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Di Iraq si parla a casaccio (come sempre)

Del risultato elettorale della tornata recente in Iraq importa fino a un certo punto, come sempre, quando elezioni "libere" si svolgono all'interno di Stati occupati militarmente (sempre più spesso, da forze Usa). Di come ne parlano i media, invece, è bene ternersi aggiornati. Se non altro per ribadire - ove ce ne fosse bisogno - alcuni punti da non dimenticare, malgrado siano passati anni dal "peccato originale" sul quale si sono costruite poi le elezioni odierne.

SkyTg24 di Domenica scorsa, parlava di tali elezioni come di un evento fondamentale per dare "stabilità al paese". Vi è infatti bisogno - proseguiva - che a vincere le elezioni sia una governo "moderato" e vicino alla democrazia - made in Usa, n.d.r. - esportata con la forza proprio in Iraq. Ma ancora, l'importanza di tale risultato è decisiva per veriricare quali "industrie siano disponibili a investire nella ricostruzione del paese".

Attenzione, la parola chiave, in questo caso, è "disponibili". Bisognerebbe verificare insomma quali possano essere le industrie disponibili a investire in Iraq. Ebbene, fuor di metafora, le industrie che vogliono ricostruire in Iraq non sono solo "disponibili", ma stanno facendosi una guerra spietata - diplomatica, stavolta - per continuare ad accaparrarsi appalti per la ricostruzione del paese che il proprio governo di appartenenza, ovvero gli Usa, ha sistematicamente distrutto mediante l'invasione dell'epoca e in atto ancora oggi.

Non dimentichiamo mai, per nessun motivo, la pietosa scena di Colin Powell che, in sede di Unione Europea, mostrava delle ampolline di armi chimiche a pretesto imprescindibile per l'invasione. Armi chimiche che - innanzi tutto fornite dagli stessi americani a Saddam Hussein quando faceva loro comodo - non sono mai state trovate perché ormai usate e finite. Non dimentichiamole mai quelle immagini perché la faccia di Powell e le sue parole erano e sono l'esatta dimensione della menzogna pura con la quale le truppe americane e i loro alleati sono sbarcati in Iraq per distruggerlo e per permettere poi la corsa all'oro delle aziende nella successiva "indispensabile" ricostruzione. Si tratta di una tra le manipolazioni moderne più evidenti, anche se molti appaiono averla dimenticata. Tanto che oggi, appunto, in un comune telegiornale, ma anche altrove e in modo particolare sulla totalità dei media allineati, si evita accuratamente di ricordare l'incipit del tutto.

La motivazione imperialista ed economicista con la quale gli Stati Uniti si sono lanciati alla conquista del Medio Oriente, e in questo caso dell'Iraq, è la somma unica e principale, a favore delle aziende che vi sono impegnate, per la quale l'amministrazione Bush prima e quella del Nobel per la Pace Obama adesso ha ucciso e uccide milioni di civili e di militari e ha coinvolto l'Europa nel pantano iracheno.

È evidente che le aziende "disponibili" per iniziare a mettere in pratica appalti milionari aspettino un governo adatto alla bisogna, ovvero un governo fantoccio espressione degli interessi Usa. Ed è altresì evidente che i civili iracheni che vogliono il proprio paese libero dall'invasore militare, etico ed economico, si battano affinché a tale pacificazione non si arrivi. Si chiamano partigiani, resistenti. Che contro l'esercito più potente e tecnologico del mondo possono usare solo i propri corpi e atti terroristici, come tutti i combattenti di gruppi resistenti, da sempre, fanno.

Forse solo noi italiani, al momento, non ci batteremmo in questo modo nel momento in cui venissimo attaccati con falsi pretesti da un esercito straniero, ci venisse imposto un governo di loro piacimento, e ci invadessero con truppe e aziende per fare i propri interessi. Oppure la cosa è già accaduta e non ce ne rendiamo conto?

Valerio Lo Monaco

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Secondo i quotidiani del 10/03/2010