci i motivi di tale scelta, dove tenteranno di nascondere, con cavilli burocratici, il fatto di aver preso una decisione opposta a quella presa da tutti gli italiani nel referendum dell'epoca. Ore e ore, pagine e pagine, per diffondere nell'opinione pubblica il verbo di una ineluttabilità della cosa. Vi saranno scontri di piazza, non per difendere un diritto comune, ma per preservare la propria zona dall'installazione delle centrali nucleari (l'esercito è pronto), eppure per evitare di farsi trascinare nel vortice di queste mistificazioni, basterà tenere a mente il principio unico per il quale il governo ha preso questa decisione: la speculazione delle aziende alle quali verranno concessi gli appalti. Cioè gli amici degli amici. Il prezzo lo pagheremo con la nostra vita.

Valerio Lo Monaco

Secondo i quotidiani del 16/02/2010

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