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Birmania e non solo

La Birmania è dimenticata ormai, la rivolta di monaci è negli archivi e del massacro del popolo Karen non importa nulla a nessuno, quello che conta è che bisogna dire Myanmar, questo sì che è importante.

Quanta volte la gente si indigna e bacchetta le dita dello sventurato che non ha usato il corretto nome di un paese, usando un termine esoetnico di certa derivazione coloniale, invece dell’endoetnico di recente adozione. E non c’è scusa che tenga, è sempre interpretato come un chiaro segnale di criptorazzismo e neocolonialismo latente: l’obiezione che si è sempre detto così non vale. Anche far notare che in Sri Lanka sugli uffici della polizia c’è scritto Ceylon è inutile: bisogna obbligatoriamente usare il nome politicamente corretto del paese del terzo mondo .

Potrebbe anche essere un atteggiamento condivisibile, se solo fosse portato avanti con coerenza e in quelle persone non vi fosse una discriminazione razzista verso i paesi non “extracomunitari”. Perché se solo Myanmar va bene, allora deve anche essere: Hellas, Deutschland, Magyaroszag e Suomi. Perché per europei e assimilati, l’esoetnico va bene e non devono sentirsi offesi al contrario degli altri? L’obiezione che ormai è nell’uso, che si è sempre detto così, non può valere per alcuni e per altri no, il doppiopesismo è assolutamente inaccettabile, e non solo in questioni di puro nominalismo, che però nascondono ben altro.

Perché un tedesco, scusate Deustch, deve accettare di sentirsi chiamare tedesco, german, allemand, mentre il Myanmar è Myanmar e basta. Perché il chiamare l’Hellas col nome Grecia, usato dai conquistatori romani deve essere comunemente accettato, mentre usare Ceylon è grave offesa? In ciò potrebbe celarsi una forma di razzismo al contrario, tipica dell’europeo contemporaneo.

Questa del razzismo però è tesi che non convince, visto che vengono colpiti anche gli uralo-altaici: i finlandesi e gli ungheresi. Dovremmo forse abituarci a dire magiari, oppure potremo continuare a fregarcene e usare i nomi che vogliamo, gettando in faccia ai fanatici del politicamente corretto la loro ignoranza, visto che ogni fanatismo anche quello dei “buoni” è sempre figlio dell’ignoranza. 

Ferdinando Menconi


Sanremo 2010. Vade retro, Morgan (e riflessioni a margine)

Prima Pagina 03 febbraio 2010