Ottima scelta

Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

Secondo i quotidiani del 23/03/2010

1. Le prime pagine 

Roma - CORRIERE DELLA SERA - In apertura: “I Vescovi: voto contro l’aborto”. Editoriale di Piero Ostellino: “Una democrazia un po’ malata”. Al centro pagina: “Obama e la sanità: siamo ancora capaci di grandi cose”. In basso: “Assolda due sicrai per uccidere il padre”.  

LA REPUBBLICA – In apertura: “Elezioni l’anatema dei vescovi”. Al centro pagina “Obama: abbiamo risposto alla storia”. In rilievo anche “Google lascia la Cina, basta con la censura”. A fondo pagina: “La solitudine dei numeri 12”.  

LA STAMPA – In apertura “Un voto contro l’aborto”. Al centro pagina l’intervista al premier Silvio Berlusconi: “Berlusconi, nella mischia per colpa dei pm”. Editoriale di Mario Deaglio: “L’Europa sul piano inclinato”. In alto “Il trionfo di Obama, siamo ancora capaci di fare grandi cose”.  

IL SOLE 24 ORE – In apertura: “Mix di aiuti per Atene”. Di spalla: “L’America davanti al referendum infinito della sanità”. Al centro una grande foto di Google: “La sfida cinese di Google”. In basso “Sulle misure per la casa, il peso dei vincoli locali” e “Intesa Sanpaolo si allea con il gruppo Bertarelli e studia un’offerta su Sorin”.  

IL GIORNALE – In apertura: “La beffa di Santoro, martire milionario”. Editoriale di Giancarlo Perna, “Riforme sfidando l’impopolarità, il Cav imiti Obama”. Al centro pagina: “I vescovi avvertono, non votate a sinistra”. In basso “Assolto il persecutore della Hunziker”.  

IL MESSAGGERO – In apertura “I vescovi: un voto anti-aborto”. Editoriale a firma di Romano Prodi: “Se l’Europa rinuncia a salvare la Grecia”. Al centro pagina: “Spreco dei farmaci, scatta l’indagine”. In rilievo un’intervista a Marcello Lippi: “Lippi e la volata scudetto: Questa Roma ha la carica per farcela”. In basso due notizie di cronaca: “Assolda i killer per uccidere il padre” e “Il nuovo capomafia è un architetto”.  

LIBERO – In apertura “Regali di sinistra, paghiamo noi”. Al centro pagina: “Cav e Papa uniti nel voto antiaborto”. Editoriale di Maurizio Belpietro: “Il popolo di Silvio che il Pd non capirà mai”. In rilievo “Al Pdl per vincere bastano cinque Regioni”.  

L’UNITA’ – In apertura: “La lezione, svolta storia in Usa. Barack Obama ottiene la riforma della sanità”. In basso “Chiesa da crociata, un voto contro l’aborto e per la vita”.  

IL TEMPO – In apertura “Alleanza per la vita”. Al centro pagina: “Emma, sono l’occasione del Pd”. Editoriale di Fabrizio dell’Orefice: “Fini e il Pdl, niente più attacchi”. In basso “Ora basta con i lucchetti di Moccia”. (red)

2. Berlusconi: Nella mischia per colpa dei pm

Roma - La riforma della Giustizia? “Subito dopo le elezioni e non è una minaccia per nessuno”, risponde il premier Silvio Berlusconi in un’intervista esclusiva a La Stampa. “È piuttosto un’urgenza per il Paese, non è più tollerabile che il lavoro di tanti magistrati seri e per bene, che sono la stragrande maggioranza, sia screditato dalle iniziative temerarie di alcune Procure al servizio di un disegno ideologico oppure dai pubblici ministeri afflitti da velleità di protagonismo”. Sul decreto “salva-liste”, il premier dichiara che sarebbe pronto a rifarlo, “perché vale sempre la pena di avere la coscienza a posto, indipendentemente dai risultati. Credo che il governo, in un Paese democratico,abbia il dovere, sottolinea il dovere, non la facoltà, di intervenire quando i cittadini di aree importanti del Paese rischiano di non poter esercitare liberamente il diritto di voto”. Sullo stop ai talk show? “Trovo che non si possano usare i programmi del servizio pubblico, e quindi i soldi dei contribuenti. Per le trasmissioni ideologiche, fatte di insulti, di calunnie, di falsificazioni continue della realtà. Come può immaginare, a me, che sono stato per molti anni soprattutto uomo di televisione, la cancellazione di un qualunque programma televisivo dà molto dispiacere. Le ricordo tuttavia che la decisione della commissione di vigilanza, proposta dall’esponente radicale, intendeva soltanto sostituire i talk show con tribune elettorali per rispettare la par condicio, legge non certo voluta da noi”.  

I rapporti con Fini? “Di tensioni con Fini si legge soprattutto sui giornali. È assolutamente fisiologico che in un partito che rappresenta il40 per cento degli italiani esistano posizioni diverse. Guai se fossimo unanimi su tutto, l’importante però èssere uniti”. E il presidenzialismo? “È una delle cose che vedremo se vale la pena di fare, così come vedremo se andare verso l’elezione diretta del Capo dello Stato o del premier. A me sembra, sinceramente, che sarebbe un arricchimento della nostra vita democratica”. (red)

3. Intercettazioni, una democrazia un po’ malata

Roma - “La nostra democrazia è malata. Di intercettazioni? Lo sostiene la maggioranza di governo, che vi intravede una 'congiura' ai propri danni. Lo nega l’opposizione, che vi ravvisa (anche) un’opportunità per criticare la politica dell’avversario, e persino i 'vizi privat' dei suoi rappresentanti. Che le intercettazioni siano utili per combattere il crimine è indiscutibile. Ma è anche indiscutibile che siano pericolose se usate per denunciare l’immoralità (i vizi non sono reato) – lo scrive Piero Ostellino, in un editoriale pubblicato dal CORRIERE DELLA SERA -. Circoscrivere la malattia all’utilizzo delle intercettazioni, da parte della magistratura, e alla loro divulgazione, da parte dei media, è, però, riduttivo. Il male oscuro di cui soffre la nostra democrazia è una 'malattia dell’anima' degli italiani. Ne ha già contagiati molti; minaccia di contagiarne altri. Dice Antonio Di Pietro: 'Chi non ha nulla da nascondere non deve temere le intercettazioni'. Non è sorprendente che lo pensi un ex poliziotto; è anomalo che ci creda un ex magistrato; è inquietante che lo dica un parlamentare della Repubblica nata dalla Resistenza antifascista. È la stessa sindrome della quale sono morte le democrazie, in Italia, in Spagna, in Germania, nel Ventesimo secolo. Si violano le libertà individuali, per il Bene comune; e si finisce con uccidere la democrazia”.  

“I cittadini della Germania comunista — come ha raccontato il film ‘Le vite degli altri’ — erano preoccupati, e indignati, dell’intrusione delle intercettazioni telefoniche nella loro vita privata da parte della polizia politica (la Stasi). In Italia, gran parte degli intellettuali, dei media, della classe politica, dei cittadini comuni è entusiasta dell’idea di sapere che cosa pensano, e dicono al telefono, 'gli altri'. Ma la divulgazione delle intercettazioni, anche in presenza di fumus criminis, è persino una violazione della sfera privata, nonché dei suoi diritti, anche dell’inquisito, per non parlare di chi ne è esente – prosegue Ostellino -. Da noi, si ritengono 'utili' le intercettazioni e 'giusta' la loro divulgazione in nome di una non meglio precisata Etica pubblica. I tedeschi orientali sognavano l’eliminazione delle intercettazioni, e l’hanno salutata come una liberazione alla caduta del Muro che aveva separato il mondo dell’oppressione da quello della libertà. Molti italiani ne auspicano l’aumento e plaudono alla loro divulgazione come una garanzia democratica”.  

“Nella loro testa non è ancora caduto il Muro che dovrebbe separare l’idea di libertà, e di moralità, individuali da quella di 'Stato-papà-padrone' che veglia sui propri figli, ne punisce, e ne corregge, i difetti con le intercettazioni e la loro divulgazione. Che, poi, la 'malattia dell’anima' sia sintomatica di una malintesa idea di democrazia liberale, come utopico sistema di 'perfezione' morale e politica, nulla toglie alla sua pericolosità. Tornano alla mente le profetiche parole di Karl Popper, che pochi italiani conoscono, forse, neppure apprezzano e sulle quali sarebbe bene, invece, meditare: 'È un comportamento arrogante tentare di portare il paradiso sulla terra, giacché in tal modo riusciremo solo a trasformare la terra in un inferno. E, se non vogliamo che ciò accada, dobbiamo abbandonare i nostri sogni di un mondo perfetto'”. (red)

4. Il popolo di Silvio che il Pd non capirà mai

Roma - “Avendolo dato per morto e sepolto, nessuno degli editorialisti di sinistra era convinto che Berlusconi sarebbe risorto a una settimana dalle elezioni”. Inizia così un editoriale di Maurizio Belpietro, direttore di LIBERO. “I più pensavano che dopo il pasticcio delle liste, il Cavaliere avrebbe faticato a risalire dalla tomba in cui lo precipitavano i sondaggi, e già prefiguravano una sconfitta secca. Dopo averla annunciata per anni, erano arcisicuri che la fine del berlusconismo fosse finalmente giunta. Invece la manifestazione di piazza San Giovanni ha cancellato le certezze e sabato pomeriggio sono stati costretti ad ammettere che quel diavolo di presidente del Consiglio ce l’aveva fatta ancora una volta, avendo il suo popolo aderito massicciamente all’appello da lui lanciato – scrive Belpietro -. A sinistra stentano a comprendere il sentimento di adesione dell’elettorato moderato, anche perché sessant’anni di fallimenti comunisti hanno annientato ogni passione dell’elettorato progressista, rottamando qualsiasi leadership si sia affacciata. Del resto è difficile pensare che tra i sostenitori del Pd si possa assistere al tifo da stadio visto sabato in tv, con il premier costretto a interrompere il proprio discorso al grido di 'Silvio-Silvio'. Ve lo immaginate un coro con 'Pier Luigi, Pier Luigi? Noi no. Ma neanche chi vota Bersani'”. (red)

5. Regionali, vescovi in campo: Voto contro l’aborto

Roma - “L’aborto come ‘crimine incommensurabile’. Di più: ‘un’ecatombe progressiva’. Il cardinale Angerlo Bagnasco cita ‘i dati agghiaccianti presentati a Bruxelles dall’Istituto per le politiche familiari, ‘quasi tre milioni di bimbi non nati solo nel 2008, ossia uno ogni undici secondi, venti milioni negli ultimi quindici anni’, e pone la difesa della vita come discriminante nel voto dei cattolici – si legge sul CORRIERE DELLA SERA -. ‘In questo momento, sarà anche bene che la cittadinanza inquadri con molta attenzione ogni singola verifica elettorale, sia nazionale sia locale e quindi regionale”’. Le parole del presidente della Cei, che ha aperto ieri il consiglio permanente dei vescovi, non erano mai state così nette. Sulla questione,, è esplicito anche l’invito a non astenersi: “L’evento del voto è un fatto qualitativamente importante che in nessun caso converrà trascurare’. La “società interna” e “a schierarsi con il favo vitae”. Ma è chiaro che il pensiero, per la sua storia e le sue battaglie, vada anzitutto ad Emma Bonino.La candidata del centrosinistra del Lazio, ieri ha replicato asciutta: è un evergreen, sono le solite cose, non vedo novità”. Tuttavia appaiono caustiche le considerazioni di Bagnasco: “La rivoluzione iniziata negli anni Settanta per sottrarre l’aborto alla clandestinità, al pericolo per la salute delle donne, al loro isolamento sociale, si chiude tornando esattamente là dove era cominciata”. (red)

6. Elezioni, mossa Cei per cattolici tentati dai radicali

Roma - “È difficile leggere le parole del cardinale Angelo Bagnasco ignorando la candidatura di Emma Bonino alla presidenza della Regione Lazio. L’appello del capo dei vescovi italiani alla cittadinanza perché 'inquadri con molta attenzione il proprio voto appare un po’ irrituale: se non altro perché avviene a meno di una settimana dalle elezioni regionali di domenica e lunedì prossimi. E rimanda in modo trasparente alla possibilità che l’esponente radicale scelta dal Pd prevalga su Renata Polverini – scrive Massimo Franco sul CORRIERE DELLA SERA -. Riproporre difesa della vita e no all’aborto come 'temi non eludibili', è un segnale di allarme. E forse va letto anche come un altolà a qualche cattolico disorientato. È una conferma implicita dell’eventualità di una vittoria della Bonino. La Cei sembra ritenerla plausibile e la teme: al punto da adombrare un’indicazione di voto che può creare polemiche ed avere contraccolpi imprevedibili. È possibile che aiuti la candidata del centrodestra; ma non si può escludere, per paradosso, l’effetto opposto. Forse Bagnasco l’ha messo nel conto. E vuole ribadire fin d’ora che la Conferenza episcopale vedrebbe la Bonino al vertice del Lazio come un governatore ostile ai principi ed ai valori cattolici. D’altronde, lo stesso Silvio Berlusconi sabato scorso a piazza San Giovanni aveva accennato all’argomento. Adesso, alla sua inquietudine si somma quella dei vescovi: anche perché, per motivi diversi, sia il Pdl che il Vaticano temono un effetto-domino nello spazio di tre anni”.  

“Una vittoria della Bonino potrebbe anticipare la perdita del Campidoglio. Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani lo dice. A suo avviso il risultato del Lazio sarebbe 'il fatto politico più rilevante. Qui c’è il primo piatto che aspetta poi il secondo. Non si può lasciare Roma in mano al sindaco Giorgio Alemanno'. Ma se per il Pdl il problema è politico, per Bagnasco riguarda l’approccio culturale delle giunte locali. Quando il presidente della Cei chiede alle Regioni di tutelare 'le strutture sanitarie di ispirazione cristiana', tocca uno dei nervi più delicati. Il timore è che un governatore radicale ingaggi un braccio di ferro con gli ospedali cattolici – si osserva ancora -. La Bonino liquida il discorso come una non-novità. Bersani mostra più attenzione, perché contiene critiche a tutto campo, richiamando la politica alla moralità e non delegittimando le inchieste della magistratura. In questo senso, esiste un problema anche per il Pdl, che tende a presentarsi come garante dei valori cristiani. Ma la presa di posizione è un’incognita soprattutto per la Cei. Il rischio è che l’elettorato si pronunci in modo tale da trasformare una sconfitta del centrodestra in Lazio in qualcosa di diverso: magari dia la sensazione che i vescovi abbiano sempre meno voce in capitolo sugli orientamenti dell’opinione pubblica. Probabilmente non è proprio così; né si dovrebbe pensare il contrario qualora la Bonino fosse sconfitta. Di certo, da ieri il Lazio assume, suo malgrado, una rilevanza che non gli aveva dato neppure il pasticcio delle liste del Pdl bocciate dalla magistratura”. (red)

7. Riforme, Il Cav imiti Obama sfidando l’impopolarità

Roma - “Dopo un anno e due mesi il presidente Barack Obama ha realizzato il cuore del suo programma: la riforma che darà una copertura sanitaria al 95 per cento degli statunitensi. Era la sua grande sfida e l’ha vinta. Tra poco saranno tre anni che Nicolas Sarkozy è all’Eliseo e, come dimostrano le elezioni amministrative di due giorni fa, i francesi sembrano già stufi di lui o perlomeno del suo modo di governare. Era partito col turbo. Un paio di blitz spettacolari come la liberazione delle infermiere bulgare in Libia, la nomina - lui di destra - di ministri pescati tra gli uomini della sinistra, il vaudeville della sua vita privata: divorzio, matrimonio, pettegolezzi vari. Ma sui programmi ha cincischiato e gli elettori lo hanno punito. Sono i due estremi con cui il Cav deve confrontarsi – scrive Giancarlo Perna, in un editoriale sul GIORNALE. Nell’Occidente prudente e uguale a se stesso, Berlusconi ha rappresentato con Sarkozy e Obama la rottura col passato. Come loro, è stato osteggiato da chi aveva il potere prima di lui e guardato con diffidenza da una parte della popolazione abituata a essere guidata da personaggi sbiaditi e prevedibili. La sua forza, come per Sarkozy e Obama, era la novità. Ma non si resta nuovi in eterno. Lo si è a lungo se si aprono continuamente porte e finestre, si fa entrare aria fresca, si butta all’aria lo stantio di un Paese. Se no, ci si assimila a quello che è sempre stato e si viene a noia”.  

“Con i tempi, il Cav è a metà strada tra gli altri due. Obama è stato il più veloce a mantenere le promesse. Sarkozy ha due anni per farlo. Berlusconi tre. Ma il ritardo complessivo dell’Italia è maggiore degli altri due Paesi e quello del Cav è perciò più inquietante. Deve riformare lo Stato, pacificare il Paese modernizzandolo, dare fiato all’economia – continua Perna -. Il guaio del Cav è il suo timore dell’impopolarità. Abituato ai successi di imprenditore, al perfetto funzionamento della macchina aziendale, al signorsì dei dipendenti, non sopporta i dissensi gridati del Palazzo né i trabocchetti che ne sono l’anima. Si dice che la politica sia una guerra fatta con altri mezzi. È assolutamente vero. Il Cav se ne faccia una ragione. Per fare politica sul serio bisogna essere corazzati come un centurione. Non è un caso se per gli americani avere un presidente reduce da qualche conflitto è considerata una garanzia. Un tempo era così anche da noi. Prima conquisti la Gallia, poi governi Roma. La politica è crudele. Bettino Craxi, impossibilitato dal clima ostile a difendersi, è riparato in Tunisia per non finire in gattabuia. Anche Giolitti, indagato per la Banca Romana, fuggì a Londra in attesa che si calmassero le acque. Palmiro Togliatti subì un attentato e per poco non ci restava. Per tacere di Aldo Moro”.  

“Nel mesto panorama italiano – si osserva ancora -, il Cav è l’unico che abbia una visione: economia liberale, uguaglianza dei poteri, semplificazione burocratica, meno invadenza dello Stato, riduzione dei privilegi dei pochi per liberare le energie di molti. Per questo è stato votato e perciò ha più consenso di chiunque. Non vorrà perdere tutto per mancanza di carattere né deludere i suoi elettori che proprio sul suo temperamento fanno affidamento per migliorare lo stato delle cose. Obama ha scelto e ha messo al sicuro il proprio nome. Il Cav lo imiti o offuscherà il suo”. (red)

8. Tv, la beffa di Santoro: martire milionario

Roma - “Tutte le bischerate che di solito Michele Santoro e Marco Travaglio e Vauro dicono e disegnano durante le puntate balorde di Annozero, in questo periodo preelettorale chiuso per lutto, entreranno comunque di forza nelle case degli italiani attraverso una rete di emittenti (piccole grandi e medie) e grazie a internet con le sue innumerevoli diramazioni – scrive Vittorio Feltri in un editoriale sul quotidiano da lui diretto, IL GIORNALE -. In pratica, l’intervento autoritario del servizio pubblico finalizzato a non turbare la campagna elettorale con programmi politicamente sbilanciati (a sinistra), per non dire asserviti (a sinistra), si è rivelato inutile, forse dannoso. Annozero cioè, buttato fuori dalla porta, rientra trionfalmente dalla finestra creando un supplemento di attesa e di pathos dovuto al fascino del proibito. La logica è questa: tu non mi lasci vendere il ‘prodotto’ sul mercato normale e allora lo vendo di contrabbando; nei clienti aumenta il desiderio di consumare il boccone ‘vietato ai minori e ai maggiorenni’, e io sottobanco faccio affari d’oro”.  

"Ecco cosa succederà giovedì. Anziché sintonizzarsi su Raidue, come era sempre avvenuto in passato, la gente si sintonizzerà - per fare un esempio - su Antenna 3 e roba simile e potrà in ogni caso farsi venire il mal di pancia, sorbendosi la puntata speciale di Santoro in versione alternativa, quindi più sapida. È evidente. I soloni della Rai non avevano pensato che le vie per aggirare le regole imposte dall’alto sono infinite. Si sono limitati a serrare bottega senza fare i conti con l’astuzia degli sregolati e con i loro complici ben felici di prestarsi quando si tratta di fare un dispetto alla maggioranza – continua Feltri -. Sicché ora, davanti alla fregatura subita, sono rimasti con tanto di naso e non sanno come reagire. Hanno fatto la figura dei despoti che hanno osato tappare la bocca ai liberi giornalisti progressisti e, in aggiunta, si beccano fra i denti la risposta irridente dei censurati: voi ci zittite su Raidue e noi andiamo in onda lo stesso, alla faccia vostra, su altri mezzi di comunicazione la cui somma supera, per ascolti, la Rai. L’escamotage di Santoro e compagnucci ha fatto notizia".  

"Tutti ne parlano. E il programma, c’è da scommettere, avrà successo. I dirigenti di viale Mazzini otterranno il risultato opposto a quello che intendevano ottenere: invece di oscurare il programma lo illumineranno con riflettori potentissimi. Tanto più che un pezzo della stessa emittente di Stato, Rainews24, che trasmette sul digitale e sul satellite, riprenderà (una follia) la santorata di dopodomani sera conferendo all’intera operazione il sapore acido dello sberleffo. Altro che martiri dell’informazione: autori, conduttore, collaboratori di Annozero avranno l’opportunità di presentarsi quali eroi agli italiani, esattamente come i memorabili paladini della libertà di Radiolondra. Peggio della censura c’è solo la stupidità". (red)

9. Grecia, Mix di aiuti per Atene

Roma - “Il presidente dell’Eurogruppo Jean-Claude Juncker ha prospettato un doppio binario per il soccorso di Atene, utilizzando aiuti in parte targati Ue e in parte provenienti dal Fondo monetario internazionale. ‘Non è aberrante – ha dichiarato Juncker di fronte all’Europarlamento – prendere in considerazione l’idea che potremmo ricorrere a due tipi di strumenti: aiuti bilaterali e una dose di Fmi che vada oltre la pura assistenza tecnica’ – si legge sul SOLE 24 ORE -. La cancelliera Angela Merkel ha precisato che una soluzione del caso Grecia non deve essere attesa al summit Ue che si terrà giovedì e venerdì a Bruxelles. L’Fmi è un argomento che dobbiamo continuare a discutere – ha puntualizzato Merkel -, il vertice non deciderà se e come aiutare la Grecia, che ancora non è arrivata a un punto di non ritorno’”. (red)

10. Usa, ora Obama deve convincere anche gli elettori

Roma - “È stato come vincere la Guerra dei cento anni. Con le parole di Barack Obama, il passaggio della riforma sanitaria alla Camera dei rappresentanti, che domenica notte ha approvato la nuova legge con 219 voti favorevoli e 212 contrari, chiude non solo una dura battaglia politica andata avanti per un anno, ma corona con uno storico traguardo 'quasi un secolo di frustrazioni'. 'Abbiamo dimostrato — ha detto il presidente subito dopo il voto nella East Room della Casa Bianca, usando una celebre frase di Abraham Lincoln — che questo governo è capace di grandi cose, è un governo del popolo e dal popolo che continua a lavorare per il popolo. Non succederà mai più che in questo Paese una malattia o un incidente possano mettere in pericolo i sogni per avverare i quali i lavoratori, le famiglie e gli imprenditori hanno dedicato un’intera vita'- scrive il CORRIERE DELLA SERA -. Ma la legittima soddisfazione di Obama, che finalmente dà concretezza alla promessa della sua elezione mostrando 'il volto del cambiamento', non può nascondere la realtà di una nuova sfida politica, dall’esito ancora tutto da decidere. Sul piano procedurale, non ci sono da attendersi grosse sorprese. Il presidente firmerà stamane il testo votato dalla Camera dei rappresentanti, identico a quello che era passato a dicembre in Senato, promulgando di fatto la legge. Ma la nuova sanità americana ha un altro piccolo ostacolo da superare. Subito dopo aver adottato il decreto, i deputati hanno infatti approvato (con 220 sì e 211 no) un pacchetto di modifiche, in buona parte ispirate dalla Casa Bianca, che ora dovranno andare all’esame dei senatori. Per farle passare, sarà necessaria solo una maggioranza semplice di 51 voti, i democratici ne hanno sulla carta 59 a disposizione, ma è possibile che i repubblicani tentino di inserire qualche modifica, allungando i tempi”.  

“Ma la legittima soddisfazione di Obama, che finalmente dà concretezza alla promessa della sua elezione mostrando 'il volto del cambiamento', non può nascondere la realtà di una nuova sfida politica, dall’esito ancora tutto da decidere. Sul piano procedurale, non ci sono da attendersi grosse sorprese. Il presidente firmerà stamane il testo votato dalla Camera dei rappresentanti, identico a quello che era passato a dicembre in Senato, promulgando di fatto la legge. Ma la nuova sanità americana ha un altro piccolo ostacolo da superare. Subito dopo aver adottato il decreto, i deputati hanno infatti approvato (con 220 sì e 211 no) un pacchetto di modifiche, in buona parte ispirate dalla Casa Bianca, che ora dovranno andare all’esame dei senatori. Per farle passare, sarà necessaria solo una maggioranza semplice di 51 voti, i democratici ne hanno sulla carta 59 a disposizione, ma è possibile che i repubblicani tentino di inserire qualche modifica, allungando i tempi – si legge ancora -. La minoranza repubblicana è certa di avere il polso dell’Unione: “Brindino pure — ha detto il senatore John McCain — l’euforia di Washington non trova riscontro nel Paese. Il popolo è arrabbiato, non vuole questa riforma. Noi tenteremo di cancellarla. Il voto di ieri avrà un prezzo alto”. Ma ora che la riforma è realtà e nessuna sventura si abbatterà sul Paese, non ci saranno né eutanasie di vecchiette né i soviet né le truppe federali a occupare gli ospedali, il campo democratico ha un’altra storia da raccontare: “Hanno fatto propaganda contro una caricatura — dice il primo consigliere di Obama, David Axelrod — ora vadano a spiegarlo a una madre, che un bambino con una malattia preesistente non dovrebbe avere le cure pagate dall’assicurazione”. (red)

11. La sfida di Google a Pechino

Roma - “Google esce dalla Cina per rientrarci via Hong Kong. La battaglia che dall´inizio dell´anno contrappone il gigante informatico di Mountain View con la seconda potenza mondiale, che è anche il primo mercato Internet del mondo, 400 milioni di utenti in crescita, è finita per ora così. Il motore di ricerca fondato da Sergey Brin, il ragazzo russo-americano che ha fatto in tempo a vivere sotto un regime, nella sua Unione Sovietica, non cede al ricatto di Pechino, che imponeva la censura su certi argomenti politicamente sensibili nella ricerca, ma neppure rinuncia all´immensa piazza cinese – scrive LA REPUBBLICA -. Da ieri i cinesi che cliccano su Google. cn - sono il 33 per cento: il 58 per cento naviga su quella Baidu. com che è fatta a immagine e somiglianza del rivale - si vedono reindirizzare su Google. com. hk, che offrirà, spiega in un blog il capo dell´ufficio legale della compagnia, David Drummond 'una ricerca senza censura'. Se clicchi Tienanmen, per esempio, ti si aprono tutti i link che parlano apertamente del massacro. Fino a quando?”  

“‘Speriamo vivamente che il governo cinese rispetti la nostra decisione' continua Google ‘anche se sappiamo bene che potrebbe in ogni momento bloccare l´accesso ai servizi’. Alcuni esperti sospettano che Pechino possa vendicarsi bloccando i motori di ricerca di Hong Kong o anche l´accesso diretto a quello americano, così come ora stoppa Twitter, Facebook e YouTube – prosegue il quotidiano -. La prossima mossa toccherà dunque ai cinesi, che attraverso il China Daily, controllato dallo Stato, già dicono che il colosso americano «sta portando avanti l´agenda di Washington’. La sfida a distanza tra i due mondi, che ormai combattono su tutto, dagli equilibri monetari al protezionismo economico, era stata infiammata dalla denuncia di Hillary Clinton, che aveva accusato la Cina di attentare alla libertà di Internet dopo la scoperta di quell´attacco hacker il 12 gennaio scorso".  

"Certo finora è solo che Google non vuole abbandonare il mercato, tanto che ha già chiarito che continuerà a mantenere aperti i propri uffici vendite, 'mentre parlare del futuro dei 600 dipendenti nel paese è ancora prematuro', ha specificato sempre Drummond. Il sito ha predisposto anche una pagina in cui illustra agli abbonati cinesi quali servizi sono disponibili e quali invece bloccati dal governo. ‘È certamente un momento storico' dice al New York Times Xiao Qiang dell´Università di Berkeley. ‘Il fatto che Google lasci vuol dire che la Cina va nella direzione opposta a quella che il mondo si aspettava’. Altri servizi web, insomma, potrebbero presto seguire l´esempio del colosso californiano. Sempre che la guerra non si infiammi prima”. (red)

12. Francia, rimpasto di governo dopo la sconfitta

Roma - “Un rimpastino per rispondere alla sconfessione degli elettori: Nicolas Sarkozy ha scelto di fare il minimo indispensabile, di limitarsi a dare un pegno di buona volontà alla sua maggioranza parlamentare. Spiegherà questa scelta al paese mercoledì mattina. Poco prima delle venti, dopo una giornata di consultazioni a tutto campo, l´Eliseo ha pubblicato un misero comunicato per annunciare quattro nomine. Secondo le voci che circolano, François Fillon avrebbe caldeggiato un vasto cambiamento nella compagine governativa per reagire alla batosta elettorale, ma il capo dello Stato ha preferito non ascoltarlo: il governo deve affrontare la riforma più difficile del quinquennato, quella delle pensioni, e solo quando sarà andata in porto Sarkozy penserà a rinnovare da capo a fondo la squadra ministeriale – si legge sulla REPUBBLICA -. La riforma previdenziale ha del resto dettato le scelte dell´Eliseo: Xavier Darcos, ministro del Lavoro, paga per tutti. È uscito troppo indebolito dalle regionali: nella sua Aquitania è stato umiliato dal rivale socialista, che ha ottenuto il doppio dei suoi voti. Impensabile lasciargli la guida del negoziato con sindacati e imprenditori. Al suo posto andrà Eric Woerth, uomo di fiducia di Sarkozy”.  

“Lascia il Bilancio a François Baroin, un fedelissimo di Jacques Chirac. E qui interviene il senso politico dei piccoli cambiamenti: il presidente della Repubblica ha dato un contentino a tutte le correnti della destra. Oltre a Baroin arriva il centrista Marc-Philippe Daubresse alla Gioventù (rimpiazza un uomo di sinistra, Martin Hirsch) e soprattutto un colonnello di Dominique de Villepin, George Tron, che si occuperà della Funzione pubblica. L´ex premier deve annunciare giovedì la creazione di un nuovo movimento politico ed è evidente che Sarkozy mira a tagliarli l´erba sotto i piedi attirando i suoi amici o, in alternativa, cerca di riportarlo nell´alveo del centro-destra. E´ l´ipotesi preferita da Tron, che caldeggia una pacificazione per evitare una sconfitta nel 2012 – prosegue l’articolo -. Mentre la destra tentava di riorganizzarsi dopo la sconfitta, la sinistra ha insistito sull´inutilità di un rimpasto per rispondere alla sanzione elettorale. Oggi la Aubry riceverà i presidenti delle regioni eletti (Ségolène Royal sarà alla cena, non alla riunione), ma il Partito socialista pensa già al 2012. Entro primavera dovrebbe mettere a punto il suo progetto, poi verranno le primarie per scegliere il candidato all´Eliseo: mettere d´accordo tutti sulla data (primo o secondo semestre 2011) sarà il primo ostacolo”.  

“Anche gli ecologisti, grandi vincitori della tornata elettorale insieme al Ps, attraverseranno un periodo difficile. Si sono presentati alle regionali con l´etichetta di Europa Ecologia, un conglomerato in cui figurano i verdi e altri movimenti ambientalisti. Daniel Cohn-Bendit ha lanciato ieri un appello per trasformare Europa Ecologia in una nuova formazione, ma i verdi recalcitrano, si chiedono se dovranno avere o no un candidato alle presidenziali. La corsa all´Eliseo è cominciata ieri e i giochi sono aperti. Anche il movimento sindacale avrà da dire la sua: oggi sono previsti scioperi e manifestazioni nel settore pubblico”. (red)

13. Darwin, la terza via dell’evoluzione

Roma - “Come sta evolvendo la teoria dell'evoluzione? Il gioco di parole nasconde un tema interessante. Tutte le teorie scientifiche vengono aggiornate, senza ortodossie dogmatiche se non a proprio scapito, ma di caso in caso la trasformazione può avvenire per un rovesciamento da parte di una teoria rivale o attraverso una più graduale metamorfosi – si legge sul CORRIERE DELLA SERA -. L'ipotesi che gli scienziati cognitivi Jerry Fodor e Massimo Piattelli Palmarini consegnano al libro ‘What Darwin Got Wrong’ (in uscita da Feltrinelli col titolo 'Gli errori di Darwin') vuol essere un sasso nello stagno del programma di ricerca che negli ultimi 150 anni ha integrato le idee di Darwin, emendandone anche gli inevitabili errori. Il dissenso – si legge sul Corriere della Sera - fa leva su scoperte che provengono da branche assai promettenti delle scienze della vita: la biologia evoluzionistica dello sviluppo e dei geni ‘architetti’ che lo regolano, le molteplici sorgenti di variazione, il ruolo dei vincoli strutturali”.  

“Se per molti biologi la teoria darwiniana non ha bisogno di sostanziali riforme, per altri— come a suo tempo il paleontologo Stephen J. Gould — la rilevanza di questi nuovi filoni di ricerca sta prefigurando una 'teoria evoluzionistica estesa' , ancora pienamente darwiniana nel suo nucleo ma più allargata e pluralista. Secondo l'ipotesi eterodossa di Fodor e di Piattelli Palmarini, invece, oggi si starebbe affacciando una teoria alternativa, basata sulle leggi della forma e sull'autorganizzazione – prosegue il giornale -. Le forme organiche sarebbero cioè generate ‘dall'interno’ — per esempio per effetto di vincoli di sviluppo, di limiti dettati dalle reti genetiche, di filtri alla variazione — e non dalle pressioni 'esterne', cioè ecologiche, della selezione. Le strutture della vita deriverebbero anche da principi fisico-chimici interni che produrrebbero conformazioni ottimali e proporzioni armoniose come quelle della successione di Fibonacci. La natura sarebbe inoltre ricolma degli effetti collaterali non adattativi di questi vincoli interni”.  

“Ma è fondato trarre da questa miscellanea di evidenze eterogenee la conclusione che il neodarwinismo sarebbe fatalmente malato? Secondo la grande maggioranza dei ricercatori sul campo non è così, come testimonia la recensione fortemente negativa apparsa su Nature il 18 marzo. Innanzitutto perché i fattori strutturali integrano, e non sostituiscono, le spiegazioni basate sulla fitness darwiniana. La speciazione può avvenire in molti modi e tempi, ma in accordo con la continuità dei meccanismi darwiniani di base. Gli effetti secondari sono pur sempre trascinati da tratti selezionati. Esistono processi non selettivi fondamentali, come le derive genetiche, e non fa più scandalo dire che in natura non tutto è adattamento”. (red)

Donne senza uomini

Prima Pagina 22 marzo 2010