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A.A.A.: non dimenticare Bnl-Unipol

“Follow the money”: segui i soldi, dice un adagio del giornalismo anglosassone. È un detto che spiega alla perfezione come funziona la macchina della politica “democratica”: non solo, come comunemente si pensa, oliata da industrie, banche, lobby; ma intrecciata ad esse in una commistione che, se fatta emergere dall’ombra in cui viene sapientemente tenuta, fa apparire i partiti quali comitati d’affari mascherati. 

Uno scampolo di questa realtà ancora misconosciuta è l’intervista a Giovanni Consorte, l’ex numero 1 di Unipol, apparsa sul Corriere dell’altro giorno (“Consorte: sacrificato da D’Alema e Veltroni”, Corriere della Sera, 30 gennaio 2010). Consorte è l’uomo della finanza rossa che aveva tentato la scalata alla Bnl in accordo con l’ex presidente di Bankitalia, Antonio Fazio, ammucchiandosi alla banda dei furbetti del quartierino. Assieme a costoro è imputato di aggiotaggio. Eppure opinioneggia come fosse un leader politico. Sentite qua cosa dice della situazione a Bologna: «Serve un candidato di qualità. Con una base culturale e professionale di rilievo. Che abbia gestito aziende, situazioni complesse, non chiacchiere. Deve essere conosciuto e stimato, e magari andare bene a parte dell’opposizione». Sul Pd, il suo partito, ha le idee chiare e le espone da azionista forte dell’azienda guidata, almeno ufficialmente, da Bersani: «Il Pd è un partito non coeso, che non esprime un indirizzo chiaro. Gli effetti si vedono purtroppo anche a Bologna. E tutto questo ha una data d’inizio... La guerra contro la scalata a Bnl. Il Pd non era ancora nato, ma la sua mancanza di una linea e di una azione politica precisa ha origine da quella vicenda». Immancabile, ecco l’ex amministratore delegato di una compagnia assicurativa che si erge a intellettuale: «Sta per uscire un libro, curato dal professor Paolo Pombeni e da me, che individua l’anomalia italiana nell’assenza di un partito riformista, laico, socialista, garantista di tradizione europea». Naturalmente non gli passa neanche per l’anticamera del cervello che l’anomalia possa consistere nel fatto che ricorda lui stesso, e cioè che contro l’operazione di conquista della Bnl «si scatenò la reazione delle forze economiche e politiche», ovvero i «vertici del Pd alla sua nascita», svelando il legame di ferro fra piani finanziari e strategie politiche. Un j’accuse in piena regola contro i compagni: «Si trattava in realtà di una bella operazione industriale. Ma la componente cattolica del futuro Pd posso capirla, temeva un eccessivo potere degli ex Ds. Le dinamiche delle attuali difficoltà del Pd erano già presenti. Veltroni, Fassino, D’Alema: mi hanno abbandonato. Sacrificato sull’altare del primato della politica. C’era da far nascere il Pd, e a marzo 2006 c’erano le elezioni». Il primato della politica? Questo signore vorrebbe farci credere che gente della pasta di Veltroni, Fassino e D’Alema, cresciuti alle Frattocchie e a Botteghe Oscure, fra collateralismi cooperativi, lottizzazioni televisive e consociativismi di ogni genere, non solo facessero il tifo, ma non fossero d’accordo con lui nell’assalto al chiuso mondo finanziario italiano? Invece è proprio così. Consorte sostiene, con serietà, la barzelletta secondo cui «quei due (Fassino e D’Alema, ndr) non sapevano nulla dell’operazione. Facevano il tifo, ma questo è un altro discorso». E l’ormai celebre frase di Fassino, "abbiamo una banca"? «La sentirete al processo, quella telefonata, nella sua interezza. Era entusiasmo, non complicità. Quando esplose il sisma, non ho avuto una chiamata, una parola. Ma adesso ho chiesto che vengano in aula a motivare il loro comportamento successivo al lancio dell’Opa». Ha il dente avvelenato, Consorte. E allora, alla fine, il succo della verità lo distilla come veleno per i sepolcri imbiancati che cianciano di indipendenza fra politica e affari: «Parliamoci chiaro: potere economico e politico non sono mai disgiunti. Senza il secondo non si va da nessuna parte, come dimostra il fallimento dell’operazione Unipol-Bnl. (…) Saremmo diventati un braccio finanziario a sostegno del governo, e mancava poco alle elezioni del 2006 vinte dal centrosinistra». Più chiaro di così.  

Alessio Mannino

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