Ottima scelta

Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

Le gang e i loro perché

Il fenomeno non è nuovo, ma ora e da un po' vi si inserisce sempre più prepotentemente il fattore violenza. Parliamo delle gang giovanili, che tornano alla ribalta della cronaca periodicamente. Le aggressioni recenti di Roma, Torino e Milano sono lì a dimostrarlo. Ma sarebbe - ed è, nella maggior parte dei casi - inutile, se non dannoso, pensare di capire il tema, e farsi una propria opinione, sui sommari resoconti di un ragazzo accoltellato o su un regolamento di conti tra bande. Ancora di più è superficiale farsi una opinione, senza invece entrare nel merito, quando (e il che avviene molto spesso) si parla di gang composte da gruppi etnici stranieri a quello italiano.

Nelle varie città hanno nomi e presenze altisonanti, queste gang, come i Latin King di Milano (ecuadoriani), i Comando (peruviani), i Nietas, i Trinitarios (domenicani) i salvadoregni NS e tanti altri. Ma anche i Napoletani del Corvetto, e i Coatti, gli Emo, i Truzzi, gli Ottogallery, i Cabinotti e gli R 601 italiani.

Unico comune denominatore - e questo è il punto - l'identità. La ricerca di una identità all'interno di una banda. Conseguentemente, con tutta evidenza, il fatto che sia impossibile riconoscersi in altra identità al di fuori di una banda, ovvero in una vita normale.

Perché se ogni banda ha un proprio codice d'onore da rispettare, e anche oltre l'aspetto violento, come i Latin King che "devono andare bene a scuola, se lavorano devono essere stimati, e l'aborto è proibito" è anche vero che l'aspetto territoriale, dunque la presenza nella propria zona, si deve far rispettare in tutti i modi. Anche con la violenza e con i morti dei giorni scorsi.

Mondo parallelo a quello normale, dunque. Si va a scuola e si fa il proprio dovere, ma la vita privata è radicata esclusivamente all'interno di un mondo codificato fino all'inverosimile. Irregimentato da codici d'onore e rispetto. E al di là dal volerli condividere o meno. Bisogno di ordine, insomma, di sentirsi parte di qualcosa. Di riconoscersi e di riconoscere il diverso da sé.

Sostituzione, in sostanza, di luogo e appartenenza, cittadinanza e senso, codici morali e aspettative di vita.

Il grande assente, come sempre quando a mancare sono questi punti, è il senso collettivo, l'appartenenza a un destino comune, il fatto che al di fuori della propria gang - e tra le gang - non vi sia nulla in cui valga la pena riconoscersi, per cui valga la pena di fare qualsiasi cosa. Se il prezzo che si arriva a pagare per far parte di una gang può essere anche la vita, non ci sono altri discorsi che tengano: a mancare il resto. Cioè la società. Cioè il mondo. E qui risiede la colpa primigenia e più grave.

Il vuoto lasciato dalla famiglia, dalle istituzioni del paese nel quale si vive, dalla società nel suo complesso, viene fatalmente riempito da atti fondativi come quelli di una gang.

La cosa non è quantificabile, misurabile in termini di efficacia al pari di una azione Comunale o di polizia, perché appunto sono valori e sensazioni di un destino condiviso a mancare. Pertanto, in un ambito non misurabile, a nulla valgono norme che tendono invece a risolvere la situazione nel concreto. Perché nel concreto di questo fenomeno c'è poco. Ed è da questo poco che nascono mondi paralleli e pericolosi. Per i suoi componenti e per la società nel suo insieme.

 

Valerio Lo Monaco

 

Flop Cina: disoccupazione e povertà

Donne senza uomini