Ottima scelta

Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

Secondo i quotidiani del 18/02/2010

1. Le prime pagine

Roma - CORRIERE DELLA SERA - In apertura: “Appalti, lascia il pm indagato”. In un box: “Nelle carte il manager del cinema”. Editoriale di Francesco Giavazzi: “Non scherzate con la Grecia”. Di spalla la relazioen della Corte dei conti: “’La piccola corruzione è sempre più diffusa’”. Foto-notizia sulla presenza di Rania di Giordania a Sanremo: “Impegno ebattute, unaregina al Festival”. Al centro: “Scontri per la tav: grave un manifestante”. A seguire: “I primi body scanner a Malpensa e Fiumicino”. A fondo pagina: “L’antisemitismo, ilfilm e la colpa di Antonioni” e “Ecco i cognati d’Italia tra peccati e affarismo”.  

LA REPUBBLICA - In apertura: “Appalti, le mani sull’Aquila”. Editoriale di Ezio Mauro: “I silenzi del premier”. Foto-notizia con il titolo: “Obama rassicura l’America ‘Ho evitato la catastrofe’”.Di spalla: “Che pensiamo di un uomo che uccide per amore”. Al centro: “Smog, auto ferme in tutto il Nord”. In un box: “Mediobanca stop dei francesi al piano Geronzi”. A fondo pagina: Cultura, cronache dall’asteroide Italia” e “Il fisco cerca 240 milioni dagli evasori in Liechtenstein”.  

LA STAMPA – In apertura: “Corruzione, cancro italiano”. In un box: “Appalti per il G8, il pm Toro lascia la tog”. Di spalla: “Wall Street non rinuncia ai suoi Martini”. A sinistra: “L’abisso morale del Paese” di Luca Ricolfi e “Chi serve lo Stato non ha amici” di Luigi La Spina. Foto-notizia con il titolo: “Emergenza smog, nord chiuso al traffico”. A fondo pagina il Buongiorno: “Vergogna reale”.  

IL GIORNALE - In apertura: “Rotola la prima testa: è un giudice”. Foto-notizia di Silvio Berlusconi: “Allarme sondaggi, ecco le contromosse”. Di spalla: “Macchè eutanasia. E’ disumano spegnere una vita”. A seguire: “Nessuna legge è meglio d’una brutta legge”. Al centro: “Agnelli, dall’impero all’estorsione”. A fondo pagina: “L’Italia peggiore sul palco dell’Ariston” e “Google sposa Wikipedia: via libera al sapere unico”.  

IL SOLE 24 ORE - In apertura: “Lo scudo sbanca la Svizzera”. In primo piano: “Appalti al G8, lascia Toro. Per le trattative private un boom dal 2008”. Di spalla, a sinistra: Lo smog dei clan e l’aria pulita del mercato”. Al centro: “Sulla formazione c’è l’accordo. Firma anche la Cgil”. A fondo pagina: “Pizza napoletana? Macchè ora la pizza è all’europea...”.  

IL MESSAGGERO – In apertura: “Appalti G8, Toro lascia la toga”. Editoriale di Paolo Savona: “Un parcheggio per i debiti pubblici del mondo”. Foto-notizia con il titolo: “Io ragazza immagine ballo ma non mi spoglio, mamma è d’accordo”. In un box l’intervista al presidente dell’Antitrus: “Catricalà: regole e basta veti, il Paese ha bisogno di fare”. Al centro: “Fiumicino, arrivano i body scanner” e “Sanremo si inchina alla regina Rania”. A fondo pagina: “Obama: economia salva grazie agli aiuti” e “Uccise il partner malato di Aids, arrestato il conduttore della Bbc”.  

IL TEMPO - In apertura: “C’è un cardinale nell’inchiesta di Bertolaso”. Editoriale di Mario Sechi: “Non possono demolire tutto”. Al centro: “Alemanno si tiene Acea e molla i francesi”. Foto-notizia con il titolo: “Nelle ambulanze infermieri con la scorta”. Al centro: “Camera di commercio. Abete vince il risiko”. A fondo pagina: “Garbatella, il set di Roma” e “Una regina sul palco di Sanremo”.  

LIBERO – In apertura: “Le telefonate di Veltroni”. Editoraile di Maurizio Belpietro: “Gli appalti del Pd non fanno scandalo”. A seguire: “Bersani conta così poco che nessuno lo caccerà” di Peppino Caldarola. Foto-notizia con il titolo: “Silvio caccia le mele marce, esame di onestà per i candidti Pdl”. Al centro: Bertolaso parla alla Camera (vuota)”.  

L’UNITA’ - In apertura a tutta pagina: “Il fare & il malaffare”.  

AVVENIRE - In apertura: “Corruzione senza anticorpi”. Editoriale di Carlo cardia: “Quel patto che valorizza la chiesa ‘tra la gente’”. (red)

2. Appalti, lascia il pm indagato

Roma - “È stato un addio sofferto, tant’è che poche ore prima diversi colleghi ancora ne dubitavano. Invece a metà pomeriggio arriva la conferma: il procuratore aggiunto Achille Toro lascia la magistratura. Dopo oltre 40 anni di servizio, l’inchiesta sui ‘Grandi eventi’ lo costringe ad abbandonare la toga. È un terremoto non solo privato: anche la procura della capitale, con i suoi 90 sostituti, accusa il colpo”. Lo scrive il Corriere della sera , che prosegue: “La rinuncia di Toro è dovuta alla sua iscrizione nel registro degli indagati, insieme al figlio Camillo, per rivelazione di segreto d’ufficio: avrebbe dato informazioni riservate. È per questo che l’inchiesta è finita a Perugia. Martedì i pmin trasferta dalla capitale avrebbero riferito ai colleghi umbri che l’ex aggiunto sembrava voler rallentare le indagini. E ieri la Procura generale della Cassazione ha compiuto il primo passo per l’avvio dell’azione disciplinare: una richiesta di informazioni a Firenze, Roma e Perugia. Il procedimento, ora cancellato dalle dimissioni, avrebbe potuto sfociare anche in una sospensione cautelare dalle funzioni. I motivi dell’addio, Toro li spiega in una lettera: ‘Volendo essere libero di difendere l’onorabilità mia e di mio figlio in ogni sede e nel contempo desiderando eliminare ogni ragione di imbarazzo nell’ambito di lavoro, con grande rammarico, ma con animo sereno, dichiaro di volermi dimettere dall’ordine giudiziario con effetto immediato’. Oggi il procuratore, Giovanni Ferrara, invierà il testo al ministero della Giustizia e al Csm, che non potrà negare il via libera appunto perché Toro è magistrato da più di 40 anni. All’indomani degli arresti di Angelo Balducci e soci, Toro aveva subito rinunciato alla delega di coordinatore del gruppo reati contro la pubblica amministrazione, ma niente di più. ‘Sono tentato dalle dimissioni— aveva spiegato in lacrime nel corridoio al primo piano della Procura — ma non mollo per mio figlio, devo combattere’. Poi, in questi giorni, tutto è cambiato. Ferrara non nasconde ‘rammarico’ e ‘amarezza’ per la decisione dell’ex collega: ‘È un amico che se ne va’, ammette. ‘La sua —osserva — è una scelta da rispettare, ora si sentirà più libero di difendersi. Gli auguro una vita serena e tranquilla’. La giunta distrettuale dell’Anm, dopo aver espresso ‘il massimo rispetto per gli accertamenti in corso’, annuncia ‘iniziative volte a favorire una profonda riflessione su ‘questioni centrali per la magistratura’: fra questi, c’è anche ‘la scelta di dirigenti adeguati’”. (red)

3. Lo sfogo di Bertolaso: Mi sento un alluvionato

Roma - “’Lettera aperta’ l’ha chiamata il sottosegretario Guido Bertolaso, rovesciando sul sito della Protezione civile una raffica di parole. Parole destinate ‘alle donne e agli uomini della Protezione civile’, alla sua squadra di via Ulpiano. Per cominciare: ‘Non accetto di essere linciato’. Subito dopo: ‘Io sono la vittima al patibolo e mi sento parte lesa’. Ma anche: ‘Mi sento come un alluvionato’. E poi l’affondo: ‘È in atto un processo mediatico che getta fango nelle pale del ventilatore. In questi processi la verità è l’ultima cosa che interessa. Si cercano emozioni, pruderie, notizie sfiziose sui difetti, le debolezze, le leggerezze’. All’una e mezza di ieri Bertolaso aveva appena lasciato l’aula di Montecitorio. ‘Vi chiedo scusa ma devo andarmi ad occupare di cose serie’, aveva detto ai deputati che stavano discutendo sul decreto legge delle emergenze della Protezione civile. E, sfilata via la giacca da sottosegretario del Governo, si era infilato la sua adorata maglia di casa, quella blu con i bordi tricolori. Quella della Protezione civile”. Lo scrive Corriere della sera, che aggiunge: “Bertolaso è volato in Calabria. Ha sorvolato in elicottero Maierato, il paese che non c’è più e dove la frana ancora in movimento sta minacciando i territori intorno. Ma non ha fatto in tempo ad atterrare, il capo della Protezione civile: la riunione ha voluto farla direttamente in una sala dell’areoporto di Lamezia Terme. C’erano duecento persone, più o meno: i sindaci della Calabria che si sta sgretolando, i presidenti di Provincia, i consiglieri e il governatore della Regione, Agazio Loiero. Guido Bertolaso è tornato ad essere Guido Bertolaso. E mentre gli amministratori locali lo ringraziavano per essere arrivato lì, lui non perdeva un colpo. Come sempre. Come niente fosse successo. Un’altra raffica. Questa volta di dichiarazioni. La prima: ‘Venerdì (domani, ndr) porterò in Consiglio dei ministri la richiesta sullo stato di calamità della Calabria’. Ancora: ‘Pagheremo ai sindaci gli arretrati delle emergenze del 2009 che sono rimasti fermi per motivi burocratici’. E la promessa: ‘Tornerò in Calabria tra sabato e domenica per valutare meglio la situazione’. Bertolaso ha promesso anche a Raffaele Lombardo, governatore della Sicilia, di andare entro domenica nel messinese, a San Fratello, paese devastato pure da una frana. Nel frattempo prima di domenica dovrà anche tornare un giorno in Aula a Montecitorio, per la votazione con fiducia sul decreto legge. Ma non sono queste le cose che spaventano il capo di tutte le emergenze. È quel fango, quel patibolo, quel circo mediatico che lo ha distrutto. Lo ha urlato a gran voce, ieri pomeriggio. Anna Finocchiaro, capogruppo al Senato del Pd, ha detto che ‘Bertolaso più che un alluvionato lo definirei esondante’ e tutto il Pd chiede il ritiro della lettera dal sito della Protezione civile. Antonio Di Pietro, leader dell’Idv, è stato più duro: ‘Noi abbiamo presentato una mozione di sfiducia contro Bertolaso, ma se il premier insiste a difenderlo ne presenteremo una contro di lui’. Umberto Bossi, leader della Lega, ha invece ribadito: ‘Bertolaso è bravo. Ma bisogna stare attenti a questa storia della privatizzazione della Protezione civile: secondo me devono darla alle Regioni’”. (red)

4. Da Rutelli a Ripa di Meana in difesa di Bertolaso

Roma - “Commenti politici, lavori parlamentari e informazione sono focalizzati sull’inchiesta giudiziaria sulla presunta corruzione degli appalti per il G8 alla Maddalena. Ma si levano anche voci ‘a difesa’. Innanzitutto del sottosegretario alla Protezione civile Guido Bertolaso. Per Francesco Rutelli, ex leader della Margherita e fondatore di Alleanza per l’Italia il nostro ‘è un Paese in cui si crocifigge chi fa, viene guardato storto’ dice a Radio anch’io, e parla esplicitamente dell’’invidia di coloro che combattono chi realizza’”. Lo scrive Il Corriere della sera. “Ricorda Rutelli - prosegue la’rticolo - di aver voluto Bertolaso accanto a sé da sindaco della Capitale nella preparazione del grande Giubileo del 2000, di averlo conosciuto come ‘un grande lavoratore onesto e integro’, e di non avere motivo di pensare che oggi sia un uomo diverso. Rivendica anzi l'esperienza del Giubileo, ‘anche alla luce delle tante polemiche che ci furono allora’. In quell'occasione— rammenta— ‘si disse che sarebbe stato tutto un disastro’. ‘A Roma— afferma— realizzammo più di 852 interventi in 41 mesi di lavoro e concludemmo in tempo il 96 per cento dei lavori. Non ci fu un avviso di garanzia, una tangente’. ‘E neanche una vittima sul lavoro, aggiunge al contrario dei Mondiali di calcio di dieci anni prima. Se Bertolaso dev'essere giudicato sui fatti, ‘questo vale — secondo Rutelli— anche per Balducci’, ‘mai sospettato di lui’, dice. Quattro colonne di piombo ha dedicato a difesa di Denis Verdini, coordinatore Pdl indagato per concorso in corruzione, (‘quel tipo fantastico cui regalai un pezzetto del Foglio’), Giuliano Ferrara. L’Elefantino non considera ‘una notizia l’interessamento per appalti pubblici e privati di un politico, di un amministratore, che è poi quel che emerge da certe brodose intercettazioni...’. Concede: ‘Lo so non si dovrebbe fare, ma non mi sembra reato di corruzione raccomandare gli amici e le loro ditte, fare gruppo di pressione, promuovere funzionari di un giro amico, che abbiano un qualche requisito di legge (non cavalli) alla testa delle diverse branche della pubblica amministrazione. Prendere una percentuale sì, quello è poco carino, ma non ci sono indizi di alcun genere in tal senso’, conclude Ferrara. ‘Mi auguro che Bertolaso esca da questa storia rutilante come un arcangelo: di lui sono fiero come cittadino, se penso cosa ha fatto per l’Aquila. Non lo conosco personalmente, ma ha una bella faccia sgombra, di persona fattiva. Lombroso (il criminologo, ndr) ne avrebbe escluso ogni responsabilità’. ‘A pelle’ Carlo Ripa di Meana, ex ministro, ex segretario dei Verdi, una vita passata a ‘sinistra’ è dalla parte di Bertolaso: ‘Perché ci ha ridato la speranza che questo Paese davanti ai problemi possa farcela, ha galvanizzato le energie di tutti’. Anche Piero Melograni difende ‘Superguido’. ‘Penso che sia un po’ perseguitato e aggiungo che in tv si è difeso molto bene dando di sé un’immagine assolutamente credibile’. Melograni è anche sicuro che ‘Tangentopoli is not back’”. (red)

5. Amicizie e favori per il cinema, spunta Marrazzo

Roma - “L’obiettivo primario erano gli appalti pubblici, ma i componenti della ‘combriccola’ avevano buone entrature anche in altri enti. E una corsia preferenziale Angelo Balducci e Diego Anemone — il funzionario delegato alla gestione Grandi Eventi e l’imprenditore romano finiti in carcere per corruzione — erano riusciti a imboccarla nel settore cinema del ministero dei Beni culturali. Referente era Gaetano Blandini con il quale entrambi mostrano di avere un rapporto stretto. Un legame che, nell’informativa consegnata ai magistrati di Firenze, i carabinieri mettono in relazione alla ‘società Erretifilm della quale Rosanna Thau e Vanessa Pascucci detengono insieme il 75 per cento’. Nuovi personaggi emergono dalle carte depositate dai giudici. Anche l’ex presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo che— assicura un imprenditore— ‘c’abbiamo parlato e, di concerto con il Comune, sta facendo arrivare la concessione’. Il suo interlocutore è Riccardo Fusi, il patron dell’azienda toscana Btp”. Lo riporta il Corriere della sera, che continua: “Il coacervo di favori. Il nome di Blandini viene fuori la prima volta nel settembre 2008. I carabinieri intercettano una conversazione tra Francesco Pintus, funzionario ai Grandi Eventi, e Angelo Balducci. 

Pintus: ‘Direttore, chiedo scusa, quel ragazzo che ha risposto prima è quello nuovo che ci dà una mano ... dicevo ...’. 

Balducci: ‘Chi è?’. Pintus: ‘È quello amico di Bland, quello che ci ha mandato Blandini, quello che gli stiamo sistemando adesso’. 

Gli investigatori annotano: ‘Parrebbe che in questo coacervo di scambio di favori, questo Andrea sia stato assunto presso il Dipartimento di via della Ferratella, su indicazione di Gaetano Blandini, direttore "Cinema" del ministero dei Beni culturali. E dispongono nuove verifiche. In realtà già nei mesi precedenti erano stati annotati contatti tra Blandini e Balducci quando il settimanale l’Espresso aveva pubblicato un articolo per denunciare come il ministero avesse finanziato un film dove lavorava il figlio dello stesso Balducci. Ma è con il trascorrere dei mesi che il legame viene focalizzato. E a fine settembre, ascoltando le conversazioni di Anemone, i carabinieri verificano che anche lui è in rapporti stretti con il funzionario. È un suo collaboratore, Roberto Molinelli, ad informare l’imprenditore di aver preso accordi al telefono con l’imprenditore. Anemone si agita: ‘Eh, ma come l’hai sentito? che c’hai parlato per telefono? hai fatto male perché non si parla per telefono!’. In realtà al centro dei colloqui c’è la cessione di una macchina. La pratica chiusa. Blandini appare disponibile a soddisfare le richieste di Anemone. Il 7 luglio del 2009 l’imprenditore viene sollecitato dal suo amico Patrizio La Bella ‘per avere notizie in merito ad un promesso impiego’. Quella stessa sera ‘Blandini chiede ad Anemone quando è disponibile per un incontro. E il giorno dopo rassicura La Bella: ‘Senti ho visto quel signore che mi conferma metà settembre... domani mattina lo rivedo alle 8... quindi ti chiamo a seguire che mi dà tutti i dettagli... diciamo così, poi ti chiamo’. La promessa viene effettivamente mantenuta il primo ottobre. Blandini: ‘Senti oggi abbiamo approvato il subentro di quelli lì quindi digli però adesso... sono stati bravi... si sono spicciati perché io... ieri hanno sistemato tutto... digli che adesso …siccome hanno poco tempo... devono essere altrettanto bravi a spicciarsi con la banca’. Anemone: ‘Lo chiamo subito, grazie... a prestissimo... grazie’. Subito dopo avverte La Bella: ‘Lì tutto a posto oggi! Sì, sì al 100 per cento. Ho ricevuto adesso una telefonata, adesso vi dovete sbrigare Patrì. Pure la banca, non so, sbrigatevi... poi ’sti giorni ci vediamo’. L’amico recepisce: ‘Okay, sì sì dobbiamo preparare tutti i documenti per novembre’. ‘Abbiamo parlato con Marrazzo’. La girandola di rapporti per avere i lavori spazia in tutta Italia. Il 18 giugno 2008 ‘l’imprenditore Alessandro Biaggetti aggiorna Riccardo Fusi, patron di Btp, sulla progressione dei comuni affari in cui è interessato anche il professor Di Miceli (in passato coinvolto in inchieste di mafia ndr), facendo riferimento a un’operazione immobiliare asseritamente in avanzata fase di sviluppo’. Biagetti: ‘Allora... ieri sono stato con il professore... abbiamo fatto un ulteriore passo in avanti perché si comincia a definire la data della posa della prima pietra... lui ha dato come indicazioni ottobre, novembre... stanno definendo finalmente... perché questa è la parte più rompiscatole di tutte... lo stile... cioè ... antico... moderno... contemporaneo ... con i vetri... senza i vetri ... c... e mazzi... che non è chiaramente il progetto esecutivo... ma è il discorso dello stile... ed in più... la cosa ancora più importante è che abbiamo parlato direttamente con Marrazzo... con il Presidente della Regione... e di concerto con il Comune... sta facendo finalmente arrivare una c... di... concessione. Arrivata la concessione... tu vieni a Roma... si fa la suddivisione dei lotti... e finisce la partita... Fusi: ‘Ma lui come mai non ci da ... se ci danno la concessione vuol dire che ci sono dei progetti...’. 

Biagetti: ‘No... tu chiamala come ti pare... comunque la parte finale... io ti ripeto non me ne intendo... perché ti basti soltanto che per parlare di posa della prima pietra solo in Vaticano devi passare per sei uffici quindi ovviamente è tutto estremamente a rilento’. L’appuntamento. Fusi cerca spesso contatti per la sua azienda e attraverso Denis Verdini riesce a parlare con il banchiere Fabrizio Palenzona. La telefonata tra i due avviene il 19 giugno 2008 per fissare un appuntamento. Il 2 luglio Verdini racconta a Fusi di averlo visto ‘e mi ha detto che per le due cose ha già provveduto, per gli alberghi e revisione, insomma. Ti volevo dare questo riscontro... io devo fare delle cose, ma insomma ci siamo’”. (red)

6. Le mani della "cricca" su L'Aquila

Roma - “I verbali smentiscono Gianni Letta: chi rideva del terremoto, all´Aquila ha fatto affari. Altro che ‘non hanno mai messo piede a l´Aquila’ e ‘non hanno avuto né avranno un euro di lavori’, come aveva assicurato nei giorni scorsi il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. A smascherare gli imprenditori che come avvoltoi - a cadaveri ancora caldi - si sono avventati sulla ricostruzione post-terremoto, ci sono ora le intercettazioni. Sono gli stessi costruttori al centro dell´inchiesta fiorentina su appalti e favori per il G8. Quelli che già dal pomeriggio del 6 aprile - il giorno del sisma costato la vita a 300 persone - si attivavano per mettere le mani sull´affare dove ‘adesso ci fanno carne di porco…’. Uno scenario che emerge dal rapporto dei carabinieri del Ros (oltre 20 mila pagine) allegato all´ordinanza di arresto di Angelo Balducci, Diego Anemone, Mauro Della Giovampaola e Fabio De Santis”. Lo scrive La Repubblica. “Sugli schizzi di fango all´Aquila - prosegue l’articolo - sta indagando, da sette mesi, anche la Procura del capoluogo abruzzese: nei giorni scorsi il procuratore capo, Alfredo Rossini, ha chiesto ai magistrati di Firenze copia degli atti dell´inchiesta che vede indagato, assieme ad altre 23 persone, Guido Bertolaso. ‘Tanti sono venuti e si sono organizzati per fare speculazioni truffaldine’, spiega Rossini. ‘La magistratura faccia chiarezza’, dice il sindaco dell´Aquila Massimo Cialente. Più dura la presidente della Provincia, Stefania Pezzopane: ‘Letta è stato smentito, ora siano rese pubbliche le liste delle imprese appaltate’. Il pressing dei pm aquilani (123 imprese sono già sotto la lente della Prefettura e della Procura antimafia) si concentra sulle possibili infiltrazioni di comitati d´affari negli appalti (ricostruzione e G8). I riflettori sono puntati, in particolare, sul Consorzio Federico II, formato da tre imprese aquilane (Barattelli, Vittorini Emidio Costruzioni e Marinelli ed Equizi) e dalla Btp di Vincenzo De Nardo e Riccardo Fusi già coinvolta nell´inchiesta di Firenze. La strada per il Consorzio - stando ai verbali - si fa in discesa a partire dal 14 maggio, quando Gianni Letta incontra Riccardo Fusi, imprenditore in strettissimi rapporti con Denis Verdini (il coordinatore del Pdl indagato per corruzione). Gli appalti per il Consorzio arrivano: tra i 10 e i 12 milioni di euro. Oltre alla messa in sicurezza della sede della Cassa di risparmio della Provincia dell´Aquila e del Palazzo Branconi Farinosi, Fusi e soci hanno avuto l´appalto per la realizzazione della scuola media Carducci, pari a 7,3 milioni. 22 luglio 2009: sms di Libero Fracassi, direttore tecnico del Federico II, a Fusi: ‘Abbiamo vinto il primo appalto: una scuola per 7,3 milioni. È il primo, gli altri a breve. Ferie all´Aquila’. Se la ridevano gli imprenditori. I cognati Pierfrancesco Gagliardi e Francesco De Vito Piscicelli - quello che il 6 aprile 2009 dice ‘alle 3 di notte ridevo nel letto’ - il 9 aprile 2009 sono "lanciatissimi". ‘Vuoi fare un bel appalto sul lago di Garda?’. ‘No - risponde Piscicelli - mo´ c´è il terremoto da seguire… lì c´è da ricostruire per dieci anni’. Non meno interessati alla torta sembrano Angelo Balducci, presidente del consiglio superiore dei lavori pubblici, e il costruttore Diego Anemone (entrambi arrestati). Il primo chiama Anemone e gli riferisce che Bertolaso gli ha detto di contattarlo subito: ne va della partecipazione ai lavori di ricostruzione. Un ruolo importante, nell´affare, è esercitato anche dal magistrato della Corte dei conti, Mario Sancetta. Il 7 aprile il giudice attiva i suo contatti per far ottenere appalti al Consorzio Stabile Novus di Antonio Di Nardo, funzionario delle Infrastrutture e costruttore ritenuto vicino al clan dei Casalesi. Parlando con l´imprenditore Rocco Lamino, chiede chi sia il provveditore per le opere pubbliche per l´Abruzzo. È Giovanni Guglielmi, con cui Di Nardo ha ottimi rapporti. Guglielmi promette un interessamento per gli appalti, in cambio chiede di essere aiutato a diventare presidente dell´Anas”. (red)

7. La rabbia di Letta: Sono stato ingannato

Roma - “‘Forse sono stato ingannato, ma mi sono sempre comportato in maniera corretta. Io e Guido siamo sempre stati corretti’. Gianni Letta difficilmente perde la pazienza. Ieri, però, Silvio Berlusconi e alcuni ministri per la prima volta lo hanno visto infuriato. Il caso Bertolaso, le inchieste sui lavori per il G8 della Maddalena e per la ricostruzione dell´Aquila stanno tenendo banco facendo impennare la fibrillazione in tutta la coalizione. Anche il summit governativo che si è tenuto ieri a Palazzo Grazioli, si è concentrato sulla tempesta che si è abbattuta nelle ultime ore. Ma l´elemento di assoluta novità riguarda appunto il sottosegretario alla presidenza del consiglio. Perché il timore che il temporale giudiziario possa investire pure lui, costituisce un fattore con il quale la maggioranza non si è mai confrontata”. È quanto si legge su La Repubblica. “Un aspetto tanto straordinario - prosegue - da far ritirare fuori al premier l´ombra del "complotto". Il sospetto che dietro l´affondo giudiziario ci sia qualcosa di più di una semplice indagine. Qualcosa che investe soggetti ‘non istituzionali’. ‘Allora, deve essere chiaro a tutti - ha avvertito il Cavaliere - che Gianni non si tocca’. E già, perché nelle ultime 48 ore, l´allarme a Palazzo Chigi è iniziato a suonare con sempre maggiore fragore. Un coinvolgimento del vero numero due della "squadra" costituisce un sorta di incubo. Che Berlusconi vuole interrompere rapidamente facendo capire - anche dentro l´alleanza - che ‘il dottor Letta è imprescindibile. Se cade lui, cade tutto’. Anzi, ‘se vogliono colpire lui, vogliono colpire tutti. Anche quelli della sinistra. Se davvero stanno così le cose, vogliono fare fuori un´intera classe dirigente’. Non a caso, per tutta la giornata di ieri, la paura ha attraversato anche i banchi di Montecitorio. Durante l´esame del decreto che riforma la Protezione civile, "peones" e "colonnelli" non hanno fatto altro che parlare della "vicenda Letta". Una scossa che si è infilata negli scranni del centrodestra per finire in quelli del centrosinistra. ‘È chiaro - è il monito di un autorevole ministro - che nessuno può dormire sonni tranquilli. Anche quelli dell´opposizione. Del resto, anche su di loro stanno facendo uscire lo stesso fango’. La tensione, però, sta mettendo a soqquadro soprattutto gli uffici della presidenza del consiglio. ‘Io comunque - ha ripetuto Letta al Cavaliere e a diversi esponenti dell´esecutivo - sono tranquillo. Non ho nulla di cui pentirmi. Abbiamo sempre agito rispettando la legge e facendo valere gli interessi del Paese. Ma...’. Ecco, appunto esiste un "ma". Quello di essere stato "ingannato". Dubbi che nelle ultime ore sono andati rafforzandosi. E che il capo del governo ha esposto ieri pomeriggio ai suoi fedelissimi in modo esplicito. ‘Come è possibile che in questi due anni i servizi segreti non ci abbiano avvisato di niente? Come è possibile che i Ros indaghino su di noi e non esca un solo fiato in un Paese in cui parlano tutti?’. Se Letta non arriva a esprimere pubblicamente le stesse perplessità, lo fa dunque il premier. Anche perché da maggio 2008 la delega a gestire i nostri 007 l´ha avuta proprio Letta. Per Berlusconi, quindi, troppe coincidenze si sono concentrate nelle ultime settimane. L´incidente diplomatico di Bertolaso con gli Usa sugli aiuti ad Haiti, le manovre in corso su alcuni capisaldi della finanza e dell´industria italiana a cominciare da Generali, Mediobanca e Fiat. La linea editoriale del "Corriere" che per il premier rappresenta ancora il termometro dei cosiddetti "poteri forti". Tutti elementi che a Palazzo Cigi fanno sospettare la presenza di una "manina esterna" interessata a dettare le prossime scelte strategiche del "sistema Paese". Tant´è che il presidente del consiglio ha chiesto a Letta cosa stia accadendo nei nostri servizi segreti e al ministro della Difesa, Ignazio La Russa, ha reclamato spiegazioni sul comportamento del Ros. Quest´ultimo, con i giornalisti, si è limitato a osservare che ‘i carabinieri fanno il loro dovere’. Parole che con ogni probabilità, La Russa ha evitato di pronunciare davanti al premier. Se non altro per non rientrare nell´elenco dei "sospettati". E già, perché anche il sottosegretario ha iniziato a lamentarsi della presenza in questa "partita" di giocatori "amici". Di ministri interessati a indebolirlo nella prospettiva della "successione berlusconiana". In molti a Palazzo Chigi hanno ad esempio notato i silenzi di Giulio Tremonti, il gioco di sponda di Umberto Bossi e l´insistenza con cui Gianfranco Fini ha difeso il ruolo delle Camere. La "corsa" alla successione, però, innervosisce in primo luogo Berlusconi. ‘Deciderò io chi dovrà essere il mio erede. A tempo debito’. E forse non è un caso che negli ultimi mesi proprio Letta abbia fatto sentire la sua voce in pubblico come non mai. In questa settimana per difendere se stesso e Bertolaso. Ma prima per non lasciare spazio ai "competitor"”. (red)

8. Uomo "cricca Veltroni", architetto vicino a Scalfari

Roma - “C’è cricca e cricca, sospetto e sospetto, e non tutte le intercettazioni sono uguali. È bastato che il Giornale riportasse le intercettazioni degli imprenditori toscani che lamentano la presunta corsia preferenziale nell’appalto per l’Auditorium di Firenze riservata a Paolo Desideri, definito l’architetto ‘di Veltroni’, a provocare un’alzata di scudi generale”. Lo scrive Il Giornale, che continua: “La Repubblica raccoglie lo sfogo del fondatore del Pd, che assicura: ‘Mai esercitato alcun tipo di pressione né su Domenici (l’ex sindaco di Firenze, ndr) né su altri, per qualsivoglia gara o concorso’. Domenici concorda e assolve Walter, se stesso e il comune di Firenze, che non gestiva, spiega, la gara d’appalto. La perla è del segretario del Pd, Pierluigi Bersani che chiede di ‘distinguere le cose rilevanti da quelle meno rilevanti’. Irrilevanti per Bersani, si presume, sarebbero le chiacchiere su Desideri e sulla ‘cricca romana’, gli accenni degli imprenditori Vincenzo Di Nardo e Valerio Carducci, e dell’architetto Marco Casamonti, a una regia ‘superiore’ che avrebbe predeterminato l’assegnazione degli appalti. Regia romana, precisamente. Imprenditori e professionisti fanno riferimento al ruolo di Angelo Balducci e ai suoi rapporti con Rutelli, insinuano che a ‘pesare’ sulla scelta finale, che vede imporsi il progetto di Desideri, sia appunto Veltroni. Di Nardo non usa giri di parole, quando viene intercettato mentre spiega che la ‘grande opportunità’ del parco della musica fiorentino ‘l’ha gestita tutta la cricca di Veltroni... la banda di romani’, e arriva a dirsi preoccupato per l’’era Veltroni’ che si prendeva tutto, da Roma a Firenze e a Venezia. Anche Casamonti non prende bene la sconfitta del proprio progetto rispetto a quello di Desideri. E nonostante le ottime referenze del collega che ha vinto, Casamonti ha un’altra idea: ‘Quell’architetto è di Veltroni, Desideri, l’impresa è di Veltroni e il sindaco Domenici ha preso gli ordini da Veltroni, è una vergogna ma che ci vuoi fare?’. Tutto irrilevante, insomma. Anche alcuni dati incontrovertibili. Come il legame, quello c’è, che unisce Walter a Desideri. Nella Roma veltroniana, il nome dell’architetto torna spesso. Si occupa dei lavori al Palazzo delle Esposizioni, del progetto di due stazioni della metropolitana capitolina. Firma il progetto della nuova stazione ferroviaria Tiburtina, una grande costruzione sopraelevata che fa da ponte tra due quartieri, sovrastando i binari. È così organico che quando su Raitre Report di Milena Gabanelli fa le pulci al nuovo Prg del Campidoglio (che per l’amministrazione di Veltroni era un fiore all’occhiello, sbandierato come successo epocale), criticandone le scelte urbanistiche e parlando di ‘sacco di Roma’, Desideri è tra i professionisti che finiscono messi alla sbarra dal programma. E nel day after di polemiche al calor bianco lui stesso si difende in modo sprezzante: ‘È spregevole ridurre la lettura di 15 anni della storia urbanistica di Roma delle giunte di sinistra al fatto che la sinistra avrebbe imparato a fare affari. Non è vero. La sinistra ha imparato a fare regole. Le giunte Rutelli e Veltroni hanno il merito di avere varato il nuovo piano regolatore, le regole di questo mercato liberista che è sempre stata la Roma dei palazzinari, esattamente il contrario di quello che si è visto in televisione’. Organico, politicamente schierato, pronto a difendere se stesso e, parallelamente, le giunte di sinistra che lo avevano fatto tanto lavorare. Adesso è toccato a Veltroni ricambiare, minimizzando i dubbi con le dichiarazioni rese ieri a Repubblica. Un caso, forse, ma in fondo anche il quotidiano diretto da Ezio Mauro è a sua volta caro all’architetto, che era di casa da Eugenio Scalfari. In occasione del funerale della moglie del fondatore, Desideri e Marco Magnani, definiti nella cronaca della cerimonia ‘amici delle figlie’, presero la parola ricordando come essere stati accolti in casa Scalfari fosse stato ‘un grande privilegio che ci ha aiutati a crescere e diventare adulti’. C’è poi il blog di un architetto, Giorgio Muratore, che riporta causticamente una lettera al quotidiano firmata da Desideri nella quale l’architetto elogia a più riprese le posizioni espresse da Scalfari in un articolo su cinema e architettura. Di certo, a paventare l’esistenza di un ‘apparato’ romano, nelle intercettazioni fiorentine, sono in tanti. Per esempio Riccardo Bartoloni, presidente dell’ordine degli architetti a Firenze e ad di una società in cui è stato socio anche l’ex capogruppo del Pd al comune di Firenze, Alberto Formigli. Bartoloni a dicembre 2007, subito dopo l’apertura delle buste, pur elogiando il ‘razionalismo’ di Desideri, azzarda con il collega Andrea Bruschi un’altra lettura del perché quel progetto abbia vinto: ‘Desideri ora io non è che conosco tantissimo ma insomma è uno che fa roba molto pulita, molto razionalista (...) eh e poi è romano eh! È romano, le giurie a Roma, i romani arrivano sempre davanti eh, non vorrei dirtelo...’. D’altra parte Bruschi, il suo interlocutore, lo aveva anticipato in apertura di telefonata, quando Bartoloni sta per comunicargli chi ha vinto: ‘Il romano! Io lo sapevo di già eeeh (ride, ndr) (…) lo sapevo di già da un paio di giorni’, spiegando poi che non sapeva ‘che aveva vinto’, ma di aver appreso dall’ex assessore Biagi che ‘piaceva quello’. Bruschi poi si augura che il criterio di scelta sia stato solo quello qualitativo: ‘L’importante è quello... perché se l’ha vinto perché è romano è gravissimo’. E Casamonti, architetto ‘sconfitto’, parlando con l’imprenditore Vincenzo Di Nardo, dopo qualche amara e colorita riflessione (‘in questi casi non so, è meglio prenderlo in c... e stare fermi... perché se ti muovi poi li fai anche godere’), dice che persino Desideri gli avrebbe dato ragione: ‘Io ieri ho chiamato Desideri che ha vinto .. che è in Mali in vacanza... si è scusato con me... ha detto... “Marco, sai, le cose vanno così”... s’è scusato...’”. (red)

9. Anm prende distanze da toghe alle urne

Roma - “Il comunicato dell’Associazione nazionale magistrati, col quale si criticano i giudici candidati alle elezioni nelle città in cui lavorano, non va sottovalutato. Indica il rifiuto di avallare un fenomeno che può portare discredito: soprattutto in un sistema nel quale una persona scelta dal vertice di un partito ha la quasi certezza di essere eletta. Prima il presidente, Luca Palamara, e ieri la giunta dell’Anm hanno insistito sull ’’inopportunità’ che i loro iscritti facciano politica ‘nei luoghi dove hanno esercitato la giurisdizione’. È una risposta alla decisione dell’Idv di candidare a Bari il pm Lorenzo Nicastro che ha indagato sugli scandali pugliesi: una scelta discutibile sulla quale potrebbe eccepire anche il Csm”. Inizia cosa la nota di Massimo Franco sul Corriere della sera. “La novità - prosegue - segna forse per la prima volta un’incrinatura fra chi tende ad accreditarsi come ‘il partito dei giudici’, e la stessa magistratura. E mostra la consapevolezza dei danni che una tendenza così vistosa rischia di provocare. La candidatura finisce per apparire una conferma indiretta delle tesi berlusconiane sulle ‘toghe politicizzate’. E offre appigli corposi a quanti, nella maggioranza di governo ma non solo, denunciano da tempo un rapporto organico fra alcune procure e partiti come, appunto, l’Idv di Antonio Di Pietro. Si tratta di un terreno scivoloso, e difficile da percorrere. Sul piano costituzionale, infatti, nulla vieta che un giudici si candidi. La questione è di opportunità. E deve fare i conti col protagonismo di alcuni magistrati, e con le pressioni che ricevono affinché accettino un posto in lista: si tratti di elezioni regionali o politiche. Qualche giorno fa, per difendere la candidatura dello stesso Di Pietro nel 1997, Pier Camillo Davigo, allora suo collega a Milano, ha ricordato che l’attuale leader dell’Idv entrò in politica due anni dopo essersi dimesso. E una proposta di legge avanzata dal Pd prevede che ne debbano passare tre. Ma la limitazione è vissuta con fastidio, come una discriminazione. Lo dimostra il pm Nicastro, per nulla imbarazzato dall’offerta dell’Idv. L’insistenza dell’Anm e le perplessità del Csm, tuttavia, dicono che simili atteggiamenti hanno un effetto boomerang: tanto più in una fase di scontro fra governo e procure, col ‘processo breve’ in discussione in Parlamento. Quando l’Anm spiega che occorre ‘evitare il rischio di indebite strumentalizzazioni dell’attività svolta’, tocca un nervo scoperto; e cioè il contraccolpo sull’opinione pubblica della notizia che un magistrato chiamato a indagare su alcuni esponenti politici, si candidi subito dopo ad una carica elettiva proprio lì: magari in un partito o uno schieramento opposti a quello delle persone che sono imputate nell’inchiesta giudiziaria. Possono farlo, si fa capire, ma sbagliano a farlo. L’invito ad una ‘seria riflessione’ è un modo per avvertire che l’Anm è estranea alla strategia di partiti come l’Idv. Ma si tratta di uno smarcamento difficile. ‘Siamo onorati di avere nelle nostre fila servitori dello Stato e della Costituzione e siamo orgogliosi di aver candidato in Puglia Nicastro’, si affretta a dire Di Pietro, ignorando di fatto l’appello. ‘L’Idv, al contrario del Pdl, ha sempre scelto le guardie e non i ladri’. È la rivendicazione di un manicheismo che inietta ulteriori dosi di ambiguità sul ruolo dei giudici; e potrebbe portare ad un contrasto aperto fra il dipietrismo e la magistratura, inimmaginabile fino a pochi mesi fa”. (red)

10. Corte Conti, triplicati i casi di corruzione

Roma - “La denuncia della Corte dei Conti arriva con una sorprendente coincidenza di calendario: esattamente 18 anni fa, il 17 febbraio del 1992 scoppiava Tangentopoli. E ad ascoltare le parole e a scorrere le cifre fornite dalla magistratura contabile, ieri in occasione dell´inaugurazione dell´anno giudiziario, svolta alla presenza del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, le cose non sono cambiate di molto”. Lo scrive La Repubblica, che continua: “Il tasso di malversazione del paese viene riassunto dalla Corte dei conti con due dati allarmanti: le denunce per fatti di corruzione nel 2009 sono triplicate, segnando un aumento del 229 per cento; le concussioni sono aumentate del 153 per cento. Tutto ciò ha fatto perdere alle casse dello Stato circa 70 milioni. Le parole cui ha fatto ricorso il presidente della Corte dei Conti Tullio Lazzaro per descrivere il fenomeno hanno un tono aspro e cupo: la corruzione - ha detto - è un ‘tumore maligno’, una ‘patologia grave’. ‘L´ombra delle tangenti in Italia non accenna ancora a dissolversi’, ha aggiunto. E´ un fenomeno fatto soprattutto di ‘piccoli episodi a diffusione capillare’. Le cause? Da far cadere le braccia: ‘Manca il senso etico’ e nella pubblica amministrazione, ha osservato Lazzaro, fanno difetto ‘gli anticorpi’. Se non si recuperano queste qualità, ha puntualizzato l´alto magistrato, ‘i Carabinieri non bastano’. Che fa la Corte dei Conti? Controlla, denuncia, quando può contrasta. Ma dalle parole del nuovo procuratore generale Mario Ristuccia sono emerse anche norme che hanno provocato un ‘oggettivo ridimensionamento dell´iniziativa del pm contabile’ e rischiano di far cadere nella nullità molti processi in corso. Il riferimento è al decreto anticrisi dello scorso anno che ha limitato l´azione dei procuratori della Corte dei conti i quali non potranno più fare indagini a 360 gradi ma dovranno muoversi solo su ‘specifiche e concrete notizie di reato’. L´altra norma che fa discutere è quella che impedisce alla magistratura contabile di fare azioni di responsabilità su amministratori che hanno provocato danno all´immagine delle strutture pubbliche, se non sussiste anche un reato penale. Ma a limitare l´azione della Corte c´è anche il tentativo di bypassare le sue funzioni di verifica: le ‘ordinanze’, strumento giuridico al centro delle polemiche per l´eccessivo utilizzo da parte della Protezione civile, sono ‘fuori del controllo della Corte dei Conti’, ha dichiarato Lazzaro. C´è una nuova Tangentopoli? Il centrodestra, con Bossi, lo nega: ‘Non la vedo, solo qualcuno che ha sbandato’, ha commentato il Senatur. Ma dal centrosinistra partono bordate: ‘Le inchieste che hanno coinvolto amministratori pubblici arrestati per aver incassato tangenti pongono al paese una nuova questione morale’, ha detto Anna Finocchiaro, presidente dei senatori del Pd. Il giudizio ‘tecnico’ di Di Pietro è che ‘tangentopoli si è ingegnerizzata’ ovvero è diventata scientifica. D´accordo anche Casini: ‘La questione morale esiste ed è un macigno’. Il discorso del presidente della Corte dei Conti è piaciuto al ministro della Giustizia Angelino Alfano, che ha lodato le ‘parole di coraggio e per certi versi anche di anticonformismo’. Per il ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta la pubblica amministrazione ‘sta reagendo, e lo si vede dall´incremento dei casi denunciati’”. (red)

11. Par condicio, si tratta la possibile marcia indietro

Roma - “In Vigilanza Rai si è trovata un´intesa per scongiurare l´ammutinamento dei conduttori dei talk show nel mese che precede le elezioni regionali. Martedì, in seduta plenaria, la ratifica della correzione del regolamento della discordia. Un accordo frutto di una precisa trattativa politica: il Pdl accetterà una diversa interpretazione del contestato comma 4 dell´articolo 6 del regolamento di Vigilanza (quello che obbliga le trasmissioni di informazione a piegarsi "alle regole proprie della comunicazione politica") e in cambio l´opposizione rivedrà le sue posizioni in fatto di "par condicio". La soluzione tiene soprattutto conto degli interessi di Mediaset, che dalla applicazione delle nuove rigide regole della Vigilanza avrebbe avuto tutto da perdere”. Lo scrive La Repubblica, che prosegue: “Infatti, l´AgCom si stava già attrezzando per applicare alle reti del Biscione un trattamento analogo (sempre nel mese che precede le elezioni regionali), svilendo l´appeal dei contenitori del mattino e del pomeriggio di Canale 5 e altre reti Mediaset (fonte di introiti pubblicitari), con ascolti in presumibile picchiata di Matrix e programmi con uso di politici. Così, anche se a Silvio Berlusconi non garbano gran parte dei talk show Rai (equiparati a ‘pollai’ dallo stesso presidente del Consiglio), nel Pdl si è scelto di percorrere la via della realpolitik: in Vigilanza si troverà una soluzione per depotenziare il regolamento che affossa i talk show voluto dal radicale Beltrandi, in cambio l´opposizione dovrà dare un colpo di spugna alla "par condicio". Tra gli artefici di questa soluzione, sicuramente Alessio Butti, capogruppo in Vigilanza per il Pdl, lo stesso che nei giorni scorsi aveva riaperto i giochi in Vigilanza. Ieri sera, in Parlamento, ha confidato a compagni di partito che sul regolamento della discordia è stata trovata la giusta intesa. ‘Obiettivo raggiunto’ avrebbe dichiarato Butti, spiegando che in fondo si tratta solo di dover ammorbidire un comma di un regolamento, ‘fermo restando che subito dopo andrà rivista la par condicio’. ‘Sì, credo che la questione del comma 4 dell´articolo 6 del regolamento si sbloccherà’, confida un altro rappresentante della Vigilanza Rai, Enzo Carra (Udc), ipotizzando che nella ‘seduta plenaria di martedì 23 febbraio si troverà la soluzione politica, come ha fatto intendere Butti con le sue aperture. L´accordo serve anche per venire incontro a una Rai in difficoltà. Far fuori tanti sgraditi conduttori in un sol colpo poteva essere allettante, ma il gioco non vale la candela. E poi, il fuoco amico avrebbe colpito anche Bruno Vespa’. Il presidente della Vigilanza, Sergio Zavoli, ha lavorato sotto traccia per portare maggioranza e opposizione verso un accordo. La sua personale convinzione è che il contestato comma venga cancellato. Ma fino alla fine ha voluto tenere la presidenza della Commissione fuori dalle trattative: per questo a decidere sarà la Vigilanza in seduta plenaria, martedì prossimo”. (red)

12. Obama: Abbiamo evitato seconda grande depressione

Roma - “‘Abbiamo scongiurato una seconda depressione, abbiamo creato o salvato due milioni di posti di lavoro, e ridotto le tasse sul 95% dei contribuenti’. Barack Obama difende lo "stimolo" che porta il suo nome, la maximanovra di spesa pubblica approvata esattamente un anno fa dal Congresso: 787 miliardi di dollari poi aumentati fino a 820 miliardi con i provvedimenti successivi. ‘Ho ereditato un´economia che crollava del 6% - dice il presidente - e che si è rimessa a crescere del 6%’. (Quest´ultimo dato si riferisce all´aumento del Pil nel quarto trimestre 2009: +5,7% per la precisione). Nello stesso giorno la Federal Reserve conferma l´analisi del presidente. La banca centrale rivede al rialzo le sue stime di crescita per il 2010, ora prevede che il Pil americano a fine anno aumenterà del 3,2% anziché il 3%”. Lo scrive La repubblica. “Ma l´anniversario dello "stimolo Obama" - prosegue la’rticolo - viene celebrato su un tono difensivo. Il discorso del presidente coincide con nuovi sondaggi secondo i quali il 52% degli americani non lo rieleggerebbe oggi. La disoccupazione resta ai massimi. Quella ufficiale sfiora il 10%. Quella reale probabilmente supera il 15% se si tiene conto dei sottoccupati controvoglia: i lavoratori costretti ad impieghi part-time perché non trovano di meglio. Obama se ne rende conto: ‘Milioni di americani sono ancora senza lavoro, per loro parlare di ripresa è ancora prematuro’. Il presidente sa che il suo argomento principale - le cose potevano andare molto peggio - non entusiasma l´opinione pubblica. I dati che cita sull´occupazione salvata sono un po´ gonfiati: un organismo indipendente come il Congressional Budget Office calcola più realisticamente che lo "stimolo Obama" abbia creato o salvato tra i 600.000 e 1,6 milioni di posti. Non poco, comunque. E questo smentisce la propaganda della destra repubblicana secondo cui quella manovra di spesa pubblica è stata solo dannosa. Obama ha buon gioco a sbeffeggiare pubblicamente alcuni senatori e deputati repubblicani che davanti alle telecamere denunciano lo "statalismo" e gli "sprechi", poi nei propri collegi si vantano delle opere pubbliche realizzate grazie ai finanziamenti federali. Sta di fatto però che nell´opinione pubblica - soprattutto fra gli elettori moderati e indipendenti - l´umore è cambiato drasticamente rispetto a un anno fa. La fiducia nell´intervento pubblico è crollata. Ora la preoccupazione dominante è il maxideficit, 10% del Pil, livelli degni dei Pigs mediterranei. E la conseguente paura delle stangate fiscali che potranno colpire il ceto medio, per ripianare le finanze pubbliche. Non c´è stato quel "riallineamento" ideologico su cui puntò la sinistra democratica quando Obama vinse le elezioni nel novembre 2008. Neppure la più grave recessione dal dopoguerra ha convinto gli americani delle virtù dell´intervento pubblico. Per venire incontro alle preoccupazioni sul deficit il presidente lancia una nuova commissione bipartisan che studi un percorso di risanamento dei conti dello Stato. Ma anche questa è una soluzione di ripiego: la Casa Bianca non ha ottenuto che questa commissione fosse varata dal Congresso, i repubblicani l´hanno boicottata, e il presidente ha dovuto nominarsela da sé. In difficoltà sul fronte interno l´Amministrazione rilancia un´offensiva all´estero: verso la Cina, colpevole di manipolare il tasso di cambio. Washington torna a premere perché sia rivalutata la moneta cinese, il renminbi o yuan. E´ un passaggio obbligato per aggiustare i macrosquilibri globali. La dottrina Obama, lanciata l´anno scorso al G-20 di Pittsburgh, preconizza che l´America riduca i suoi debiti e la Cina aumenti i suoi consumi (quindi le sue importazioni). L´Asia deve assumersi il ruolo di nuova locomotiva della crescita, per consentire a Washington di praticare l´austerità di bilancio senza compromettere lo sviluppo”. (red)

13. Liechtenstein, chiesti 240 milioni a evasori

Roma - “Un bottino di 30 milioni di euro. È questa la somma che la "Lista Vaduz" ha già portato nelle casse dello Stato. Un bottino che potrebbe salire fino a 240 milioni che è poi quanto contestato finora a 120 dei 156 presunti evasori italiani contenuti nel documento che i servizi segreti tedeschi avevano comprato dalla banca del Liechtenstein, Lgt”. È quanto si legge su La Repubblica, che prosegue: “‘Le entrate potrebbero lievitare ancora perché molte partite grosse sono ancora aperte’, ha spiegato il numero due dell´Accertamento dell´Agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi. E le più importanti sono quelle legate a nomi celebri come Carlo Sama (ex amministratore delegato di Montedison), la moglie Alessandra Ferruzzi, la cantante Milva, Vito Bonsignore (l´esponente politico ex Udc ora Pdl), il senatore Luigi Grillo (anche lui Pdl) e la famiglia Menarini, proprietari di una delle più importanti aziende farmaceutiche italiane.’Stiamo lavorando alacremente e fortemente’, ha aggiunto il direttore aggiunto dell´accertamento, Rossella Orlandi. La lista Vaduz è stato un materiale prezioso come notizia di reato. Ed è diventata utilizzabile quando l´Agenzia delle Entrate l´ha trasformata in un accertamento o quando le procure l´hanno arricchita con rogatorie o indagini vere e proprie. Laddove è rimasta un elenco nudo e crudo sono arrivate le archiviazioni. A Milano, per esempio, i pm Sandro Raimondi e Letizia Mannella che hanno seguito dal punto di vista penale oltre 200 vicende, tra cui anche quelli della Lista Vaduz, hanno archiviato soprattutto i casi prescritti, quelli dei contribuenti morti, quelli non identificati o quelli di cui avevano in mano solo un numero di conto corrente. Per il resto le indagini stanno proseguendo. L´importanza poi dell´affiancamento dell´indagine penale a quella del Fisco non è di poco conto, perché raddoppia i tempi di prescrizione che nei casi in cui non è stata presentata la dichiarazione salgono da 5 a 10 anni e in quelli in cui è stata presentata (ma non correttamente) li portano da 4 a 8. E l´Agenzia delle Entrate sostiene che il raddoppio dei tempi vale anche nei casi di archiviazione, basta che sussista l´obbligo per il Fisco di segnalazione alle Autorità giudiziarie. L´offensiva contro l´evasione, quindi, non sembra arretrare. Proprio ieri, dopo i controlli sulle banche svizzere e quelle austriache, l´Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza hanno mobilitato i propri ispettori per un blitz che li ha portati all´alba in 68 filiali di banche slovene con sede in Italia. I controlli sono scattati in 11 comuni del Nord, da Milano a Cividale del Friuli, per fare un check up sull´obbligo di comunicare i nomi dei clienti alla ‘Anagrafe dei conti correnti’, cioè all´archivio che contiene i rapporti intrattenuti tra l´istituto di credito e la propria clientela (i conti correnti e i depositi), le operazione fatte al di fuori dei conti correnti (le ‘extra conto’) e i rapporti con persone diverse dai titolari dei conti (le procure e le deleghe)”. (red)

14. Acea: Rottura con i soci francesi

Roma - “Nessun accordo tra Acea e Gdf-Suez”. Lo scrive La Repubblica, che spiega: “ La controversia tra i due soci sarà risolta da un collegio di tre arbitri in quella che è ormai l´anticamera di un divorzio tra la municipalizzata romana e il colosso francese. Ieri oltre tre ore di consiglio di amministrazione non sono riusciti a trovare una soluzione condivisa sulla sorte delle tre società operative congiunte nella produzione, trading e vendita di elettricità, e la relativa valutazione degli asset coinvolti, così il cda ha ‘rimesso la delega congiunta al presidente ed all´amministratore delegato per la composizione della controversia mediante l´avvio delle procedure per l´arbitrato’ spiega Acea in un comunicato. L´utility romana chiede a Gdf Suez un conguaglio in denaro per non averla coinvolta nella vendita di gas sul mercato italiano avviata l´anno scorso. I contratti di collaborazione stipulati con l´allora Electrabel (poi confluita in Gdf Suez) prevedono che tutte le attività in Italia debbano essere realizzate congiuntamente. Gdf-Suez ha sempre negato la violazione di questo diritto di esclusiva in quanto Acea un anno fa ha rifiutato di allargare al gas metano il business congiunto. ‘Si considera privo di fondamento l´avvio di una procedura di arbitrato - spiega il comunicato dei francesi - in quanto Gdf-Suez ritiene di aver sempre agito in buona fede e di non aver commesso alcuna violazione. Inoltre, ritiene il ricorso all´arbitrato dannoso per attività di Acea e per i suoi stakeholders. Resta disponibile a proseguire le discussioni con Acea allo scopo di trovare una soluzione equa e accettabile’. I francesi avevano prefigurato il conferimento della rete del gas della capitale (di proprietà dell´Eni) su cui avevano un´opzione d´acquisto. Fino a poche settimane si lavorava sulla possibilità di chiudere ogni controversia tramite l´acquisto "a premio" da parte Gdf Suez di tutte centrali elettriche detenute in comune nella joint venture Acea Electrabel. Dopo qualche tentennamento del management, il sindaco Gianni Alemanno ha imposto che Acea rimanga anche nella produzione, quindi quelle centrali ora dovrebbero essere divise secondo gli attuali rapporti di forza (70% Gdf- Suez 30% Acea) che potrebbero essere corretti pagando in asset l´eventuale conguaglio deciso dagli arbitri. Si punta a definire il collegio in un paio di mesi, ma i tempi della decisione sono molto più lunghi. Nel frattempo tutto rimarrà paralizzato allo stato attuale e a questo si riferisce Gdf Suez quando parla di scelta dannosa e di possibilità di nuovi negoziati. L´altra decisione del cda è l´emissione di un prestito obbligazionario di 500 milioni di euro della durata di 10 anni, da collocarsi interamente presso investitori istituzionali e destinato a essere quotato alla Borsa del Lussemburgo e Dublino”. (red)

15. Libia-Svizzera, la crisi è finita

Roma - “La "guerra dei visti" fra Svizzera e Libia sta per finire”. Lo spiega La Repubblica. “Dopo aver incontrato a Roma il ministro degli Esteri libico Mousa Kousa (nipote di Gheddafi, ex capo dei servizi segreti libici) - si legge nell’articolo - ieri pomeriggio Franco Frattini ha telefonato alla sua collega svizzera Micheline Calmy-Rey. Il ministro italiano ha detto alla collega che la Libia ha voglia di interrompere la faida che ormai da un paio d´anni la vede opposta alla pacifica confederazione elvetica. Tripoli è pronta a revocare il divieto di accesso ai cittadini europei dei paesi Schengen se Berna cancellerà la "lista nera" di 186 ministri e leader libici (fra cui Gheddafi). Se si è in quella lista è vietato entrare in Svizzera, ma automaticamente anche in tutti gli altri paesi Schengen. Tripoli però dovrà liberare i due cittadini svizzeri che da ben 18 mesi tiene in ostaggio dopo che la polizia svizzera aveva arrestato per 2 giorni Hannibal Gheddafi, il figlio del colonnello, che in un albergo di Ginevra aveva preso a cinghiate un paio di domestici. ‘Oggi la ministra svizzera incontrerà il suo omologo libico a Madrid, presidente di turno Ue’, dice un diplomatico che con Frattini ha seguito tutto il caso: ‘Non sarà l´incontro decisivo, ma servirà a cadenzare le mosse di una soluzione che arriverà nei prossimi giorni’. Frattini ha capito che l´intenzione dei due paesi è di risolvere lo scontro: in queste ore ha rilasciato dichiarazioni pubbliche di sostegno alla "causa" libica, ma riservatamente non ha smesso di tranquillizzare gli svizzeri, spiegando che la sua opposizione a quello che definisce comunque ‘un abuso delle regole di Schengen’ non toglie che la solidarietà per i due cittadini ostaggio dei libici sia totale, e che l´Italia lavori su Gheddafi per risolvere il caso. ‘Noi italiani problemi non ne abbiamo, di fatto è già risolta la questione del blocco dei visti per i cittadini italiani che vogliano entrare in Libia, possono farlo nonostante il blocco’, dice un altro diplomatico, ‘ma è comunque importante lavorare per risolvere velocemente questa crisi fra Libia e Svizzera, per contenerla politicamente e tornare a dialogare serenamente tra Libia ed Europa’. L´incontro di questa mattina a Madrid non dovrebbe essere risolutivo perché i rispettivi ministri dovranno poi sottoporre al vaglio di Gheddafi e del governo svizzero il possibile percorso di soluzione che le due diplomazie proveranno a costruire. Tra l´altro oltre alla mediazione italiana, e a quella della Spagna presidente di turno della Ue, si segnalano altri 3 o 4 paesi volenterosi, come la Germania, tutti pronti a ricavare allori e magari qualcosa di più concreto dalla discussione con libici e svizzeri.Se la procedura di pacificazione non potesse essere abbastanza rapida, lunedì il caso sarà discusso dai ministri degli Esteri della Ue. Ieri il portavoce del commissario Ue agli affari interni, Cecilia Malmstroem, ha detto che ‘sono in atto tutti gli sforzi per risolvere la crisi, anche se non ci si può aspettare una soluzione immediata’. L´altro ieri quel portavoce era stato l´unico funzionario comunitario ad addossare tutta la colpa del caso alla Libia, responsabile di aver bloccato i visti ai cittadini europei. L´Italia e altri paesi mediterranei hanno chiesto alla Commissione di assumere un atteggiamento più neutrale, per evitare tra l´altro di radicalizzare la posizione dei libici”. (red)

Prima Pagina 18 febbraio 2010

Corpo di mille balene, poffarbacco!