Ottima scelta

Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

Dal '94 a oggi: nulla è cambiato (ma l'astensionismo però...)

Per due sabati consecutivi è andata in scena l’Italia delle opposte piazze, di sinistra e di destra. Entrambe, a onor del vero, con un unico mattatore, Silvio Berlusconi: in quella del Pd, Idv e sinistre in qualità di mostro da abbattere, nel raduno del Pdl (con la Lega in delegazione ma poco entusiasta) come l’eterno salvatore dall’«odio» e dall’«invidia», categorie avulse dalla razionalità ma di sicuro effetto rivitalizzante per le scoraggiate masse berlusconiane. Il premier, maestro di comunicazione, è riuscito ancora una volta a catalizzare sulla sua persona il dibattito politico, attivando per l’ennesima volta il facile manicheismo “o con me o contro di me”. Nulla è cambiato dal 1994 a oggi, e la cosiddetta opposizione sembra non accorgersene. 

Ma le due adunate più o meno oceaniche e ben poco spontanee sono in realtà un esorcismo che la Casta mette in campo per autotutelarsi. Da cosa? Dal vero pericolo che ad ogni tornata elettorale, sia pure amministrativa come questa riguardante le Regioni, si presenta maggiorato di qualche punto in più: l’astensionismo. Secondo il sociologo Renato Mannheimer, stavolta il numero di cittadini che non ha nessuna voglia di dare la solita, inutile delega in bianco ai partiti si aggira intorno ad una cifra altissima: il 42% degli aventi diritto (Corriere della Sera, 13 marzo 2010). Quasi la metà del corpo elettorale. Ci manca poco, cioè, che un votante su due, disgustato dall’indecenza di una classe parassitaria e corrotta, rifiuti di riconoscersi nell’atto fondamentale di una democrazia rappresentativa: le elezioni. Ciò sta a significare che la politica dei partiti-lobby viene sempre più considerata una faccenda di minoranze che se la cantano e se la suonano fra loro, col popolo ammaestrato da media faziosi e chiamato all’appello per fare da curva da stadio. 

Questo, Berlusconi lo ha capito bene, e il bagno di folla di sabato scorso serviva proprio a richiamare i suoi tifosi, demoralizzati e un po’ schifati dalle cronache giudiziarie e dagli autogol di queste settimane (le liste mancanti a Roma, i pasticci nelle firme in Lombardia, la guerra interna con Gianfranco Fini). Anche la sinistra, o ciò che rimane di essa, ha dovuto schierare le sue truppe cammellate per dare un segno di vita e non lasciare tutto lo spazio ai soli che danno l’impressione di lottare: Di Pietro, il Fatto di Travaglio, il giornale-partito di Repubblica e la televisione anti-berlusconiana (azzoppata dall’assurda par condicio) di Santoro, Dandini, Fazio & co. 

Il deserto avanza. Che esso sia impastato di menefreghismo, qualunquismo, pura disaffezione, lo sappiamo. Ma sappiate anche, voi che ancora vi rifugiate nell’auto-ricatto psicologico del votare comunque pur di “far qualcosa”, che questo “qualcosa” sta diventando sempre più vicino al non contare niente. Infilate una scheda nell’urna e poi vi ritrovate a dover assistere agli stessi giochi di potere, le stesse porcherie e soperchierie, gli intrallazzi e gli abusi di sempre. Quando l’astensione sommergerà l’illusione del voto, si potrà finalmente ricominciare a parlare di politica. Quella che subiamo oggi è una mascherata, coi partiti che litigano per spolparsi i beni pubblici a tutto vantaggio del vero potere su cui una qualsiasi elezione non ha nessun potere: la finanza. Riflettete, ostaggi dell’urna. 

 

Alessio Mannino


Il Papa e gli abusi sessuali. Meno parole, più denunce

Secondo i quotidiani del 22/03/2010