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Secondo i quotidiani del 16/03/2010

1. Le prime pagine 

Roma - CORRIERE DELLA SERA - In apertura: “Berlusconi indagato attacca i pm”. A sinistra: “Resta il no ai talk show. Il vertice Rai si spacca”. Editoriale di Gian Antonio Stella: “Fuga dalle responsabilità”. A centro pagina: “Si stringe il cerchio intorno al superboss: presi i fedelissimi”. A fondo pagina: “A scuola si studierà tutto il Novecento”.  

LA REPUBBLICA - In apertura: “Rai, ecco le accuse a Berlusconi”. “Il Cda si divide, confermato il no ai talk show”. A centro pagina: “Unicredit, è scontro sul piano di Profumo”. A fondo pagina: “Cambia il liceo e i libri impazziscono”. “Scatta il freno agli occhiali 3D. Vietati ai bimbi sotto i sei anni”.  

LA STAMPA - “‘A Trani violata la legge’”. Editoriale di Carlo Federico Grosso: “Un’inchiesta e molti interrogativi”. “Il cda della Rai conferma il blocco dei talk show”. In un riquadro: “Da Israele alla sanità: le sfide cruciali di Barack”. A centro pagina: “Messina Denaro, ore contate. Preso il fratello del padrino”.  

IL SOLE 24 ORE - In apertura: “Europa divisa sul piano greco”. “Tremonti freddo sugli aiuti bilaterali: ricadute sui titoli di Stato”. In un riquadro: “La riforma di Wall Street. SuperFed e ‘Volcker rule’: parte al Senato il progetto Obama”. A fondo pagina: “Confronto ancora aperto tra Profumo e grandi soci sul riassetto di Unicredit”.  

LIBERO - In apertura: “Barzelletta su Silvio: indagato”. Editoriale di Maurizio Belpietro: “Il Cav deve temere il Pdl più dei pm”. In un riquadro: “La generazione Fini. Contro quella Berlusconi”. A centro pagina: “Non paga l’Iva all’Unità. E se ne va al Fatto”. “Le balle di Repubblica irritano Napolitano”.  

IL FATTO QUOTIDIANO - “Sì, è indagato. Concussione e minacce”. Editoriale di Antonio Padellaro: “C’è un giudice a Trani”. Di spalla: “Ride il telefono” di Marco Travaglio. A centro pagina: “Innocenzi, Annozero e le aziende del capo”.  

IL GIORNALE - In apertura: “Silvio accusato di tutto: manca solo l’abigeato” di Vittorio Feltri. A centro pagina: “Tremonti, ministro con stipendio da travet”. Di spalla: “Perfino Napolitano stufo di ‘Repubblica’”. A fondo pagina: “L’Inter contro Balotelli. E lui resta a casa”.  

IL TEMPO - In apertura: “Trappolone”. “Direttori tv pressati e lottizzati. Sempre” di Antonio Ghirelli. Di spalla: “‘Generazione Italia’ fa già discutere i finiani”. A fondo pagina: “Silvio è ricco, Di Pietro elettrico”.  

AVVENIRE - In apertura: “Sotto indagine”. A sinistra: “Il Papa ai giovani: i Comandamenti cammino di libertà”. Editoriale di Francesco Ognibene: “Domande controcorrente per trovare la risposta”. A centro pagina: “Nuovo colpo contro le cosche. Il superboss sempre più solo”. “Insediamenti: ormai è crisi tra Usa e Israele”.  

L’UNITA’ - In apertura: “Zimbabwe”. “Deutsche Telekom, quote rosa per i manager”.  

IL MESSAGGERO - In apertura: “Trani, Berlusconi indagato”. “Le accuse del pm: pressioni per fermare ‘Annozero’”. Editoriale di Paolo Savona: “La scelta politica che ora va fatta”. “Rai, niente dibattiti politici in tv: confermato lo stop ai talk show”. A centro pagina: “Magliana, caccia a una banda di bulli”. A fondo pagina: “Usa e Gran Bretagna, rischio declassamento: per Moody’s la tripla A non è più intoccabile”. (red)

2. Inchiesta di Trani, Berlusconi: Iniziativa grottesca

Roma - Il presidente del Consiglio Berlusconi è formalmente indagato nell’inchiesta di Trani sulle presunte pressioni contro ‘Annozero’. Conferma della Procura dopo le richieste di chiarimenti da parte del premier. Le accuse: concussione e minacce. Nel registro degli indagati anche Giancarlo Innocenzi dell’Agcom (per favoreggiamento) e il direttore del Tg1, Augusto Minzolini (rivelazione di segreto istruttorio). Dura reazione del Cavaliere, che attacca i pm: ‘Violata la legge, inchiesta grottesca’. Scrive il CORRIERE DELLA SERA: “Rivendica quello che ha detto al telefono. Dice che ha fatto bene, anzi di più: definisce ‘doverose’ le sue posizioni, condivise da ‘tutte le persone per bene’. Se la procura di Trani la pensa diversamente, chiarendo che il Cavaliere è ufficialmente indagato perché potrebbe aver commesso il reato di concussione, oltre a quello di violenza o minaccia a un corpo amministrativo (Agcom), poco male: ‘Sono innanzitutto scandalizzato perché a Trani ci sono state palesi violazioni della legge, è un’iniziativa grottesca e a fini puramente mediatici’. Berlusconi dunque conferma: non è preoccupato, anzi. La vulgata nel suo staff è che gli hanno fatto un favore elettorale, conferma anche questo. Perché tranquillo? ‘Perché c'è un diritto del presidente del Consiglio di parlare al telefono con chiunque senza essere intercettato anche surrettiziamente come, invece, avviene qui’. Di più: ‘Sono sempre intervenuto a destra e a manca per sollecitare che non si facessero i processi in tv a persone che sono già sotto processo davanti ai giudici, con accuse forti e precise senza dare agli accusati possibilità di difesa (...)’”. (red)

3. Inchiesta di Trani, Minzolini: Idiozie

Roma - L’accusa di sudditanza nei confronti di Silvio Berlusconi? ‘Una pura idiozia’. Il filo diretto con Palazzo Grazioli? ‘Ci saranno state al massimo 5-6 telefonate con Berlusconi dal giorno della mia nomina’. L’indagine di Trani? Una ‘strumentalizzazione’, forse un ‘pretesto’. Per la prima intervista in video dopo la bufera, a Mentana Condicio su Corriere.it, Augusto Minzolini non si lascia cogliere in fallo. “Respinge - scrive il CORRIERE DELLA SERA - le accuse di essere stato poco impermeabile alle pressioni. E si dipinge come una vittima: ‘Non so ancora se mi devo prendere un avvocato. Se sono indagato’, dice a poche ore dalla conferma ufficiale della Procura della sua iscrizione esclusivamente per la vicenda legata alle carte di credito American Express. Ma, assicura, ‘vado avanti. Sia per la linea, sia per i cambiamenti che ho apportato al tg. Preferisco essere cacciato, cosa che non succederà, per la linea e non perché il prodotto non è all’altezza’. Il confronto è fra due volponi del giornalismo. Ma Minzolini gioca la carta della ‘persona normale’. ‘Non mi sento nel centro del mirino. Lo sono solo nella nostra realtà virtuale’. ‘Non leggo Il Fatto. Non vedo Santoro. Finito il mio lavoro faccio altro’. ‘La mia parodia da Serena Dandini l’ho vista. E’ anche divertente, ma non mi ci riconosco granché’, assicura. E poi butta lì: ‘Quello che colpisce è una campagna elettorale caratterizzata da un aumento delle inchieste e degli scoop giudiziari. Inutile negare che condizionano’. Mentana lo stuzzica ricordandogli i suoi di ‘scoop’ pre-elettorali: ‘La manovra, all’epoca, sarebbe stata la tua?’. Minzolini assorbe. Sorride ricordando il ‘bailamme’ che scatenò un suo articolo con le rivelazioni di ‘Violante su quale Procura stesse indagando per mafia Marcello Dell’Utri’. Svicola sul ‘pizzino’ di Fabrizio Del Noce che, rimarca l’ex direttore del Tg5, ‘gli consentì di svelare la lottizzazione Rai in epoca berlusconiana’. ‘I nomi non me li ricordo. Ma non eravamo in campagna elettorale’, glissa. Poi ricostruisce la chiamata in Procura a dicembre. Le domande sul servizio sull’inchiesta sulle carte American Express revolving. ‘Che peraltro io ho, tanto che mi sono offerto come teste a carico’, scherza Minzolini. E protesta: ‘Il servizio il Tg1 lo ha trasmesso. Gli altri no. Perché io sono stato intercettato e il direttore del Tg2 e del Tg3 no?’. Mentana, fulmineo, ironizza: ‘Forse perché loro non hanno le "carte di debito (...)"‘. (red)

4. Le accuse a Berlusconi: concussione e minacce

Roma - “Eccolo il fortino assediato, che prova a respingere gli assalti romani. Che fa quadrato, che si mostra ‘unito’, ‘compatto’, ‘sereno’ e ‘determinato’. Che se potesse griderebbe ai quattro venti che sta indagando per i reati che almeno due dei tre indagati eccellenti hanno commesso qui, a Trani. E già perché Silvio Berlusconi, Giancarlo Innocenzi e Augusto Minzolini sono davvero indagati. E per reati diversi. Il presidente del Consiglio - scrive LA STAMPA - per concussione e per minacce (reati commessi ai danni del Garante per le Comunicazioni). Al di là degli articoli del Codice Penale (articoli 317 e 338), Berlusconi, questo è il succo delle accuse, si è dato daffare per sbarrare la strada a trasmissioni come ‘Annozero’. Sicuramente ha cercato complicità nel commissario Agcom Giancarlo Innocenzi, che a sua volta è finito sul registro degli indagati di Trani per favoreggiamento. Intanto a Viterbo, per un’altra vicenda, il Cavaliere è stato citato a giudizio di fronte al giudice di pace per il 23 marzo: dovrà rispondere di diffamazione nei confronti di Antonio Di Pietro (in un comizio elettorale nel marzo del 2008, quando ancora non era premier, Berlusconi aveva detto che il leader dell’Idv aveva preso la laurea in giurisprudenza grazie ai servizi segreti). A Trani, Innocenzi, sentito come persona informata dei fatti, avrebbe mentito davanti agli uomini della Finanza che lo prendevano a verbale. ‘Ma lei, in qualità di commissario AgCom ha mai subito pressioni?’. E Innocenzi: ‘No’. Evidentemente, le intercettazioni telefoniche in possesso degli inquirenti di Trani - le telefonate di Silvio Berlusconi - dimostrerebbero il contrario. E il direttore del Tg1? Anche lui è finito nei guai perché non ha resistito a mantenere un segreto, a comunicare all’esterno il contenuto della sua deposizione, sulle quale era stato posto il sigillo della secretazione. Insomma, ‘da direttore del Tg1 ha mai subito pressioni?’. Augusto Minzolini ha negato qualsiasi pressione. Ma poi, all’uscita dell’incontro con gli uomini della Procura di Trani, ha violato le prescrizioni a cui doveva attenersi, raccontando il suo interrogatorio (articolo 379 bis del Codice) (...)”. (red)

5. Rai, confermato lo stop ai talk show

Roma - Il consiglio d´amministrazione della Rai, convocato d´urgenza dopo la sentenza del Tar che dava il via libera all´informazione sulle tv private in campagna elettorale, ieri ha confermato a maggioranza lo stop ai talk show della tv di Stato. Scrive LA REPUBBLICA: “I cinque consiglieri di centrodestra hanno ribadito il "no" a Giovanni Floris, Michele Santoro, Bruno Vespa e Gianluigi Paragone. In queste settimane elettorali si assisterà a un paradosso televisivo: si potrà seguire la campagna elettorale solo attraverso le emittenti private (Sky, Mediaset, La 7) e non con Annozero, Ballarò, Porta a porta e L´ultima parola. Il presidente della Rai Paolo Garimberti si dice ‘amareggiato’ e pur rimettendosi alla maggioranza del Consiglio, lascia trapelare la sua delusione. Il presidente ha votato contro questa soluzione e sperava che, ascoltando l´invito di Corrado Calabrò (presidente Agcom), si facessero ripartire i talk show. Ora, dicono fonti di viale Mazzini, Garimberti ‘attende fiducioso che dalla Vigilanza si batta rapidamente un colpo’. Il cda Rai ha dato mandato al direttore generale, Mauro Masi, di scrivere alla Vigilanza per ottenere ulteriori chiarimenti. Ma il presidente della Vigilanza, Sergio Zavoli, non nasconde che si fanno ‘sempre più stretti i tempi per trovare una ragionevole soluzione al problema’. I consiglieri dell´opposizione giudicano ‘grave’ la decisione. Nino Rizzo Nervo, Rodolfo De Laurentiis e Giorgio Van Straten, in minoranza nel cda, si sfogano dal settimo piano del Palazzo Rai. (...)Oggi, la discussione in Commissione di Vigilanza non sembra quindi destinata a determinare cambiamenti sostanziali per la sorte dei talk show Rai. Alessio Butti, capogruppo Pdl in Vigilanza, dice: ‘Non penso che la Vigilanza Rai possa modificare il testo votato, che ribadisco non imbavaglia nessuno, tanto meno Vespa, Floris, Santoro e compagnia cantando. Basta leggerlo’. E Maurizio Gasparri conferma: ‘Parleremo dopo le elezioni della riforma sulla par condicio’”. (red)

6. Rai, Vespa: Ormai il dietrofront è impossibile

Roma - “Parlano di ‘bavaglio’, di ‘anomalia’, di ‘norme assurde’ e non confidano nemmeno un po’ nelle prossime mosse della Vigilanza Rai. Tra i conduttori dei talk show silenziati - scrive il CORRIERE DELLA SERA - prevale il senso di sconfitta. ‘Non se ne farà niente’, allarga le braccia Bruno Vespa. Milena Gabanelli protesta contro la ‘violazione del principio della concorrenza leale’ e Lucia Annunziata invita i conduttori all’autocritica: ‘È stata una débâcle anche per noi, abbiamo reagito in modo sbrindellato’. Per Vespa, che non si era fatto illusioni, ‘è andata secondo copione’. A sentire l’ideatore di Porta a Porta la decisione del Cda di viale Mazzini era ‘scontata sin dall’inizio’. Non esprime giudizi, ma si è convinto che ‘finché la Vigilanza non cambia parere’ la situazione non si sblocca. Perché il problema è all’origine, cioè nella fonte normativa. ‘Uno spiraglio c’era — ricorda Vespa — ma se la Vigilanza lo avesse seguito avrebbe dovuto costringere i conduttori a fare le trasmissioni secondo la par condicio. E con l’opzione radicale del "tutto uguale per tutti" sarebbero stati programmi ingestibili e non giornalistici’. La tesi di Vespa è che non si può dare al Pdl e al Pd lo stesso spazio che si dà ai Radicali: ‘O ci danno la libertà di condurre, oppure tanto vale informare gli elettori con la tribuna politica’. Come andrà a finire? ‘Non se ne farà niente’, sospira Vespa. Da premesse simili muove il ragionamento di Milena Gabanelli, dal ’97 conduttrice di Report: ‘L’anomalia non parte dalla par condicio, ma dalla norma assurda votata in Vigilanza. Finché non viene abolita, non se ne esce’. Non offre risposte, la Gabanelli, pone domande: ‘Come si può pensare di equiparare la propaganda politica all’informazione? E in quale punto del regolamento della Vigilanza sta scritto che devono essere aboliti i talk show?’. La ragion d’essere del servizio pubblico è essere ‘pluralista’ e ‘senza padrone’, mentre oggi è ‘imbavagliato’”. (red)

7. Pop e trasversale, avanza il partito dell'astensione

Roma - “Per Palmiro Togliatti non andare alle urne era ‘un vizio da piccolo-borghesi’. E quando Bettino Craxi nel ‘91 rivolse il celebre appello anti-referendario ‘andate al mare’, la scelta astensionista fu connotata - anche lessicalmente - con le stigmate del disimpegno fru fru. Oggi no, tutto è diverso. Oggi - scrive LA STAMPA - si astengono trentenni colti, motivati, non di rado benestanti. Ma vagheggia l’astensione - e ne parla al cliente - anche la proprietaria del bar, la commessa, la piccola partita iva. L’astensione, che un tempo si credeva mirata solo a far male a sinistra, appare uno spettro trasversale, e popolare. È diventata un argomento di dibattito fuori dai salotti disillusi. ‘Io penso che sì, mai come oggi l’astensione può rappresentare una precisa opzione politica, un’opzione non demonizzabile’, analizza Marco Tarchi, scienziato della politica a Firenze, da sempre privo di dogmatismi su questa materia spesso offuscata dal politically correct. Astenersi è sempre un male? ‘Naturalmente per ottenere un effetto significativo l’astensione dovrebbe superare un livello di guardia psicologico, raggiungere, diciamo, un terzo dell’elettorato. Se avessimo un risultato del 65 per cento di votanti, o anche qualcosa in meno, ecco, credo che le leadership dei due blocchi dovrebbero cominciare a interrogarsi’. È uno scenario possibile? Sostiene Renato Mannheimer che, al momento, ‘sul partito dell'astensione i dati oscillano anche di molto, tra il 20 e il 30 per cento dell’elettorato. Il problema è che molti elettori dicono di sentirsi delusi, sfiduciati, di non credere più a questa classe politica, ma magari nell’ultima settimana decidono di votare comunque’. Tra l’altro i dati sull’astensione (certa o possibile) sono nazionali, e in una consultazione regionale potrebbero venir ridimensionati. Non si vota per esempio in regioni dove un astensionismo fisiologico - non di scelta - è assai alto, per esempio le isole. In Italia è anche solo concepibile un effetto-Francia, il 53 per cento di disertori delle urne? Mannheimer: ‘Sì, stavolta un’alta astensione è una possibilità reale. Non di dimensioni francesi, magari; ma mai così alta prima da noi(...)’”. (red)

8.Sale la tensione tra sindrome francese e veleni giudiziari

Roma - “Il timore non è tanto quello di un sorpasso da parte del Pd, tuttora poco verosimile, ma il livello dell’astensionismo. Ad evocare una ‘sindrome francese’ del centrodestra italiano alle regionali del 28 e 29 marzo sono le percentuali preoccupanti degli elettori rimasti a casa: oltre il 53 per cento. L’Italia - spiega Massimo Franco nella sua nota sul CORRIERE DELLA SERA - non è la Francia, e Silvio Berlusconi non cala nei sondaggi come Nicolas Sarkozy. Ma il pasticcio delle liste, le liti nel Pdl e la crisi economica potrebbero alla fine incidere negativamente sui risultati. Umberto Bossi non nega che si possano perdere voti, sebbene stia attento a non andare oltre. Nel Pd, invece, Massimo D’Alema azzarda che ‘il clima è buono’. Forse, sarebbe più esatto dire che appare grigio per la maggioranza, passata in due mesi dalla sensazione di una vittoria schiacciante ad un esito sbilanciato a favore degli avversari. La confusione che accompagna il centrodestra in campagna elettorale non sembra destinata a scomparire. Berlusconi si dice sicuro che ‘gli italiani andranno a votare e sceglieranno tra il governo del fare e la sinistra degli insulti’. Ma lo sfondo è avaro di certezze. Le mosse di Gianfranco Fini sono critiche con il premier. E la Lega alterna solidarietà e prese di distanza. (...) In Veneto la candidatura del ministro Luca Zaia al posto di Giancarlo Galan doveva preludere ad una staffetta al governo. Ma ieri Umberto Bossi ha avvertito che dopo Zaia, all’Agricoltura dovrà andare un altro esponente del suo partito: un’uscita che apre in anticipo un braccio di ferro nella coalizione. Di fronte a queste spinte centrifughe, il premier insiste sulla tesi di un ‘clima avvelenato’ dalla sinistra. Avrebbe ‘armato le procure contro di noi, e usa le intercettazioni e la giustizia a orologeria per la sua campagna di insulti sui suoi giornali e nelle piazze’, sostiene. Il tentativo è di esorcizzare la ‘sindrome francese’ con richiami sempre più drammatici ad andare alle urne: un’offensiva che culminerà con la manifestazione di sabato a Roma. L’inchiesta controversa che la procura di Trani ha aperto anche contro il presidente del Consiglio, accusandolo di concussione per alcune presunte pressioni sull’Agenzia per le Comunicazioni che si occupa di tv, rende il clima più torbido; ed esaspera i rapporti fra governo e magistratura. Berlusconi si definisce ‘scandalizzato perché a Trani ci sono state palesi violazioni di legge’. L’ispezione ordinata dal ministro della Giustizia, Angelo Alfano, provoca la reazione del Csm: il Consiglio la considera un tentativo di intimidazione, e c’è chi propone di aprire un fascicolo su Alfano (...)” (red)

9. Su "Generazione Italia" il gelo del premier

Roma - Non è ancora nata ma già divide il Pdl, Generazione Italia, la creatura politica di Italo Bocchino che ‘non è una corrente’ ma che vuole ‘aggregare’ la classe dirigente del Pdl per ‘riportare la democrazia’ nel partito e assieme ‘sostenere la leadership di Fini’, il ‘naturale successore’ di Berlusconi alla guida della ‘destra italiana’. “Parole - scrive il CORRIERE DELLA SERA - dello stesso Bocchino, affidate al talk show ‘Mentana Condicio’ su Corriere.it, che vanno oltre quelle felpate della prima ora, e che mettono sulla difensiva un Pdl già preoccupato dalla scesa in campo dei ‘Promotori della Libertà’ di Michela Brambilla. L’associazione finiana dovrebbe essere anche una risposta a questa nuova formazione, tanto che Andrea Ronchi proprio contro le tentazioni da predellino se la prende, perché ‘così il partito non cresce, mentre noi vogliamo renderlo forte’. Ma agli occhi dei più Generazione Italia appare come una pericolosissima ‘corrente’, ovvero ‘quello che — dice Osvaldo Napoli — il premier proprio non vuole e non capisce’. E infatti il Cavaliere vedrebbe molto male, come un’iniziativa improvvida, l’ultima creatura finiana, tanto più in questo momento concitato di campagna elettorale, quando tutti dovrebbero solo ‘dedicarsi a raccogliere voti’ e non ad alimentare divisioni. Perché, per dirla con Fabrizio Cicchitto, una cosa sono ‘le fondazioni’, altra iniziative che possono far pensare alla nascita di ‘correnti’ che possono ‘svuotare’ il partito e che andranno ‘valutate’ negli organi dirigenti dopo le regionali. In altre parole: occorre assolutamente ‘evitare’ le correnti (...)”. (red)

10. Duro colpo alla mafia: preso fratello di Messina Denaro

Roma - “L’immagine di un boss sempre più solo s’adatta ormai a Matteo Messina Denaro, il capomafia con cinquanta omicidi alle spalle, descritto come un gaudente play boy, da ieri latitante in crescente difficoltà. Perché, a sei mesi dalla prima, con una seconda operazione chiamata Golem, la polizia fra la roccaforte di Castelvetrano e altri paesi vicini a Trapani gli ha sottratto 19 fiancheggiatori fra postini dei pizzini ed esattori, a cominciare dal fratello Salvatore. Un colpo duro - scrive il CORRIERE DELLA SERA - per il capomafia indicato come il numero uno di Cosa Nostra in Sicilia occidentale. Perché ormai si fida solo dei parenti stretti. Ed è un guaio trovarsi in cella il fratello subentrato nella guida della ‘famiglia’ al cognato del latitante, Filippo Guttadauro, catturato nel 2006. Una batosta che s’abbatte su un altro cognato, Enzo Panicola, al centro di una pagina oscura destinata a far lievitare veleni e sospetti su quello che fu il Sisde, quando tante operazioni del Servizio segreto civile erano guidate da Mario Mori e condotte da Giuseppe De Donno, i due ufficiali dei carabinieri già sotto processo a Palermo per il presunto favoreggiamento di Provenzano. Alcune intercettazioni inserite nel provvedimento eseguito ieri all’alba ribadiscono infatti l’esistenza di rapporti proprio fra De Donno e l’ex sindaco di Castelvetrano, Antonio Vaccarino, un personaggio con un piede nella mafia e un altro nei servizi come confidente (...)”. (red)

11. Sarkozy: In 7 giorni riconquisterò gli elettori perduti

Roma - “Ordine ai ‘collaboratori’: sette giorni di tempo per convincere gli elettori dell’Ump che hanno flaneggiato a casa o in campagna a guadagnare le urne domenica prossima per il secondo turno; e trasformare così la possibile catastrofe delle regionali in una innocua scaramuccia. Non ha atteso che i risultati diventassero pesantemente definitivi, Sarkozy, per convocare all’Eliseo il ‘Consiglio della Corona’ (altri, più maliziosi, lo definiscono ‘la gang dell’Hauts-de-Seine’), ovvero la pattuglia di fedelissimi, dal segretario dell’Eliseo Guéant al ministro dell’Interno Hortefeux, che in realtà governano la Francia. Ieri - spiega LA STAMPA - incontrando il suo mentore politico, l’ex premier Balladur, il Presidente si è mostrato battagliero e ottimista: non c’è stato un plebiscito astensionista contro di lui, tutto va bene, gli elettori di destra in una settimana possono essere riaddomesticati. Strategia obbligatoria. In realtà le speranze del partito sono riposte in una possibile notte dei lunghi coltelli tra gli alleati della sinistra per spartirsi le poltrone nei futuri governi regionali. Prime avvisaglie ieri sera, quando i socialisti hanno annunciato un accordo, e i Verdi l’hanno smentito. Le discussioni continuano in tutte le regioni. Per il partito al governo, comunque, i danni politici ormai sono fatti, Sarkozy appare fragile, battibile. L’opposizione ha ritrovato gagliarde speranze. Anzi, come spesso avviene nelle sconfitte, è proprio nel campo presidenziale che fanno capolino pericolose smagliature, truppe finora obbedientissime cominciano a discutere le scelte del Capo. Si odono cacofonie. Prima voce, sorprendente, quella di Rachida Dati, che le voci da Palazzo garantivano perdonata, dopo l’esilio al Parlamento europeo di Strasburgo. L’ex ministro della Giustizia ha invitato il bastonato Ump ‘a tornare ai fondamentali (...)’”. (red)

12. Israele non si piega: "Avanti con le colonie"

Roma - “Pronto, Silvio? Pronto, Angela? Più inquieto che preoccupato, sabato il premier israeliano Bibi Netanyahu - scrive il CORRIERE DELLA SERA - aveva chiamato gli amici europei che gli rimangono, Berlusconi e la Merkel, per capire da loro che cosa stesse succedendo a Washington. Non aveva ancora finito di scusarsi per la gaffe durante la visita di Joe Biden, il vice di Obama messo in pubblico imbarazzo con l’annuncio dei 1.600 alloggi a Gerusalemme, che Hillary Clinton aveva rincarato furiosa. Domenica, di nuovo: aveva appena minimizzato la crisi diplomatica con gli Usa, chiedendo ai suoi nervi saldi, ed ecco spuntare un consigliere di Obama a definirsi ‘insultato’. Ieri, Bibi ha gettato ogni cautela, è andato alla Knesset e l’ha detto chiaro. Niente dietrofront, basta scuse: ‘Negli ultimi 42 anni, nessun governo israeliano ha mai limitato le costruzioni nei dintorni di Gerusalemme. Le costruzioni continueranno’.Avanti betoniera. Non si ferma ‘la peggior crisi fra Israele e Stati Uniti dal 1975’, come la definisce Michael Oren, oggi ambasciatore di Gerusalemme a Washington: roba che ricorda l’ira di Ford ai tempi del Sinai, o momenti neri come la nave americana affondata in piena guerra dei Sei giorni o ancora, in era Reagan, il clamoroso arresto dello spione Pollard. La furia di Obama viene descritta come autentica, ma anche Netanyahu non scherza e la diffidenza è reciproca: se l’America vuole più fatti nel congelamento delle colonie, Israele vorrebbe meno chiacchiere nel confronto con l’Iran; se Barack ricorda d’aver applaudito quando Bibi annunciò 10 mesi di moratoria nelle nuove costruzioni, Bibi non dimentica d’aver sottolineato a Barack che — da quella moratoria — è sempre stata esclusa Gerusalemme; e se c’è chi nota l’errore d’aver parlato delle case di Ramat Shlomo in piena visita di Stato, c’è chi osserva come quelle case fossero già decise da tre anni e nessun inviato americano, nemmeno il George Mitchell in arrivo oggi, le aveva pubblicamente contestate (...)”. (red)

13. Eurogruppo, accordo sul piano Grecia

Roma - L´Europa esita ad annunciare ufficialmente quale sarà il piano di salvataggio per la Grecia. Scrive LA REPUBBLICA. “I ministri delle finanze dell´Eurogruppo, riuniti ieri sera a Bruxelles, hanno discusso a lungo non solo di come venire in aiuto al governo greco, ma soprattutto se sia il caso di rendere pubblico il piano di salvataggio che la Commissione è pronta a sottoporre ai Paesi della zona euro. ‘L´accordo c´è, ma restano ancora alcuni punti tecnici che dovranno essere approfonditi’, ha detto il presidente dell´Eurogruppo, Jean-Claude Juncker al termine dell´incontro. ‘La Grecia per ora non ha chiesto un aiuto concreto, e dunque parlare di cifre sarebbe prematuro’, ha spiegato la ministra spagnola delle finanze, Elena Salgado. E anche Juncker, è apparso assai cauto: ‘Non è detto che un intervento per salvare la Grecia sia necessario’. In realtà quella che si è ingaggiata tra i responsabili dell´eurozona e i mercati è una vera e propria guerra di nervi. Dopo aver confermato pubblicamente e a più riprese che l´Europa non permetterà il ‘default’ di Atene, i ministri temono che annunciare ufficialmente l´esistenza di un piano di salvataggio equivalga ad alimentare la sfiducia dei mercati finanziari, invitandoli ad un braccio di ferro che potrebbe rivelarsi molto costoso. Inoltre il varo di misure per venire in aiuto al governo greco potrebbe aumentare le resistenze interne che questo incontra per far accettare la durissima cura di risanamento che ha messo in atto. Da una parte, insomma, ci si tiene pronti ad intervenire (anche con possibili "aiuti bilaterali"). Ma dall´altra si vuole dare fiducia che le misure già adottate da Atene siano sufficienti per risanare i conti e che dunque la Grecia possa uscire da sola dalla morsa dei mercati (...)”. (red)

14. Super Unicredit, i dubbi dei grandi soci

Roma - Torna alta la tensione tra i grandi azionisti di Unicredit e l´amministratore delegato Alessandro Profumo. “Ieri - scrive LA REPUBBLICA - un incontro nella sede di Piazza Cordusio, tra il banchiere genovese e i consiglieri espressi dalle Fondazioni bancarie, ha risollevato toni decisi sul progetto di riorganizzazione societaria dell´istituto. Sul tema il consiglio convocato oggi dovrebbe deliberare, ma c´è il rischio di uno slittamento per ridefinire gli aspetti più critici, comunque in discussione da mesi e varati lo scorso dicembre, all´avvio ufficiale del progetto che dovrebbe diventare esecutivo a valere sul bilancio 2010. Stamani alle 10 è in programma un comitato strategico della banca, a seguire il cda. Fino all´ultimo il presidente Dieter Rampl cercherà la mediazione per compattare gli azionisti riottosi. Anche perché risulta che i tempi burocratici per il piano "One4c" siano stretti, e già un rinvio di un paio di settimane arrischierebbe il pieno regime del "progetto banca unica" il prossimo novembre. Tra i manager serpeggia la preoccupazione, di vedere compromesso un lavoro già portato avanti per diversi mesi; e c´è la tentazione di dare la colpa alle baruffe di poltrone o di campanile in cui qualche volta gli azionisti "fondatori", i più legati al territorio di origine, incappano. Ma anche certi soci privati, come i Maramotti, mugugnerebbero. Tutto sembrava già deciso e appianato per la verità, comprese le linee guida del "progetto banca unica": soppressione delle entità legali bancarie del gruppo in Italia, segmentazione in quattro aree di business e semplificazione del modello S3 per ‘aumentare ulteriormente la soddisfazione dei clienti’, si disse l´anno scorso. Quindi perché questo revival polemico, dopo mesi di proficua collaborazione tra dirigenza e azionisti, nel mezzo dei quali è filato liscio pure il secondo aumento di capitale, da quattro miliardi di euro? È ovvio che il riassetto in corso toglie poltrone e prebende ai presidi territoriali. Tuttavia emergono anche motivazioni "seconde". Di sostanza, sonante. Il bilancio 2009 sarà magro: l´utile netto previsto dagli analisti è di circa 1,3 miliardi di euro, e il dividendo promesso e richiesto ci sarà, ma non più di tre centesimi ad azione. Non somigliano, tali numeri, all´orgoglioso 2009 delle banche d´affari, né a quelli della più "tranquilla" rivale Intesa Sanpaolo. Che venerdì al suo consiglio presenterà profitti di oltre 3 miliardi, stima il mercato (...)” (red)

15. Fiat, da aprile i marchi Chrysler in Europa

Roma - Fiat Group Automobiles e Chrysler fanno un ulteriore passo avanti nel processo di integrazione delle rispettive attività di distribuzione in Europa. A partire da aprile, infatti, la casa torinese svolgerà attività commerciali di supporto alla vendita e all’assistenza di prodotti dei marchi Chrysler, Jeep e Dodge in diversi Paesi europei e sostituirà progressivamente Daimler. “Un processo - spiega LA STAMPA - che ha già visto per altro il Fga Capital prendere il posto di Daimler per la fornitura di servizi finanziari alla Chrysler in Europa. Le attività e i dipendenti delle società di vendita Chrysler saranno progressivamente trasferiti nelle corrispondenti società commerciali di Fiat Group. Novità anche per l’India, dove Fiat ha deciso di ampliare la gamma di automobili prodotte in joint venture con Tata: a Mumbai il Lingotto ha presentato due nuove versioni della Grande Punto 1,2 Fire a benzina dotate di un maggiore numero di accessori. ‘Le due nuove varianti ci permettono di espanderci nel segmento B plus che è uno dei più importanti in India’, ha spiegato il presidente di Fiat India Automobiles, Rajeev Kapoor (...)” (red)

16. Usa, al Congresso i nuovi vincoli su Wall Street

Roma - “Requisiti di capitalizzazione più severi per banche e società finanziarie che dovranno spendere miliardi di dollari per adeguarsi alla nuova normativa. Più potere agli azionisti nella definizione dei livelli retributivi dei top manager di banche e finanziarie. Istituzione di una sorta di ‘consiglio del rischio sistemico’, un organismo governativo incaricato di evitare che le maggiori società del mercato del credito divengano ‘troppo grosse per essere lasciate fallire’, come chiesto dall’ex capo della Fed Paul Volcker: una proposta ormai apertamente sostenuta anche dal presidente Obama. Ancora: le banche non potranno più investire il capitale proprio nelle attività speculative ad alto rischio del mercato dei derivati e dovranno rispettare limiti precisi nei loro rapporti con gli ‘hedge fund’ e le società di ‘private equity’. Dopo aver ‘fatto melina’ per oltre un anno e aver cercato da un lato di ridurre i poteri della Federal Reserve, dall’altro di rendere meno taglienti le norme proposte dalla Casa Bianca, il Congresso a maggioranza democratica - scrive il CORRIERE DELLA SERA - cambia rotta sulla riforma dei controlli sul sistema finanziario: preso atto dell’impossibilità di arrivare in questa fase a un accordo ‘bipartisan’, ieri il presidente della Commissione bancaria del Senato, Christopher Dodd, ha rotto gli indugi presentando una nuova bozza della riforma che rispetto ai testi precedenti — sempre confezionati da Dodd — appare più severa nei confronti delle grandi istituzioni finanziarie, fino a sfiorare proprio le prescrizioni della cosiddetta ‘Volcker rule (...)’”. (red)

17. Art.18, il Quirinale: ancora nessuna decisione

Roma - Il Quirinale fa sapere di non avere ancora deciso se promulgherà o meno la legge, l´Italia dei Valori - invitando il presidente Napolitano a non firmarla - precisa che questa volta spera tanto di non dover ricorrere ad un referendum. La Cgil va avanti nella sua battaglia contro il testo ritenuto incostituzionale e la Cisl, al contrario, s´impegna a fare di tutto per farlo valere. Scrive LA REPUBBLICA. “E´ bufera attorno alla legge anti-articolo 18 (ddl 1167-b). Il provvedimento, già varato dalle Camere, intende far sì che le controversie di lavoro siano discusse non più davanti al giudice, ma davanti ad una figura terza. L´alternativa sarà proposta al lavoratore al momento dell´assunzione. Sulla questione Cisl, Uil e Confindustria hanno già firmato un avviso comune favorevole all´applicazione dell´arbitrato, casi di licenziamento esclusi. La Cgil, che non ha firmato, contesta sia la legge che l´avviso. Ora appunto la parola passa al Capo dello Stato. Una nota del Quirinale precisa che ‘E´ priva di fondamento l´indiscrezione di stampa secondo la quale il Presidente della Repubblica avrebbe già assunto un orientamento a proposito della promulgazione del disegno di legge 1167-b approvato dal Parlamento. Il Capo dello Stato, nel rigoroso esercizio delle sue prerogative costituzionali, esamina il merito di questo come di ogni altro provvedimento legislativo con scrupolosa attenzione e nei tempi dovuti; e respinge ogni condizionamento che si tenda a esercitare nei suoi confronti anche attraverso scoop giornalistici’. Repubblica, che ieri - pur precisando che una decisione definitiva non era stata presa - aveva parlato di un orientamento del Quirinale a rimandare il testo alle Camere in base all´articolo 74 della Costituzione, conferma le notizie date in base a fonti interne alla presidenza. Sul caso le polemiche si moltiplicano. Il ministro Sacconi ha detto di aver ‘apprezzato le precisazioni’ del Colle (...)’”. (red)

18. Redditi: premier-Paperone, Tremonti tra i poveri

Roma - In media guadagnano tra i 100 e i 150 mila euro all´anno, anche se i più ricchi sono quelli del Pdl. Come il più ricco di tutti, che è Silvio Berlusconi, alla guida di un governo da 27 milioni. E poi c´è chi compra azioni, chi investe in boschi e autorimesse e chi, apparentemente, non ha più soldi. “Lo spaccato - scrive LA REPUBBLICA - arriva dalla dichiarazione dei redditi 2009 (relativa all´anno precedente) di deputati, senatori e membri del governo. In Parlamento il primo rimane il premier Berlusconi. Lo è dal 2003, quando si riprese lo scettro che gli era stato soffiato da Gianni Agnelli. L´anno scorso il suo imponibile è stato di oltre 23 milioni, circa nove in più del 2008. Sul fronte delle proprietà immobiliari le novità arrivano dall´acquisto di villa Campari a Lesmo, due appartamenti e box a Milano, più due terreni ad Antigua, su uno dei quali ha già costruito. Chi ha registrato un calo choc è Tremonti. Lo scorso anno il ministro dell´Economia aveva dichiarato 4,5 milioni incassati nel 2007, mentre nel 2008 il suo imponibile è crollato a 39 mila euro. Tornando al governo il superministro ha lasciato il suo studio legale di diritto tributario e lo stipendio da ministro (176mila euro) si è assottigliato quando ha dovuto pagare alla Cassa forense 137 mila euro, somma calcolata sui 4,5 milioni incassati l´anno prima. Peggio di lui solo la senatrice del Pdl Maria Alessandra Gallone (20 mila euro), che però è entrata in carica a dicembre denunciando un solo mese di compenso. L´aristocrazia delle Camere è rappresentata da un pugno di imprenditori, professionisti e, soprattutto, avvocati del Pdl. Dietro Berlusconi c´è lo stilista Santo Versace (più di 5 milioni). Terzo l´imprenditore delle cliniche ed editore (Libero e Il Riformista) Antonio Angelucci (3 milioni e mezzo)”.  

“Quindi largo agli avvocati-parlamentari: Giuseppe Consolo (2,5 milioni); i legali del premier Pecorella e Ghedini (1,4 e 1,3 milioni) e Giulia Bongiorno, (1,2 milioni). Unico del Pd tra i dieci più ricchi è Umberto Veronesi, con 1,6 milioni. Per un soffio fuori dalla top ten il coordinatore del Pdl Denis Verdini (1,2 milioni), indagato nel caso protezione civile. Per il sottosegretario Bertolaso, al centro della medesima inchiesta, nel 2008 i guadagni sono scesi del 40 per cento a 613 mila euro. Nicola Di Girolamo, che si è dimesso dal Senato dopo lo scandalo riciclaggio, aveva invece denunciato 187 mila euro. Il presidente del Senato Schifani, guadagna più del suo omologo alla Camera Fini, entrambi in ascesa (190 a 140 mila euro). Berlusconi a parte, il più ricco del governo è Gianni Letta (1,3 milioni), mentre tra i leader politici è Di Pietro con 193 mila euro. Seguono Bossi (156 mila) e Bersani (150 mila). Ultimo Casini (123 mila euro), che però ha fatto incetta di azioni (italiane, tedesche, francesi e spagnole). E non è l´unico. Sono infatti in molti tra onorevoli e senatori a correre in Borsa, con Eni ed Enel tra i titoli preferiti. Ma il deputato che sembra avere investito più di tutti è Matteo Colaninno (Pd), con quasi 2 milioni di azioni. La campionessa di fondo Manuela Di Centa (Pdl) ha puntato su un settore decisamente alternativo, comprando boschi e prati in provincia di Udine. Franceschini è neo-proprietario di una moto Bmw del ´79, mentre Maurizio Paniz (Pdl) ha denunciato 11 nuovi posti auto e 2 autorimesse a Belluno. E se la Carfagna ha venduto il suo vecchio appartamento per comprarne uno più grande in via del Tritone, a Roma, la Meloni ha acquistato la sua prima casa. Bersani non ne ha nemmeno una”. (red)

Un prophéte – Il profeta

Prima Pagina 15 marzo 2010