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La storia secondo Erdogan

Il negazionsimo di stato di Ankara sul genocidio degli armeni è cosa nota, almeno per coloro i quali sanno che nel 1915 ne furono sterminati un milione e mezzo da parte del governo turco di allora, ma diventa un fastidio quando va alla ribalta dei media, come per il recente riconoscimento di quel massacro come genocidio da parte del Parlamento svedese e della  Commissione Affari Esteri della Camera dei rappresentanti USA.  Notizie importanti che, però, passano quasi sotto silenzio perché disturbano non solo l’ “europeo” Erdogan, ma anche l’amministrazione USA e altri grossi intessi economici. 

Non stupisce quindi che l’ultima esternazione del premier turco, mentre ricordava la Battaglia di Gallipoli, sia passata sotto silenzio. Questa volta ha superato se stesso riuscendo ad andare oltre l’abituale negazionismo cui ci ha abituati, ma al quale non ci abitueremo mai: ha di fatto addossato la colpa agli armeni che accusa di aver condotto una politica tesa allo sterminio dei turchi della regione fina da prima del 1915. Se si riferiva ai massacri degli anni 90 del secolo XIX gli andrebbe ricordato che non furono subiti dai turchi ma dagli armeni e che possono essere legittimamente  considerati come una prova generale del genocidio. 

Nessuna voce sdegnata si è levata, anche perché praticamente nessuno ha saputo. Immaginiamoci, però, se fosse stato Ahmadinejad a uscirsene con analoghe dichiarazioni, altrettanto inaccettabili ed al limite del grottesco, sull’olocausto. Quale reazione internazionale su tutte le reti se avesse affermato che gli ebrei avevano un piano per sterminare i tedeschi, saremmo stati travolti da un’ondata di indignazione, più che giustificata ma anche strumentale. Strumentale, sì, perché, purtroppo, i genocidi e i massacri vengono usati a fini politici contingenti e solo raramente sono sinceramente ricordati a monito per il futuro. Futuro e anche presente, basti guardare il Darfur, altro tentativo genocidio in atto, peraltro questo negato da Erdogan, che pare riconoscere come tale solo le dozzine di morti fra i musulmani turchi Uighur causate dalla repressione cinese nello Xinjiang.

Strumentale è, quindi, anche il silenzio sul genocidio armeno e su questa ultima grottesca esternazione di Erdogan: troppi gli interessi in gioco con la Turchia, fra voglia di vederla “europea” e il delicato scacchiere degli oleodotti caucasici. È un silenzio, questo, sulla politica caucasica della Turchia che andrebbe ascoltato: non vorremmo che l’impreparazione dell’opinione pubblica occidentale possa essere funzionale preludio al sacrificio di nuove vite armene nella regione del Nagorno Karabagh. Perché tanto, come disse Hitler prima di invadere la Polonia: “chi si ricorda del genocidio degli armeni?”

 

Ferdinando Menconi


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