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Sanremo: quando Costanzo ci mette il tentacolo

Anche quest'anno Sanremo si è concluso portando via con sé un lungo strascico di polemiche scoppiate sia dentro che fuori dal palco. Polemiche costruite ad arte, come la pseudo-sollevazione popolare nei confronti della canzone di Povia, rivelatasi poi tanto inutile all'approfondimento del tema dell'eutanasia quanto innocua da un punto di vista musicale. Polemiche partite da lontano, come la partecipazione del Principe Emanuele Filiberto che ha un provocato un putiferio nelle schiere degli "intelighentissimi" esponenti della sinistra italiana. Polemiche esplose all'improvviso, come le assurde dichiarazioni di tale Marco Castoldi, in arte Morgan, il quale ha pensato bene, non avendo niente di più interessante di cui straparlare, di rilasciare un'intervista nella quale il crack veniva messo sullo stesso piano di intoccabili ansiolitici "da supermercato" come il Valium. Il critico televisivo Aldo Grasso, commentando gli ascolti boom (un italiano su due è rimasto letteralmente incollato davanti al televisore per seguire la kermesse canora sino ad ore impossibili), ha parlato di "Italia, paese senza speranza". E di speranza, a ben guardare, ce n'è rimasta davvero poca se è vero che l'unica polemica davvero degna di essere approfondita è stata anche l'unica polemica mai esplosa: quella riguardante la longa manu di Maurizio Costanzo & Famiglia stesa anche sulla più popolare competizione canora del paese. Proprio Aldo Grasso, parlando di Costanzo, scriveva il 21 febbraio sul Corriere della Sera: "Nonostante l'età, i tentacoli ci sono ancora. Ritornato in Rai, Costanzo comincia ad allargarsi, come consuetudine. Per far contento il direttore Mazza ha tentato di soggiogare i giornalisti presenti in sala stampa, specie quelli restii allo stile Minculpop. Parliamone." Messo a capo della sala stampa del Festival non si sa bene per quale motivo, in effetti, Costanzo appena tornato in Rai non ha perso tempo: durante le conferenze stampa, esercitando il suo singolarissimo savoir faire per indirizzare le domande dei giornalisti della canzone, durante la serata finale del Festival, portando sul palco del Teatro Ariston una rappresentativa degli operai di Termini Imerese con tanto di intervista a Bersani, al termine della competizione canora, andando a festeggiare la vittoria di Valerio Scanu, un "cantantino" fino-a-pochi-mesi-fa-perfettamente-scnosciuto puledro della scuderia "Amici" (di famiglia). Ma davvero Maurizio Costanzo, 72 anni, tessera della loggia massonica P2 numero 1819, è ancora un uomo così potente? Tralasciando le vicende più o meno note del passato, cerchiamo di inquadrare meglio la stretta "attualità" di questo inquietante personaggio, la cui carriera mediatica è ampiamente paragonabile (per durata e quantità di vicende poco chiare) a quella politica di Giulio Andreotti. Attualmente, Maurizio Costanzo è ad esempio Professore alla Facoltà di Scienze della Comunicazione dell'Università La Sapienza di Roma (nell'anno accademico 2008-2009 è stato titolare della cattedra di Teoria e applicazioni del linguaggio televisivo e il Laboratorio sui formati e i generi televisivi). Nonostante il suo ampio rilievo cattedratico, giova ricordare come Maurizio Costanzo non ha mai conseguito uno straccio di laurea. Per quelli come lui, in effetti, si parla sempre di "laurea sul campo", o al massimo di laurea "honoris causa" (nel caso di Costanzo ci ha pensato l'Università privata IULM a recapitargliene una delle tante proprio lo scorso anno). Dal quotidiano Il Messaggero al settimanale per casalinghe "Gente", dal filoberlusconiano "Panorama" al sinistrorso "Riformista", fino al "Romanista" (testata calcistica di cui si dice sia addirittura uno dei fondatori), la logorrea verbale di Costanzo traborda oggi come non mai. Onnipresente ed onnisciente, Costanzo è un tuttologo anche nel campo teatrale: oltre ad essere il padre-padrone del Teatro Parioli a Roma, è infatti direttore artistico del Brancaccio di Roma, della Fondazione Teatro di Latina e del Todi Arte Festival. Non basta: Maurizio Costanzo possiede diverse aziende specializzate nella comunicazione mediatica e nell'immagine personale (si dice che tra i clienti per la "consulenza d'immagine" vi siano anche Irene Pivetti e Francesco Rutelli). Inoltre, assieme alla moglie Maria De Filippi e in compartecipazione con Mediaset, Costanzo ha creato alcuni anni fa una società di produzione, la Fascino, che ancora oggi produce i programmi della coppia. Ed è stato un "regalo speciale" quello che Maurizio Costanzo ha confezionato per Maria De Filippi nel 2008, quando ha donato alla moglie il 30% della Fascino, che firma programmi di grandissimo riscontro in termini di audience quali il "Maurizio Costanzo show", "Amici", "C'è posta per te", "Uomini e Donne" e "Buon Pomeriggio". Attraverso quest'operazione, Maurizio Costanzo è uscito così dal capitale della compagnia. La partecipazione donata da Maurizio alla moglie, del valore fiscale di appena 3.060 euro, rappresenta tuttavia il 30% di una realtà di cui Maria De Filippi deteneva già il 20% e che oggi conta 200 dipendenti, con un giro d'affari che nel 2007 è stato di 41 milioni. "Fascino" ha chiuso il bilancio 2007 in perdita, ma, come si poteva leggere in una nota ai tempi della donazione, " il 2008 si è aperto con segnali molto positivi, confermando l'andamento già segnalato nell'esercizio appena chiuso con un'ampia e favorevole risposta e partecipazione del pubblico". Costanzo è stato ed in molti casi è ancora consulente di svariate realtà che spaziano dai programmi televisivi (ad esempio Palco e retropalco, un programma teatrale targato Rai), agli enti pubblici (il Comune di Roma), agli incarichi di stato (il ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni lo ha ad esempio nominato "consulente 'esperto' del digitale terrestre"). Proprio su tali incarichi e consulenze si sono verificati, qua e là, una serie di "equivoci" dei quali vale la pena di riportarne almeno un paio. Nel giugno del 2007, ad esempio, suscitò scalpore la notizia secondo cui a Maurizio Costanzo furono versati dalla Telecom ben sette milioni di euro "a titolo di consulenza". La scoperta, fatta dalla Guardia di Finanza nell'ambito delle indagini condotte sulle spese sostenute dal gruppo telefonico, venne confermata dallo stesso Costanzo, il quale ha sostenuto l'assoluta regolarità di queste operazioni. Le fatture al vaglio della verifica risultavano emesse sia dal presentatore in prima persona sia dalla MCC, la Maurizio Costanzo Comunicazione, società che vede tra i soci al 50% lo stesso Costanzo, al 46% la 21 Investimenti SpA del gruppo di Alessandro Benetton e un 4% intestato alla Siref fiduciaria (Gruppo Intesa SanPaolo). Nel 2009 la Corte dei conti è invece intervenuta e in nome del popolo italiano ha condannato 5 amministratori del Comune di Montalto di Castro (appena 7.000 anime) a versare 60 mila euro al Comune per una consulenza di tre anni di circa 124 mila euro (123.949,68 per l'esattezza) affidata nel 2004 a Maurizio Costanzo. Si trattava di una consulenza di "generica collaborazione" per iniziative "promozionali e di valorizzazione delle risorse artistiche e culturali" del territorio da espletarsi attraverso suggerimenti sulle tipologie delle attività stesse, indicazioni e forme e modi di promozione, eventuali consultazioni oltre ad incontro mensile. Il tutto in un contratto di due pagine e mezzo. Il magistrato della Corte dei Conti ha reputato " incomprensibile " per un comune di 7 mila abitanti deliberare una spesa tale per una consulenza, anche se fornita da un professionista noto, con un contenuto "generico e indeterminato". Potremmo continuare per pagine e pagine, riportando solo i fatti "recenti" e senza scrivere una sola nota a commento delle molteplici attività del Maurizio nazionale. Ma a questo punto giova tornare al punto di partenza: la presenza di Maurizio Costanzo a Sanremo, ufficialmente per promuovere la nuova trasmissione "Bontà sua", di cui è conduttore, in programma tutti i giorni all'ora di pranzo sulla televisione di stato (sic!). Aldo Grasso aveva provato a scrivere riguardo l'ingombrante e sempre più pretestuosa presenza costanziana all'interno di un festival della canzone, che come tale dovrebbe essere del tutto slegato dalle vocazioni del pesante anchor man romano (storicamente dirette all'enucleazione di casi umani, fattarelli di cronaca contingente, transgenderismo e politica). Ma gli strali del popolare critico televisivo sono stati fatti immediatamente cadere nel vuoto. Ed a poco è servito mostrare i tabulati della prodigiosa vittoria tramite televoto di quel Valerio Scanu (vincitore del programma "Amici" ed immediatamente promosso tra i "Big" di Sanremo) che indubbiamente si è reso protagonista di una rimonta che ha dell'incredibile. Proprio i tabulati, infatti, ci raccontano che alle 23.12 di sabato notte, giorno della finale di Sanremo, per il popolo (pagante) degli sms che sta votando da oltre 4 giorni, i vincitori del Festival sono proprio Pupo, Emanuele Filiberto e Luca Canonici con 212.482 voti, pari al 32,95% di tutte le preferenze. In quel momento, Valerio Scanu è solo secondo, con 135.588 voti. Ma --udite udite - nel volgere di poco più tre quarti d'ora, esattamente tra le 23.39 e 52 secondi, e le 00.32 e 58 secondi, Scanu rimonta, arrivando a 236.105 voti, 97.517 in più di quelli accumulati in precedenza. Nello stesso lasso di tempo il trio capitanato dal Principe Savoia resta praticamente (ed inspiegabilmente) fermo. Anche su questa scontatissima quanto inaspettata vittoria è immediatamente calato un silenzio tombale. Esattamente come accadde lo scorso anno, quando Marco Carta, a sua volta vincitore dell'edizione 2008 di "Amici", aveva sbaragliato prepotentemente la concorrenza - manco a dirlo - proprio sul palco di Sanremo. "Certo, - si dirà - sono solo canzonette". Ma, dopotutto, anche il business delle canzonette è un signor business.

 

Giuseppe Carlotti


Stronzate in “Libertiamo”

Secondo i quotidiani del 01/03/2010