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La Difesa sul mercato (truccato)

Naturalmente non stupiscono più - pur continuando a indignare almeno una parte dell'opinione pubblica, e con ragione - tutta una serie di operazioni ali limiti della legalità (o già oltre?) che alcuni esponenti della politica italiana, e in particolare modo il governo in carica, svolgono nei confronti della cosa pubblica.

L'ultima, in ordine di tempo, è la proposta di costituire una società, ovvero la Difesa Servizi Spa, che dovrebbe occuparsi (tra le altre cose) della gestione logistica degli acquisti in merito alle nostre Forze Armate.

Come si evince immediatamente, una Società Per Azioni è un soggetto giuridico volto al profitto, ovvero a generare dividendi. Ora, già il fatto che una parte importante del nostro Stato, ovvero una componente delle Forze Armate, diventi di fatto una società per generare profitti, è cosa sconcertante. Sostanzialmente, le nostre Forze Armate diventano un "prodotto" da vendere. E quindi da pubblicizzare (non crederemo mica sulla necessità di far girare la nostra portaerei Cavour - in luogo di aeroplani - dalle parti di Haiti, vero?).Tanto che tale società, inoltre, curerà non meglio definite "sponsorizzazioni".

Ma c'è dell'altro, ovvero il fatto che questa società - la quale si dovrebbe occupare degli acquisti relativi all'ambiente militare - verrebbe composta da un Consiglio di Amministrazione su nomina diretta. Nomina da parte del Ministro della Difesa, dal quale dipenderebbe e al quale solo dovrebbe rendere conto in merito alla spesa del budget a disposizione previsto (da tre a cinque miliardi di euro). Brutalmente: il nostro Stato, un nostro Ministro, sceglie in modo diretto (e personale) dei consiglieri di amministrazione (otto, per la precisione) per una società per azioni che opera in ambiente militare. Per di più, visto che si tratta di una società che potrebbe operare in ambienti delicati per la sicurezza, non verrebbe controllata dalla Corte dei Conti (a meno di dolo conclamato). Il che significa un portafoglio enorme di denaro pubblico da spendere senza la minima trasparenza necessaria.

La Difesa Spa gestirà anche le dismissioni immobiliari delle Forze Armate e - non poteva mancare -  la creazione di propri fondi di investimento. Vendendone i titoli.

Eppure, incredibile anche solo a pensarsi, c'è ancora di più. Ed è il grave.

All'interno dell'oggetto di questa società, oltre all'approvvigionamento e agli acquisti di carattere "logistico" non meglio precisato (alla Difesa spa andrà la responsabilità di ogni acquisto per le Forze armate, armamenti esclusi) ci sarà il potere di inserire, all'interno di strutture militari, anche impianti energetici senza limitazioni. 

Quel "senza limitazioni" significa anche centrali nucleari. All'interno delle caserme. Senza dover passare dall'ottenimento di autorizzazioni dagli enti locali e scavalcando ogni discussione. Il tutto con segreto militare e naturalmente andando contro il volere degli italiani che in merito al nucleare si sono già espressi a sfavore. 

Insomma, sistema tecnico-giuridico per aggirare il problema. È lecito pensare, a questo punto: e se non ci sono caserme adatte, per caratteristiche del terreno, a ospitare centrali? 

Facile: si penserà prima a costruirne di nuove, in luoghi particolari, e ovviamente per "esigenze militari" - oppure a cambiare destinazione d'uso di alcuni siti - e quindi a impiantarvi dentro delle centrali.

Resta da chiarire: oltre alle operazioni di sponsorizzazione di questa società, oltre ai soldi pubblici concessi nelle mani di otto persone del consiglio di amministrazione su nomina diretta, oltre a non dover essere tutto trasparente e sotto controllo della Corte dei Conti, oltre a poter intervenire su acquisti, gestione appalti, gestione immobiliare e oltre alla creazione di fondi d'investimento (sic) e di possibile concessione per appalti alla costruzione di centrali nucleari sul suolo italiano benché vietato dall'espressione degli italiani, ebbene oltre a tutto questo, cosa succederà - e il che non è chiaro - nel momento in cui (e se) questa società per azioni dovesse andare in perdita?

Valerio Lo Monaco

 

Secondo i quotidiani del 02/02/2010

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