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Secondo i quotidiani del 19/03/2010

1. Le prime pagine 

Roma - IL CORRIERE DELLA SERA - In apertura: “Puglia, arrestato il Pd Frisullo”. Editoriale di Sergio Romano: “L’astensione fa male a tutti”. Fotonotizia al centro: “Busi radiato dalla Rai. Ipocrisie annunciate”. Al centro: “Così si fabbricano falsi cittadini italiani”. In basso: “Consiglieri abruzzesi in ferie. Per 42 giorni”.  

REPUBBLICA - In apertura: “Puglia, arrestato il Pd Frisullo”. Editoriale di Andrea Manzella: “Il Cavaliere onnipresente”. In un box: “La mafia alle urne: liste ‘inquinate’ al Sud”. Al centro: “Carcere duro ma i due boss si incontrano nell’ora d’aria”. In basso: “Sicilia, va in pensione con 1.369 euro al giorno” e “I vu’ cumpra in spiaggia con il numero chiuso”.  

LA STAMPA - In apertura: “Pd, manette in Puglia”. Editoriale di Avraham B. Yehoshua: “Israele ascolti la voce dell’America”. In un box: “Berlusconi: ‘Io Paperone, loro i Bassotti’”. Fotonotizia al centro: “Le signore in bianco che sfidano Castro”. Di spalla: “Busi in tv, salta il tappo par condicio”.  

IL GIORNALE - Apertura a tutta pagina: “C’è chi telefona e chi ruba”, segue l’editoriale di Alessandro Sallusti. Di spalla: “L’economia che è e quella che sarà” di Giulio Tremonti. Al centro: “Forza Silvio, adesso vai all’attacco”. In basso: “Busi tribuno dell’Isola dopata”.  

IL SOLE 24 ORE - In apertura: “Fondo Pmi da un miliardo”. In alto a sinistra: “Retromarcia Merkel: per Atene possibile ora un soccorso Fmi”. Editoriale di Roberto Perotti: “Alla Grecia serve il salvagente, non certo la camicia di forza”. Fotonotizia al centro: “Lettere in vendita, Pasolini inedito”. In taglio basso: “Rcs Quotidiani, big in cda. Utili Enel da 5,4 miliardi” e “Le aziende in crisi vendono gli impianti all’asta: gli stranieri fanno il pieno”.  

IL MESSAGGERO - In apertura: “Scandalo Sanità, arresti in Puglia”. Editoriale di Giuseppe Mammarella: “La via perla pace passa da Tel Aviv”. In un box con fotonotizia: “Emanuela Orlandi, la prigione e il mistero delle chiavi”. Al centro: “Salvaliste, no alla sospensione”. Segue uno scenario: “Ecco cosa cambia per l’estremo ricorso del Pdl”. In taglio basso: “G8, violati gli archivi dei pm” e “Aldo Busi ‘radiato’ dalla Rai”.  

L’UNITA’ - Apertura a tutta pagina su Aldo Busi cacciato dalla Rai: “Aldo gradimento”. Di spalla: “Silvio flop: a Napoli più rifiuti che fan” e “Ecco le polizze ‘dormienti’, l’ultimo scippo di Tremonti”.  

IL TEMPO - Apertura a tutta pagina: “Ribaltone giudiziario” di Mario Sechi. Due box: “‘Sono stanco della Banda Bassotti’” e “Per Renata tutto il Pdl allertato”. Fotonotizia centrale: “I nemici dei collettivi di sinistra”.  

AVVENIRE - In apertura: “Il Papa e il lavoro: l’accesso a tutti obiettivo prioritario”. Editoriale di Francesco D’Agostino: “La verità della legge sta nel bene che promuove”. Fotonotizia: “Il ministro: per la Ru486 ricovero indispensabile”. Al centro: “Berlusconi contro pm e Santoro. Puglia, in cella l’ex vicepresidente”. In basso: “Regionali, ecco chi sostiene la famiglia”. (red)

2. Frisullo arrestato, era sul libro paga di Tarantini

Roma - “Da Tarantini accettava denaro, tanto denaro. E poi le prestazioni di tre escort o il pagamento di costosi capi di abbigliamento. In cambio - scrive REPUBBLICA -, Sandro Frisullo, ex vicepresidente della Regione Puglia si spendeva perché le aziende dello spregiudicato imprenditore facessero affari con la Asl di Lecce. C´è anche questo nell´inchiesta che ieri ha portato in carcere l´esponente politico del Pd, dimessosi a giugno dopo le prime indiscrezioni sull´indagine. Con lui dietro le sbarre è finito anche Vincenzo Valente, direttore amministrativo dell´Asl del capoluogo salentino. Il giudice ha invece disposto gli arresti domiciliari per Antonio Montinaro, primario del reparto di neurochirurgia dell´ospedale "Vito Fazzi" di Lecce e per Roberto Andrioli, funzionario dell´Asl. Il ruolo di Sandro Frisullo - accusano i pm Ciro Angelillis, Giuseppe Scelsi ed Eugenia Pontassuglia - non era marginale. Il gip lo definisce ‘organizzatore del sodalizio’. Così come Tarantini che del politico è il principale accusatore. L´uomo d´affari, oggi ai domiciliari per spaccio di coca e balzato nell´estate 2009 agli onori della cronaca per aver accompagnato Patrizia D´Addario e altre trenta ragazze da Silvio Berlusconi, decide di collaborare. E racconta del giro di tangenti che pagava nel mondo delle Asl pugliesi per accrescere il suo giro di affari. Parla anche dell´ex vicepresidente della Regione Puglia e di un altro politico pugliese del quale il gip per il momento non fa il nome perché le indagini sono ancora in corso. Ai magistrati Tarantini ricorda di aver conosciuto Frisullo tra il 2006 ed il 2007. ‘Voglio fare business su Lecce’ gli dice quando i due entrano in confidenza. Il resto è il racconto di un rapporto che si basa su scambi di favori reciproci”.  

“Grazie all´allora assessore regionale, le aziende di Tarantini ottengono dall´Asl di Lecce (la città dove l´esponente politico vive) appalti per un valore di cinque milioni di euro. Frisullo si spende per Tarantini. Gli fa conoscere il direttore amministrativo dell´Asl Vincenzo Valente che, pure, riceve tangenti. Lo mette in contatto con Antonio Montinaro, primario del reparto di neurochirurgia con il quale conclude affari per lui vantaggiosi. Il sistema è semplice. Le gare d´appalto o le procedure (almeno cinque quelle truccate) vengono preconfezionate perché siano sempre le aziende di Tarantini a vincere. L´imprenditore ricambia quella che lui stesso in un interrogatorio definisce ‘la protezione politica’. Nel 2008, per undici mesi, dà a Frisullo la somma di 12 mila euro, soldi che vengono consegnati in una stazione di servizio alle porte di Bari, in ufficio alla Regione oppure in automobile. Successivamente l´esponente del Pd avrebbe ricevuto altre 100mila euro, per un totale di circa 230mila euro. In carcere Frisullo è finito per i reati di associazione a delinquere e turbativa d´asta. Per gli episodi di corruzione, invece, è indagato. Poiché, secondo il giudice, non ha compiuto atti contrari ai doveri dell´ufficio che ricopriva all´epoca dei fatti, così come gli contesta l´accusa. I difensori di Frisullo, Michele Laforgia e Federico Massa, si sono detti ‘sconcertati e stupiti’ per l´arresto di Frisullo, che ‘da mesi, e per propria scelta, non ha più alcun incarico né politico né istituzionale’ E poi aggiungono ‘il provvedimento è stato adottato a soli dieci giorni dalle elezioni’. Per il gip, però, le esigenze cautelari esistono. E sono nei contatti che Frisullo, sino al gennaio scorso, aveva continuato ad avere anche con un funzionario dell´Asl”. (red)

3. Frisullo, La Stampa: “Nato con D’Alema”

Roma - “Massimo D’Alema, come tutti, ha il suo modo di esprimere la propria affettività e così, qualche settimana fa - scrive LA STAMPA - quando una cronista dell’”Infedele” gli ha chiesto come mai Sandro Frisullo avesse partecipato a Lecce ad una manifestazione di partito, l’ex premier ha risposto così: ‘Domande singolari. Frisullo è un cittadino libero, non è stato raggiunto neppure da un avviso di garanzia e lei vuole impedirgli di andarsi a sedere in platea durante una manifestazione? E’ una forma di fascismo...’. La risposta un po’ eccitata di Massimo D’Alema è finita su “Youtube”, ma tra le tante pulsioni che l’hanno prodotta, deve aver giocato la lunga amicizia tra l’ex premier e l’ex vice presidente della Regione Puglia, da ieri agli arresti. Massimo e Sandro si sono conosciuti quando ancora esisteva il Pci, negli anni - era il 1980 - in cui D’Alema fu mandato da Roma a ‘farsi le ossa’ in Puglia. E lì, tra gli altri, trovò anche Sandro Frisullo, uno dei ragazzi più sgobboni usciti dalla covata della Fgci pugliese. Un ragazzone alto, che parlava poco, un gran lavoratore, che diventava rosso quando si parlava di ragazze: ‘A me non mi filano...’. Con D’Alema nasce allora un sodalizio che sarebbe durato decenni. Il compagno Frisullo diventa il referente di D’Alema nel Salento (lì tutti sanno che Sandro è stato uno degli artefici delle vittoriose campagne elettorali nel collegio di Gallipoli), nel 2004 è sempre al fianco del leader nella campagna per le Europee, fino a quando nel 2005, con la vittoria di Nichi Vendola alla Regione, l’ex premier chiede al suo vecchio amico di diventare vicepresidente della Regione. Certo, in Puglia i dalemiani sono divisi in due cordate, quella di Nicola Latorre (in questa vicenda giudiziaria neppure lambito) e quella della coppia Frisullo-De Santis, ma l’arresto dell’ex vicepresidente della Regione non è certo una panacea per il Pd e neppure per l’ex premier. Un colpo per D’Alema, anche perché oramai nella Puglia progressista i leader sono diventati due personaggi fuori dalla sua orbita: il sindaco di Bari Michele Emiliano e Nichi Vendola, ad un passo dalla riconferma come Governatore della Puglia, anche se la vicenda giudiziaria è destinata ad appesantirgli le ali”.  

“In tutta la giornata di ieri - si legge ancora - D’Alema si è limitato a dire che la vicenda ‘la vicenda dell’arresto di Sandro Frisullo colpisce e amareggia’, anche se nelle settimane scorse era stato a suo modo severo: ‘Noi non abbiamo difeso nessuno’, nel senso che ‘se ci sono responsabilità individuali’, ‘noi abbiamo agito col massimo della responsabilità’, visto che ‘le persone hanno lasciato le loro responsabilità nel governo regionale prima ancora che ci fosse, non un rinvio a giudizio, ma un avviso di garanzia’. Ora però è arrivato un mandato di cattura e tutto cambia, politicamente e processualmente. Le accuse sono pesanti, anche se chi conosce Frisullo, anche dall’altra parte della barricata, fatica a credere alle accuse di corruzione. Cinquantaquattro anni, di orgini modeste, proveniente da una di quelle famiglie meridionali che non finiscono mai di fare figli (Sandro ha nove fratelli), sempre una cravatta rossa indosso, Frisullo è uno di quei comunisti che si è fatto da solo. Da giovane, quando conobbe D’Alema, soffriva di una terribile balbuzie che (come Antonio Bassolino) è riuscito a vincere. Per lui il partito è sempre stato tutto (‘la politica è la mia esistenza’), una missione che ha interpretato col passo del funzionario che è sempre d’accordo con il compagno dirigente. A 28 anni era riuscito ad entrare nel mitico Comitato centrale del Pci dove aveva conosciuto grandi personaggi e prima dello scandalo, aveva raccontato: ‘Ho avuto la fortuna di conoscere Berlinguer, Napolitano e tutta una generazione, austera nei costumi, sobria, severa con se stessa prima ancora che con gli altri’”. (red)

4. Frisullo, Vendola: “Il voto non verrà influenzato” 

Roma - Sul caso Frisullo LA STAMPA intervista il governatore della Puglia, Nichi Vendola. “Solidarietà, e anche dolore personale per Frisullo e gli altri, privati della libertà personale. Ma, dice il governatore della Puglia Nichi Vendola, ‘chi abbia commesso reati nell’esercizio dei pubblici poteri e uffici deve assumersi le proprie responsabilità’. L’arresto di Frisullo influenzerà il voto in Puglia? ‘No, non penso possa modificare l’orientamento degli elettori. Perché io non ho inseguito i miei assessori proteggendoli dalle inchieste. Non ho fatto come il presidente della Lombardia Formigoni, che ha solidarizzato col suo assessore Prosperini sin sulla soglia del patteggiamento di pena. Al primo stormire di fronda, ho chiesto alla coalizione di centrosinistra un’assunzione di responsabilità, e abbiamo agito con grande rigore’. Ma c’è interferenza, a suo avviso da parte dei magistrati? ‘La macchina della giustizia riguarda responsabilità e reati di singoli. La politica deve invece autonomamente monitorare la legalità e l’etica pubbliche. E’ questa la sfida, nella nuova questione morale’. 

Il centrodestra parla di inchieste a orologeria. ‘La magistratura ha chiesto l’arresto di Raffaele Fitto e arrestato Sandro Frisullo, e va rispettata nei giorni pari e nei giorni dispari, quando le inchieste sembrano un vantaggio politico e quando portano la scoperta scabrosa di cosa c’è nei dintorni del proprio schieramento politico’. Lei parla di etica pubblica. Al di là dei reati, c’è un profilo che riguarda Frisullo non dissimile dallo scandalo sui festini nelle residenze private di Berlusconi. ‘E’ quello che mi ha colpito la scorsa estate. Mi sono trovato come uno spettatore di fronte a una performance imprevista: il mio vicepresidente sospettato sui mass media di rapporti amicali con un imprenditore privato, Tarantini, che offriva escort come moneta di scambio. L’autodifesa di Frisullo fu immediata, con un’intervista dal titolo eloquente, ‘A me piacciono le donne’. Quando in questione c’era l’etica pubblica, non un orientamento sessuale. Per me il sipario su Frisullo calò in quel momento, in maniera irreversibile, anche sul piano politico. Non sono un carabiniere o un pm, non voglio le prove dei reati. Sono un politico, e la politica deve ritenere inaccettabile anche solo l’insorgenza di una filosofia del malcostume’.  

Infatti, lei ha dimesso con grande scalpore tutta la giunta. E’ vero che ricevette pressioni dal Pd per mantenere Frisullo al suo posto? 

‘No. Non ebbi alcun contatto col resto del mondo in quei giorni. Ero all’estero, tornai e convocai la giunta, comunicando subito la revoca per fatti di fronte ai quali dovevamo offrire una reazione etico-politica, e non limitarci alla parabola del Vangelo, e considerare pagliuzze le nostre, di fronte alle travi del centrodestra. Anche se a quel momento c’era solo un ex assessore alla Sanità ufficialmente indagato, dovevamo lanciare un messaggio forte: non minimizzare, non evocare complotti, ma affrontare la questione morale, opacità e corruttela che cingono d’assedio sistemi di potere come quello sanitario’. Lei ha ammesso che la bonifica è lunga e complessa. ‘La sanità è una flotta di sommergibili stabili nei fondali oceanici dell’amministrazione pubblica. Abbiamo cominciato a portarli in superficie. Ora abbiamo il data base dei privati che operano nel settore, e sono possibili verifiche. Abbiamo regole nuove per gli appalti e formazione. E sono in rete tutte le delibere della giunta. Abbiamo cominciato dalla trasparenza’”. (red)

5. Berlusconi: Basta processi tv, riformare la giustizia

Roma - “‘Con tutto quello che ci fanno ne abbiamo le scatole piene’, ma tutto questo finirà perché ‘faremo una grande, grande, grande riforma della giustizia’. Berlusconi - riferisce REPUBBLICA - arriva a Napoli, ma non trova più la città che lo portava in trionfo ai tempi dell´emergenza spazzatura. ‘Bertolaso è un eroe su cui hanno gettato fango’, urla dal palco. Ma il padiglione 6 della Mostra d´Oltremare è pieno solo a metà. ‘In solo 48 ore era impossibile fare meglio’, si giustifica il padrone di casa Cosentino, ma il flop è così evidente che gli organizzatori gonfiano i numeri: ‘Erano diecimila’. Quando in realtà i fan di Berlusconi non arrivavano a duemila. Tanto che alcuni militanti hanno contestato, gridandogli "traditore", il finiano Italo Bocchino, che sarebbe stato sorpreso a fotografare la sala semivuota. La città sembra distratta, pochi manifesti in giro, nessun bagno di folla. Berlusconi è nervoso, delude il gruppetto di sostenitori che lo aspetta davanti all´albergo, annulla la cena elettorale, ignora i berluscones che stazionano nella hall in attesa di stringergli la mano. Dal palco - con un´ora di ritardo sull´orario previsto per far riempire un po´ la sala - si sgola con tono rabbioso ancora contro ‘gli inaccettabili processi in tv" di Santoro. Addirittura rimprovera bruscamente alcuni militanti che inalberano un paio di cartelli che ostacolano la visuale. In Campania Berlusconi gioca una partita decisiva, raccomanda ai suoi di controllare ai seggi scheda per scheda, consapevole che non sarà una sfida facile anche se il candidato Caldoro si dice sicuro dei pronostici dei bookmakers inglesi che lo danno vincente. ‘Le elezioni sono una scelta di campo’, si sgola Berlusconi che teme l´astensionismo come il presidente del Senato Schifani: ‘Troppi veleni in campagna elettorale, mi auguro che non ci sia astensionismo’. ‘Io sarò anche un Paperone, ma loro sono la Banda Bassotti’, accusa il premier nell´unica battuta del comizio. Il resto è invettiva contro i giudici, l´opposizione, i giornali ‘della sinistra’”.  

“Bersani ammonisce: ‘Se c´è una autorità indipendente non gli si deve telefonare’ e non si può interpretare Napolitano a proprio piacimento forzando le sue parole: ‘Berlusconi rispetti le istituzioni’. D´Alema si augura che Berlusconi non usi la manifestazione di sabato ‘per rilanciare quella logica di rissa dicendo che le elezioni sono uno scontro tra il bene e il male’. Rimarrà deluso se l´antipasto è il comizio di Napoli. ‘I temi e i tempi della campagna elettorale sono stati dettati dalla magistratura amica della sinistra’, accusa Berlusconi. ‘Hanno rifiutato le liste a Roma e Milano violando le leggi e tentando di farci passare per incapaci. I magistrati non fanno certo gli interessi degli italiani’. Poi i comunisti, argomento sempre buono in campagna elettorale: ‘Ho visto un cartello dove c´è scritto una cosa a cui penso mattina, giorno e notte: ‘Silvio liberaci dai comunisti’, siamo qui per questo’. Ma è l´inchiesta di Trani, le intercettazioni delle telefonate per mettere il telebavaglio a Santoro, che lo mandano su tutte le furie. ‘Abbiamo un record. Siamo l´unico paese in cui non solo i magistrati intercettano il presidente del Consiglio, ma danno anche i contenuti delle intercettazioni ai giornali amici’, attacca Berlusconi. Mentre ‘le cose che dicevo al telefono sono tutte lecite e doverose perchè dicevo che consideravo inaccettabile che il signor Santoro facesse dei processi in tv senza dare la possibilità di un contraddittorio. E dicevo a quelli della Rai: - aggiunge il premier ammiccando allo sciopero del canone tv - se andate avanti così non ci sarà nessun italiano che pagherà il canone’. Alla fine tutti sul palco, compresa Mara Carfagna a cui, con il solito stile garbato, Berlusconi dice: ‘Le faccio i complimenti, è bella, intelligente, ma anche una donna con le palle’”. (red)

6. Il Cavaliere telefona ma non trova ascolto

Roma - “Il presidente del Consiglio, il padrone di un impero delle comunicazioni, l’uomo più potente del Paese vuole zittire una trasmissione tv. Chiama gli amici (Innocenzi, Masi, Gianni Letta), scomoda il comandante dell’Arma. Inutile. E se la vera notizia uscita dall’inchiesta di Trani fosse che Berlusconi non se lo fila nessuno?”. Così Aldo Cazzullo sul CORRIERE DELLA SERA. “Le telefonate, i colloqui con Innocenzi, Masi e Gianni Letta. II Cavaliere e la catena (mutile) degli amici Dalle intercettazioni il quadro dei tentativi falliti di fermare il programma sgradito E se, alla fine, la vera notizia uscita dall'inchiesta di Trani fosse che Berlusconi non se 10 fila nessuno? n presidente del Consiglio, il padrone di un impero delle comunicazioni, l'uomo più potente del paese vuole zittire una trasmissione tv. Si rivolge a un amico che ha fatto mettere all'Authority. Lo sollecita a far intervenire il presidente dell’Authority. Si appella al direttore generale della Rai. Fa in modo che siano coinvolti la commissione di Vigilanza, un consigliere del Csm, un altro ‘amico magistrato’ e Gianni Letta. Chiama pure i carabinieri. E la trasmissione è ancora lì. L'unico che riesce a oscurarla per qualche settimana è un parlamentare dell'opposizione, l'onorevole Beltrami, che propone 11 black-out elettorale prontamente accettato dalla maggioranza. Ma, il Giovedì Santo, Santoro sarà di nuovo in onda, prevedibilmente con una puntata monotematica sui maldestri tentativi di zittirlo. E Berlusconi mediterà su quanto sia inefficiente la sua struttura di comando, e il paese stesso su cui in teoria spadroneggia da decenni. E' evidente che dalla penosa vicenda si possono trarre altre conclusioni, tutte giuste. Non va sottovalutata la gravita della commistione tra Palazzo Chigi, l'autorità di garanzia, la direzione della Rai e pure quella del Tgi”.  

“Così come Berlusconi non ha torto a far notare che nessun capo di governo rilegge sui giornali scampoli di conversazioni private in cui si lamenta della moglie. Resta la sensazione di un uomo che non riesce a farsi obbedire da nessuno, e al massimo trova spalle su cui piangere. Non solo Santoro lo ‘processa come appartenente alla mafia’ e ‘non fa che trasmettere puntate su Milis e Spatuzza’. Veronica gli chiede 90 miliardi di lire l'anno e ‘ella il giudice che è amico dell'avvocato’. De Benedetti aspetta i suoi 750 milioni di euro. n fisco ne chiede altri 900 milioni. Ora lo vogliono pure ammazzare. Tutto serio, serissimo; ma la contro-strategia del premier lo è meno. ‘Questo Napoli da dove arriva, da Mastella? Ma Mastella adesso è totalmente con me!’. E Savarese? ‘Era amico di Fini, però adesso è più amico di Gasparri’ dice la spalla del premier, Innocenzi. La cui figura, più che Tigellino, ricorda uno psicanalista o in genere un sodale destinatario di sfoghi interminabili. E' vero che Innocenzi lamenta di essere mandato a quel paese da Berlusconi ‘ogni tré ore’; ma alla fine non combina nulla. Ne gli altri si rivelano più efficienti o disponibili. n fido Masi paragona il Cavaliere a un governante dello Zimbabwe, con una metafora che gli resterà appiccicata per la vita. Il poeta Calabrò fa una figura quasi eroica. Gianni Letta da l'impressione di fare il minimo indispensabile, giusto per evitare che gli sia rinfacciato alcunché”.  

“E' allora che Berlusconi - scrive ancor Cazzullo - gioca l'arma finale e telefona al generale dei carabinieri Galliteli: Santoro parla male persino della Benemerita, fate un esposto! Ma pure il generale dei carabinieri disobbedisce: telefona all'Authority, ma l'esposto non lo fa. Ogni volta, anche di domenica, Berlusconi si lamenta con il povero Innocenzi, che conosce da trent'anni e copre regolarmente di contumelie; ogni volta, Innocenzi lo tranquillizza, rassicura, annuisce - ‘sì presidente’, ‘certo presidente’ -, annuncia bellicoso che si muoverà ‘come un tupamaro con le bombe addosso’, promette che troverà la strada giusta; e non la trova mai. A sua volta, Innocenzi esasperato si apre con Masi: ‘Mi ha fatto un culo che non finiva più. Mi insulta. Mi dice che l'Agcom si deve vergognare, che è una barzelletta’. Quando proprio non ne può più, Innocenzi richiama Letta - ‘Gianni, sei l'ultima spiaggia...’ -, il quale, come annota con ? involontario sadismo il maresciallo intercettatore, ‘risponde con parole incomprensibili’. Quanto a Santoro, il massimo che si cava da lui è la promessa di una ‘trasmissione equilibrata’; e qui manca purtroppo il commento del premier. D tempo, la magistratura e le elezioni regionali daranno il verdetto sulla vicenda. bile, anzi probabile che le richieste di Berlusconi siano eccessive e fuori luogo, tanto che pure uomini ansiosi di compiacerlo non riescono ad accoglierle. E' possibile che il bilancio finale sia in attivo per il premier: Berlusconi ama fare la vittima, denuncia volentieri l'accerchiamento da parte dei magistrati, e l'inchiesta di Trani potrebbe giovargli. Ma nell'infinita vertigine delle possibilità è dato pure che il "tiranno" sia un uomo solo, che la sera e nei festivi inveisce e si sfoga con un amico che magari ha posato il telefonino sul tavolo, mentre il maresciallo trascrive tutto”. (red)

7. Da Trani a Roma le indagini sul premier

Roma - “I dubbi sulla competenza territoriale dell’inchiesta di Trani che coinvolge il premier avevano un fondamento”. Lo scrive IL GIORNALE. “Sarà infatti spostata a Roma forse già oggi e comunque in tempi brevi la parte delle indagini su che riguarda le accuse a Silvio Berlusconi di concussione e violenza e minacce nei confronti dell’Autorità per le comunicazioni. Le ipotesi di reato dovranno essere giudicate dal Tribunale dei ministri della capitale, perché le telefonate del presidente del Consiglio con il membro dell’Agcom Giancarlo Innocenzi e altri sono partite da Roma. Era questo che sosteneva la memoria difensiva dei legali del premier, presentata mercoledì alla Procura di Trani e i pm avrebbero accolto la richiesta di trasferimento del fascicolo, anche se la formalizzeranno solo oggi. Il resto dell’inchiesta Rai-Agcom, che ha come indagati lo stesso Innocenzi e il direttore del Tg1 Augusto Minzolini per favoreggiamento e rivelazione del segreto di indagine, dovrebbe rimanere nella cittadina pugliese perché il reato sarebbe stato commesso proprio a Trani, dopo l’interrogatorio dei due da parte dei magistrati. C’è però anche l’ipotesi che per ‘connessione’ con il reato più grave, quello contestato al premier, anche questa parte delle indagini debba essere trasferita nella capitale. A Roma, intanto, rientrano gli ispettori del ministero della Giustizia, inviati in Puglia dal Guardasigilli Angelino Alfano. Chiusa la prima fase del lavoro, il capo dell’Ispettorato Arcibaldo Miller e la sua collega faranno il punto della situazione e decideranno se è necessaria una seconda trasferta. Ma fanno sapere che hanno trovato un clima di ‘leale collaborazione’ con i magistrati di Trani, ‘nel rispetto della diversità dei ruoli’. Dopo lo scontro istituzionale per l’iniziativa del Csm di aprire una pratica sull’ispezione voluta dal ministro della Giustizia e l’intervento del Capo dello Stato Giorgio Napolitano, a Palazzo de’ Marescialli ci si adegua alla linea indicata dal Quirinale: niente contrapposizioni con il governo, né pronunce preventive sul lavoro degli 007 ministeriali. Così, la VI Commissione, cui è stata affidata la pratica, non ascolterà i magistrati di Trani, né gli ispettori e non acquisirà il mandato che Alfano aveva affidato loro”.  

“Non farà nessuna istruttoria sul caso, ma solo una risoluzione di carattere generale per ribadire i confini tra i poteri degli ispettori e la tutela del segreto investigativo. Nella prossima riunione, mercoledì, potrebbe già essere pronto il documento finale da proporre al plenum. In esso verranno ribaditi appunto alcuni principi di carattere generale: gli ambiti di competenza del ministro della Giustizia e del Csm, il confine tra gli accertamenti consentiti agli ispettori e la possibilità per i magistrati di opporre il segreto investigativo a tutela dell’autonomia delle indagini. La scelta, a questo punto obbligata, di non fare alcuna istruttoria viene condivisa da tutta la commissione, con l’unica eccezione del laico del Pdl Gianfranco Anedda, che pure non nasconde la sua ‘soddisfazione’ per quella che considera una vera e propria ‘marcia indietro’. ‘Si è riconosciuto di aver ecceduto - commenta Anedda, che dall’inizio era contrario alla pratica -. Quella del Csm sarebbe stata un’indebita censura illegittima ad un’attività che è propria del ministro’. Il centrodestra, da Gaetano Quagliariello a Fabrizio Cicchitto, parla di ‘frenata’ del Csm. Ma la presidente della Commissione, Ezia Maccora risponde: ‘Nessuna frenata, perché non c’è stata alcuna accelerazione’. Nicola Mancino, vicepresidente del Csm, precisa che Alfano si è ‘un po’ arrabbiato’, ma Palazzo de’ Marescialli ha sempre riconosciuto la legittimità dell’ispezione. ‘Noi abbiamo - dice Mancino - fin dall’inizio ribadito due concetti: che è facoltà del ministro inviare in qualunque momento gli ispettori; e che c’è l’assoluta autonomia delle indagini da parte dei giudici. Nel rispetto di questa autonomia non c’è possibilità di interferenza tra l’attività ispettiva e quella di indagine’. Per Mancino ‘c’è sempre stato il sereno tra le istituzioni’. Ma poi aggiunge di non condividere le critiche del premier ai magistrati di Trani e dice che ‘eccessi verbali da una parte - sempre la stessa - gettano discredito indiscriminato’ sui magistrati. ‘Lo scontro verbale - avverte - può creare fenomeni di terrorismo’”. (red)

8. Par condicio, Santoro trasmette su Sky

Roma - “Michele Santoro: ieri sera a Parla con me da Serena Dandini; martedì in tutti i tg per via della trasferta giudiziaria a Trani; lunedì in collegamento telefonico con L’infedele Gad Lerner. Marco Travaglio: mercoledì a Tetris da Luca Telese; riserva fissa di Victor Victoria. Giovanni Floris: martedì a Mentana condicio su Corriere.tv; mercoledì a Otto e mezzo; sempre mercoledì su Repubblica tv e Rete 7 Piemonte per il faccia a faccia Bresso-Cota; dopodomani ancora su Repubblica tv dall’Aquila. Insomma - si legge sul GIORNALE -, ciascuno dei tre tenori imbavagliati dalla par condicio Rai è sempre in tv e in rete. E per tutti e tre c’è ‘Rai per una notte’, l’appuntamento del Paladozza di Bologna che giovedì prossimo sarà trasmessa in diretta da Sky tg 24. Lo ha rivelato il sito Dagospia, secondo il quale YouTube avrebbe contattato varie emittenti televisive per dividere la spesa ma tutte avrebbero rifiutato eccetto Sky. La censura è un po’ come l’insicurezza. Reale o percepita, fa notizia. Quindi i tre che la denunciano sono ricercatissimi dai media. E non da questa settimana. Perché è dall’inizio della telenovela sulla par condicio - il 10 febbraio, con l’approvazione da parte della Vigilanza Rai del regolamento sull’informazione politica in campagna elettorale -, che Santoro, Travaglio e Floris sono sulle barricate e di conseguenza hanno grande visibilità mediatica”.  

“Le ultime del conduttore di Annozero arrivano dal divano rosso della Dandini, dove si accomoda dopo essere stato accolto dal direttore di Raitre, Antonio Di Bella: ‘Questa è stata casa tua e potrebbe ridiventarla’. E a Parla con me Santoro dice, fra l’altro, che ‘nessun editto bulgaro ci fermerà’. Ma già a Bologna, annunciando che l’ospite d’onore della serata di giovedì prossimo sarà Daniele Luttazzi e che invece Adriano Celentano ha declinato l’invito perché l’evento non sarà trasmesso dalla Rai, Santoro aveva promesso battaglia. ‘Quello che abbiamo vissuto - aveva spiegato - è censura. Si tratta di una violenza che si esercita non contro di noi ma contro il pubblico. Dimostreremo che non si potrà più fare quello che è accaduto dopo l’editto bulgaro. Non aspetterò quattro anni, mi batterò subito. La censura grazie a internet e a giornali come La Repubblica non può passare’. E poi aveva attaccato il Pd perché insiste con la lottizzazione. ‘Il Partito democratico - ha detto - per noi è la bella addormentata. Deve dare l’esempio rinunciando a gestire indirettamente o direttamente l’informazione. Credo che Bersani abbia in testa questa visione ma deve rompere con certe tradizioni’. Quanto a Celentano, secondo Santoro ha difficoltà. ‘Adriano - aveva spiegato - sta cercando di fare una trasmissione per la Rai e ogni cinque minuti gli chiedono la scaletta. Lui risponde: “fate conto che io voglia rifare Rockpolitik, quindi non c’è bisogno di scaletta”. E ovviamente le difficoltà sono molto alte’”. (red)

9. Astensionismo, Sergio Romano: Fa male a tutti

Roma - “Rinunciare al voto, disertare le urne è una tentazione ricorrente delle democrazie. La voglia di stare a casa o andare al mare - scrive Sergio Romano sul CORRIERE -, a seconda della stagione, scatta quando la politica delude, quando tutte le scelte sembrano, anche se per ragioni diverse, egualmente inutili, quando l'astensione pare il modo migliore per punire i partiti, le loro bugie e le loro promesse mancate. Nel caso delle prossime regionali la tentazione potrebbe essere rafforzata dall’esempio della Francia dove, in condizioni per certi aspetti analoghe, il 53,6% degli elettori è rimasto a casa. Prima di seguire l'esempio francese, tuttavia, faremmo bene a riflettere su alcune considerazioni. Come osserva Roberto D’Alimonte ( ‘ Il Sole24 Ore’ del 17 marzo), l'astensionismo francese è sempre stato piuttosto elevato e ha toccato nelle regionali del 2004 la percentuale del 37,9%. Il fenomeno è dovuto, oltre che a una evidente insoddisfazione per il presidente Sarkozy e il suo partito, a due motivi concorrenti. In primo luogo l'istituto della Regione è relativamente recente. Risale all' inizio degli anni Ottanta, dopo l’elezione di Mitterrand alla presidenza della Repubblica (1981), si sviluppa gradualmente durante il decennio, crea Regioni che hanno meno poteri e responsabilità di quanti ne abbiano quelle italiane; e soprattutto non ha ancora sostituito nella mente di molti francesi il concetto profondamente radicato di una Francia ‘una e indivisibile’ dove il potere resta saldamente concentrato nei palazzi di Parigi. In secondo luogo esiste ormai in Francia, come in tutte le vecchie democrazie, un'alta percentuale di elettori che dimostrano, al momento del voto, una sorta di agnosticismo e delegano implicitamente agli altri il compito di scegliere il governo e le amministrazioni locali. Sono pigri e politicamente ‘analfabeti’, non necessariamente animati da sentimenti di rabbia e frustrazione per la classe politica”. 

“Ogni Paese ha la sua storia. L'Italia ha una storia di percentuali alte che solo in questi ultimi anni sono andate progressivamente calando. E ha Regioni forti che alla fine della prossima legislatura avranno probabilmente ancora più competenze e responsabilità di quante ne abbiano attualmente. Esistono altre ragioni per cui l'astensione, tutto sommato, non è una buona idea. L’elettore che diserta le urne manifesta il suo malumore ma lancia un segnale ambiguo, senza contorni precisi, e soprattutto contribuisce comunque a un risultato che potrebbe essere molto lontano da quello delle sue preferenze abituali. Dice no alla competizione, ma verrà comunque governato nella sua regione da un partito o dall’altro. Attraversiamo un brutto periodo e abbiamo serie ragioni per essere irritati dall'indecoroso spettacolo di una classe politica che non perde occasione per fare sfoggio della sua volgarità e della sua impudenza. Ma non dovremmo dimenticare che a ogni elettore, in qualsiasi democrazia, accade molto spesso di dovere scegliere quello che rappresenta, per la sua cultura politica e i suoi interessi, il ‘meno peggio’. Chi va alle urne e vota per un candidato o un partito acquista il diritto di richiamare le persone prescelte all'osservanza degli impegni presi durante la campagna elettorale. Privarsi di questo diritto, soprattutto in una fase in cui le Regioni stanno diventando sempre più importanti, è perlomeno imprudente”. (red)

10. Formigoni: Da noi il Pdl resterà il primo partito

Roma - “Non ci sarà nessun sorpasso. ‘In Lombardia il Pdl resterà il primo partito’. Risponde così - alle domande del CORRIERE DELLA SERA - il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni al leader della Lega, Umberto Bossi, che l’altra sera a Vigevano aveva definito la Lombardia ‘una regione in crisi’. ‘Ne abbiamo piene le scatole di una regione che non riesce a decollare. Per questo votate la Lega’ aveva detto senza mezzi termini il Senatur. Ieri, le diplomazie del Pdl e del Carroccio si sono subito messe al lavoro. C’è stato un fitto giro di telefonate. Formigoni ha sentito Bossi, Roberto Calderoli e Giancarlo Giorgetti. E a metà pomeriggio è uscito un comunicato del ministro Calderoli. Solo un grosso equivoco. Anzi ‘una distorsione’. ‘Una serie di considerazioni attribuite a Bossi che non trovano alcun riscontro’. Tranne nelle agenzie che le hanno riportate fedelmente parola per parola. Soddisfatto, Presidente Formigoni? ‘Calderoli ha chiarito tutto. E probabilmente Umberto Bossi non è documentato perché la situazione in Lombardia non è affatto così. D’altra parte i dati lo dicono chiaramente’. Cosa dicono? ‘Che a fronte di una crisi pesantissima, la Lombardia ne sta uscendo meglio di tantissimi altri. Ogni settimana confronto i nostri dati con le regioni europee nostre competitrici. Siamo al livello delle migliori. Ce la giochiamo alla pari con la Baviera’. Le è bastato il comunicato di Calderoli per dissipare tutti i dubbi. L’attacco è stato pesante. ‘Ho sentito al telefono Bossi, Calderoli e Giorgetti. Come ci sentiamo costantemente in questi giorni di campagna elettorale’. Cosa le ha detto Bossi? ‘Era arrabbiato per le parole che gli sono state attribuite. Mi ha detto: "Roberto andiamo avanti, sai quanto ti stimo e sai anche come ho appoggiato la tua ricandidatura alla presidenza"‘. Considera gli affondi di Bossi come battute da campagna elettorale per guadagnare voti? ‘Le parole di Bossi sono state equivocate e la lettura che ne ha dato Calderoli me lo conferma. La Lega è stata con noi in tutti questi dieci anni, la giunta regionale ha sempre deliberato all’unanimità. C’è grande unità politica tra il Pdl e la Lega. E in Lombardia c’è stata una coalizione forte, unita e compatta’. Teme un sorpasso della Lega da parte del Pdl? ‘Assolutamente no. Il Pdl resterà il primo partito in Lombardia. Vedo invece una crescita sia per la Lega sia per il Pdl come è accaduto nelle politiche del 2008 e nelle europee e amministrative del 2009. Prevedo una nostra vittoria molto significativa e la crescita di entrambi i partiti. Dopodiché ognuno porta avanti le ragioni della sua parte politica’. Faccia una previsione. Il divario tra Pdl e Lega si accorcerà? ‘Rimarremo sui livelli di adesso. E ripeto, la nostra coalizione è compatta. Quello che ci interessa è parlare con la gente per sottrarre i voti all’astensionismo, alla sfiducia di chi è rimasto sconcertato dalle scelte del suo partito che ha lasciato inopinatamente l’alleanza del centrodestra. E perché la Lombardia se lo merita’. Per cosa? ‘Per la tempra morale dimostrata durante la crisi. Invece di piangersi addosso, imprenditori, artigiani e lavoratori si sono rimboccati le maniche e si sono dati da fare. Hanno tenuto duro. E la Regione ha risposto: abbiamo investito un miliardo e mezzo di euro per gli ammortizzatori sociali e abbiamo investito un miliardo e 400 milioni sulle politiche attive del lavoro’”. (red)

11. Gnudi: Enel record, nessuno fa più utili di noi

Roma - “Facciamo due conti in tasca all’Enel. In meno di un anno il primo gruppo elettrico italiano si è portato a casa otto miliardi di euro per un aumento di capitale e circa quindici attraverso varie emissioni obbligazionarie. Niente male, soprattutto in tempi di mercati turbolenti. Ma dall’altra parte ci sono 50 miliardi di euro di debito. Come fate a sopportare questo fardello?”. Questa la prima di una serie di domande poste da Nicola Porro per IL GIORNALE al presidente di Enel, Piero Gnudi. “‘Quando si guarda al debito della nostra azienda - dice il suo presidente Piero Gnudi, dopo l’incontro fatto con la comunità finanziaria a Londra - si deve tenere in considerazione anche la sua capacità di generare flussi di cassa. E noi abbiamo un cash flow di sedici miliardi di euro l’anno. Esso è sufficiente a sostenere gli investimenti, servire il costo del debito, remunerare i nostri azionisti, e, per la parte che eccede, a ridurre il debito’. Quanto vi costa il vostro debito all’anno? ‘Circa 2,6 miliardi. Nei prossimi quattro anni genereremo 12 miliardi di cassa in eccedenza con i quali ridurremo il debito sotto quota 40 miliardi’. E per un azionista che comprasse oggi un’azione Enel, quale sarebbe il rendimento, il diviend yield? ‘Alla chiusura di Borsa di oggi (ieri, ndr) una nostra azione valeva intorno ai 4 euro. Quest’anno distribuiamo un dividendo di 25 centesimi: il conto è presto fatto, ogni titolo rende più del 6 per cento. La nostra è una classica azione da cassettista’. Avete anche un grande azionista di riferimento, il Tesoro. Interessi in conflitto con i piccoli? ‘Credo che gli interessi siano concordanti: tutti gli investitori, grandi e piccoli, vogliono un’azienda che produca profitti e distribuisca utili. Non esistono contrapposizioni. Questo è il miglior bilancio della nostra storia. Nel 2009 Enel, tra le società quotate, è quella che ha avuto in termini assoluti l’utile netto più alto. Abbiamo sfiorato i 5,4 miliardi di euro’. Avete surclassato anche i cugini dell’Eni? ‘L’Eni in genere ha risultati superiori ai nostri, ma il 2009 è stato un anno eccezionale a causa della crisi che ha colpito particolarmente le oil companies’. Dopo la mega acquisizione di Endesa in Spagna è finito il giro di shopping per i mercati internazionali. Non ve lo potete più permettere. ‘Vogliamo consolidare la nostra posizione sia in Italia sia nei 22 paesi esteri in cui operiamo. In alcuni di questi paesi la crisi, soprattutto in America latina, è stata superata in modo migliore che in Europa. Ritengo che nel medio termine sarà proprio l’America latina uno dei mercati sul quale focalizzare i nostri investimenti’. E abbandonate la vostra naturale vocazione mediterranea? ‘No, il Mediterraneo è la nostra casa. D’altronde l’Unione europea con la Direttiva 28 del 2009 ha stabilito che per raggiungere gli obiettivi del pacchetto clima (il cosiddetto 20-20-20, ndr) si possa far ricorso anche a energia generata da fonti rinnovabili installate nei paesi della sponda sud del Mediterraneo, dunque al di fuori della comunità’”.  

“I francesi di Edf - chiede ancora Porro - avranno un ruolo sempre crescente in Italia? ‘Edf è una grande impresa che ha un ruolo importante anche in Italia. Non solo - spiega Gnudi - per via della partecipazione in Edison. Nel nucleare l’Enel ha un accordo con Edf per portare in Italia la tecnologia di terza generazione avanzata. In questo settore siamo alleati, e in Francia siamo soci di Edf nella costruzione di reattori Epr identici a quelli che intendiamo costruire in Italia’. Riusciremo a fare mai partire il nucleare italiano? ‘Tutti i paesi del mondo nel decennio scorso avevano interrotto gli investimenti in nuove centrali nucleari per un motivo prettamente economico: il costo del barile di petrolio era talmente basso da scoraggiare investimenti in forme alternative di generazione. Non credo che nei prossimi anni si possa tornare al costo del barile di fine anni ’90. Dunque oggi l’energia nucleare è diventata doppiamente conveniente: al vantaggio economico si è aggiunto il costo ambientale associato all’emissione di CO2 e alle emissioni inquinanti. Tutti i paesi seriamente impegnati nella lotta al cambiamento climatico devono considerare l’opzione nucleare’. Ma c’è un freno ideologico al ritorno del nucleare ‘Si alimentano paure infondate. In Italia - si legge sempre sul GIORNALE - se vogliamo davvero risolvere i problemi dell’inquinamento (non della CO2) il nucleare è una scelta ineludibile. Immagini i problemi che affliggono la pianura padana: con il nucleare potremmo generare energia a basso costo e potremo finalmente utilizzare energia elettrica anche per il riscaldamento, evitando di bruciare combustibili fossili, con un conseguente grande sollievo ambientale’. Qualcuno dice, che dopo il blackout del 2003 si sono costruite troppe centrali e oggi c’è una bolla di energia. Cioè troppi impianti rispetto alla domanda? ‘In Italia negli ultimi dieci anni sono stati costruiti oltre 20.000 MW di potenza elettrica. Un’enormità. Tutti impianti alimentati a gas. Oggi il nostro sistema ha il margine di riserva più alto d’Europa. Ma non siamo al sicuro: dipendiamo dall’importazione di gas proveniente soprattutto da Russia e Algeria. Due anni fa abbiamo corso il rischio di rimanere al freddo e al buio a causa delle crisi russo-ucraina. Il nucleare ci mette al riparo da questo tipo di rischio e i suoi costi inferiori a quelli del gas ci permettono di ridurre il delta tra i nostri prezzi dell’energia e quelli europei’”. 

“A quanto corrisponde questo differenziale? ‘È variabile - osserva il numero uno di Enel - , ma oscilla su valori prossimi al 30 per cento’. Il piano nucleare quanto coinvolgerà aziende e imprese italiane? ‘Alcuni dicono che non siamo pronti. Non è così. Se guardiamo all’Italia della fine degli anni ’50, quando abbiamo avuto il coraggio di iniziare il percorso nucleare, all’epoca avevamo una struttura industriale assai più arretrata. Eppure riuscimmo nell’impresa. Oggi si ripresenta una grande occasione di rilancio della nostra industria, in grado di creare sviluppo e occupazione. Ogni cantiere nucleare vale intorno ai 5 miliardi’. Il presidente dell’Authority per l’Energia, Alessandro Ortis, e il ministro Brunetta ci hanno spiegato che i costi dell’energia verde, in particolare il fotovoltaico, sono esorbitanti. E rappresentano un costo che prima o poi ci ritroveremo in bolletta, sul modello del famigerato CIP6. È così? ‘Credo che sia stato giusto incentivare tutte le forme di energia rinnovabile, perché in questo modo si offre un sostegno alla ricerca di soluzioni innovative. Infatti i costi dell’hardware sono calati, e di molto. Certo, si dovranno fare delle riflessioni sull’ammontare dei contributi. Ma non è ancora possibile avere una forte crescita nelle fonti rinnovabili senza ricorrere a forme di incentivo’. Enel è associata in Confindustria. E il peso delle grandi aziende sta crescendo. Non ritiene che sia difficile immaginare una sola organizzazione che tenga insieme gli interessi della grande impresa con quelli delle micro e delle piccole? ‘Nel mio passato ho avuto un’esperienza all’Iri. All’epoca, ricordo, esisteva l’Intersind, una Confindustria pubblica. L’abbiamo chiusa con convinzione. E oggi le dico che abbiamo fatto bene, perché gli interessi dell’industria non cambiano cambiandone gli azionisti. È dunque naturale che Enel sia in Confindustria. Vogliamo essere soci che partecipano alla vita di questa associazione per dare ad essa il nostro fattivo contributo’. Avete annunciato l’accelerazione della cessione di Enel Green Power. Avete fretta di incassare? ‘Quando abbiamo completato l’acquisto di Endesa - conclude Gnudi - abbiamo fatto un programma di dismissioni di attività non strategiche che procede secondo le nostre previsioni. L’apertura del capitale di Enel Green Power a investitori di minoranza è parte di quel piano. Operazioni di questo tipo sono state realizzate anche da altre aziende come la nostra, come Edf o Iberdrola. La quotazione di Enel Green Power sarà un’ulteriore dimostrazione del fatto che gli investitori considerano la nostra azienda come un porto sicuro’”. (red)

12. Corriere, pesi massimi della finanza nel cda Rcs

Roma - “Rcs Mediagroup chiude il bilancio 2009 in perdita di quasi 130 milioni. E i suoi azionisti stringono la presa sulla Quotidiani, la più strategica tra le controllate, editrice di Corriere della Sera e La Gazzetta dello Sport”. La cronaca di REPUBBLICA. Il suo cda, di prossima scadenza, ospiterà il gotha degli azionisti, spesso già presenti nel patto Rcs o nel consiglio della holding. Si tratta di Giovanni Bazoli per Intesa Sanpaolo, Luca Cordero di Montezemolo (Fiat), Diego Della Valle (Dorint), Cesare Geronzi (Mediobanca), Giampiero Pesenti (Italcementi), Marco Tronchetti Provera (Pirelli). Succederanno ai cosiddetti rappresentanti della società civile (Anna Maria Artoni, Giulio Ballio, Maurizio Barracco, Vittorio Coda, Angelo Ferro, Valerio Onida, Gianfelice Rocca e Riccardo Stilli), che di comune accordo i soci indicavano negli ultimi anni. Inoltre sembra che la prima linea manageriale della Quotidiani cambierà. Il dirigente dei giornali italiani, Giorgio Valerio, esce dal cda; dovrebbe porsi alla guida di Rcs Libri, dove restano sinergie di costo da spremere. Con lui lascia il cda Antonio Fernandez-Galiano, guida dei quotidiani spagnoli. A capo del settore, col rango di dg, dovrebbe andare Giulio Lattanzi, che oggi guida la divisione Libri, dove incrociò l´attuale direttore del Corriere Ferruccio de Bortoli (passato ad della Libri nel 2003). La soluzione per i nuovi vertici, trovata dal patto Rcs ieri mattina, appare un compromesso tra la volontà dei grandi soci di avvicinarsi alla gestione di alcuni tra i più influenti media italiani, e quella di modificare il duo di vertice della Quotidiani, anche offrendo la presidenza all´imprenditore della sanità Giuseppe Rotelli. Che non fa parte del patto, ma è tra i primi azionisti di Rcs con oltre il 10%. Marchetti e Perricone, per le loro funzioni di stabilità e garanzia nell´articolato azionariato di Rcs, saranno però confermati”.  

“Tuttavia ha fatto breccia nel patto l´aspirazione di alcuni soci – da attribuire soprattutto a Della Valle, Montezemolo, Geronzi – di sedere nel cda del Corriere. Solo che all´ingresso, ora, sono tutti i pesi massimi, anche chi pareva meno entusiasta all´idea ma deve controllare a vista gli altri. L´unica assenza di rilievo è quella di Salvatore Ligresti, che ha oltre il 5%. Il cda del gruppo, in tarda mattinata, ha deliberato sui conti. Alcuni numeri preliminari erano noti, non il risultato, in rosso di 129,7 milioni contro un utile netto 2008 di 38 milioni. I ricavi consolidati sono scesi del 17% a 2,2 miliardi, principalmente per la contrazione delle entrate pubblicitarie (calate a 709,7 milioni da 942). Il risultato sconta ‘una serie di elementi negativi tra cui oneri e proventi non ricorrenti per 112 milioni, svalutazioni di immobilizzazioni immateriali per 19,3 milioni e un risultato negativo delle attività cedute per 6 milioni’. Dimezzato il Mol prima di voci non ricorrenti, che passa a 133 milioni. I problemi della congiuntura sono bilanciati dall´intervento sui costi operativi, scesi di 317,5 milioni (-13,4%). E anche il piano di risparmi da 200 milioni, già realizzato per 158 milioni (28 in più delle stime 2009) procede di lena e dovrebbe anticipare di un anno la conclusione, prevista al 2011. Il titolo in Borsa ha reagito con un calo frazionale, in linea con il resto del settore e del listino. Un´altra decisione del cda di Rcs riguarda la cessione del 10% di Poligrafici Editoriale (che pubblica Il Resto del Carlino, La Nazione, Il Giorno), ad Andrea Della Valle, fratello di Diego e socio Rcs. In cambio di 9,5 milioni, Della Valle, che ha forti interessi imprenditoriali nelle aree coperte dai quotidiani Poligrafici, diventerà secondo azionista dopo il 61% di Maria Luisa Monti Riffeser”. (red)

13. Fmi: Cipro meglio di Roma per il tenore di vita

Roma - “Tempo quattro anni e la Slovenia ci surclasserà, la Spagna ci supererà e Cipro - che già oggi può guardarci dall´alto in basso - aumenterà ancora le distanze. Nella classifica del reddito pro capite - rilanciata da REPUBBLICA - all´Italia tocca un futuro in discesa, altro che paese che meglio degli altri ha fatto fronte alla crisi globale. La realtà dei numeri ci dice che perderemo capacità di spesa e - in media - saremo un po´ più poveri rispetto a quasi tutti gli paesi dell´area euro. Alle nostre spalle resteranno solo la Slovacchia, Malta e il Portogallo. Inarrivabile, per noi, il reddito degli abitanti del Lussemburgo, ma lontanissimo anche quello dell´Olanda, Austria, Irlanda, Danimarca, per non dire della solita Germania, della Francia e - volendo tenere conto della sterlina - del Regno Unito. La lista del Word Economic Outlook stilata dal Fondo monetario non concede sconti: i tecnici hanno fatto i conti traducendo in dollari i redditi pro capite di tutti i paesi del mondo e "ripulendoli" dell´effetto inflazione. Nella classifica che pareggia così il potere d´acquisto l´Italia, fra quest´anno e il 2014 - considerando solo l´area euro - passa dal tredicesimo al quindicesimo posto. In testa alla graduatoria le posizioni non cambiano: il Lussemburgo resta sempre il paese più ricco ma, a metà classifica, c´è gran fermento. La Slovenia, indipendente da nemmeno vent´anni, perderà gli ultimi retaggi legati alla vecchia economia jugoslava e con un balzo di oltre 6 mila dollari nel reddito pro capite volerà dal quindicesimo posto di oggi all´undicesimo stimato per il 2014”.  

“La Spagna, con la quale nelle classifiche "duelliamo" da anni, nonostante le difficoltà che il paese sta vivendo e gli altissimi livelli di disoccupazione, riuscirà a sorpassarci: solo per una manciata di dollari, ma comunque, fra quattro anni, ci precederà. Cipro, che già adesso ci sta davanti, aumenterà ancora le distanze. Certo, si parla di stime, dunque le ipotesi sul futuro vanno considerate con cautela. Il documento del Fondo monetario appena pubblicato non ha tenuto conto, per esempio, del caso Grecia e della pesante situazione finanziaria in cui ora versa il paese. Le conseguenze di tutto ciò sui redditi degli abitanti, al momento della stesura non erano ancora state valutate e nella classifica del 2014 Atene si manteneva più o meno stabile, sempre davanti all´Italia. Alla luce dei nuovi dati - e dell´aggiornamento che ne conseguirà - non è detto che così resti. Ma ciò considerato la difficoltà dell´Italia resta evidente: nei prossimi quattro anni, allargando la classifica al mondo, ci sorpasserà anche la Corea del sud - che l´Fmi stima in grande rilancio - e Israele. Per una manciata di dollari ce la faremo a tenerci sopra l´Oman, le Bahamas e la Repubblica Ceca. C´è chi sta molto peggio, sia chiaro: restando fermi al 2010 ai 29.597 dollari di reddito pro capite riconosciuti all´Italia, fanno da contraltare i 904 dell´Afghanistan. Agli oltre 78 mila del Lussemburgo (che largamente ci doppia) si contrappongono i 413 del Burundi. Se l´economia è diventata globale, la miseria è rimasta locale”. (red)

14. Grecia, si rafforza l’ipotesi di aiuti dall’Fmi

Roma - “Fmi o non Fmi? Questo è il dilemma al centro delle discussioni sul futuro della crisi finanziaria ellenica”. La cronaca de LA STAMPA. “Ieri, intervenendo al Parlamento europeo, il premier George Papandreou ha avuto toni minacciosi, ha detto che ‘o si fornisce alla Grecia quello che potrebbe dare l’Fmi, oppure ci dovrà rassegnare a rivolgersi all’Fmi’. Ha anche aggiunto ‘spero che non sia necessario’, proprio mentre la Commissione diceva di esser ‘pronta a intervenire’, che la decisione deve essere del Consiglio europeo, ma che perché ciò avvenga serve una specifica richiesta. Atene non risulta essersi rivolta né all’Ue, né al Fondo, assicurano più fonti. Eppure a Bruxelles cresce il numero degli osservatori convinti che presto o tardi il conto del salvataggio possa arrivare a Washington. Fra una settimana sarà tutto più chiaro. Il vertice dei leader dell’Unione (25-26 marzo) è un passaggio chiave, è il momento in cui il documento tecnico che l’esecutivo Ue sostiene di avere in mano potrebbe ottenere la benedizione politica al massimo livello. La stampa greca parla di una possibile chiamata in campo del Fmi a Pasqua, fra il 2 e il 4 aprile. Il governo ellenico gioca su due fronti, e lascia correre le indiscrezioni che servono a tenere sotto pressione chi in europa, per una questione di orgoglio, preferirebbe lavare i panni sporchi in casa. Cruciale è la posizione della Germania. Angela Merkel sta lavorando per evitare che i circa 40 miliardi di debito da rifinanziare pesino sui conti europei e, in parte significativa, su quelli federali. La delegazione tedesca, lunedì, ha posto gli ostacoli più alti all’approvazione del piano europeo per Atene. Le ultime dicono per tanto che i consiglieri legali avrebbero convinto la cancelliera che strumenti quali i prestiti bilaterali si scontrano coi Trattati Ue e la legge nazionale. Fonti diplomatiche, negano: la strategia sarebbe compatibile con l’ordinamento vigente e il dubbio sarebbe solo quel di mix di misure. Poco importa. Il borsino dell’avvenire greco ora pare pendere sul Fmi. I borsini quelli veri, attendono fiacchi gli eventi. L’euro ha vissuto una giornata di passione scendendo sotto 1,36 col dollaro. In tempi molto incerti non può andare diversamente”. (red)

15. M.O., Napolitano da Damasco: Israele lasci il Golan

Roma - “È stata molto decisa - scrive l’inviato de LA STAMPA a Damasco - la critica espressa ieri da Giorgio Napolitano sui nuovi insediamenti decisi dal governo israeliano a Gerusalemme, sia nelle dichiarazioni fatte dopo l’incontro con Bashar al Assad, sia durante il brindisi pronunciato in serata al pranzo ufficiale offerto dal Presidente siriano. ‘Siamo molto preoccupati - ha detto il Presidente della Repubblica, facendo eco alla condanna formulata poco prima da Bashar durante le dichiarazioni congiunte al termine dell’incontro - per i nuovi insediamenti a Gerusalemme Est e per le conseguenze che possono scaturire’. Il presidente siriano, nel suo breve discorso, aveva sostenuto che il governo di Benjamin Netanyahu ‘non può essere preso come un partner se risponde con più insediamenti e la violazione dei luoghi sacri’, un riferimento, quest’ultimo, alla situazione di Hebron. Nell’esprimere la sua preoccupazione sulle decisioni del governo israeliano, Napolitano ha sottolineato come questa sia anche ‘la posizione di tutta l’Unione Europea in sintonia con l’amministrazione americana’. Altrettanto netta, però, è stata la posizione espressa da Napolitano riguardo al diritto a un’esistenza sicura per quanto riguarda lo Stato di Israele. ‘Siamo persuasi - ha detto Napolitano, ricordando che questa è la posizione storica del governo italiano - che la sola soluzione sia "due popoli, due Stati". ‘Vi è infatti - ha spiegato - il diritto del popolo palestinese a fondare uno Stato vitale e indipendente e il diritto di Israele alla propria esistenza’ e a vivere in sicurezza. ‘Naturalmente - ha aggiunto il capo dello Stato - è parte di un processo di pace anche la restituzione dei territori occupati da Israele e tra questi le alture del Golan’”.  

“Affermazione che ha reso ancora maggiore la buona consonanza di posizioni tra i due Paesi nella prima visita di un Presidente della Repubblica italiano, e l’evidente simpatia reciproca, testimoniata da un fuori-programma significativo. Bashar, pur essendoci in agenda due occasioni di incontro con Napolitano, il vertice e il pranzo ufficiale, per la giornata di ieri, si è presentato mercoledì sera a sorpresa assieme alla moglie Asma al Assad, all’albergo dove Napolitano e la signora Clio erano appena arrivati, per dare loro il benvenuto. Il Presidente italiano ha espresso il suo ‘apprezzamento per il modo in cui la Siria si caratterizza in quanto modello di Stato laico non confessionale nel rispetto della libertà delle confessioni religiose’. Nell’incoraggiare il governo siriano a svolgere fino in fondo il suo ruolo ‘per il processo di pace in Medio Oriente e per la stabilizzazione dell’intera regione’ e a contribuire ‘alla soluzione negoziale del problema nucleare iraniano, Napolitano ha evidenziato con favore la disponibilità, espressa da Bashar, per ‘un ritorno a relazioni amichevoli con l’Iraq’, dopo le recenti elezioni”. (red)

16. Cuba, le signore in bianco fanno paura a Fidel

Roma - “Le signore in bianco non si fermano, e il regime cubano comincia a preoccuparsi. Per il quarto giorno di fila anche ieri mattina - riferisce IL GIORNALE - una ventina di mogli e madri di dissidenti in carcere hanno manifestato per le strade dell’Avana per ricordare ai cubani e al mondo il settimo anniversario dell’arresto di 75 loro familiari, 53 dei quali sono tuttora detenuti. Le donne, alcune di loro con la fotografia del loro congiunto imprigionato stampata sulla maglietta bianca, gridavano ‘libertà per i prigionieri politici’ e agitavano mazzi di fiori. Circa trecento “sostenitori spontanei” del governo le hanno seguite lungo il loro percorso insultandole e minacciandole, ma non c’è stato contatto fisico tra i due gruppi, grazie anche alla presenza di diplomatici americani ed europei, mentre una trentina di poliziotti sorvegliavano senza intervenire. Il giorno prima, un’analoga dimostrazione aveva avuto ben altro epilogo. Come quella di ieri, era stata pesantemente disturbata da un centinaio di attivisti comunisti che si presentavano come comuni cittadini “indignati”, agitandosi minacciosamente e gridando slogan come ‘la strada è di Fidel’ e ‘la strada appartiene alla rivoluzione’. Ma alla fine, conclusa la Messa celebrata in ricordo del dissidente Orlando Zapata morto il 23 febbraio in seguito a uno sciopero della fame durato quasi tre mesi, le trenta donne vestite di bianco erano state caricate a forza su un autobus e portate via. Le manifestanti, guidate da Laura Pollan che è una delle fondatrici del gruppo, non erano state però arrestate e ieri sono tornate nelle vie dell’Avana: la Pollan ostentava un dito ingessato, conseguenza delle colluttazioni con la polizia. Il loro programma prevede iniziative di sensibilizzazione che dovrebbero culminare, regime permettendo, in un evento finale previsto per domenica”.  

“Un attivismo - si legge ancora - che comincia a preoccupare il regime, già disturbato dall’eco che hanno avuto nel mondo la tragica fine di Orlando Zapata e la coraggiosa sfida dell’altro dissidente Guillermo Farinas, a sua volta in sciopero della fame da ormai tre settimane e per questo ricoverato in ospedale: personaggi celebri della cultura come il regista spagnolo Pedro Almodóvar e lo scrittore peruviano Mario Vargas Llosa hanno firmato un appello in favore della dissidenza cubana, capovolgendo una tendenza filocastrista dell’intellighenzia internazionale che dura da decenni. Raul e Fidel Castro avevano concesso un’assai relativa libertà di manifestazione alle Damas de Blanco, permettendo loro di scendere in strada purché non “eccedessero” con le “provocazioni” ed evitassero di avvicinarsi ai punti più sensibili della capitale cubana. A tenerle sotto controllo pensavano che bastasse la minacciosa “reazione popolare” (in realtà si tratta di agenti in borghese e attivisti di partito) e qualche manganellata della polizia. Ma ora, resisi conto che così non è, i capi del regime hanno deciso di giocare la carta della denigrazione. Il notiziario della televisione cubana, che è ovviamente diretta emanazione del governo castrista, ha trasmesso alcune immagini di una marcia delle signore in bianco accompagnandole con commenti sprezzanti e soffermandosi sulle parallele manifestazioni dei sostenitori del regime. ‘Alla campagna mediatica internazionale contro Cuba’, ha detto il conduttore, ‘si aggiungono le mercenarie autoproclamatesi Damas de Blanco’, colpevoli di ‘aggressioni e ingiurie contro Cuba e il suo governo’. ‘Il popolo cubano - ha continuato in perfetto stile staliniano il conduttore del telegiornale - risponde energicamente a ogni provocazione dei gruppuscoli controrivoluzionari’. Più che una constatazione, sembrava un invito alla violenza (rivoluzionaria, naturalmente). Ma anche un segno di debolezza”. (red)

17. Usa, riforma sanità a rischio e Obama non va all’estero

Roma - “Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama cancella il previsto viaggio in Australia e Indonesia per salvare la riforma della Sanità. Alla Camera, dove domenica ci sarà il voto decisivo - scrive Maurizio Molinari su LA STAMPA -, la maggioranza democratica è in bilico e il presidente americano - che solo pochi giorni fa dichiarava di aver trovato i voti necessari - ha preferito rinviare le previste visite di Stato per cercare di convincere i deputati riottosi all’interno del suo partito: su 255, soltanto 211 sono disposti ad approvare il testo, 5 in meno della maggioranza richiesta. Se la legge non dovesse passare, quella di Obama rischierebbe di diventare una presidenza ‘azzoppata’. La riforma della Sanità non è ancora diventata legge federale ma la rivolta degli Stati per neutralizzarla è già iniziata. Sono 38 su 50 gli Stati dove governatori, deputati, politici locali, senatori, associazioni di categoria e gruppi di cittadini si stanno mobilitando attorno alla ‘Health Care Freedom Act’, una proposta di legge destinata a tutelare i residenti dall’’obbligo di avere un’assicurazione sanitaria’ previsto dalla riforma promossa da Barack Obama. La legge in questione prevede il diritto dei singoli di ‘fare causa al governo per tutelare la propria libertà di non avere un’assicurazione sanitaria’. Il primo Stato a tagliare il traguardo della promulgazione dell’’Health Care Freedom Act’ è la roccaforte repubblicana dell’Idaho, dove il governatore Butch Otter ha apposto la firma durante una solenne cerimonia che lo ha visto sfidare il presidente con queste parole pronunciare in diretta tv: ‘Quelli che risiedono nella Torre d’avorio vi diranno che questo atto non conta nulla ma io vi dico che c’è una massa critica di Stati d’accordo con noi, e che tutti assieme sommiamo un peso di valore costituzionale’. Otter ha bruciato sul tempo i governatori di Virginia e Missouri, due Stati dove la promulgazione è imminente perché i rispettivi Congressi hanno già approvato un’analoga legge. E in questi casi la preoccupazione della Casa Bianca è maggiore, perché nelle presidenziali 2008 i democratici riuscirono a espugnare la Virginia e persero il Missouri solo per un pugno di voti. La mobilitazione delle Assemblee legislative ha un forte impatto su Washington perché mette in rilievo l’umore popolare contro la riforma, testimoniato dai sondaggi, secondo cui i contrari sono oltre il 53% (indagine Rasmussen) mentre la popolarità di Obama è, secondo l’ultimo rilevamento Gallup, scesa al 46%, 22 punti in meno del giorno dell’inaugurazione”.  

“Basta guardare la mappa degli Stati Uniti - si legge ancora - per farsi un’idea delle dimensioni della protesta: in Tennessee, Oklahoma e Arizona una delle due Camere ha già approvato la legge; in 28 Stati a maggioranza democratica o repubblicana - dalla Florida all’Ohio, dal New Hampshire al Wyoming, dal New Jersey al Michigan - deputati e senatori la stanno discutendo in aula; in Montana, North Carolina, Rhode Island e Utah il processo legislativo sta cominciando in questi giorni, nel Colorado è in atto un’iniziativa popolare per promuovere un referendum a favore dell’’Health Care Freedom Act’. Secondo Christie Herrera, la direttrice della task force sulla Sanità dell’’American Legislative Exchange Council’ di Washington, l’imposizione dell’’obbligo di assicurarsi’ è una ‘violazione da parte del governo delle libertà individuali’ nonché del 10° emendamento della Costituzione che tutela i ‘diritti degli Stati’. Fra gli esperti di diritto costituzionale serpeggiano tuttavia dubbi sulla legalità di tali provvedimenti. ‘La possibilità che uno Stato faccia causa al governo per tutelare i propri cittadini pone numerosi ostacoli legali’ osserva David Freeman Engstrom, giurista della Scuola di Legge dell’Università di Stanford ma con all’orizzonte le elezioni di novembre per il rinnovo del Congresso ciò che conta sono gli aspetti politici dello scontro. ‘Come Stati siamo sovrani e il governo deve ricordarselo’ afferma Raul Labrador, deputato repubblicano dell’Idaho, erigendosi a paladino del federalismo. Un altro fronte di rivolta che la Casa Bianca deve tenere d’occhio è quello che si sta manifestando nello Stato di Washington, dove il colosso delle farmacie Walgreens ha fatto sapere che dal 16 aprile non accetterà più ricette di nuovi pazienti perché ‘è diventato un business che fa perdere danaro a causa della continua diminuzione dei rimborsi’ da parte del programma di assistenza pubblica Medicaid, uno dei tasselli della riforma sanitaria”. (red)

18. Scandalo Busi, attacca il Papa e la Rai lo radia

Roma - “Aldo Busi lascia ‘L’isola dei famosi’, il reality di Raidue. Attacca, nell’ordine: gli altri naufraghi, il governo, Berlusconi, ma soprattutto il Papa. La Rai - si legge su LA STAMPA - contrattacca: il Papa lo dovevi lasciar stare. Non è che te ne vai tu, ti cacciamo noi. E da tutti i programmi del regno. ‘Il direttore di RaiDue, Massimo Liofredi, sentito il direttore generale della Rai Mauro Masi - spiega una nota dell’azienda - ha ravvisato nel comportamento di Aldo Busi palesi e gravi violazioni delle regole e delle disposizioni contrattuali. Pertanto, verrà escluso dalla partecipazione alle prossime puntate dell’”Isola dei famosi” e dalle altre trasmissioni della Rai’. Questo significa che Simona Ventura non potrà chiamarlo in studio. E così a sua volta chiede alla Rai di ripensarci, evocando la nera parola: censura: ‘Mi rendo conto che le parole di Busi possano essere parse fuori luogo e offensive per una parte del nostro pubblico e averne colpito la sensibilità. Detto questo, mi auguro vivamente che si possa arrivare a un accordo per avere con lui un confronto in un clima più sereno. La censura non è certo il mezzo migliore per chiarire dubbi o sciogliere eventuali questioni’. Ma che cosa è accaduto? E’ successo che Busi ha cominciato a straparlare, come peraltro fa solitamente, arrivando a criticare ‘il Papa che si scaglia contro gli omosessuali. E l’omofobo è un omosessuale represso’. Immenso scandalo e disdoro. Svariate reazioni e dichiarazioni politiche, la destra freme. Il Codacons dice che andava fermato prima; il Moige (Movimento genitori) che la Rai ha fatto bene. Maurizio Lupi, vicepresidente Pdl alla Camera e componente della commissione di Vigilanza Rai: ‘Fatti inaccettabili’”.  

“Alessio Butti, capogruppo Pdl in commissione di Vigilanza Rai: ‘Sicuramente di Busi non sentiremo la mancanza. Si è arrivati a offendere il Santo Padre e con lui milioni di credenti. Questo non è servizio pubblico’. Francesco Storace, segretario nazionale de La Destra: ‘E’ scandaloso che ci si preoccupi più delle trasmissioni di informazione che disinformano anziché del consueto e immondo spettacolo che continua a dare Busi in Rai con i soldi del canone’. Barbara Saltamartini, responsabile Pari opportunità del Pdl, ringrazia ‘i vertici Rai per aver finalmente deciso l’esclusione dai programmi del provocatore Busi’. D’altronde, lui è uno di quei personaggi, colti e certamente provocatori, funzionali al sistema della tv della rissa. Se un programma, o un conduttore, chiama lui, o Sgarbi, o la Ripa di Meana, sa benissimo a che cosa va incontro. E ci va apposta. Va incontro a intemperanze, intemerate, provocazioni. Che alzano l’ascolto. E dunque quando Simona Ventura e il suo staff dell’’Isola dei famosi’ hanno invitato Aldo Busi, era chiaro che volevano andare a parare dove sono effettivamente parati: al clamore. Non è detto che nei patti ci fosse anche la rottura (non è detto, ma è possibile, magari ce lo dimostreranno tra qualche settimana ‘Striscia la notizia’ o ‘Le iene’). Certo c’era la piena espressione della personalità del naufrago. Che, come da previsione se non da copione, si è espresso. Intanto, l’altra sera, quasi cinque milioni di spettatori hanno seguito la puntata incriminata del reality. Che quest’anno sembrava un po’ in crisi. Adesso, anche grazie alle decisioni Rai, la curiosità ne uscirà enfatizzata”. (red)


Prima Pagina 19 marzo 2010

Le piccole notizie