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A chi sono in mano gli Stati

A nostro avviso non è stato dato il giusto risalto alle dichiarazioni del premier greco Papandreou, giorni addietro, in pieno dibattito sugli aiuti richiesti dalla Grecia per superare il momento di terribile crisi e stato della economia nazionale in cui si trova.

Beninteso, l'argomento deve essere affrontato sotto diversi punti di vista, perché porta con sé la possibilità di molteplici riflessioni sulla natura del debito, sugli eventuali aiuti della Unione Europea e sui sacrifici che dovranno (o tentare di) fare i cittadini della Grecia.

Affronteremo l'argomento diffusamente sulle pagine del mensile, dunque. Qui ci preme tornare su un aspetto in particolare, ovvero l'allarme dato da Papandreou un merito a speculazioni che grandi attori internazionali stanno facendo sullo stato della Grecia. Perché l'argomento può essere facilmente mutuato anche dal nostro paese. 

Allora brevemente, come si conviene a questo contatto quotidiano, e in parole semplici, cerchiamo di centrare questo (parziale) punto. 

La Grecia ha un debito pubblico altissimo, e un rapporto deficit pil catastrofico. È inoltre a forte possibilità di default statale (cosa che chi ancora non crede che uno Stato possa fallire deve farsi entrare in testa a martellate, se è necessario). 

Ora, cosa succede quando uno Stato è a rischio default? Nessuno compera i titoli di stato emessi dal tale paese. A meno che, e questo è il caso, non si promettano interessi da capogiro, come appunto la Grecia, che sta tentando di piazzare i propri titoli con interessi molto alti.

Fin qui nulla di strano, o meglio, nulla di nuovo, perché di strano, irresponsabile e insostenibile, già di per sé la cosa lo è.

Ma a questo punto si inserisce un altro discorso, strettamente collegato con l'allarme di Papandreou. Ovvero il ritorno dei Cds, ovvero i Credit Default Swap di cui abbiamo sentito parlare molto, visto che è uno di quei prodotti finanziari che hanno contribuito fortemente alla crisi scoppiata nel 2008 e che sortiranno ancora effetti nefasti per il futuro.

Cosa sono? Brevemente: una sorta di polizza assicurativa. Si vendono per assicurare cosa? Il rischio di insolvenza, per diverse cose. In questo caso, dei titoli di Stato. Chi li compra? Chi vuole speculare. Un soggetto terzo, rispetto all'emittente del titolo e chi ha comperato il titolo, assume il rischio, dietro lauto pagamento da parte dell'emittente, dell'eventuale insolvenza dell'emittente stesso. Se la quotazione su tale bond sale, significa che il premio della polizza è più caro e dunque che il mercato - attenzione: il mercato - prezza un maggiore rischio di insolvenza. Se lo Stato (in questo caso) va in default, chi ha comperato tali titoli verrà pagato dai Cds. 

Ora, il mercato, per verificare e prezzare la tenuta di uno Stato, si basa proprio sul prezzo dei Cds (dunque ben oltre il mero interesse che uno Stato sovrano sceglie di dare a chi acquista i suoi titoli).

Che significa? Che con i Cds si può fare speculazione. Ovvero si può acquistarli oggi a un prezzo, quindi scommettere che lo Stato implicato vada sempre peggio, e quindi rivenderli a un prezzo maggiore, generando profitto, a qualcun altro che si assumerà il rischio (o potrà rivenderli a sua volta). Se le condizioni dello Stato peggioreranno chi li avrà comprati a suo tempo li rivenderà a un prezzo più alto e potrà guadagnarci. Ovviamente fregandosene altamente delle condizioni dello Stato in questione, e della situazione dei cittadini di tale Stato.

Lo Stato non è affatto sovrano, insomma, ma in preda ai flussi di mercato. Capito il punto?

Per concludere (per ora): chi sono i più grandi attori attivi sui Cds? Esattamente le grandi Banche - in primis Jp Morgan, Bank of America, Goldman Sachs, Morgan Stanley e Citigroup. Ovvero le Banche salvate dalla bancarotta da interventi statali, che ora, noncuranti di quanto successo, per il 96% del totale operano esattamente su questo tipo di speculazioni.

Ultima riflessione rapida: detto questo, quanto vale un governo di un Paese, per esempio quello greco, visto che in realtà lo Stato è in mano al mercato? E ancora (la cosa riguarda anche noi) quanto valgono milioni di dibattiti televisivi per ascoltare le campagne elettorali di personaggi che poi in molti andranno a votate per non incidere sul nulla?

Di tutto il resto, e diffusamente, parleremo sul mensile. 

Valerio Lo Monaco


Altro che Obama

Prima Pagina 17 febbraio 2010