Ottima scelta

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Secondo i quotidiani del 24/03/2010

1. Le prime pagine 

Roma - CORRIERE DELLA SERA - In apertura: “Berlusconi, affondo contro i pm”. Editoriale di Pierluigi Battista: “Le parole dei vescovi”. A centro pagina: “Un cristiano arso vivo da estremisti musulmani: ‘Non voleva convertirsi’”. A fondo pagina: “Nomine Generali, la mossa di Geronzi”.  

LA REPUBBLICA - In apertura: “Berlusconi: Italia in mano ai pm”. In un riquadro: “Davanti al nastro Fassino-Consorte il Cavaliere disse: ‘Vi saremo grati per l’eternità’”. A centro pagina: “Otto modelli, 5mila tagli: ecco il nuovo piano Fiat”. “Netanyahu alla Casa Bianca: ‘Su Gerusalemme non trattiamo’”. “Pakistan, bruciato un cristiano che rifiuta di convertirsi”. A fondo pagina: “Calderoli e il falò delle vanità”.  

LA STAMPA - In apertura: “Berlusconi: ‘I magistrati vogliono cambiare i governi’”. Editoriale di Lucia Annunziata: “L’America che odia Wall Street”. In un riquadro: “D’Alema: neanche Fini è con Silvio”. A centro pagina: “Dice no all’Islam, cristiano arso vivo”.  

IL GIORNALE - In apertura: “Perché i vescovi sono con il premier”. In un riquadro: “Il Silvio Berlusconi nero nell’Emilia rossa”. Di spalla: “Quel che i colleghi del ‘Corriere’ non hanno capito” di Vittorio Feltri. A centro pagina: “All’Aquila le macerie non si toccano: servono alla propaganda di sinistra”.  

IL FATTO QUOTIDIANO - In apertura: “Dice: ‘I giudici, una patologia’. Ma Napolitano che dice?”. Editoriale di Antonio Padellaro: “Silenzio assordante”. Di spalla: “L’amorale della favola” di Marco Travaglio. A centro pagina: “La Camera degli sprechi”.  

IL SOLE 24 ORE - In apertura: “In casa liberalizzazioni frenate”. Editoriale di Marco Fortis: “Il made in Italy può ripartire dalla meccanica”. In un riquadro: “Ora Obama rilancia verso il Midterm”. “Intesa vicina per Atene ma euro ai minimi”.  

IL TEMPO - In apertura: “La Corte va a nozze gay”. Il commento di Pietro De Marco: “Ingegneria sociale, l’ultima tentazione della magistratura”. In alto: “Ecco il piccolo Silvio Berlusconi”. In un riquadro: “Santoro in Rai anche quando non c’è”. A fondo pagina: “Sinistra violenta all’università. Caccia agli studenti di Destra”.  

L’UNITA’ - In apertura: “Altri mille”. A fondo pagina: “Non solo aborto, la Cei rettifica; ‘Cruciali anche casa e migranti’”.  

IL MESSAGGERO - In apertura: “Berlusconi, attacco a pm e sinistra”. Editoriale di Oscar Giannino: “Il coraggio di Internet che non ha l’occidente”. In un riquadro: “Infrastrutture, passa per le urne una sfida da 120 miliardi”. A centro pagina: “Nel Lazio il tesoro della camorra”. “Bruciato vivo perché cristiano”. A fondo pagina: “Roma, via i custodi del Pantheon”.  

LIBERO - In apertura: “Lo scandalo dei regali rossi”. Editoriale di Maurizio Belpietro: “Anche il Pd prega che la Polverini batta la Bonino”. In un riquadro: “Santoro in onda su Sky. La Rai chiede i danni”. A centro pagina: “Il Cav punta tutto su Piemonte e Lazio”. A fondo pagina: “‘Mi scipparono il Corriere. Ora Bazoli deve risarcirmi’”.  

AVVENIRE - In apertura: “La paura del futuro: così l’Italia perde figli”. Editoriale di Giulio Albanese: “Nel mondo e tra la gente per missione”. In un riquadro: “Pakistan, cristiano bruciato. Orrore e rabbia”. A centro pagina: “I valori non si fanno a pezzi: alla base la tutela della vita”. (red)

2. Berlusconi, attacco a pm e sinistra

Roma - Berlusconi attacca a tutto campo opposizione e magistrati. “Da sinistra, solo insulti. L’opposizione non sa dialogare. Se cambiasse, si potrebbero fare le riforme insieme”.Governi e cittadini. Il premier non si ferma: ‘È sceso in campo il partito delle procure che ha snaturato la campagna elettorale. I pm vogliono cambiare i governi. Impedita l’informazione per i cittadini’. E sul presidenzialismo: decideranno gli elettori. Faccia a faccia. Replica dell’Associazione nazionale magistrati: ‘Sconcertante’. Botta e risposta anche con il segretario del Pd, Bersani: ‘Il suo è ormai un comizio continuo’. Scrive il CORRIERE DELLA SERA: ‘Votate per me, per il Pdl, per Cota presidente del Piemonte’ perché l’Italia è ‘una democrazia malata, ferita e violata’ per colpa dei magistrati, perché Casini è uno scandalo vivente, perché il centrodestra dopo il voto interrogherà i suoi elettori sull’elezione diretta del capo dello Stato o del premier, perché solo nella maggioranza le radici cristiane del Paese sono adeguatamente rappresentate, perché il Piemonte può diventare un polo d’eccellenza nella lotta al cancro, perché Mercedes Bresso, governatore uscente, ‘quando si alza la mattina e si guarda allo specchio si è già rovinata la giornata’, perché le riforme promesse al Paese, in primis la giustizia, ‘saranno fatte, anche senza l’opposizione’, perché la violenza di Di Pietro può armare menti labili contro il presidente del Consiglio. Sono tante, tantissime, le ragioni del Cavaliere. Berlusconi le elenca dal palco, nel capoluogo piemontese, al Lingotto per la seconda volta in un mese, per cercare di tirare la volata al proprio candidato, nei sondaggi in svantaggio sulla Bresso di appena 20-30 mila voti. L’invettiva contro ‘gli scandali inventati dalla sinistra, dalle procure’ è sempre lì, lo sdegno per ‘la falsificazione continua, compreso un processo falso contro il sottoscritto’ anche quello, così come l’accusa a quei ‘giudici che intervengono per cambiare i governi eletti dai cittadini’, arrogandosi la sovranità del Paese”.  

Aggiunge LA REPUBBLICA: “Il padiglione di Lingotto Fiere è abbastanza pieno, soprattutto di anziani. Il copione del comizio è sempre uguale, ma al solito attacco violento contro i magistrati, Berlusconi questa volta aggiunge una novità: all´inizio del discorso si scaglia contro La Stampa, il quotidiano della Fiat, bandiera della città, accusando il giornale diretto da Mario Calabresi di sostenere la candidata del centrosinistra Mercedes Bresso. ‘Non mi dite che vi siete accorti che La Stampa fa il tifo per la Bresso?’ chiede ironicamente alla platea. Poi l´accusa passa a un titolo in particolare: ‘Ma vi rendete conto che La Stampa ha titolato "La corruzione è il cancro dell´Italia". E´ così che si denigra il Paese’. E l´attacco gli serve per ripetere che ‘non c´è stata nessuna Tangentopoli’, ma solo ‘scandali inventati dalle procure della sinistra’. Per Berlusconi è una ‘malattia grave, una vera patologia della nostra democrazia quando esiste un partito dei giudici’ che agisce con ‘il fine di cambiare governi eletti dal popolo’. (...) Ma ci sono altre cose che Berlusconi vuole fare nei prossimi tre anni. Come cambiare la Costituzione e arrivare al presidenzialismo e ‘sarà la gente a dirci se vuole l´elezione diretta del premier o del capo dello Stato’. Come? E´ semplicissimo, una via di mezzo tra il referendum e l´indagine di mercato: ‘Sarete voi elettori interpellati attraverso i gazebo a indicare quale via prenderemo. Così come sono stati gli elettori a scegliere il nome fra Popolo della libertà e Partito della Libertà’. Del resto ‘mi piace essere scelto dal popolo, mi piace servire il popolo (...)’”. (red)

3. Bersani: eterno comizio. L'Anm: aggressioni sconcertanti

Roma - “E adesso il problema dell’opposizione è fermare l’offensiva mediatica di Berlusconi, alzare un argine a quel fiume in piena, di parole e di accuse, che arriva dal premier anche attraverso il piccolo schermo. E che colpisce ora il centrosinistra, ora i magistrati. Pier Luigi Bersani - scrive il CORRIERE DELLA SERA - prevede che i toni del premier continueranno a salire, con l’obiettivo di stanare gli indecisi. E così attacca. ‘Berlusconi non accetta i confronti, intende la politica come un comizio continuo e il governo come un decreto continuo’, dichiara da Latina il segretario del Pd. E denuncia il tentativo di ‘zittire’ maggioranza e opposizione a colpi di decreti e voti di fiducia. el pomeriggio, quando arriva a Frosinone, Bersani mira al centro del bersaglio: ‘Vedremo la presenza di Berlusconi nelle trasmissioni e nei telegiornali, ma noi non ci impressioniamo. Con i mezzi che abbiamo, che non ci consentono di mandare sette milioni di lettere, suoneremo le nostre campane’. Altro che dialogo. Il premier ‘interpreta il confronto come un eterno comizio’, accusa il capo del Pd. E sottolinea il ‘nervosismo’ di un Berlusconi che parla di ‘partito dell’amore’, ma intanto digrigna i denti. E ora, prevede, ‘questo nervosismo cercheranno di risolverlo chiamando a un referendum sul bene e sul male, su Berlusconi sì o no’. Eppure si mostra ottimista, il segretario: ‘Non dico che abbiamo vinto, perché siamo a un pelo, ma dico che vinciamo’. Ironizza su Berlusconi che ‘fa il surfista da una balla all’altra’, attacca il governo sulla crisi, contesta la strategia dei ‘cieli azzurri’ e affonda: ‘Ve lo immaginate Berlusconi che va in tv e dice "C’è un problema, c’è bisogno di dare una mano..."? No, non lo farà mai. Apicella quell’accordo lì non glielo ha fatto’. E oggi, al Pd, Bersani dirà ‘basta’ ai bavagli e alle censure: ‘Non gli piace certa televisione? Cambi canale’. (...) L’altro fronte è la magistratura. L’ennesimo attacco contro le toghe provoca la dura reazione del presidente dell’Anm, Luca Palamara. ‘È sconcertante che in campagna elettorale venga aggredita quotidianamente un’istituzione dello Stato— difende la categoria il presidente —. Non siamo un partito, ma in uno Stato di diritto il nostro compito è applicare la legge’. Bersani invita la politica a fare un passo indietro perché la magistratura ‘deve fare il suo lavoro e deve essere rispettata tutti i giorni dell’anno’. E Leoluca Orlando, Idv, giudica ‘eversivo’ il comportamento di Berlusconi”. (red)

4. D'Alema: Dal premier solo bugie

Roma - “Gira e rigira tra le mani la copia de La Stampa con l’ultima intervista di Silvio Berlusconi ben richiamata in prima pagina. E però, sistemato dietro la scrivania di presidente del Copasir, Massimo D’Alema - in verità - invece che parlare sembra perplesso: ‘Vuole che la commenti? Dovremmo parlare dell’ultima esibizione di vitalità del nostro premier, un uomo che a 74 anni sfida ad una gara sui cento metri il suo intervistatore... Il resto, infatti, sono bugie dette con sconcertante naturalezza ed un vuoto assoluto di idee e di prospettiva’. Sono le 11 del mattino - scrive LA STAMPA - e D’Alema è in partenza per il Piemonte, dove lo attende una raffica di iniziative in vista di un voto - quello imminente - al quale guarda con ottimismo. ‘Il messaggio di Berlusconi si è fatto ripetitivo e stanco - dice -. Parla di cose lontane dalle preoccupazioni vere degli italiani, che non vivono certo con l’ossessione dei talk show o del lavoro della magistratura...’. (...)‘Berlusconi sta solo facendo il solito giochino: che consiste nel tentare di trasformare ogni voto - perfino un’elezione circoscrizionale - in un referendum su di lui. Lo fa anche perché ha poca considerazione dei suoi candidati e del suo partito. Ma è appunto di questo che si tratta: i magistrati sono un pretesto’. Comunque la si giudichi, è però una scelta che in passato spesso lo ha premiato, no? ‘Non lo discuto, ma molte cose sono cambiate... La sua coalizione è in crisi evidente. Il suo messaggio si è fatto ripetitivo, il suo egocentrismo è cresciuto a dismisura e sta trasformandosi in un problema serio. Vede, perfino il fatto che un uomo che ormai ha 74 anni trovi offensivo che gli si facciano domande sul dopo, sulla successione, è segno di miopia e di scarso amore verso il Paese’. Evidentemente ritiene di avere energie e idee per andare avanti e fare altro: a cominciare dalla riforma della giustizia, annunciata per dopo il voto. Le pare così strano? ‘Sono anni che annuncia cose che poi non fa. Nell’ultimo decennio ha governato per quasi otto anni: perché non ha varato le riforme che promette? Anche sulla giustizia abbiamo avuto leggine e non riforme. Sulle intercettazioni fummo noi a presentare una proposta seria ed equilibrata: non volle nemmeno discuterne. E se ora per riforma intende una norma che ostacoli il lavoro dei magistrati, può star certo che troverà la nostra più ferma opposizione. Inoltre, vorrei far notare con qualche amarezza che il garantismo del nostro premier ha mostrato, in questi giorni e a proposito delle inchieste pugliesi, un volto vergognoso: chiede impunità per sé e persecuzione per i suoi avversari politici’ (...).  (red)

5. Bagnasco: lavoro cruciale come il no all'aborto

Roma - “‘No all´aborto, rispetto della vita umana e difesa del matrimonio tra uomo e donna’. Ma non solo. In vista delle elezioni regionali, i candidati ideali per i cattolici sono quanti si impegnano ‘anche per diritto al lavoro e alla casa, per l´ integrazione degli immigrati, per la difesa dell´ambiente, per l´attenzione agli ultimi e per la lotta alle ingiustizie e alle disuguaglianze sociali’. Secondo intervento "elettorale" - scrive LA REPUBBLICA - del cardinale Angelo Bagnasco ad appena 24 ore dalla prolusione con cui lunedì aveva aperto il Consiglio permanente della Cei, ribadendo - tra l´altro - i cosiddetti "valori non negoziabili" ai quali la gerarchia cattolica guarda per il rinnovo dei consigli regionali. ‘Il voto cattolico sia contro l´aborto’, aveva ammonito - tra l´altro - Bagnasco, dando l´impressione di voler condannare, sebbene indirettamente, quei candidati che nel corso della campagna elettorale si sono schierati a favore della pillola abortiva Ru486 come la radicale Emma Bonino in corsa nel Lazio e Mercedes Bresso in Piemonte. Nell´intervento di ieri, Bagnasco - che firma, questa volta, una nota come presidente dei vescovi della Liguria - ricorda, però, che i ‘valori integrali dell´uomo’ sono anche lavoro, ambiente, immigrazione, casa, famiglia. Una puntualizzazione vista da più parti come un tentativo fatto dal presidente della Cei per evitare che la sua prolusione al Consiglio episcopale possa essere letta come un indiretto invito a trasformare il voto elettorale in una contesa su aborto-sì o aborto-no. Mentre invece - si legge nel testo firmato come presidente dei vescovi liguri, ma diffuso anche dall´ufficio stampa della Cei - Bagnasco avverte che sarebbe sbagliato separare ‘l´aborto da tutti gli altri valori sociali’. Come già avvenuto lunedì scorso, sulle parole del presidente Cei ieri ci sono stati commenti e prese di posizioni. Tra le più critiche, Emma Bonino che, nel corso di un confronto con Renata Polverini su Sky Tg24, sottolinea che ‘il signor Bagnasco dovrebbe sapere che aborto e la legge 194 non sono competenze regionali per cui il suo intervento è fuori posto’. La Polverini assicura, invece, che ‘i valori dei cattolici sono i miei valori," invitando però a "non strumentalizzare la Chiesa’ per motivi elettorali (...)” (red)

6. Sul voto nel Lazio guerra di nervi tra Cei e radicali

Roma - “Probabilmente non sarà possibile calcolare se e quanto l’intervento dei vescovi italiani sulla campagna elettorale ha spostato voti: magari non succederà nulla. Ma certamente il discorso del presidente della Cei, Angelo Bagnasco, ha inserito un cuneo nel centrosinistra; e seminato nervosismo e imbarazzo in uno schieramento sempre più convinto di poter vincere di nuovo nel Lazio. Il modo in cui ieri la radicale Emma Bonino ha reagito al monito delle gerarchie cattoliche - scrive Massimo Franco nella sua nota sul CORRIERE DELLA SERA - segna uno scarto rispetto alle poche parole liquidatorie pronunciate a caldo. E l’insistenza con la quale il Pd minimizza i contrasti fra la loro candidata ed il Vaticano sembra voler negare l’evidenza. D’altronde, è l’unico modo per non risuscitare i contrasti fra la componente più a sinistra, quella cattolica e l’Idv alla vigilia delle regionali di domenica e lunedì prossimi. In realtà le parole di Bagnasco, ribadite ieri dalla Cei, suonano come una chiamata alle armi ad appena cinque giorni dal voto contro l’eventualità che la Bonino diventi ‘governatrice’ della regione. La rapidità con la quale il centrodestra fa proprio l’argomento della ‘protezione della vita’ dice quanto il rischio della Chiesa italiana sia quello di essere utilizzata in modo strumentale. Silvio Berlusconi rivendica un ‘ancoraggio alla tradizione cristiana’ del Pdl: una connotazione sulla quale ironizza il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, criticato dal premier perché l’Udc è alleata della candidata di sinistra Mercedes Bresso in Piemonte; ma insieme al centrodestra nel Lazio. I vertici del Pd cercano di sdrammatizzare. Il segretario Bersani definisce le parole di Bagnasco un ‘messaggio che mette in equilibrio temi etici e sociali’. Ma la Bonino usa linguaggio e toni diversi. Facendo presente che l’aborto non è tema di competenza delle regioni, spiega che ‘il signor Bagnasco’ ha lanciato un monito ‘fuori posto’. (...) I sondaggi la danno tuttora in bilico fra Renata Polverini e la Bonino. E rappresenta il cuore di un potere vaticano ramificato in associazioni caritative, assistenziali, ospedaliere. L’idea di un’esponente storica del partito radicale che annuncia di volere essere nominata ‘commissario’ alla disastrata sanità laziale in caso di vittoria, per la Santa Sede è un incubo. Questo spiega una presa di posizione della Cei così netta e insieme ad alto rischio, più di qualunque calcolo politico. La tentazione istintiva è di considerare quella di Bagnasco come una sorta di mossa ‘ruiniana’ dopo l’uscita di scena del predecessore, Camillo Ruini. Eppure sembra qualcosa di più e di diverso”. (red)

7. Regionali, il Pdl fissa l'asticella a quattro regioni

Roma - “Ancora un mese fa il Cavaliere puntava al ribaltone: via i ‘comunisti’ dalla Conferenza delle Regioni, basta con gli sgambetti dei governatori ‘rossi’... L’asticella’ delle sue ambizioni era collocata a quota 6 (quasi la metà delle 13 poltrone in palio tra domenica e lunedì), sufficiente per piazzare Formigoni al vertice della Conferenza dove attualmente regna l’emiliano Errani. A domanda, il premier aveva ammesso: ‘Sì, questo è l’obiettivo’. Senza nascondere mire più sfrenate. Poi però c’è stato l’autogol delle liste. Grande disgusto degli elettori per la prova di inettitudine. E da allora nulla è stato più come prima. Al punto che Berlusconi adesso - scrive LA STAMPA - si accontenterebbe di sfangarla, evitare un ‘cappotto’ verrebbe spacciato alla stregua di una vittoria. Il nuovo traguardo ufficiale è crollato giù a quota 4, in pratica il Lombardo-Veneto più Campania e Calabria, dove la disparità di forze sembra tale da escludere colpi di scena. Ne dà conferma Bonaiuti, saggio portavoce. ‘L’asticella’, premette, ‘è il solito noioso trucco inventato dalla sinistra per cambiare le carte in tavola. Si parte da 11 regioni a 2, se noi saliremo a 4 vorrà dire che loro saranno scesi a nove. Né potranno consolarsi dicendo di averne perse meno di quanto si pensava...’. Altro che consolarsi: Bersani si fregherebbe le mani dalla gioia. Quanto a Berlusconi, sarebbe il primo a viverla come una battuta d’arresto. Per dare un senso ai prossimi tre anni di legislatura, gli servirebbe un nuovo forte mandato, la testimonianza concreta di un sostegno popolare (i sondaggi non bastano). Vincere in 6 regioni anziché 4 sarebbe, per il Cavaliere, un tonico eccezionale. Avrebbe il pallino in mano per le riforme della Costituzione, addirittura potrebbe scavalcare Fini appellandosi al popolo dei ‘gazebo’. Fermandosi a 4, invece...(...)” (red)

8. Fini: Cittadinanza breve per i figli degli immigrati

Roma - “Se l’originale è meglio della fotocopia, tanto vale rivolgersi direttamente all’originale. Gianfranco Fini, presidente della Camera, dopo aver frenato sui tempi del presidenzialismo dettati dal premier Silvio Berlusconi, dopo aver criticato l’appiattimento del Pdl su Umberto Bossi, si è rivolto direttamente alla Lega su un tema sensibile come la cittadinanza per gli immigrati. Ma solo - spiega il CORRIERE DELLA SERA - per un nuovo affondo nei riguardi del Pdl. Quello della cittadinanza è un vecchio pallino del presidente della Camera, ma ieri, alla presentazione del rapporto sulla famiglia del Centro Internazionale Studi Famiglia, il suo pensiero ha conosciuto un’ulteriore evoluzione. ‘Si può discutere — attacca Fini — sui sette, i dieci o i dodici anni per la cittadinanza degli immigrati adulti ma non lo si può fare per i bambini. Per loro, che sono già negli asili con i nostri figli, che parlano il dialetto, che fanno il tifo per la stessa squadra, che sentono le stesse canzoni, è necessario pensare ad un percorso breve per la cittadinanza’. Sia bambini nati in Italia, sia bambini nati all’estero ma trasferiti in tenera età nel nostro Paese. ‘Come si fa - continua il presidente della Camera - a non capire che aspettare i 18 anni per dare la cittadinanza a questi ragazzi c’è il rischio che quando avranno dieci o dodici anni possano raccogliere le prediche di qualche cattivo maestro?’. La sala applaude. Ma l’applauso più forte arriva quando Fini insiste sul concetto di patria. ‘Vogliamo negare loro il diritto di sentirsi orgogliosamente italiani, soltanto perché, nel secolo scorso, vigeva la legge del sangue e del suolo? Il concetto di patria va ripensato anche in una logica multietnica e multiculturale’. Due parole bandite dal vocabolario della Lega. Ma che nel ragionamento di Fini hanno una consequenzialità logica stringente, ‘perché dobbiamo includere nella nostra società anche coloro che amano la loro patria ma l’Italia non è la terra dei loro Padri’. Fini non si ferma. E siccome il tema del convegno è il welfare per la famiglie e il costo dei figli, aggiunge: ‘Senza gli immigrati saremmo in una condizione da allarme rosso per la natalità e saremmo molto più bassi della media dei Paesi occidentali che sono agli ultimi posti’ (...)” (red)

9. Camera, i lussi dei deputati ci costano 138 mln

Roma - “Se a una cena tra amici qualcuno vi raccontasse che la Camera dei deputati spende circa nove mila euro al mese per pagare l’affitto di un ufficio per ogni deputato probabilmente non ci credereste. ‘Forse a quel prezzo sarebbe meglio affittare una stanza al Grand Hotel’, scherza, ma non troppo Rita Bernardini, la deputata radicale che si è battuta per avere l’elenco di convenzioni, consulenze e fornitori della Camera fino a minacciare uno sciopero della fame. A darle pronta soddisfazione, facendole trasmettere subito i conti segreti del Palazzo ci ha pensato Gianfranco Fini, ‘il primo presidente della storia sensibile a queste vicende’, lo ha definito Marco Pannella, che ieri ha squadernato con i suoi compagni di partito questa sfilza di numeri: ‘Carte che parlano da sole, dal cui studio è impossibile che non venga fuori roba da codice penale’. Dalla gran mole di dati - scrive LA STAMPA - spunta fuori pure una convenzione tra la Camera e il Centro Diagnostico Pantheon, non a carico del bilancio di Montecitorio (è finanziata con una quota di 800 euro al mese che ogni singolo deputato versa ad un Fondo di Solidarietà) ma che consente agli onorevoli e ai loro familiari (anche se coppie di fatto) di ricevere rimborsi per interventi di chirurgia plastica e di accedere ad una serie di prestazioni: cura del sonno a 516,46 euro, shiatsuterapia a 75 euro, elettroscultura o ginnastica passiva a 75 euro, balneoterapia con 1860 euro di plafond annuo e 3100 euro l’anno per la psicoterapia. Ma la voce più significativa che incide direttamente sui 138 milioni e passa di euro che la Camera spende per fornitori e contratti vari è proprio quella degli uffici, con un versamento alla società ‘Milano 90 srl’ del gruppo Scarpellini di 46,5 milioni di euro solo per l’affitto di Palazzo Marini: una serie di immobili dislocati tra via del Tritone e piazza San Silvestro che nel 2007, denuncia il segretario dei Radicali, Mario Staderini, ‘costavano 30 milioni di euro e su questo ho bisogno di risposte da parte della Camera.  

Montecitorio e il Senato hanno in locazione da privati o dal demanio ben 22 immobili per un totale di 204 mila metri quadri, mentre il museo del Louvre ne ha solo 60 mila. E gran parte di questi 204 mila metri quadri sono ripartiti nelle strutture di palazzo Marini destinate agli uffici dei deputati’. Uffici che, a sentire la Bernardini, ‘non servono a nessuno, io ci ho messo piede solo un paio di volte’. Scorrendo i dati messi on line sul sito dei Radicali si scopre poi che la ‘Milano 90 srl’ fornisce alla Camera non solo la locazione degli uffici, ma anche servizi di ristorazione delle mense di via del Seminario e di Palazzo Marini (2.670.480 euro annui), mentre la ristorazione per deputati e dipendenti di Montecitorio è fornita dalla ‘Compass Grup Italia spa’, che secondo il bilancio di previsione, riceverà nel 2010 3.857.712 euro. E non sono poche le voci che superano il milione di euro: per l’affitto di posti auto e moto vengono pagati 787 mila euro alla ‘Colonna srl’, oltre 112 mila euro alla ‘Edilcrispi srl’, 222.196 euro alla ‘Saba Italia spa’, mentre per il lavaggio e la custodia delle vetture, la ‘Co.pisa.scrl’ riceve 418 mila euro all’anno. Per la manutenzione della tappezzeria e falegnameria e per l’acquisto di arredi, la Camera versa 1.214.400 euro alla ‘Troiani srl’, mentre i servizi di pulizia nel 2010 costeranno circa 5 milioni di euro”. (red)

10. Otto modelli, 5mila tagli: ecco il nuovo piano Fiat

Roma - Quasi cinquemila dipendenti in meno, riduzione di un quarto del numero dei modelli prodotti (da 12 a 8) e aumento del 50 per cento dell´attuale produzione italiana ( da 600 a 900 mila auto, soprattutto grazie all´arrivo della Panda a Pomigliano). “Il piano strategico 2010-2014 che Marchionne presenterà il 21 aprile - rivela LA REPUBBLICA - comincia a prendere forma nelle analisi e nelle indiscrezioni che circolano nei cinque stabilimenti di assemblaggio finale e nei tre dedicati alla produzione dei motori e dei cambi. Queste indiscrezioni parlano anche di sette modelli con marchio Fiat, Alfa e Lancia realizzati negli Usa per il mercato d´Oltreoceano, per una produzione complessiva che dovrebbe superare le 350 mila unità sull´altra sponda dell´Atlantico. Particolarmente critica, in base ai programmi, la situazione della produzione motoristica in Italia. Il piano prevederebbe dunque il taglio del 15 per cento degli organici degli addetti al montaggio finale, quei 30.000 operai di linea che nei mesi scorsi sono rimasti fermi per due settimane quando ha cominciato a farsi sentire l´effetto dello stop agli incentivi. Nel calcolo sono compresi i 1.500 dipendenti diretti di Fiat a Termini Imerese (come è noto lo stabilimento siciliano chiuderà il 31 dicembre del 2011) e i 500 dipendenti che andranno in mobilità volontaria a Cassino sulla base di un accordo sindacale firmato nei mesi scorsi. Sono una novità invece i 2.000-2.500 addetti in meno alle Carrozzerie di Mirafiori e le 500 tute blu che il sindacato stima possano perdere il posto a Pomigliano in seguito al passaggio dalle produzioni Alfa alla Panda. Dopo la presentazione del piano, il 21 aprile, toccherà ai sindacati discutere, stabilimento per stabilimento, come raggiungere la saturazione degli impianti senza ridurre gli organici. È anche probabile che nelle prossime settimane dal Lingotto giungano ancora aggiustamenti (...)”. (red)

11. Generali, convocato il comitato nomine

Roma - Il presidente di Mediobanca Cesare Geronzi ha convocato il comitato nomine dell’istituto per venerdì pomeriggio, in vista dell’assemblea delle Generali che rinnoverà il consiglio il 24 aprile. Scrive il CORRIERE DELLA SERA: “Le comunicazioni sono partite ieri sera dopo un giro di incontri in Piazzetta Cuccia sia con i soci Salvatore Ligresti (Fonsai) e Marina Berlusconi (Fininvest), sia fuori banca: il presidente e l’amministratore delegato Alberto Nagel sono più di una volta entrati e usciti nel corso della giornata dal portone del palazzo. Il comitato nomine dovrà mettere a punto la lista di candidati che Mediobanca, maggior socio del Leone con il 13,2 per cento, intende proporre per il board di Trieste. Come ha ricordato ieri Vincent Bolloré, capofila dei soci francesi di Piazzetta Cuccia, è il consiglio delle Generali, che si riunisce subito dopo l’assemblea, a nominare al proprio interno il presidente. La cui indicazione implicita nasce però insieme alla lista di maggioranza. È considerato infatti improbabile che l’attuale presidente della compagnia di assicurazioni Antoine Bernheim venga riconfermato (per ragioni di età) anche solo per un anno. Venerdì pomeriggio dunque, a meno di rinvii o riconvocazioni, dovrebbe essere definito l’esito della partita per le Generali. La soluzione non risulta ancora raggiunta ed è perciò probabile che fra oggi e venerdì si definiscano i termini attraverso il confronto fra Geronzi e Nagel, che ieri non si sono incontrati. Secondo lo statuto di Mediobanca spetta infatti all’amministratore delegato, sentito il presidente, fare le proposte in comitato nomine. In assenza ancora di un quadro definitivo, cosa può aver portato il presidente ad accelerare i tempi? Mediobanca deve presentare la lista entro il 6 aprile, data che per fatti tecnici (e tenendo conto della Pasqua) è opportuno venga anticipata al 2. Geronzi ha tuttavia convocato il comitato per venerdì 26. Il banchiere, indicato da settimane dai rumor come il candidato in pole position per la presidenza del Leone, ha più volte negato di essere interessato. Secondo voci di mercato però alcuni soci di Mediobanca gli avrebbero chiesto di impegnarsi a Trieste. E lui avrebbe sciolto la riserva almeno in termini di disponibilità (...)”. (red)

12. Nomine in Intesa Sanpaolo, Salza sente aria di conferma

Roma - Stretta finale per il rinnovo dei vertici di Intesa Sanpaolo. Riprende quota la candidatura di Enrico Salza per la presidenza del consiglio di gestione di Intesa Sanpaolo. “Proprio il tassello del vertice della gestione - spiega LA STAMPA - sarebbe il tassello ancora mancante dell’accordo tra Fondazione Cariplo e Compagnia di San Paolo per la composizione della lista unica per il rinnovo dei consigli di Intesa. La nomina del consiglio di gestione spetta, secondo lo statuto, ad un comitato nomine composto da membri del consiglio di sorveglianza. Proprio sulla composizione di questo comitato si starebbe giocando la partita in queste ore. Ieri intanto un cda della Cariplo ha confermato formalmente il mandato al suo presidente, Giuseppe Guzzetti, a trattare con Torino per la presentazione della lista, dopo il via libera preliminare della settimana scorsa. Il Cda avrebbe però anche esaminato i nomi - scontato quello di Giovanni Bazoli - sui quali Guzzetti andrà poi alla trattativa con la Compagnia, assieme ai vice presidenti dell’ente milanese, Mariella Enoc e Carlo Sangalli. Secondo alcune indiscrezioni che non hanno trovato conferma, entro la settimana - forse già oggi - potrebbero incontrarsi i presidenti Angelo Benessia (Compagnia di San Paolo, 9,88 per cento), Giuseppe Guzzetti (Cariplo, 4,68 per cento), Fabio Roversi Monaco (Fondazione Cassa di risparmio di Bologna, 2,734 per cento), Antonio Finotti (Fondazione di Padova e Rovigo, 4,92 per cento) e Michele Gremigni (Ente Cassa di Risparmio di Firenze, 3,378 per cento). Più probabile invece che già oggi partano i contatti tra Benessia e Guzzetti per definire la composizione della lista unica, con la sottoposizione al presidente della compagnia dei nomi usciti dal confronto di ieri nel cda Cariplo. L’attesa è che le due liste presentate dalle cinque fondazioni portino a eleggere un consiglio di 19 componenti (tra 15 e i 21 i consiglieri previsti dallo statuto), dieci dei quali indicati da Torino e Milano (cinque per parte) e altri cinque nella lista presentata dalle altre tre fondazioni. Formalmente le candidature vanno presentate 15 giorni prima dell’assemblea degli azionisti, prevista per il 30 aprile (il 28 in prima convocazione). Ma i cinque enti che raccolgono quasi il 25 per cento della banca, secondo quanto si apprende, potrebbero presentare le candidature già entro la prossima settimana. Sulla conferma di Salza premerebbe in particolare la componente milanese dell’azionariato, in nome della continuità di un management al quale viene riconosciuto il lavoro svolto in questi tre anni. D’altra parte, fanno notare alcune fonti, la ricerca di un candidato alternativo da parte torinese non avrebbe ancora prodotto i risultati desiderati. In questa fase il banchiere torinese sarebbe però solo spettatore della partita, in attesa della definizione di tutte le caselle. E quello della definizione della lista unica Milano-Torino è solo il primo passaggio”. (red)

13. Mediaset frena con calo spot ma vede rosa per il 2010

Roma - “Mediaset strapazza la Rai nel derby dei bilanci 2009. Mentre viale Mazzini fa i conti – in pesante rosso – dell´addio a Sky, del crollo degli spot (acuito a inizio 2010 con lo stop ai talk show) e della (sospetta) rinuncia alla pay-tv, il Biscione ha archiviato l´ultimo esercizio con un utile di 269 milioni, in calo del 28,9 per cento rispetto all´anno precedente, ma più che sufficiente per distribuire alla Fininvest e a casa Berlusconi un dividendo di circa un centinaio di milioni. A puntellare i conti di Cologno - spiega LA REPUBBLICA - tre fattori: l´appeal pubblicitario delle reti del presidente del Consiglio che hanno visto calare i loro ricavi da spot "solo" dell´8,4 per cento, la metà circa della flessione della Rai, il contenimento dei costi (-1,8 per cento) e i buoni risultati della pay-tv digitale. Questo business – dove Mediaset in virtù della latitanza delle tv di Stato opera in sostanziale monopolio – garantisce 560 milioni di fatturato l´anno (+38,9 per cento) e dovrebbe arrivare al pareggio già nel 2010. Il futuro, tra l´altro, pare rosa: ‘In questo inizio del 2010 – recita una nota del gruppo – gli investimenti pubblicitari, in particolare quelli televisivi, mostrano segni di dinamismo’. La Spagna, dopo un 2009 da dimenticare (ma sempre in utile) per Telecinco dovrebbe beneficiare sia dell´accordo con Prisa e la fusione con Cuatro che dalla decisione della tv pubblica iberica Tve di cancellare gli spot. Iniziativa che ha già regalato un incremento del 10 per cento circa delle entrate pubblicitarie ai network privati in grado pure di alzare del 10-15 per cento i listini secondo le stime degli analisti. Il bilancio quindi si dovrebbe chiudere ‘con un risultato netto consolidato migliore di quello del 2009’. Grazie anche ai progressi di Mediashopping e della produzione cinematografica. A livello di audience (41 per cento in prima serata, 41,2 per cento nelle 24 ore) Mediaset ha confermato la leadership in tutte le fasce orarie per il target commerciale più interessante per gli azionisti, gli spettatori tra i 15 e i 64 anni. La posizione finanziaria netta è negativa per 1,5 miliardi, 180 milioni in più del 2008”. (red)

14. Crisi, la Merkel fissa i paletti per la Grecia

Roma - Giornate straordinarie per il futuro della zona euro. “Angela Merkel - scrive il CORRIERE DELLA SERA - rimane intransigente sugli aiuti europei alla Grecia in difficoltà e sulla necessità di rafforzare la disciplina di bilancio dei Paesi dell’Unione monetaria. Ieri sera, però, la cancelliera tedesca sembrava meno isolata che nei giorni precedenti. Anzi, avrebbe raccolto l’adesione di massima del presidente francese Nicolas Sarkozy al coinvolgimento del Fondo monetario internazionale (Fmi) in ogni azione di aiuto ad Atene: cioè su almeno una delle condizioni centrali che il governo di Berlino ha avanzato per dare un futuro via libera a un salvataggio europeo della Grecia. La ricerca di un compromesso tra Merkel e Sarkozy era ancora in corso ieri notte ed appariva vicina. Con una posizione comune franco-tedesca, il Consiglio europeo di giovedì e venerdì prossimi potrebbe raggiungere un accordo che nelle scorse ore era sembrato impossibile. A sottolineare l’eccezionalità del momento, prima della riunione dei 27 capi di governo europei potrebbe anche tenersi, giovedì mattina, un summit ristretto ai soli 16 Paesi dell’Eurozona: un fatto finora accaduto una sola volta, nel 2008, in piena crisi finanziaria. Se l’Europa si allineerà effettivamente sulle sue posizioni, per Frau Merkel si tratterà di una vittoria politica consistente, all’estero ma anche in Germania: proprio sull’opportunità di coinvolgere l’Fmi in vicende che riguardano un Paese dell’euro in crisi, nei giorni scorsi si era infatti scontrata con il suo ministro delle Finanze, Wolfgang Schäuble, contrario. Sarebbe però soprattutto l’inizio di una fase nuova per l’euro. Tra l’altro non priva di tensioni: sia la Banca centrale europea, sia la Bundesbank non sono favorevoli a un coinvolgimento dell’Fmi negli affari del Vecchio Continente, temono che l’organizzazione di Washington finisca con l’influenzare le politiche monetarie europee e la loro indipendenza (...)”. (red)

15. Obama pronto a chiedere restituzione dei superstipendi

Roma - “Arriva il taglio secco del 33 per cento per gli stipendi dei top manager nelle maggiori società americane aiutate dallo Stato. E anche sulle altre - scrive LA REPUBBLICA - incombe una nuova minaccia: i loro dirigenti potranno essere costretti addirittura a restituire superstipendi già incassati in passato. È il pugno duro di Barack Obama che si abbatte su Wall Street. Quello che i media americani hanno battezzato "lo Zar anti-bonus", Kenneth Feinberg, per conto della Casa Bianca ieri ha scoperto le sue carte. La riduzione di un terzo per gli stipendi dei manager scatta quest´anno per le cinque società che hanno ricevuto i sussidi più generosi dal governo, colossi malati come la General Motors e la compagnia assicurativa Aig. Ma per Wall Street la notizia più preoccupante è un´altra. E´ la lettera che Feinberg ha inviato ieri a 419 banche, con un questionario dettagliato sugli stipendi erogati ai manager più pagati, quelli che complessivamente hanno ricevuto più di 500.000 dollari nei quattro mesi decorsi dal 17 febbraio 2009. La ragione del calendario specifico? E´ da quel periodo che la legge ha dato a Feinberg i suoi poteri speciali, la facoltà di calare la mannaia su gratifiche che risultino "contrarie al pubblico interesse". Ora le 419 banche, tra cui figurano Goldman Sachs, J. P. Morgan Chase e Morgan Stanley, hanno 30 giorni per consegnare a Feinberg tutta la documentazione richiesta. Poi, lo Zar non esclude un gesto drastico: chiedere la restituzione di una parte dei superstipendi già pagati ai banchieri. Si stima che il pericolo riguardi fino a 25 dirigenti per ciascuna delle banche maggiori. Questa iniziativa rappresenta una novità importante, un allargamento del campo di indagini e di intervento dell´Amministrazione Obama (...)”. (red)

16. Google a Hong Kong, la Cina estende la censura

Roma - “Preso in contropiede, anche Qin Gang, implacabile portavoce del ministero degli Esteri, ha dovuto ammetterlo: ‘Anch’io uso Google. Con altri motori di ricerca’. Però Google in Cina non c’è più. O meglio: ha lasciato la Cina rimanendo in Cina, cioè sfruttando il diverso regime legale di Hong Kong e suscitando la nervosa reazione di Pechino. La decisione della società californiana di interrompere l’autocensura del suo motore di ricerca spostandosi a Hong Kong - scrive il CORRIERE DELLA SERA - è stata definita ‘completamente sbagliata’. Un lungo comunicato dell’ufficio Informazione del Consiglio di Stato (il governo) ha rinfacciato a Google di aver ‘violato la promessa scritta fatta entrando nel mercato cinese’; questo nonostante la ‘sincerità della Cina’ che ha accordato incontri per offrire ‘pazienti e dettagliate spiegazioni’.Google, invece, conferma le intenzioni annunciate a gennaio, quando denunciò gli attacchi di hacker su di sé e sulle email di attivisti: basta ricerche filtrate all’origine. Adesso digitando l’indirizzo Google.cn si viene automaticamente indirizzati su Google.com.hk. In virtù del principio ‘un Paese due sistemi’ e dell’autonomia conservata dopo il passaggio alla Repubblica Popolare, Hong Kong non subisce i controlli al web esercitati ovunque in Cina. E se compiute in Cina le ricerche di parole ed espressioni sensibili attraverso Google.com.hk vengono bloccate. In altre parole, ora è la Cina che censura Google, non Google che censura Google. (...)Il futuro di Google nella Repubblica Popolare resta uno scenario poco nitido. Negli uffici di Pechino, fuori dai quali sono stati portati fiori e cioccolatini, i dipendenti ieri non avevano ancora ricevuto indicazioni definitive. E con le autorità cinesi comunque irritate è tutto da vedere il margine di manovra che l’azienda statunitense avrà per lanciare la sua piattaforma Android (telefonia cellulare) e conservare alcune attività di ricerca e pubblicitarie. Pur elogiata da Amnesty International e da Human Rights Watch, l’operazione di Google sulla censura non viene disgiunta, in Cina, dal ruolo subalterno che il motore di ricerca ha (aveva) sul mercato, sul 30-35 per cento contro il 60 per cento del rivale Baidu (...)”. (red)

17. Orrore in Pakistan, arso vivo un cristiano

Roma - “Non volevano convertirsi all´Islam. Bruciato vivo, Masih Arshed, 38 anni, di professione autista, di fede cristiana, è morto dopo tre giorni di agonia. Sua moglie Martha, domestica, di fede identica a quella del marito, è stata stuprata dagli agenti di polizia dai quali venerdì è corsa a denunciare l´attacco contro Masih. Entrambe le violenze - scrive LA REPUBBLICA - sono avvenute davanti ai tre figli della coppia, il più piccolo di 7 anni, il più grande di 12, nella città pakistana di Rawalpindi, in Punjab. Protestano i cristiani pakistani, il presidente della Conferenza episcopale del Paese, monsignor Lawrence Saldanha, e il ministro degli Esteri italiano Franco Frattini. Sempre in Punjab e sempre ieri, si è aggiunta la denuncia di un giovane di 26 anni picchiato dai fratelli per convincerlo a diventare musulmano. Dallo scorso 17 marzo, date le continue persecuzioni di cristiani, il presidente Asif Ali Zardari ha inaugurato una linea telefonica al servizio delle minoranze religiose. Lunedì però ogni manifestazione di protesta per le violenze subìte dagli Arshed e le mancate indagini della polizia, che sembra non stia cercando i colpevoli, è stata proibita per presunti rischi "terroristici", mentre il ministro per le Minoranze, il cattolico Shahbaz Bhatti, taceva. (...)‘È stato un vero e proprio martirio - denuncia il ministro Frattini - L´Italia, che aiuta il Pakistan nella lotta contro il terrorismo internazionale, non mancherà di far sentire la sua voce’. Protesta intanto il Pakistan christian congress: ‘La vicenda - fa notare il presidente del partito Nazir Bhatti - è avvenuta vicino alla sede della Corte Suprema pachistana, dove però siedono giudici che ritengono che violentare una donna "infedele" non sia reato’. È di febbraio la minaccia degli avvocati musulmani di Lahore di bruciare vivo qualsiasi collega avrebbe preso le parti processuali della vittima nella causa per l´omicidio di una bambina di 12 anni, domestica di un musulmano, che era stata ripetutamente picchiata e violentata dal datore di lavoro, fino a morirne”. (red)

18. Sanità Usa, i governatori preparano i ricorsi

Roma - “Oggi dopo un secolo di tentativi falliti. Oggi dopo più di un anno di discussioni. Oggi la riforma della sanità è legge degli Stati Uniti d´America’. Le parole sono solenni, il volto di Barack Obama è illuminato dal trionfo. Ignorando la nuova minaccia "secessionista" di 13 Stati a guida repubblicana che rifiutano la sua riforma, nella East Room della Casa Bianca affollatissima Obama firma il testo approvato domenica dalla Camera. E´ una cerimonia - scrive LA REPUBBLICA - emozionante e festosa, trasmessa in diretta dalle tv. ‘E´ iniziata la primavera - dice il presidente - ed è anche l´avvio di una nuova stagione in America’. Il clima attorno a lui è commosso e il presidente ci mette una nota personale: ‘Firmo anche in memoria di mia mamma, che morì litigando con le assicurazioni mentre combatteva il cancro’. C´è la tensione gioiosa e la scenografia di un evento storico. (...)Ma le peripezie della riforma non sono finite. A parte una manciata di emendamenti che deve ancora passare al vaglio del Senato, la minaccia più seria ora viene da un altro fronte. Ben 13 Stati a guida repubblicana tentano una manovra estrema, la "secessione" contro la riforma. La Virginia ieri ha presentato un ricorso alla Corte suprema per impedire l´applicazione della legge sul proprio territorio: secondo i dirigenti repubblicani la riforma violerebbe prerogative riservate ai soli Stati. A ruota annunciano il ricorso Texas, Florida, Michigan, Pennsylvania e altri. Non è una sfida da prendere alla leggera. La Corte suprema ha una maggioranza di giudici nominati da presidenti di destra, e ha espresso più volte sentenze ultra-conservatrici”. (red)

19. Netanyahu negli Usa, il clima resta teso

Roma - “L’atmosfera rimane increspata, come segnala la riluttanza dei due alleati a posare insieme per i fotografi e sottoporsi alle domande dei giornalisti. Le posizioni ancora divergenti, come suggeriscono le uscite pubbliche del premier israeliano. Ma almeno la visita di Benjamin Netanyahu a Washington, culminata ieri pomeriggio nell’incontro di un’ora e mezza con Barack Obama alla Casa Bianca, è servita a riprendere una trama con qualche smagliatura di troppo. ‘Bibi’ - scrive il CORRIERE DELLA SERA - è venuto nella capitale americana senza portare regali. Anzi: proprio ieri il municipio di Gerusalemme ha dato il suo via libera definitivo alla costruzione di altri 20 alloggi nella zona Est. Lunedì sera, davanti alla platea amica dell’Aipac, l’American Israel Public Affairs Committee, il leader d’Israele aveva riaffermato il ‘diritto a costruire’ nella Città Santa: ‘Il popolo ebraico costruiva Gerusalemme 3mila anni fa e il popolo ebraico lo fa oggi : Gerusalemme non è un insediamento, è la nostra capitale’. Né cose molto diverse deve aver detto nella cena privata a tu per tu con Joe Biden, il vicepresidente umiliato due settimane fa al suo arrivo in Israele, con l’annuncio della costruzione di 1600 nuovi edifici a Gerusalemme Est. ‘Schietti e produttivi’, hanno definito i colloqui gli americani, formula diplomatica normalmente usata quando le posizioni rimangono lontane, ma almeno si discute. Ma a dare il senso palpabile dell’imbarazzo reciproco, è stata soprattutto la scenografia sottotono della visita. L’incontro con Hillary Clinton, inizialmente previsto al Dipartimento di Stato e annunciato come aperto ai media, è invece avvenuto molto più modestamente nell’albergo del premier, con l’esclusione di fotografi, reporter e telecamere. Idem per quello con il presidente nello Studio ovale. Meglio è andata al Congresso, dove i leader democratici e repubblicani hanno dato una dimostrazione bipartisan di sostegno all’ospite israeliano (...)”. (red)

20. L’Inghilterra espelle un agente del Mossad

Roma - “Israele è responsabile per la falsificazione dei passaporti britannici usati per coprire le tracce dei killer che lo scorso 19 gennaio hanno freddato in un hotel di Dubai Mahmoud al Mabhouh, dirigente di Hamas. E’ quanto stabilito - spiega LA STAMPA - dalla Serious Organised Crime Agency britannica (Soca), l’agenzia governativa incaricata dal governo di svolgere un’indagine sulla vicenda. Il ministro degli Esteri, David Miliband, dopo aver visionato il rapporto della Soca si è recato in Parlamento per aggiornare i Comuni sull’accaduto. E ha annunciato di aver chiesto la rimozione di un diplomatico di stanza presso l’ambasciata israeliana - che, stando a diverse indiscrezioni riportate dalla stampa, era il responsabile del Mossad, i servizi segreti esterni dello stato d’Israele. ‘Un tale uso improprio di questi passaporti - ha dichiarato Miliband - non è tollerabile da parte del governo e ha messo in pericolo dei cittadini britannici. Che questo sia accaduto per mano di un governo amico, con profondi legami diplomatici, culturali, economici e personali è ancora più grave. Il governo prende questa vicenda molto seriamente. Ho quindi chiesto che un membro dell’ambasciata d’Israele venga rimosso, e questa misura sta per essere applicata’. (...) Immediata la risposta degli israeliani. L’ambasciatore d’Israele a Londra, Ron Prosor, ha infatti espresso ‘rammarico’ per la decisione presa da Londra”. (red)

Prima Pagina 24 marzo 2010

La (vera) questione cattolica