Ottima scelta

Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

Secondo i quotidiani del 15/03/2010

1. Le prime pagine 

Roma - CORRIERE DELLA SERA – In apertura: “Agli atti 18 telefonate del premier. Così è scattata l’inchiesta di Trani”. Editoriale di Angelo Panebianco: “Quelle inutili nostalgie”. Di spalla: “La regola è libertà anche se non piace”. Al centro doppia foto notizia: “Il campionato è un derby” e “Riparte il sogno Ferrari”. Sempre al centro: “Raid contro i bengalesi”. In basso: “Per essere sempre giovani tenere aperti mente e cuore” e “‘Lettera del Papa sulla pedofilia’”.  

LA REPUBBLICA – In apertura: “Rai-Agcom, via agli interrogatori, nell’indagine coinvolto il Csm”. Di spalla: “La Francia punisce Sarkozy, sorpasso socialista dell’Ump”. Al centro: “Lavoro, il no di Napolitano alla legge che evita l’articolo 18” e “Raid razzista contro i bengalesi, distrutto a Roma un Internet point”. A fondo pagina: “E ora dateci l’Albo dei corrotti”.  

LA STAMPA – In apertura: “Francia, schiaffo a Sarkozy”. Editoriale di Jean-Marie Colombani: “Una doppia sanzione per Nicolas”. Al centro la foto-notizia: “Alonso, trionfo Ferrari” e “Intercettazioni, il premier: ‘C’è un’aria avvelenata’”. In basso: “Pechino sfida Obama: lo yuan non si tocca”.  

IL SOLE 24 ORE – In apertura: “Un redditometro tutto nuovo” e l’editoriale: “Efficace purché trasparente”. A centro pagina: “Al sud solo il 14% dei prestiti” e fotonotizia “Acqua dolce. Obbligo di trattamento anticalcare”. Di spalla: “Commercialisti in missione speciale nel no profit”. In basso: “Prigionieri per vent’anni di un fallimento”.  

IL GIORNALE – In apertura: “E se intercettassimo i magistrati?”. Al centro: “De Magistris vuole processare pure il Papa” e “Il lavoro c’è, ma nessuno lo vuole”. Di spalla: “Quella lady in viola che scambia idee per servitù”. A fondo pagina: “Tabellina del 3: campionato dietro la lavagna”.  

IL MESSAGGERO – In apertura: “Trani, le telefonate dell’inchiesta” e in un box: “I magnifici sette della berlu-galassia Rai”. Editoriale di Paolo Cacace: “Le urne deserte un segnale per l’Eliseo”. Al centro: “‘Qui va tutto a fuoco: aiutatemi sto morendo’” e “Roma, raid contro bengalesi”. In un box: “Voto in Francia, astensione record: sorpasso socialista, Sarkozy battuto”. A fondo pagina: “Via Poma, in aula i testimoni-chiave” e “La Roma spreca, tonfo della Lazio. Doppietta Ferrari, trionfa Alonso”.  

IL TEMPO – In apertura: “Vendola pensiona il Pd”. Al centro foto-notizia: “Tra Sarkozy e Carlà spunta l’astensione”. In basso: “Ferrari, è subito doppia festa”. 

IL FOGLIO – In apertura: “Caso Orlandi, una questione di soldi”. A sinistra: “Delitti”. A destra: “Amori”. In basso: “I moralisti dalla vita bassa che mettono la chiesa sotto assedio”.  

L’UNITÀ – In apertura: “Tutti zitti”. (red)

2. Trani, origini dell’inchiesta. Premier ascoltato 18 volte

Roma - Scrive il CORRIERE DELLA SERA: “Il 17 dicembre scorso, davanti ai pubblici ministeri di Trani, Giancarlo Innocenzi ha negato di aver mai subito pressioni. Il componente dell’Agcom ora accusato di concussione fu convocato come testimone nell’ambito dell’indagine su tassi usurai che sarebbero stati applicati a carte di credito dell’American Express. Verso la fine dell’interrogatorio gli fu chiesto in maniera esplicita se avesse mai ricevuto richieste per bloccare la messa in onda di trasmissioni o se fosse a conoscenza di qualcuno che lo aveva fatto. Lui lo escluse. Non sapeva che i magistrati avevano già ascoltato le sue conversazioni durante le quali Silvio Berlusconi lo sollecitava a intervenire affinché l’Autorità di cui fa parte bloccasse AnnoZero di Michele Santoro e altri programmi di approfondimento e lui si metteva a disposizione. Dopo qualche giorno finì indagato. Questa circostanza sarà utilizzata dal suo avvocato Marcello Melandri per sollecitare la trasmissione del fascicolo a Roma per competenza. L’istanza sarà presentata stamani dal difensore che spiega: ‘Soltanto adesso scopriamo, grazie a una fuga di notizie, che quando è stato convocato il mio cliente era di fatto già sotto inchiesta. Mentre all’epoca non riuscivamo a spiegarci quelle domande, adesso sappiamo che derivavano dall’ascolto di conversazioni intercettate. Dunque, doveva essere interrogato con l’assistenza di un legale. In ogni caso non si capisce a che titolo procedano questi magistrati. Qualora esistesse davvero un reato— e su questo ho seri dubbi— non spetterebbe a loro indagare, ma ai pm della capitale’.  

Allegate agli atti ci sarebbero tredici conversazioni di Innocenzi con il presidente del Consiglio, e cinque dello stesso premier con il direttore del Tg1 Augusto Minzolini. Ed è il procuratore di Trani Carlo Maria Capristo a specificare: ‘Tutto quello che non ha attinenza con l’indagine è già stato eliminato’. Ciò vuol dire che le telefonate di Berlusconi sono ancora nel fascicolo, anche se per poterle utilizzare nei suoi confronti bisognerà chiedere l’autorizzazione alla Camera. In ogni caso si tratta di documentazione che gli ispettori ministeriali non potranno esaminare. Il capo dell’ufficio su questo è categorico: ‘È la legge a impedire che possano visionare atti coperti dal segreto, dunque noi non daremo alcun documento. Faccio il magistrato da trent’anni, sono sempre stato in prima linea e questa è la prima ispezione che subisco, ma conosco le regole’. Il Guardasigilli Angelino Alfano ha parlato di ‘abuso di intercettazioni a strascico’, vale a dire conversazioni captate nel corso della prima indagine e poi utilizzate nel nuovo fascicolo. Dichiara Capristo: ‘Sinceramente non so proprio che cosa volesse dire. Se ci sono dialoghi che necessitano approfondimenti perché fanno intravedere ipotesi di reato, noi siamo obbligati ad effettuare le verifiche. Ed è quello che stavamo facendo, quando c’è stata la fuga di notizie’.  

L’alto magistrato dice di essere ‘turbato e amareggiato per quanto accaduto, perché si è trattato di un vero e proprio siluro all’inchiesta. Basti pensare che l’informativa della Guardia di Finanza è stata consegnata il 5 marzo scorso e in questa settimana stavamo decidendo come procedere’. In realtà il pubblico ministero Michele Ruggiero era intenzionato a chiedere un provvedimento di interdizione dai pubblici uffici per gli indagati ed è stato proprio il procuratore a frenare. Da giorni nega però qualsiasi tipo di tensione, assicura che ‘qui siamo abituati a lavorare in squadra, confrontandoci e trovando insieme una soluzione ad ogni problema’. Poi sottolinea la sua ‘determinazione a scoprire chi ha soffiato la notizia sull’esistenza dell’indagine’ pubblicata da Il Fatto Quotidiano. Perché, dice, ‘siamo noi le prime vittime di quanto è accaduto e io posso assicurare che da questo ufficio nulla è trapelato’. In realtà appena due giorni fa una non meglio specificata ‘fonte giudiziaria’ ha smentito l’iscrizione nel registro degli indagati di Minzolini. Su questo Capristo è lapidario: ‘Non so di chi si tratti né chi possa aver parlato a nome della Procura. Io certamente non ho emesso alcun comunicato’”. (red)

3. Trani, la sfilata dei conduttori

Roma - Scrive LA STAMPA: “A partire da oggi, quando sulla scrivania del procuratore Carlo Maria Capristo arriverà il fax spedito da Roma dall’avvocato Marcello Melandri, difensore del commissario Agcom Giancarlo Innocenzi, con il quale - ‘ex articolo 54 quater del Codice di procedura penale’ - si chiederà il trasferimento dell’inchiesta alla Procura di Roma, per competenza territoriale. E la Procura di Trani avrà appunto dieci giorni per decidere, dovendo entro questa data motivare l’eventuale rigetto. E, dunque, in questi periodo la Procura dovrà riempire il ‘fascicolo’ - che vede, per il momento, indagati per concussione il premier, Silvio Berlusconi, il direttore del Tg1 Augusto Minzolini e il commissario Agcom Giancarlo Innocenzi - di riscontri e testimonianze. Perché dentro il fascicolo, per il momento, ci sarebbero soltanto le intercettazioni dello scandalo. Si può ipotizzare, quindi, che da oggi partiranno attività d’indagine finalizzate alla raccolta di documentazione, come l'acquisizione di atti presso l’Agcom o la stessa Rai. Michele Santoro, che sarà sentito domani, ha già annunciato che porterà con sé documentazione che intende depositare. E nei prossimi giorni potrebbero essere sentiti come persone informate dei fatti anche il conduttore di ‘Ballarò’ Giovanni Floris, di ‘Parla con me’, Serena Dandini, e lo stesso direttore generale della Rai, Mauro Masi.  

L’avvocato Melandri solleva una questione di metodo e di merito: ‘Qualunque cosa abbiano in mano è illegittima. Penso alle intercettazioni telefoniche, per esempio. Ho letto che risalirebbero ad ottobre ma il mio assistito Innocenzi è stato sentito a dicembre come persona informata dei fatti per una vicenda diversa (la questione American Express, ndr). Certo poi, alla fine della sua deposizione, gli sono state fatte delle domande che, alla luce della fuga di notizie di questi giorni, hanno a che fare con quest’altra inchiesta. E, dunque, quando è stato indagato Innocenzi? Dopo la sua deposizione di dicembre. E quelle intercettazioni di ottobre?’. A Giancarlo Innocenzi, il pm Michele Ruggiero avrebbe chiesto se nella sua attività di commissario Agcom avesse mai subito delle pressioni. Innocenzi avrebbe negato. ‘Un conto è dire che le trasmissioni vanno soppresse - sostiene l’avvocato Meandri - un altro, che quei programmi devono rispettare le regole’.  

La competenza territoriale, il reato contestato, l’inchiesta. Come si sa, il pm Michele Ruggiero stava indagando su presunti tassi usurai applicati dall'American Express sui rimborsi rateali delle spese effettuate con le revolving card. La denuncia fu presentata due anni fa alla Procura di Trani. Nell'ambito di questa inchiesta sono entrati in scena Berlusconi, Innocenzi e Minzolini. Ma i reati contestati dove sono stati consumati? A Trani? A Roma? Solo come ragionamento teorico, perché l’inchiesta rimanga a Trani il reato da contestare deve essere un reato prevalente, più grave della concussione ipotizzata nei confronti di Berlusconi, Innocenzi e Minzolini. E francamente, non conoscendo gli atti, è un esercizio impossibile. In ogni caso, è evidente che il presidente del Consiglio avrebbe commesso il reato nella sua funzione di governo e dunque gli atti dovrebbero in ogni caso finire al Tribunale dei Ministri, a Roma. E l'arrivo degli ispettori del ministro di Giustizia Angelino Alfano rischia di essere soltanto una pressione perché il fascicolo parta subito per altri lidi’”. (red)

4. Trani, Zavoli e Garimberti: Riaprire talk show politici

Roma - “Riaprire i talk show della Rai chiusi dal Cda dopo l’approvazione del regolamento-Beltrandi da parte della commissione di Vigilanza. Lo chiedono, dopo la sentenza del Tar che venerdì ha ‘liberato’ Sky e la La 7 dagli obblighi imposti dall’Agcom, sia Sergio Zavoli, presidente della commissione, sia Paolo Garimberti, presidente del cda della tv pubblica. La questione – INFORMA la repubblica - sarà affrontata oggi dai consiglieri del Cda Rai, mentre gli uffici romani saranno assediati da manifestanti del Popolo viola, di Sinistra e Libertà e dell’Italia dei Valori. Alla riunione si arriva dopo un appello di Zavoli. ‘Tocca al Cda della Rai che ha il prestigio, il senno e il dovere di fare, con i suoi margini d’autonomia, la prima mossa ripristinando i programmi di approfondimento’, ha detto il presidente della Vigilanza. Perché, ha spiegato, ‘tra errori veri e finti, diritti calpestati e declamati si è perduta gran parte del tempo che spettava al paese per misurarsi con le proprie idee sulle prossime elezioni’. Ma non è compito del Cda, replica Giovanni Bianchi Clerici. ‘Francamente più che un invito a noi a fare la prima mossa - dice il consigliere di amministrazione leghista - mi sarei aspettata altro dal presidente della commissione di Vigilanza. Se si è capito che il Regolamento da cui discende la nostra delibera è sbagliato, allora esattamente come Agcom ha revocato il provvedimento così avrebbe dovuto fare la Vigilanza. Troppo comodo girare tutto sul Cda’.  

Una posizione che in qualche modo condivide anche Garimberti. ‘È evidente che sul tema ci deve essere una decisione del Cda Rai che mi piacerebbe potesse essere presa all’unanimità’, ha commentato. ‘Ma se così non fosse, è - ha aggiunto il presidente del Cda - altrettanto evidente che mi rimetterei alla decisione della maggioranza che si dovesse formare, così come ho sempre fatto. Ma alla luce delle sentenza del Tar, delle decisioni dell’Agcom, delle dichiarazioni del presidente Calabrò e della disparità di condizioni tra Rai e emittenti private, la Vigilanza avrebbe dovuto e potuto fare la sua parte: convocarsi urgentemente, come ha fatto il Cda Rai, per modificare il regolamento applicativo della par condicio’. I commissari della Vigilanza del centrodestra, però, non sono dello stesso parere. Alessio Butti, dice infatti: ‘È evidente che non decide la Rai quando e cosa deve dire la Vigilanza, che poi è il Parlamento’. Noi abbiamo già fatto un’interpretazione esaustiva, non c’è altro da aggiungere. Stiamo parlando del nulla’. E anche i consiglieri del Cda in quota centrodestra non sembrano pronti a tornare sui loro passi. In mezzo allo scontro politico si trova anche Mauro Masi. Il direttore generale si dovrebbe presentare oggi al Cda con la richiesta di una modifica del regolamento da parte della Vigilanza. Ma farà presente ai membri del Cda che i margini di manovra sono molti stretti. In pratica i talk show potrebbero tornare nella settimana prima del voto. Nella prossima i palinsesti sono stati già definiti e al posto di Santoro, Floris e Vespa sono state già programmate delle tribune politiche”. (red)

5. Trani, l’inchiesta apre un caso al Csm

Roma - Scrive LA REPUBBLICA: “Un interrogativo corre insistente, per tutta la domenica, nella mailing list dell’Anm. Questo: ‘Ma perché Cosimo Ferri non ha ancora smentito le indiscrezioni che trapelano su di lui dall’inchiesta di Trani?’. E ancora: ‘Se quanto gli addebitano fosse vero, il suo sarebbe un nuovo, grave capitolo della questione morale nella magistratura dai risvolti inquietanti’. Gli aggettivi si sprecano, sempre con un ‘se’ davanti. ‘Se fosse vero’, se veramente Cosimo Maria Ferri, quarantenne togato del Csm per Magistratura indipendente, figlio di Enrico, magistrato anche lui e ministro dei Lavori pubblici del Psdi (poi forzista) famoso per il limite dei 110 all’ora, avesse fatto parte della ‘cricca’ del commissario Agcom Giancarlo Innocenzi fornendogli pareri giuridici per Berlusconi, ciò sarebbe ‘inquietante, avvilente, intollerabile, allucinante’. I messaggi rimbalzano sulle liste, da quella dell’Anm a quelle di ogni singolo gruppo, per finire sui computer del Csm. I cui consiglieri non nascondono ‘il profondo imbarazzo’ per un comportamento che, ‘se fosse vero, decisamente non sarebbe bello’. E che costringerebbe palazzo dei Marescialli a intervenire sulla seguente questione: ‘Verificare se un magistrato fuori ruolo, coperto da un’immunità para parlamentare che riguarda i suoi comportamenti come componente del Consiglio, può dare consigli tecnici per far sì che il Cavaliere si liberi delle trasmissioni scomode’.  

In un simile caso, si chiedono al Csm, bisogna capire se il procuratore generale della Cassazione debba promuovere un’azione disciplinare. Per tutta la domenica il cellulare di Cosimo Maria Ferri suona irrimediabilmente spento. Chi lo conosce, come la segretaria di Mi Antonietta Fiorillo, non se ne meraviglia, dice che fa così. Se ne sta rintanato a Pontremoli, il paese in cui vive, di cui suo padre fu sindaco per tre volte. Lui, a Massa, ha fatto il giudice di tribunale. Da lì ha lanciato la scalata al Csm. Dove adesso rischia di finire ‘sotto processo’. L’articolo del Fatto che fornisce le prime indiscrezioni sull’inchiesta di Trani gira nelle liste. Lì è scritto che quando Innocenzi parlava con Berlusconi citava Ferri come il magistrato che gli forniva una consulenza per capire come stoppare i talk show anti-premier. Qui sta il punto. Che cosa ha veramente fatto Ferri. Che, al Csm, definiscono un ‘recidivo’ perché giusto prima di essere eletto con 553 voti finì nelle intercettazioni di Calciopoli. Componente della commissione vertenze economiche della Federazione gioco calcio, era amico del presidente della Lazio Claudio Lotito (militante romano del Psdi e già amico del padre) e del vice presidente della Figc Innocenzo Mazzini.  

Sapeva degli intrallazzi sugli arbitri, ma se n’era stato zitto. Imbarazzanti le intercettazioni. Ma il caso, al Csm, è stato archiviato, anche se ha gettato un’ombra sulla sua attività consiliare. Tutta improntata alla lotta contro le correnti anche se, chi lo conosce, dice di lui: ‘È il grande paradosso della sua vita. Non fa che parlare contro le correnti, ma è il più ‘correntista’ di tutti, ha uno stile berlusconiano, si comporta come un politico, è il primo che chiama il collega dopo una promozione’. Questione di ore, e il caso Ferri esploderà al Csm. Il presidente della settima commissione, quella per l’organizzazione degli uffici giudiziari, dovrà spiegare ai colleghi di che cosa discuteva con Innocenzi e quali pareri gli forniva. Per capire se questo è compatibile con la funzione stessa che ricopre”. (red)

6. Intercettazioni, Pdl: Subito la legge

Roma - Riporta il CORRIERE DELLA SERA: “Il Pdl sceglie Piazza del Popolo per la seconda fase della campagna elettorale della Polverini, che non esclude un faccia a faccia con la Bonino. Cicchitto e Gasparri convocano a mezzogiorno una conferenza stampa e attaccano la sinistra. ‘È uno scandalo che siano intercettate le telefonate tra Berlusconi e il direttore del Tg1 Minzolini’, denuncia Cicchitto che poi prosegue: ‘Ora capiamo perché in Senato c’è questa opposizione al ddl sulle intercettazioni che il centrosinistra vuole usare a fini politici e perché quelli dell’Idv sono così preoccupati che i loro amici magistrati possano usare le intercettazioni per ascoltare le telefonate di Berlusconi eMinzolini’. Si tratta di ‘cose barbariche’ ecco perché si domanda: ‘Se si ascoltassero le intercettazioni di D’Alema e Veltroni e così via ne scopriremmo delle belle ‘ . Ma, obietta Zanda (Pd), il problema non sono le intercettazioni ma il ‘conflitto di interessi’. Gasparri attacca poi Fassino, che ha definito ‘ squallida ‘ quella conversazione: ‘Farebbe meglio a stare zitto. Lui faceva telefonate a Consorte per seguire attività illecite della sinistra bancaria. Si è dimenticato di quando proclamava ‘abbiamo una banca’’.  

Non solo, Gasparri annuncia che il Pdl accenderà ‘i riflettori sui processi Telecom: va impedita la distruzione di documenti che riguardano il ‘conto Oak’, cioè quercia. Ci dicano Fassino e D’Alema cosa sanno della vicenda. Non faremo distruggere documenti che potrebbero fare capire molte cose sui capi del Pd’. Vanno sconfitti, esorta Cicchitto, ‘ladri di voti e di liste, il nome della Polverini è sulle schede e mettendo una croce su quel nome riusciremo comunque a vincere’. Aggiunge Gasparri: ‘Oggi da qui lanciamo un forte appello affinché con la manifestazione del 20 marzo, presenti tutti i candidati del centrodestra, si risponda con una grande partecipazione al clamoroso flop di una sinistra senza popolo perché il popolo sta con noi’. Gasparri accusa poi la Bonino ‘di usare il Lazio come tribuna per le sue battaglie radicali: il matrimonio gay, la pillola abortiva agli angoli delle strade’. Ma la Bonino replica: ‘Oggi in gioco non c'è solo il Lazio, ma l’inizio di una riscossa in tutto il Paese’. Ecco perché invita a un doppio voto, sia come governatrice sia come capolista della lista Bonino-Pannella”. (red)

7. Berlusconi: In questi giorni clima avvelenato

Roma - Riporta il CORRIERE DELLA SERA: “Il premier Silvio Berlusconi arriva in elicottero per festeggiare i 90 anni del suo amico Don Luigi Verzé, fondatore del San Raffaele. Ha il discorso sotto il braccio, ma non lo legge. Preferisce improvvisare. E detta ai taccuini l’unica frase politica della giornata. ‘Oggi è una bellissima giornata, sembra che siamo lontani dall’atmosfera avvelenata in cui siamo stati costretti a stare soprattutto negli ultimi giorni’. Nessun riferimento alle intercettazioni telefoniche di Trani e neanche al caos delle liste elettorali. ‘Oggi solo parole positive e buoni sentimenti’. Ma chi lo conosce a fondo, parla di un Berlusconi molto arrabbiato dopo la lettura mattutina dei giornali. Tanto che durante il pranzo all’Hotel Rafael con gli ospiti di Don Verzé, si lascia andare a uno sfogo amaro: ‘Siamo 4 punti sotto. E questo per tanti motivi. Perché si è parlato di una Tangentopoli milanese che non esiste, per il problema delle liste, perché i giornali non ci aiutano, per lo scandalo delle intercettazioni, per i continui attacchi dei magistrati, perché Fini ogni tanto spara...’. Fino ad arrivare alla bellezza di 7 motivi che rischiano di danneggiare il Pdl alle prossime elezioni regionali. Il premier punta tutto sulla manifestazione romana di sabato prossimo. Obiettivo: portare in piazza almeno 200mila persone.  

C’è mezzo governo a festeggiare il fondatore del San Raffaele. E tanta gente comune accorsa nella Basilica dell’ospedale. Don Verzé attende gli ospiti all’ingresso. Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, il ministro della Sanità, il ‘raffaelliano’ Ferruccio Fazio, il sindaco di Milano, Letizia Moratti e chiaramente Silvio Berlusconi. All’ultimo hanno dato forfait Altero Matteoli e Renato Brunetta. Arrivano anche novanta rose rosse a forma di cuore regalate dal governatore della Lombardia, Roberto Formigoni, che provocano qualche imbarazzo tra i vertici del San Raffaele: ‘Credevo si regalassero alle signore... ma sono comunque ben accette’. Sul palco quattro sedie. Quella per il festeggiato. Accanto a lui siede Silvio Berlusconi. Poco distante il Cardinale Carlo Maria Martini che subito dopo l’inizio dell’intervento di Berlusconi si è dovuto alzare per un leggero malore (il Cardinale si è ripreso subito e ha partecipato al pranzo in onore di Don Verzé con tutti gli altri ospiti). In mezzo il direttore del Corriere della Sera, Ferruccio de Bortoli, che ha moderato il confronto. Don Luigi e Silvio. Silvio e Don Luigi. Si conoscono da una vita. ‘Silvio è uno statista di fama mondiale che ha scelto questa strada, e io ne sono testimone, solo per amore di patria’ attacca Don Verzé. ‘Il mio — ha voluto sottolineare— è un elogio personale e non politico’.  

Anche perché sui politici il fondatore del San Raffaele ha qualcosa da ridire. ‘Peccato che oggi non ci sia il ministro Brunetta perché vorrei chiedergli l’autorizzazione per aprire un alto corso per pubblici amministratori: sono troppi gli improvvisati della politica. O si ha l’istinto come ha questo uomo che siede vicino a me o non si può fare politica se non si è culturalmente preparati’. Berlusconi gongola e ribatte: ‘Don Luigi è un sognatore che guarda il futuro e sa trasformare questi sogni sempre molto ambiziosi in realtà. È uno dei pochi. Il San Raffaele è un tesoro non solo per Milano, ma per tutto il mondo’. Si parla dei progetti di Don Luigi. Tanti. Uno soprattutto: realizzare un ospedale per le malattie genetiche sul monte Uliveto a Gerusalemme. ‘Vuole essere un mio omaggio a Gesù l'ebreo che tutto ci ha insegnato’. E il centro per la ricerca a Verona che ha come obiettivo l'allungamento della vita fino a 120 anni. ‘Ma questa è l’età media — scherza, ma non troppo Berlusconi — Don Luigi è convinto che la vita media possa arrivare a 120 anni. Ma poi quando parliamo tra di noi pensiamo di arrivare ad almeno 30 anni in più’.  

Quindi, obbiettivo 150 anni. ‘Tutti sollevano dubbi — continua Berlusconi — ma io mi sto convincendo davvero che sia un progetto realizzabile. Studiando i nostri genitori, con le staminali che oggi si possono usare, con diete scientifiche, possiamo aggiungere anni alla nostra vita. Crediamo in questo progetto. Crediamoci in tanti, perché riguardano la nostra umanità’. Un rapporto che dura da quando l’imprenditore Berlusconi fondò Milano 2. E ha conosciuto anche momenti difficili. Li ricorda Don Verzé: ‘Costa, caro Silvio. Anch’io sono passato sulle strade e sulle scale che sanno di sale’ riferendosi ai problemi di Berlusconi da quando è sceso in politica. ‘Se mi chiedessero qual è la caratteristica di don Luigi— conclude il premier— direi senza esitazione la bontà. Lui pensa sempre agli altri e quando mi confessa mi dà l’assoluzione senza neppure sentire i miei peccati perché, conoscendomi, già li conosce. Io a don Luigi auguro l'eternità perché se c’è uno che se la merita è proprio lui’”. (red)

8. Fini lancia la corrente Generazione Italia

Roma - “Altro che togliere il disturbo – scrive LA STAMPA -: Fini vuole mettere più saldamente radici nel partito di cui, con Berlusconi, è co-fondatore. Per capovolgere gli equilibri. E far pesare le sue idee, spesso così diverse da quelle del premier. Però senza gruppi parlamentari separati, senza progetti di scissione, anzi l’esatto rovescio, cioè scavando come una talpa sotto i piedi del Cavaliere, succhiandogli via il gruppo dirigente, marciando dalla periferia verso il cuore dell’impero... Sennò, come spiegare l’iniziativa del fedelissimo Bocchino, giovane ambizioso vice-capogruppo alla Camera? Lancerà il 1° aprile (troppo ‘easy’ lo spirito sulla data) qualcosa che a colpo d’occhio ricorda una corrente, in realtà è parecchio di più, un’Opa sul Pdl, un tentativo di calamitare non solo i finiani ma pure gente di Forza Italia, quel ceto di mezza età che fa due conti in prospettiva, Silvio non è eterno. Si chiamerà ‘Generazione Italia’, per simbolo avrà un fiocco tricolore, editerà un quotidiano online, darà vita a un’associazione con tanto di statuto e di struttura sul territorio. Al presidente della Camera già si richiama la fondazione FareFuturo, anch’essa con sito web e quotidiano online. Però netta sarà la ripartizione di compiti. I guerriglieri di Ff guideranno l’offensiva delle idee; Bocchino e i suoi, viceversa, cercheranno proseliti dentro il partito, oltre il recinto di An. Dunque vietato polemizzare col premier, anzi la miglior tattica sarà sostenerlo in pubblico, annegare le identità e strappare la camicia di forza del 70 a 30, cioè il criterio con cui le poltrone vennero spartite addirittura davanti al notaio tra Forza Italia e An.  

Astutamente Bocchino (chi pensa che lavori in proprio non lo conosce) un mesetto fa bussò umile presso l’entourage del Cavaliere, si fece dare consigli, ricevette un viatico e la promessa che addirittura il premier si collegherà via telefono con la convention organizzata a Perugia l’8 e il 9 maggio: 1200 partecipanti, una cosa grossa. ‘Io però non mi fido affatto’, confessa in privato, a condizione di restare anonimo, uno dei massimi esponenti berlusconiani. ‘E’ chiaro il progetto espansivo’, aggiunge, ‘e comunque si tratta di un’iniziativa riconducibile a Fini che, guarda caso, concluderà i lavori’. Come al solito ci sono due tesi: quelli che scommettono sulla resa dei conti immediata, il giorno dopo le Regionali, specie se l’esito sarà catastrofico. E gli altri, convinti che sarà un lungo braccio di ferro, guerra di trincea. Da una parte i ‘promotori della libertà’ capitanati dalla Brambilla, truppe scelte del Cavaliere; dall’altra i finiani guidati da Bocchino, contro cui Vittorio Feltri già punta i cannoni sul ‘Giornale’ della famiglia Berlusconi. Ciascun esercito cercherà di mettere insieme il maggior numero di tessere, in vista del futuro congresso Pdl non ancora convocato. Per il ora il tesseramento langue, gli iscritti non superano i 100 mila. Ma si prevede un boom, specie quando i notabili ex-democristiani, grandi esperti di tessere, faranno pendere la bilancia da una parte o dall’altra”. (red)

9. Incentivi, attesi decreti per 310 milioni

Roma - “Sarebbero 310 i milioni che il governo intende destinare al Fondo unico degli incentivi, destinato a far ripartire i consumi. Sono divisi in tre grandi aree e comprendono anche la rottamazione dei computer. Potrebbero durare fino a dopo l’estate. Due i decreti che dovrebbero essere messi a punto. Venerdì di questa settimana – informa il CORRIERE DELLA SERA - il Consiglio dei ministri dovrebbe approvare il primo dei due ‘decreti incentivi’, mettendo fine a una lunga attesa e tagliando il traguardo il giorno prima della chiusura delle Camere per la pausa elettorale. Lo ha anticipato ieri uno dei due ministri firmatari del provvedimento: il responsabile dello Sviluppo economico, Claudio Scajola. ‘Stiamo lavorando con il ministero dell’Economia sul testo, che è complicato— ha detto —, dobbiamo indirizzare le risorse disponibili ad incentivare il consumo dei settori maggiormente in crisi e anche rendere efficaci alcune risorse economiche per le aree industriali di crisi. Pensiamo di essere pronti per il Cdm di venerdì’ ha anticipato. Tecnici al lavoro, dunque, a partire da oggi e per quattro giorni, allo scopo di dettagliare la norma che dovrebbe essere composta da sette articoli. Scajola ha aggiunto che gli incentivi riguarderanno quei settori ‘che sono in crisi ma che non hanno ricevuto aiuti negli anni scorsi. Tra questi — ha precisato, essendo ospite di un salone nautico — ci sarà anche il mondo della nautica’. Si conclude definitivamente il tira e molla sugli incentivi all’auto, che tanta parte sono stati della trattativa sulla Fiat, e che restano fuori dal decreto.  

Forse anche per questo la dotazione finanziaria è inferiore a quella da cui si era partiti. È anche vero che nel decreto, all’articolo 2, la parte relativa ai fondi per la banda larga (800 milioni), non costituisce un vero e proprio stanziamento, ma un insieme di procedure per lo smobilizzo delle risorse dei Fas (Fondo aree sottoutilizzate). La cifra degli incentivi, 310 milioni, è stata definita nell’incontro tra Scajola e il collega Giulio Tremonti, voluto da Silvio Berlusconi per chiudere la partita prima delle elezioni. Quanto alle coperture, al momento risulta che circa 110 milioni dovrebbero essere reperiti all’interno del ministero di Scajola, provenendo dalle revoche dei finanziamenti della ex legge 488. Doppio l’impegno richiesto al Tesoro: circa 200 milioni recuperati sul capitolo dell’evasione internazionale, delle procedure di riscossione e del contenzioso fiscale. Dopo l’operazione ‘scudo’, arriva un’altra stretta oltreconfine, destinata a colpire le frodi Iva, come le operazioni ‘carosello’ su cui la Procura ha aperto un’inchiesta che coinvolge Telecom e Fastweb, e gli scambi commerciali in paradisi fiscali. La semplificazione delle procedure di notificazione dovrebbe poi servire a accelerare l’incasso delle somme iscritte a ruolo derivanti dal sommerso. Infine, per snellire le procedure tributarie, si starebbe lavorando all’accertamento con adesione. Se questi sono gli strumenti per trovare le risorse, altro è il capitolo delle misure per spenderle, di cui si occupa Scajola. Si parla di circa 216 milioni per un primo comparto che comprenderebbe motorini elettrici o ibridi, elettrodomestici e cucine componibili, abitazioni ad alta efficienza energetica e i computer.  

Circa 71 milioni dovrebbero coprire motori per nautica da diporto, rimorchi, semirimorchi, macchine per uso agricolo e gru per l’edilizia. Infine circa 16 milioni dovrebbero andare a agevolazioni per chi effettua investimenti pubblicitari incrementali. Resta una manciata di milioni da definire. Per il tessile si agirà invece attraverso un bonus per le spese finalizzate alla realizzazione di campionari. Una settantina di milioni, già assegnati al ministero dello Sviluppo economico da due delibere Cipe del 2007 e del 2009, verranno destinati a un nuovo fondo per accordi di programma per la crisi industriale. Il meccanismo studiato dai due ministeri interessati prevederebbe un primo decreto con la costituzione del Fondo unico per gli incentivi e i tre macrocomparti d’intervento. E poi, in un secondo momento, un decreto attuativo che ripartirà le risorse settore per settore. In Consiglio dei ministri dunque, venerdì prossimo, dovrebbe arrivare solo il primo dei due. Poi, probabilmente a distanza di un mese, il secondo. Lo schema però potrebbe cambiare qualora si pensasse di accorciare ulteriormente i tempi dell’entrata in vigore degli incentivi, facendo seguito così ai numerosi appelli provenienti dal mondo dell’industria”. (red)

10. Incentivi, soldi anche per Fincantieri ed emergenze

Roma - Scrive LA STAMPA: “Non solo un piccolo sconto per l’acquisto di mobili, elettrodomestici, trattori, gru, rimorchi, semirimorchi e motorini elettrici. Il decreto incentivi che Claudio Scajola vuole portare al consiglio dei ministri di venerdì è un concentrato di aiuti a industrie in crisi. Sul tavolo del ministro dello Sviluppo ci sono più di 150 vertenze: tessile, componentistica, informatica, siderurgia. Non c’è settore che in queste ore non prema per ottenere dal governo un qualche tipo di sostegno. Il governo, da par suo, concentra gli sforzi sui casi più complicati. Uno di questi è quello di Fincantieri. Leader mondiale delle navi da passeggeri, ancora al 100% in mano pubblica dopo un fallito tentativo di quotazione in borsa e privatizzazione da parte del governo Prodi (fu decisivo il veto dei sindacati interni e della Cgil), nel 2009 ha subito un crollo degli ordini. Fino a poche settimane fa sul tavolo dell’amministratore delegato Giuseppe Bono la tabella delle prenotazioni di nuove navi era a quota zero. Poi la Carnival, bontà sua, ne ha ordinate due da crociera.  

La commessa non è comunque sufficiente a dar lavoro alle novemila persone sparse fra gli otto stabilimenti italiani di Marghera, Palermo, Monfalcone, Genova, Spezia, Ancona e molte delle quali ancora in cassa integrazione. Una emergenza che il governo azionista non può ignorare. A Castellammare, il mese scorso, l’ultima protesta degli operai è costata tre giorni di blocchi stradali, una carica della polizia e il ferimento di due persone. Così, accelerando il programma di commesse militari, il decreto stanzierà i primi 50 milioni a favore della costruzione di una nuova nave ‘multiruolo’ per le emergenze. Destinata alla flotta della Marina e a disposizione della Protezione civile, la nave avrà sala operatoria, posti letto, spazio per il trasporto di tende e container, una stiva allagabile per lo sbarco dei mezzi anfibi. Una progetto ambizioso e costoso - 300 milioni di euro la stima - per affiancare entro cinque anni una vera e propria ‘nave bianca’ (così la definiscono gli esperti di emergenze) alla ‘Cavour’, la ‘San Giusto’ e la ‘San Giorgio’, le tre grandi della flotta militare già attrezzate, almeno in parte, per le emergenze”. (red)

11. Ue, sul tavolo 25 miliardi di aiuti per la Grecia

Roma - “L’Europa prova a salvare la Grecia e a regolamentare i mercati finanziari: hedge funds, Cds e debiti sovrani. Oggi – riporta LA REPUBBLICA - i ministri finanziari dei 16 paesi che aderiscono all’euro esamineranno il piano di tagli alle spese (4,8 miliardi di euro) messo a punto dal governo di Atene. Se le misure saranno considerati credibili si discuterà come far scattare un aiuto da 20-25 miliardi di euro in grado di soddisfare le necessità di cassa a breve della Grecia, un primo passo rispetto ai 55 miliardi di fabbisogno stimati per l’intero 2010. Tutte da definire le modalità, visto che i trattati europei escludono salvataggi diretti per i paesi i difficoltà, ma al tempo stesso un crollo della Grecia avrebbe effetti terribili sull’euro e sugli altri paesi: i tecnici di Bruxelles hanno studiato la possibilità che la Commissione fornisca dei prestiti o che l’Ue garantisca le emissioni di titoli di Stato greci. Oltre a far pervenire i capitali necessari, si cerca anche di tenere sotto controllo i tassi d’interesse che la Grecia contrae sul mercato, ora molto al di sopra dei tassi degli altri paesi di Eurolandia. Inoltre gli aiuti saranno collegati alla riduzione effettiva del deficit pubblico rispetto al Pil che il governo di Giorgio Papandreou ha promesso di portare all’8,7% nel 2010 dal 12,7% registrato l’anno scorso.  

Prima di arrivare al via libera bisognerà superare le perplessità di Francia e Germania: il ministro delle Finanze transalpino Christine Lagarde ha dichiarato: ‘Non mi aspetto nessuna decisione, i tempi sono prematuri’. Il suo collega tedesco Wolfgang Schaeuble ha confermato: ‘I greci meritano grande rispetto per gli sforzi compiuti per salvarsi, ma non ci sono nuovi fattori e quindi non c’è ragione di decidere lunedì. Domani sul tavolo dei 27 ministri delle finanze Ue ci sarà la bozza di direttiva europea che sta scatenando una guerra con gli Usa e l’Inghilterra sulla regolamentazione degli hedge funds. C’è la volontà di imporre anche ai fondi speculativi che non hanno sede nella comunità (ma che investono in Europa o nella City di Londra) lo stesso regime di trasparenza preteso ai fondi domestici. Il presidente francese Nicolas Sarkozy al termine l’incontro bilaterale di venerdì con il premier inglese Gordon Brown ha assicurato che l’obiettivo è di ‘trovare un punto d’equilibrio in modo che la City non si senta in pericolo’. A sentirsi minacciati anche gli Usa come dimostra la lettera del segretario del Tesoro Usa, Tim Geithner, indirizzata alla Commissione Ue, che denunciava ‘la possibile discriminazione delle compagnie americane’.  

Il commissario al mercato interno Michel Barnier ha poi assicurato che ‘vigilerà affinché le misure non siano in alcun modo assimilabili al protezionismo e che si recherà negli Usa a breve’. Si lavora anche per regolamentare il mercato dei credit default swap (cds), derivati che ‘assicurano’ contro il fallimento di un paese, ma che spesso vengono comprati e venduti senza possedere titoli di Stato corrispondenti. Il presidente della Commissione Jose Durao Barroso ha confermato ‘l’importanza di bandire la vendita allo scoperto puramente speculativa dei Cds sul debito sovrano’. Il ministro Giulio Tremonti si è più volte espresso a favore di una decisione in tal senso dell’Europa, anche senza l’accordo con gli altri ‘grandi’ del G20. Tremonti a Bruxelles dovrà anche dare delle spiegazioni su come il governo vuole uscire dalla procedura d’infrazione sull’uso della golden share. L’Italia è stata condannata nel marzo 2009 dalla corte Europea per non aver abolito la clausola che dà poteri speciali allo Stato nelle aziende privatizzate (da Eni ed Enel a Finmeccanica e Telecom Italia)”. (red)

12. Pechino agli Usa: Lo yuan rimarrà stabile

Roma - “Il premier cinese Wen Jiabao accusa gli Usa di aver provocato la crisi nelle relazioni tra i due Paesi. Nella conferenza stampa annuale che chiude i lavori dell’Assemblea Nazionale del Popolo – riporta IL GIORNALE -, il Parlamento cinese, Wen Jiabao ha poi ribadito che lo yuan resterà ‘stabile’ nonostante le ‘pressioni’ americane ed europee per una sua rivalutazione. Il premier cinese è apparso sulla difensiva solo quando un giornalista straniero lo ha interrogato sul fatto che l’americana Google ha minacciato di lasciare la Cina per la censura e sul caso dell’australiana Rio Tinto, che ha cinque dirigenti in prigione. ‘Le imprese straniere sono sempre le benvenute - ha affermato il premier - purché rispettino la legge. Nei prossimi anni mi impegnerò per conoscere più direttamente i problemi degli imprenditori stranieri in Cina’”. (red)

13. Il gotha della Finanza approda su Facebook

Roma - Scrive LA STAMPA: “Il gotha della finanza approda su Facebook. Dopo la passata stagione dei videomessaggi di alcuni banchieri lanciati attraverso il portale YouTube - con Massimo Ponzellini e Roberto Mazzotta impegnati nella corsa al vertice della Bpm - sul social network più cliccato al mondo spuntano nomi e gruppi legati a personaggi del mondo delle istituzioni come il ministro Giulio Tremonti e il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi (foto); delle grandi banche commerciali come Cesare Geronzi (Mediobanca), Corrado Passera (Intesa Sanpaolo) e Giuseppe Mussari (Mps); o dell’industria, come l’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne”. (red)

14. Francia: Sarkozy battuto, sorpasso socialista

Roma - “Il partito socialista, ai minimi storici alle europee dell’anno scorso, torna ad essere il primo partito di Francia, sfiorando il 30 per cento dei voti al primo turno delle elezioni regionali. È il dato più clamoroso della giornata politica – scrive il CORRIERE DELLA SERA -, accompagnato dalla conferma dei verdi (attorno al 12 per cento) e dal successo delle liste di estrema sinistra (6,2 per cento): un risultato che porta le forze di sinistra oltre il 50 per cento e suona come una pesante sconfitta per l’Ump, il partito di centrodestra del presidente Nicolas Sarkozy, fermo intorno al 27 per cento. Pur trattandosi di un primo turno in un’elezione locale, il dato politico si traduce in un giudizio negativo di metà legislatura sull’operato dell’Eliseo e del governo e in una possibile inversione di tendenza nella prospettiva delle presidenziali del 2012. La proiezione di questi dati sul secondo turno di domenica prossima prelude al ‘grande slam’ auspicato dal segretario socialista Martine Aubry, ovvero la conquista di tutte le 22 regioni della Francia metropolitana. Attualmente la gauche è al governo in 20 regioni e avanza sia in Alsazia, sia in Corsica (dove nella notte lanci di mortaretti hanno salutato il complessivo 30 per cento delle liste nazionaliste), governate fino a ieri dalla destra.  

Per Martine Aubry si tratta di un’incontestabile vittoria personale, considerando le condizioni di salute del suo partito soltanto un anno fa e l’emorragia di voti verso il movimento verde e l’estrema sinistra. Ma il vero ‘vincitore’ di questo primo turno è l’astensionismo, che segna il record storico del 52 per cento. In pratica, un elettore su due non è andato a votare, confermando la disaffezione dalla politica, il logoramento psicologico della società francese, la rabbia e la delusione dei ceti popolari con cui dovrà fare i conti soprattutto il presidente Sarkozy, essendo evidente che l’emorragia dei votanti ha soprattutto penalizzato la destra. Lo ha di fatto ammesso ieri sera in diretta il primo ministro, François Fillon, rivolgendo un appello agli elettori perché tornino a votare domenica prossima. L’Ump può consolarsi con il buon risultato nella regione della capitale, l’Île-de-France, dove il ministro Valérie Pécresse è arrivata in testa, pur con scarse possibilità di conquistare il governo. L’astensionismo conferma e cronicizza il malessere della politica francese se accostato al risultato ancora una volta importante del Fronte nazionale di Jean-Marie Le Pen, l’intramontabile fantasma nero che si aggira intorno al 12 per cento su scala nazionale e supera il 20 per cento nelle tradizionali roccaforti della Provenza e della Costa Azzurra. A dimostrazione che gli elettori di estrema destra hanno messo nell’urna anche i problemi dell’insicurezza e dell’immigrazione clandestina.  

Il Fronte, sopra il 10 per cento in almeno quattro regioni, sarà presente anche al secondo turno. Nulla è già deciso per quanto riguarda il governo delle Regioni, che dipenderà dal gioco delle alleanze e dai ‘triangolari’ del secondo turno. Ma mentre i candidati socialisti possono contare sul sostegno dei verdi e dell’estrema sinistra, oltre che a una probabile mobilitazione dell’elettorato, la destra si trova senza riserve di voti, non potendo tendere la mano al Fronte Nazionale. Nei commenti a caldo della serata, spicca la legittima soddisfazione del segretario socialista, Martine Aubry: ‘Gli elettori hanno lanciato un messaggio per una Francia più giusta, contro una politica che vuole distruggere il modello sociale caro ai francesi’. Ségolène Royal, in testa nella sua regione, ha definito il risultato ‘un messaggio di speranza per una nuova politica’. Il leader dei verdi, Daniel Cohn Bendit, ha garantito la disponibilità a costruire un’alleanza per sostenere i candidati presidenti della sinistra. François Bayrou, leader centrista, fra gli sconfitti di questa domenica, ha parlato di necessaria riflessione sul malessere del Paese, sul ritorno del Fronte Nazionale e sulla profonda crisi di fiducia dell’elettorato”. (red)

15. Colonie, contro Israele la rabbia Usa

Roma - Scrive LA REPUBBLICA: “Lo schiaffo è stato così forte che alla fine il premier Benjamin Netanyahu ha cercato di metterci un po’ di balsamo. ‘C’è stato uno spiacevole incidente che è stato fatto in tutta innocenza ma che ha ferito: non sarebbe dovuto succedere’. Peccato che dietro il balsamo e le carezze rispunti il pugno. ‘Israele e Stati Uniti hanno interessi comuni. Ma noi continueremo ad agire secondo i nostri interessi vitali’. I nuovi insediamenti a Gerusalemme Est sono dunque tra gli interessi vitali di Israele? Ormai non è più questione di contenuto: ma di forma. L’annuncio delle nuove costruzioni è arrivato proprio mentre l’uomo delegato da Barack Obama a occuparsi del rompicapo mediorientale, il vice Joe Biden, era in missione in Israele. L’incidente ha già provocato una focosa telefonata (43 minuti) di Hillary Clinton a Netanyahu: il segretario di Stato ha definito l’annuncio un’’offesa’ agli Stati Uniti. E ieri il consigliere di Barack, David Axelrod, è ripartito da quel concetto ed è andato oltre: ‘La costruzione di 1600 nuovi insediamenti nella parte araba della città è una provocazione che mina il processo di pace’. Dice il Wall Street Journal che lo stesso Obama è ‘furioso’. Che figura per l’amministrazione. Biden in visita aveva parlato di ‘occasione di pace’ tra israeliani e palestinesi. 

Ma i titoli sparati dalla Fox, la tv di Rupert Murdoch nemica dichiarata di Barack, dicono meglio di tanti editoriali: ‘Biden vede nella sua visita un’occasione di pace, Nethanyau l’occasione di annunciare nuovi insediamenti’. Ieri Axelrod ha parlato di ‘mossa molto distruttiva’, ‘calcolata per minare’ il processo di pace. Dette proprio da lui, che con Rahm Emanuel (di cui è anche testimone di nozze, rito ebraico) è il funzionario più orgoglioso della sua identità ebraica, sono parole che pesano ancora di più: ‘Proprio perché Israele è un alleato speciale degli Usa non è questo il modo giusto di comportarsi’. È toccato a Robert Gibbs prendere atto delle timide scuse di Netanyahu. È una ‘buona partenza’ per ristabilire il rapporto di fiducia: ‘Ma una partenza ancora migliore’ ha aggiunto il portavoce della Casa Bianca ‘sarebbe sedersi a un tavolo e discutere’. Gli Usa sperano di rilanciare il processo di pace con dei colloqui indiretti. Ma i palestinesi dicono che se Israele non cede sui territori loro non ci staranno. Lo schiaffo agli Usa è una ferita che brucia. Ieri sul New York Times Thomas Friedman, il Premio Pulitzer che in Medioriente ha trascorso una vita e oggi è uno dei consigliere ufficiosi di Barack, diceva che Biden avrebbe dovuto prendere il cappello e andarsene di fronte all’annuncio. Ma il punto ora è: Israele si fermerà o no? Netanyahu non ha dato alcuna indicazione. Ma Haaretz scrive che dopo l’indiavolata telefonata di Hillary il comitato di pianificazione degli insediamenti di Gerusalemme ha annullato due incontri annunciati per questa settimana. Un segnale forse più forte delle parole che Bibi non ha detto”. (red)

16. Messico, i narcos fanno strage ad Acapulco

Roma - “Due corpi decapitati abbandonati sulla Avenida Scenica, con le teste poggiate su un muretto a guardare il panorama di Acapulco. Mare, Sole e Morte. Due delle tante vittime di un weekend di sangue in Messico: 25 gli ammazzati soltanto nella famosa località turistica, più altri nelle cittadine di frontiera. Una strage – scrive il CORRIERE DELLA SERA - accompagnata da un agguato a Ciudad Juárez contro tre dipendenti del consolato Usa: la polizia non esclude che si tratti di una ritorsione dei narcos per l’aiuto che Washington garantisce al Messico. Un nuovo fronte in una guerra senza fine. I nuovi lampi si sono accesi ad Acapulco. In questa stagione la città attende i turisti — soprattutto dal Nord America— e gli hotel annunciano che ‘l’80 per cento delle camere è già prenotato’. Dunque gli stranieri non hanno paura e neppure i briganti. Sotto il fuoco sono caduti criminali e 5 poliziotti. Poi quattro le persone decapitate come ammonimento. Assassinato in una cittadina vicina un giornalista, Evaristo Solis, il quattordicesimo reporter trucidato dal 2009. La violenza — endemica — nell’area di Acapulco ha avuto un nuovo picco a causa della faida all’interno dell’organizzazione di Beltran Leyva. Caduto il boss Arturo, ucciso dai marines, il fratello Hector è in lotta con il capo del braccio militare, ‘La Barbie’. E i conti si regolano tagliando teste, usando Kalashnikov e fucili di precisione.  

È un’altra lotta intestina a incendiare, ad est, la regione di Taumalipas, al confine con il Texas. I Los Zetas, per anni sicari al servizio del Cartello del Golfo, si sono messi in proprio gestendo direttamente il traffico di droga, di clandestini e di petrolio rubato. Consapevoli della loro forza sono sfuggiti al controllo di chi li ha trasformati in una poderosa armata clandestina. Contro di loro si è mobilitata la ‘Nuova federazione’, una sigla che mette insieme quelli del Golfo, Sinaloa (altro cartello importante) e la Familia Michoacana, organizzazione con venature messianiche che usa Bibbia e moschetto, predica ‘rispetto del prossimo’, sostiene di perseguire ‘i criminali’, ma ricorre agli stessi sistemi. I Los Zetas, invece, sono alleati al cartello di Ciudad Juárez e al clan dei Bertrand Leyva, formazioni che tuttavia sono in difficoltà. I criminali che operano a Ciudad Juárez sono infatti impegnati in una battaglia feroce per il controllo del corridoio che porta verso gli Usa. Era il loro regno ma oggi è sottoposto all’offensiva degli uomini di Sinaloa, che non pongono limiti alla ricerca dei bersagli. Ieri sono rimasti uccisi due cittadini Usa dipendenti del locale consolato ed un messicano sposato con una donna che lavorava negli uffici diplomatici. Identici gli agguati avvenuti a pochi minuti di distanza.  

Nel primo episodio i killer hanno bloccato l’auto con la coppia, poi freddata a raffiche di mitra. Salvo per un soffio il figlio in tenera età dei due. Nel secondo attacco l’uomo è stato colpito da diversi proiettili, feriti i due figli di 4 e 7 anni. Dura la reazione della Casa Bianca — ‘sdegnata e addolorata’ — e del Dipartimento di Stato che ha autorizzato lo sgombero dei familiari dei funzionari che lavorano in sei consolati in Messico. Gli investigatori non escludono che i criminali vogliano intimorire il personale americano. Da giorni— secondo una nostra fonte— il livello di allerta era molto alto. È possibile che le vittime siano state seguite: i tre avevano partecipato ad una festa del consolato. Nelle ultime settimane gli Stati Uniti hanno intensificato l’appoggio alle autorità messicane creando team misti entrati in azione proprio a Ciudad Juárez. Un’iniziativa alla quale i cartelli hanno risposto con il piombo”. (red)

17. “I russi ci invadono”: panico in Georgia ma era scherzo

Roma - Scrive IL GIORNALE: Non era vero niente e lo ‘scherzo’ ha suscitato reazioni critiche e polemiche, anche in Russia. Ma l’allarme si è subito diffuso a macchia d’olio, ed è stato solo allora che la verità è emersa, che il conduttore ha abbandonato i toni concitati e ha informato il pubblico che quanto era stato mostrato documentava non quanto stava accadendo veramente, ma quanto potrebbe succedere in un futuro più o meno prossimo. Un notiziario burla su una televisione georgiana ha gettato ieri nel panico i residenti: nel corso della trasmissione l’annunciatore ha detto che l’esercito russo aveva invaso la Georgia e ucciso il presidente Mikhail Saakashvili. La televisione privata Imedi, la terza rete più popolare del Paese, ha mandato in onda il falso allarme durante il notiziario Khronika delle 20 di sabato sera (ora locale), un orario in cui gran parte dei quattro milioni di abitanti è davanti alla televisione. Altre emittenti hanno ripreso la notizia, diffondendola ulteriormente, fino a costringere la televisione Imedi a far scorrere un rullo nei suoi successivi programmi per chiarire che si trattava di ‘un’imitazione’, ma lo scherzo ha suscitato un’ondata di critiche contro l’emittente. ‘Molta gente è rimasta psicologicamente traumatizzata’, ha protestato un dirigente dell’opposizione, Nino Bourdjanadze, che ha puntato il dito contro il presidente Saakashvili. ‘Sono sicuro che ogni secondo di questo programma ha ricevuto l’approvazione di Saakashvili’, ha detto all’Afp l’ex presidente del Parlamento georgiano. ‘Il modo in cui questo governo tratta la popolazione è scandaloso’. L’emittente aveva anche riferito che Bourdjanadze e l’ex primo ministro Zourab Nogaideli si erano recati in Russia e avevano chiesto ai militari di ammutinarsi. Ma Bourdjanadze ha detto che si tratta di una calunnia e che denuncerà l’emittente. Anche il presidente Saakashvili ha criticato il servizio, definendolo ‘sgradevole’. ‘Ma la cosa più sgradevole è che è estremamente vicino a ciò che può arrivare dal nemico della Georgia’, ha detto, alludendo alla Russia. Georgia e Russia hanno da poco riaperto la loro frontiera terrestre dopo oltre tre anni, un segnale di disgelo dalla guerra del 2008”. (red)

18. Clima, bocciati gli spot del governo inglese

Roma - “Troppo estreme, troppo catastrofiche, decisamente esagerate, prive di fondamento scientifico. Non sono adatte alla sensibilità del pubblico britannico le nuove pubblicità sul clima pensate dal governo per la difesa ambientale. A sostenerlo – riporta IL GIORNALE - è l'Asa, l'organismo di controllo per la pubblicità che ha deciso di bandire due avvisi pubblicitari commissionati dal ministro per l'Ambiente Ed Miliband che erano apparsi sui quotidiani nazionali. Il motivo della bocciatura sarebbe l'eccessivo allarmismo del messaggio. L'obiettivo del ministero era infatti mettere in guardia la popolazione sulle terribili conseguenze derivanti dalle emissioni incontrollate di gas che sono causa dell'effetto serra. Il Paese avrebbe dovuto affrontare un incremento inevitabile di tempeste, alluvioni e aumenti della temperatura se il fenomeno non fosse stato tenuto sotto controllo. L'avvertimento era stato presentato in realtà in modo accattivante, con dei disegni simili a quelli di un libro per bambini sovratitolati da una filastrocca infantile. In uno si vedono tre uomini che navigano sulla superficie di una Gran Bretagna alluvionata dentro una vasca da bagno, nell'altro due bambini costretti a vivere su un territorio arido e desolato.  

I commenti sono molto diretti. ‘Si stanno verificando dei cambiamenti nel nostro clima - dice il primo -. La temperatura e il livello dei mari stanno aumentando. Eventi atmosferici estremi come alluvioni, uragani e ondate di calore stanno diventando sempre più frequenti ed intense. Se continueremo a questo ritmo, tra 25 anni la vita potrebbe essere molto diversa’. Tutte affermazioni che, secondo l'Asa, non sono scientificamente provate e che quindi non vanno più diffuse a nessun livello, né attraverso la carta stampata né con dei documentari trasmessi in televisione. Un'umiliazione bruciante per Miliband che su questa campagna ambientalista aveva puntato moltissimo proprio per i suoi contenuti scientifici. Sul tema aveva commissionato quattro cartelloni pubblicitari, le due pubblicità messe al bando e un breve filmato da distribuire alle televisioni e nei cinema.  

Sfortunatamente per il ministro il progetto aveva provocato una marea di proteste, ben 939, più di quante l'Asa abbia mai ricevuto per tutte le pubblicità diffuse nel 2009. Per motivare la propria decisione l'authority, che non è un organismo scientifico, ha confrontato le affermazioni fatte nelle pubblicità governative con quelle delle relazioni intergovernative relative ai cambiamenti climatici e ha dedotto che le catastrofiche previsioni non avevano sostanza scientifica. Soprattutto, spiega l'Asa, il messaggio governativo non sembra tenere conto del fattore incertezza che ancora domina tutte le previsioni contenute nei rapporti ambientali riguardo alla grandezza e alla tempistica dei fenomeni atmosferici citati. Insomma, se si voleva mettere in guardia la popolazione, lo si doveva fare in maniera più cauta. Miliband tuttavia ieri ha insistito dalle pagine del Sunday Times: ‘È la scienza a dirci che esiste una probabilità del 90 per cento che questi eventi si avverino se non agiamo in modo diverso’. Di diversa opinione il ministro ombra per l'ambiente Greg Barker. ‘Esagerare i rischi del riscaldamento globale - ha commentato di rimando - non è necessario anzi, è controproducente’”. (red)

19. Pedofilia, Fisichella: Nuove misure in lettera Irlanda

Roma - Monsignor Rino Fisichella, presidente della Pontificia accademia per la vita, rilascia una intervista al CORRIERE DELLA SERA: “Eccellenza, in piena tempesta pedofilia c’è chi descrive il Papa come perso tra i suoi libri, ignaro, in preda a un’angoscia paralizzante... ombre su tutta la Chiesa, soprattutto noi vescovi dobbiamo considerarli con la massima serietà: la tolleranza zero voluta da Benedetto XVI non è un optional, è un obbligo morale’. Parlava dei provvedimenti necessari. Ad esempio? ‘Ora mi trovo negli Usa, per tre giorni sono stato in uno dei seminari più importanti del Paese e posso dire che dieci anni dalle vicende di abusi su minori non sono passati invano: considerato ciò che accade ora in Europa, l’esperienza americana può insegnare parecchio’. E cioè? ‘ Ho visto discernimento molto più attento nella selezione dei candidati, e un impegno nella formazione accademica e spirituale senza precedenti, 130 seminaristi che fanno pensare a una generazione nuova di sacerdoti seriamente impegnati’. Cos’è accaduto, prima? ‘Paghiamo anni nei quali per diversi preti e religiosi è venuta meno l’identità sacerdotale: si è persa per strada la spiritualità. Almeno dagli Anni Sessanta si è diffusa una cultura che ritiene tutto sia ammissibile e ha compreso tutti, non solo la Chiesa’.  

E il celibato? ‘Noi non siamo dei repressi: siamo persone che hanno fatto una scelta libera di dedizione e amore per la Chiesa e coloro che ci vengono affidati. I pochi che vi attentano creano un danno enorme alla stragrande maggioranza di preti che vive questa dimensione con gioia e serietà’. Non solo la Chiesa? ‘Basta vedere le cronache, purtroppo. Se pensiamo che in Olanda c’è un partito che sostiene la pedofilia... Ognuno deve fare i conti in casa propria, ma qui c’è un fenomeno generalizzato e la società nel suo complesso è chiamata a risolverlo. L’essenziale è saper distinguere. Ed essere onesti’. In che senso? ‘Coinvolgere il Papa e l’intera Chiesa è una violenza ulteriore e un segno di inciviltà. L’accanimento contro il pontefice, in particolare, è insensato: parlano per lui tutta la sua storia, la sua vita, i suoi scritti. Ciò che disse negli Usa, due anni fa, è stato di una chiarezza cristallina come ciò che dirà all’Irlanda’. E l’abolizione della prescrizione per i pedofili? ‘Da mesi si stanno studiando queste cose: la Chiesa non agisce sotto pressione degli eventi ma per il bene di tutti’.  

C’è una ‘cultura del silenzio’ in Italia? ‘I rari casi che si sono verificati sono diventati pubblici. La nostra cultura mi sembra ci allontani da tutto ciò. E non penso né vedo che i vescovi in Italia vogliano usare il silenzio come nascondimento: piuttosto, bisogna avere il tempo di valutare per non rischiare di rovinare un innocente’. L’’accanimento’ contro il Papa che effetto ha? ‘Il Santo Padre non si fa intimorire. Proprio perché ha una visione profonda della vita e del servizio che deve rendere a tutta la Chiesa e al mondo, saprà ancora una volta farci compiere un balzo in avanti. Attentare all’autorità morale del pontefice e della Chiesa è una strategia tendenziosa che può creare un danno permanente alla società. Ma non ci riusciranno’”. (red)

20. Gb, ovuli in palio in una clinica londinese

Roma - “Una lotteria con in palio un ovulo che proviene dall’altro capo dell’Atlantico – così da aggirare le leggi britanniche in materia di fertilizzazione in vitro. È l’ultima trovata di una clinica privata londinese, il Bridge Centre – scrive LA STAMPA -, per pubblicizzare i suoi servizi. Che, di norma, sono a pagamento. Il vincitore sarà in grado di scegliere il donatore in base alla sua istruzione, razza ed educazione. Risparmiando, in questo modo, le 13 mila sterline di solito necessarie per avere accesso a questo tipo di trattamento. Un modo di fare che ha suscitato in Gran Bretagna proteste e dubbi di natura etica. Mentre, infatti, negli USA è possibile vendere ovuli ottenendo un profitto – e al contempo mantenere l’anonimato – nel Regno Unito la legge impone al donatore di rivelare la sua identità e dirsi disponibile ad essere eventualmente contatto quando il neonato abbia raggiunto la maggiore età. Non solo. Il pagamento è limitato a 250 sterline – praticamente un rimborso spese. Risultato: i donatori scarseggiano.  

Ecco allora che il Bridge Centre ha stipulato un accordo con il Genetics and IVF Institute (GIVF) in Fairfax, Virginia per soddisfare la domanda di ovuli in Gran Bretagna, dove normalmente vengono richiesti da donne tra i 40 e i 50 anni: troppo ‘anziane’ cioè per sperare di sottoporsi con successo a terapie di fertilizzazione che usino i loro ovuli. Le donatrici, al contrario, hanno un’età compresa tra i 19 e i 32 anni e devono avere un’istruzione universitaria. Al programma non sono ammessi fumatori o persone in sovrappeso. Prima di scegliere, le ‘clienti’ britanniche hanno accesso a un dettagliato per quanto anonimo profilo che include anche le ragioni della vendita degli ovuli. Nel plico sono presenti fotografie della donatrice quando era bambina e auto-registrazioni audio che illustrano il carattere. Quando si entra in serie trattative il cliente ha diritto di richiedere una fotografia aggiornata. Un procedimento che può fruttare alla donatrice anche 10mila dollari per ovulo se ha la giusta istruzione e caratteristiche fisiche attraenti. Non sorprende quindi che la GIVF riceva 500richieste al mese, anche se, alla fine del processo di controllo, le donne ammesse al programma si riducono di solito a due.  

‘Per quanto il tutto sia anonimo – ha spiegato al ‘Sunday Times’ Jennifer Machovina, coordinatrice presso la GIVF – alle candidate vengono rivolte moltissime domande. Vogliamo che comprendano l’importanza di questa scelta: non si tratta di una semplice trafila con un assegno alla fine’. Anche perché donare gli ovuli è un procedimento lungo e doloroso che comprende l’assunzione di medicinali potenzialmente pericolosi. L’obbiettivo, infatti, è quello di produrre in un solo ciclo mestruale almeno una dozzina di ovuli. ‘Alla GIVF – ha dichiarato Michael Summers, consulente medico del Bridge Centre – sono molto più inclini al mercato di quanto non lo siamo noi. E usano delle tecniche alquanto creative’. Detto questo, a meno che il governo britannico non cambi le regole, Summers prevede che il ‘turismo’ della provetta verso gli Usa non può far altro che aumentare. ‘In nessun’altra branca della medicina si tollera un tale cinico sfruttamento dei più vulnerabili’, ha tuonato Josephine Quintavalle, fondatrice del gruppo di pressione Comment on Reproductive Ethics. ‘Queste donne mettono a rischio la loro salute solo perché hanno bisogno di denaro’”. (red)

21. E Prada licenzia i brutti

Roma - “Se il diavolo veste Prada, i vecchi, grassi e brutti è meglio che girino alla larga dalla casa di moda italiana. Soprattutto in Giappone. Rina Bovrisse – riporta IL GIORNALE - è la senior manager retail di Prada Japan. Meglio scrivere ‘era’. Il gruppo l’ha licenziata. Non ha rubato, non ha sottratto capi di abbigliamento, non ha commesso atti osceni, non ha fumato in pubblico. Il peccato è più grave, molto più grave. Il suo look, la sua pettinatura, il suo giro vita non rientrano nei canoni previsti da Patrizio&Miuccia che sono gli azionisti di riferimento, i padroni, i proprietari della griffe. Loro sì che hanno lo stile adeguato, nel dire e nel fare, hanno risciacquato la lingua nell’Arno, vestono con raffinato gusto. Il signor Bertelli Patrizio e la signora Bianchi Maria, detta Prada Miuccia, dunque, non possono tollerare che nei loro negozi orientali, i gestori, i dipendenti, gli assistenti tutti, non siano conformi, eleganti, curati, nel senso della cura personale, in ogni dettaglio. Se poi sono anche avanti negli anni, se ansimano salendo o scendendo le scale, se non hanno i denti a posto, gli occhi come lapislazzuli, le gambe asciutte, i fianchi stretti allora è meglio che si presentino all’ufficio personale, svuotino i cassetti e si cerchino un altro impiego.  

Rina Bovrisse ha presentato denuncia nei confronti dell’azienda, per molestie, maltrattamenti e atti discriminatori, dopo che il presidente di Prada Japan, al secolo Sesia Davide, uno che parla un giapponese sciolto ma anche basso, l’aveva ammonita a cambiare parrucchiere e ondame di capelli e, approfittando del ruolo di senior manager, di provvedere al licenziamento di quindici dipendenti, vecchi, brutti, grassi e anche disgustosi. Il made in Italy si difende non soltanto con il lavoro e l’onestà ma con la bellezza, basta vedere appunto certi personaggi della nostra moda, il loro dire elegante, l’assoluto distacco dalle cose volgari di questo mondo, tipo l’evasione fiscale, l’uso o l’abuso di droghe. Dunque meglio essere in linea, meglio un corpo eburneo e profumato, meglio offrire la forma dell’esistere piuttosto che la sostanza dell’essere. Ma questa è filosofia occidentale, roba vecchia, brutta e grassa, anche disgustosa, come direbbero Sesia e Hiroyuki Takamashi che non è un nuovo giocattolo nipponico ma il direttore delle risorse umane di Prada Japan, un altro personaggio importante d’accordo con la linea severa adottata dai padroni: ‘Il tribunale ha confermato la piena legittimità del licenziamento’, hanno detto a conforto della vicenda, parole riprese dai giornali inglesi e da qualche sito nostrano.  

In verità non c’è stata nessuna sentenza, non c’è contenzioso legale, per il momento, ma semplice opinione di un apposito organo ‘disciplinare’ chiamato a decidere. La Bovrisse, comunque, dopo diciotto anni di lavoro, è disoccupata, con la pettinatura da rifare e i chilogrammi da smaltire, secondo ingiunzione dei capi con gli occhi a mandorla e la lingua al cianuro. Patrizio Bertelli non dovrebbe essere fiero di questi quindici licenziamenti. È vero che gli garba molto liquidare chi non rientra nella sua filosofia, in tal senso si è espresso nei confronti di Berlusconi, tanto per citarne uno a caso: ‘Bisogna creare le condizioni per buttare fuori dal Parlamento Berlusconi’, aveva detto nei mesi passati. Non potendo ricorrere al proprio Ceo Sesia si è appoggiato a Rutelli che non è vecchio, non è grasso, non è brutto, non è disgustoso. Ma Bertelli è un uomo politicamente corretto, la sua idea e ideologia non dovrebbero spingerlo a commettere errori politici, la sua consorte Maria Miuccia è un ex membro del Piccì e pensare ai lavoratori mandati a casa perché non in linea, non con il partito ma con la bilancia, è un’offesa all’intelligenza. Ma il business è business, Prada va in Borsa, con la b maiuscola, deve fare cassa, consolidare un primato internazionale, non c’è tempo per star dietro a queste piccole cose da cortile. Intanto i cinquecento dipendenti sparsi nei quaranta negozi giapponesi incominciano a tremare, si guardano allo specchio e controllano la carta d’identità. Il diavolo vestirà anche Prada ma forse è sotto il bancone”. (red)

Prima Pagina 15 marzo 2010

Il grande partito del "non voto"