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San Patrizio ma non solo

Il 17 marzo è passato e tutti coloro che hanno partecipato alla sbronza collettiva hanno ormai avuto tutto il tempo di smaltirla completamente, indipendentemente da quanta stout abbiano bevuto. La celebrazione del cristianizzatore d’Irlanda si è, infatti, trasformata in un fenomeno di marketing dionisiaco di portata mondiale, tipo le Baujolais nouveau est arrivé. Pochi sono quelli che per la serata del 17 marzo non si preparano ad abbondanti libagioni con sottofondo di musica irlandese. 

Nulla di male, anzi cosa meglio di una buona serata in allegria, peccato però, che fra una birra e l’altra, quasi nessuno ricordi che il 17 marzo in Italia sarebbe anche qualcos’altro, anzi dovrebbe essere soprattutto qualcos’altro: la ritrovata unità della nazione. 

Nonostante siano iniziati i preparativi per celebrare i 150 anni dalla proclamazione del Regno d’Italia, nessuno o quasi pare sapere che fu un 17 marzo. Sarà forse che i preparativi sembrano un po’ sottotono, ma sempre meglio di quanto accaduto per Mazzini, Garibaldi o per la Repubblica Romana, quest’ultima, poi, passata completamente sotto silenzio per non disturbare il Giubileo e la beatificazione di Pio IX. Eppure furono proprio i francesi da lui chiamati a causare la morte dell’autore dei versi del nostro inno nazionale; sarà forse che il nostro sistema scolastico fa schifo, da ben prima della Gemini. Sarà che in questo paese le feste in cui si dovrebbero riconoscere tutti i cittadini non piacciono: se non si festeggia contro qualcuno non c’è gusto, come nel calcio. 

Eppure anche questa unità faticosamente raggiunta sembra dividere, fra neoborbonici, leghisti, chi sostiene che non fu movimento di popolo ma conquista sabuada, chi è certo che poteva essere fatta meglio… certo poteva essere fatta meglio, molti dei problemi di oggi nascono allora, però così è andata: il passato non si cambia. Il futuro sì però. 

Ricordare il passato può servire a questo: a ritrovare un orgoglio sempre represso per trovare la forza di cambiare il grigio futuro che si profila e smettere di rivangare il passato e avvitandoci in sterili polemiche che non servono a raddrizzare questo Stato nato male. Perché se è nato male nulla impedisce che possa essere raddrizzato, in fondo è ancora giovane, gli Usa stessi sono più anziani di quasi un secolo, ma non è piangendoci addosso, polemizzando, o dimenticando che potremo farlo. 

Il prossimo 17 marzo, che avremo 150 anni, fra una pinta e l’altra potrebbe non essere male mandare un brindisi anche a un tricolore che non è quello irlandese. 

Ferdinando Menconi


Berlusconi, Mussolini e accostamenti indebiti

Prima Pagina 18 marzo 2010