Ottima scelta

Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

Secondo i quotidiani del 29/03/2010

1. Le prime pagine 

Roma - CORRIERE DELLA SERA – In apertura: “Voto, affluenza giù del 9%” e in un box: “Una disaffezione che adesso pesa”. Editoriale di Dario Di Vico: “Le scelte non rinviabili”. Di spalla: “Obama a sorpresa in Afghanistan: ora fermate la corruzione”. Al centro foto notizia: “Juve contestata, schiaffo a Zebina”. Sempre al centro: “Il Papa e gli attacchi: non farsi intimidire” e “‘Dimenticato in carcere’”. In basso: “Bravi maestri e regole morali contro la società ‘liquefatta’” e “Droga, la banda delle modelle”.  

LA REPUBBLICA – In apertura: “Regionali, crolla l’affluenza”. Di spalla: “Il vero volto di Amanda raccontato all’America”. Al centro: “Mafia, sotto inchiesta Lombardo: ‘Concorso esterno con i boss’” e “Obama, blitz a Kabul: ‘Batteremo i taliban’”. A fondo pagina: “Gli schiavi del cibo spazzatura”. 

LA STAMPA – In apertura: “Regionali, crolla l’affluenza”. Editoriale di Michele Brambilla: “Il futuro non è un costo”. Al centro la foto-notizia: “La Juve si rialza dopo lo schiaffo” e “Martini: ‘Va ripensato il celibato dei sacerdoti’”. In basso: “Meglio comprare che copiare: Volvo ai cinesi”.  

IL SOLE 24 ORE – In apertura: “In casa lavori più rapidi per la metà dei Comuni” e l’editoriale: “La politica non alzi le barricate”. A centro pagina: “Pensioni salvate dai fondi” e fotonotizia “Nuovi divi. La classifica di Google”. Di spalla: “Lo stop all’ente inutile dura solo due mesi”. In basso: “La crisi non risparmia l’auto: in troppi senza Rca”.  

IL GIORNALE – In apertura: “Poche ore per fermare la sinistra”. Al centro la foto notizia: “Gridano al regime mentre stanno votando” e “Aiuto, i cinesi si son mangiati anche la Volvo”. Di spalla: “Reati d’opinione il vero pericolo che corre l’Italia” e “Ecco i tre errori che il Pdl dovrà evitare”. A fondo pagina: “I delusi da Ibra: se 18 gol vi sembran pochi”.  

IL MESSAGGERO – In apertura: “Regionali, affluenza in calo” e nel box: “La Domenica del Disilluso, eroe dell’anti-astensionismo”. Editoriale di Carlo Fusi: “Quel valore da non perdere”. Al centro: “Roma, la febbre cresce: invasione dei tifosi a Bari. La Lazio ferma il Milan” e “Roulette russa in autostrada”. Sempre al centro: “Stop agli immigrati, accordo con dieci Paesi”. A fondo pagina: “Preti pedofili, indaga una donna” e “Roma, rubava foto di giovani morte dalle lapidi del cimitero del Verano”.  

IL TEMPO – In apertura: “Ultima chiamata”. Al centro foto-notizia: “‘Vi racconto il mio Wojtyla’”. In basso: “Tampona e uccide il marito”.  

IL FOGLIO – In apertura: “Effetto Santoro, il futuro è l’internet-tv”. A sinistra: “Delitti”. A destra: “Amori”. In basso: “Liberate quelle persone ripugnanti detenute illegalmente”. 

L’UNITÀ – In apertura: “Ultimo scatto”. (ban)

2. Regionali, crolla l’affluenza: -9 per cento

Roma - “Colpa del bel tempo, dell’ora legale che ha spiazzato il risveglio degli italiani o del vento francese, fatto sta che il fattore “A”, cioè il fenomeno Astensione è la prima notizia consegnata da queste elezioni regionali a urne ancora aperte scrive” LA STAMPA. “Ieri alle dodici il calo dei votanti era già di tre punti rispetto al 2005, con una media nelle tredici regioni del 9,7% contro il 12,6% del 2005. Alle dieci di sera i dati trasmessi dal Viminale segnalavano un calo ancora più marcato: nove punti, pari al 47% di votanti rispetto al 56,3% alla stessa ora del 2005 e a quel punto la tensione nei due schieramenti cominciava a crescere. Non è un mistero infatti che una forte disaffezione al voto, secondo tutti i sondaggisti, penalizzerebbe soprattutto il centrodestra e potrebbe far la differenza nelle regioni più in bilico: Piemonte, Liguria, Lazio e Puglia. Ma fino alle 15 di oggi la partita è ancora tutta da giocare, anche se un sondaggista come Nicola Piepoli ieri pomeriggio arrivava a pronosticare che questi primi dati potrebbero tradursi alla fine in una discesa di 10 punti dell’affluenza alle urne. E un calo a due cifre, certo significativo, è stato segnato già ieri tra i votanti del Lazio. Bisognerà vedere se a urne chiuse la percentuale di elettori sarà di molto inferiore al 71,5 del 2005 per poter dire se la febbre francese avrà contagiato anche lo stivale e se il distacco dei cittadini dalla politica avrà raggiunto livelli non fisiologici ma allarmanti. 

Dunque il fattore “A” rischia di essere determinante in una tornata elettorale che chiama 41 milioni di italiani alle urne in tredici regioni, quattro province (Imperia, Viterbo, L’Aquila e Caserta) e 463 comuni. Un voto che rappresenta l’ultimo test elettorale prima delle elezioni politiche del 2013 e che per questo può ripercuotersi sulla tenuta del governo, sugli equilibri tra i due schieramenti e sulle dinamiche interne ai principali partiti. Se il centrodestra è favorito in Lombardia, Veneto, Campania e Calabria, è arduo sbilanciarsi sull’esito delle regioni chiave per la vittoria, cioè il Piemonte e il Lazio, dove è testa a testa tra i candidati. In Piemonte una vittoria di Cota, accompagnata da un boom di voti della Lega in Veneto e Lombardia, potrebbe influenzare gli equilibri del governo ed inasprire le tensioni con la compagine finiana nel Pdl. Ma nello stesso tempo segnerebbe un rafforzamento della leadership del Cavaliere sceso in campo in prima persona nelle ultime fasi della campagna elettorale. A rafforzare la sua premiership contribuirebbe una vittoria nel Lazio della Polverini, che anche se riconosciuta come candidata vicina a Fini, metterebbe il sigillo sull’appeal indiscusso del centrodestra malgrado il caos liste e l’assenza di una lista del Pdl nella provincia di Roma a fare da acchiappavoti. 

È dunque evidente che anche se il centrosinistra vincesse la sfida numerica delle regioni con un sette a sei (conquistando Liguria e Puglia insieme a Emilia, Toscana, Umbria, Marche e Basilicata), Bersani avrebbe qualche difficoltà a rivendicare una vittoria politica piena. Che sarebbe invece assicurata dalla conquista anche di Piemonte e Lazio: nel primo caso il leader del Pd potrebbe rivendicare il successo dell’alleanza con Casini come prodromo di un nuovo cantiere in vista delle politiche. Nel secondo caso, otterrebbe una rivincita sulla pioggia di critiche per la scelta di un candidato laico come la Bonino nella regione dove risiede il Papa. Una partita a sè la gioca Casini che se vedesse confermato il 6,5% delle europee con i voti dell’Udc a far la differenza in Piemonte, Liguria e Marche col Pd e in Lazio e Campania col Pdl potrebbe a buon gioco uscire da queste elezioni con la corona di ago della bilancia”. (red)

3. Regionali, caos a Roma su voti a candidati non in lista

Roma - “‘I gladiatori’, le stoccate tra le due candidate, l’affluenza in calo. La prima giornata elettorale, a Roma, è segnata dalle polemiche – scrive il CORRIERE DELLA SERA -. E oggi, probabilmente, sarà anche peggio. La corsa tra Emma Bonino (centrosinistra), e Renata Polverini (centrodestra), si annuncia serrata e nei seggi si prevede battaglia. I 5 mila ‘gladiatori’ messi in campo dal Pdl sono pronti. E ieri sera, in una nuova riunione operativa, hanno ricevuto le ultime indicazioni: ‘Contestare i voti dubbi, o le schede che gli altri vogliono annullare. Solo così si potrà ridiscuterle’. Ieri, invece, i presidenti dei seggi hanno preso visione della circolare della Prefettura sulle istruzioni per il voto. Ognuno, però, la interpreta come vuole, visto che le indicazioni contenute appaiono contraddittorie. Da una parte, infatti, ‘una scheda che porta il nome di un politico non in lista, è riconoscibile e quindi da annullare’. Dall’altra, però, ‘il voto si può ritenere valido se risulta manifesta la volontà dell’elettore e l’errore possa ritenersi frutto di ignoranza’. Su questo, naturalmente, la politica si è divisa. Secondo Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera, ‘la circolare, che richiama anche una sentenza del Consiglio di Stato del 2006, dà indicazione per il favor voti’. Secondo Marco Miccoli (Pd) ‘quelli del Pdl sono Azzeccagarbugli: lo stesso Ministero dell’Interno afferma che la giurisprudenza prevalente in materia parla di annullamento del voto, in caso di segni riconoscibili’.  

Anche la Bonino è dello stesso avviso: ‘Le schede con voti di gente non in lista non solo valide. Lo dice la legge e anche un simpatico libretto fatto dalla Lega’. Maurizio Gasparri, capogruppo Pdl al Senato, le ha risposto: ‘La Bonino mente a urne aperte. Non bastano i pacchi bomba a sabotare il voto? Si vuole imbrogliare ancora?’. L’esito delle elezioni, così, potrebbe dipendere da due fattori: l’affluenza e la scelta dei presidenti di seggio. Sul primo aspetto, nel Pdl— visti i dati della giornata— sono pessimisti: nel Lazio, alle 22, aveva votato il 43,39%, dato di molto inferiore a quello delle Regionali 2005 (55,8%). ‘L’affluenza così bassa ci penalizza’, dicono dal centrodestra. E un mese fa, il responsabile elettorale del Pdl Ignazio Abrignani aveva ‘avvertito’ i coordinatori: ‘Non votiamo il 28 e 29 marzo, quando ci sono le vacanze pasquali’. Sui presidenti, invece, c’è stato un gran movimento: il Pdl, che a Roma governa con Gianni Alemanno, ne avrebbe piazzati 700 sui circa 2.400 seggi cittadini. Le due candidate, anche ieri, hanno litigato a distanza. La Polverini ha attaccato la Bonino sul suo intervento, nel sabato del ‘silenzio’, a Radio Radicale: ‘Ha sbagliato a parlare, è stata una caduta di stile’. La candidata del centrosinistra ha replicato: ‘Renata è un po’ confusa... Radio Radicale è un organo di partito. Se vuole, però, facciamo cambio. Lei va in radio, io in tivù al posto di Berlusconi...’. Stasera il verdetto”. (red)

4. Regionali, in serata tornano i big dei talk show

Roma - Scrive IL GIORNALE: “Dirette fiume, commenti, interviste a caldo e approfondimenti nella lunga maratona mediatica post-elettorale. Oggi le prime proiezioni sono attese per le 16.15, e da questa sera riaprono i battenti anche le arene politiche dei talk show, tutte dedicate al responsi delle urne. Lo speciale elezioni del Tg1, condotto da Francesco Giorgino, scatta alle 16.10: cinque minuti dopo la società di rilevazioni Pragma-Emg presenterà in tempo reale la prima schermata di proiezioni. Dopo il telegiornale delle 20, lo speciale prosegue in prima serata in collaborazione con Porta a Porta: il salotto politico di Bruno Vespa andrà avanti fino a notte inoltrata. Sempre alle 16.10, parte l’edizione straordinaria del Tg3, in studio il direttore Bianca Berlinguer. Alle 23.40 Linea Notte condotto da Maurizio Mannoni. E domani sera su Raitre ritorna Ballarò di Giovanni Floris, con una puntata dedicata naturalmente all’analisi del voto. Il telegiornale speciale di Raidue, invece, oggi comincia alle 18, quando è attesa la quarta proiezione Regione per Regione. E c’è da scommettere che il dibattito post-elettorale approderà anche al ‘tribunale’ di Annozero: proprio oggi la redazione di Michele Santoro si riunisce per stabilire il tema della puntata di giovedì sera.  

Oggi alle 16.15, allo scattare delle proiezioni, parte anche la maratona del Tg5: il palinsesto di Canale 5 prevede edizioni flash di cinque minuti per tutto il pomeriggio, fino allo speciale delle 20. Anche Studio Aperto nel pomeriggio propone due edizioni flash, alle 16.45 e alle 17.15, e un’edizione lunga dalle 18 alle 19. La programmazione straordinaria di Italia Uno si conclude con uno speciale in seconda serata, dalle 23.15 all’una. Il Tg4, invece, dopo una finestra alle 16.30, andrà in onda 18.55 e anche nello speciale in prima serata, dalle 21 alle 23, condotto dal direttore Emilio Fede. Puntata elettorale anche per Otto e mezzo su La7. Lilli Gruber ospita il vicepresidente vicario dei senatori Pdl Gaetano Quagliariello e la presidente del Pd Rosy Bindi. A seguire sulla stessa rete, dalle 21.10 all’una di notte, edizione speciale del telegiornale condotta dal direttore Antonello Piroso. Maratone in diretta anche nelle televisioni satellitari, nei canali all news SkyTg24 e RaiNews24, e sui siti internet di tutte le maggiori testate nazionali”. (red)

5. Regionali, Berlusconi: Clima avvelenato

Roma - Riporta LA REPUBBLICA: “Silvio Berlusconi e Umberto Bossi, ieri, si sono rubati la scena a vicenda a Milano al momento del voto. Il premier è arrivato addirittura in anticipo da Roma al seggio di via Scrosati rispetto all´orario previsto. Tanto da prendere alla sprovvista la maggior parte dei dirigenti del Pdl. Abito blu. Camicia dello stesso colore, ma abbondantemente sbottonata. Abbronzatissimo. Non si è fatto pregare e ha improvvisato un mini comizio. Davanti a un gruppo di militanti, che lo esortavano a tenere duro, ha reagito sorridendo: ‘Non molliamo. Anche perché se molliamo ci troviamo Di Pietro’. A stretto giro è arrivata la risposta del leader di Italia dei Valori: ‘Se vinco io - replica Antonio Di Pietro - è una vittoria della libertà e della democrazia. Ma se dovessero vincere Berlusconi e i suoi alleati, sarebbe un tuffo in un oscuro regime’. Il leader della Lega, invece, è arrivato da Gemonio al seggio milanese di via Fabriano, a poche decine di metri dal quartier generale del Carroccio in via Bellerio, con oltre cinque ore di ritardo. Anche lui di buon umore. Accompagnato dal figlio minore, Eridano Sirio. Indossa un abito da cerimonia e si ferma a parlare con alcuni elettori di sicurezza e multe nella zona. ‘Speriamo che domani (oggi ndr.) sia una bella giornata - dice - Penso che la gente saprà scegliere e dare una legnata anche ai matti del pacco bomba’.  

Poi, dopo giorni di rilanci sul pronosticato sorpasso della Lega sul Pdl, il Senatùr, a sorpresa, sembra più prudente: ‘Al sorpasso non ci ho mai pensato. So che piglieremo tanti voti, questo sì, ma la questione del sorpasso è secondaria. Il problema è che Berlusconi vada avanti a darci i voti per fare i decreti attuativi sul federalismo’. E per non lasciare adito a dubbi, Bossi chiarisce il suo pensiero anche sulla richiesta di candidare un leghista l´anno prossimo a sindaco di Milano: ‘Col consenso della degli elettori - precisa - La Lega lo chiede e può arrivare ovunque. Ma io e Berlusconi troviamo sempre un accordo e non è mai avvenuto che ci mettessimo a litigare. Io sono un alleato fedele e lui lo è della Lega. Basta guardare Casini come schiuma di rabbia. Sono amico della Moratti. In questi mesi si è trovata davanti una situazione difficile’. Poche ore prima, il premier aveva liquidato la pretesa del Carroccio come ‘una semplice boutade elettorale’, alla quale opporre solo un suo secco ‘Ghe pensi mi’.  

La scuola elementare Dante Alighieri, dove ha votato Berlusconi, è a pochi passi dalla casa della madre, Rosa, morta due anni fa a 97 anni. ‘Questa è quasi casa mia - confessa il premier - Perché ha un senso storico. È dove venivo a votare con la mia mamma’. Anche lui, però, ieri è sembrato mettere le mani avanti sui risultati elettorali. ‘Gli applausi li ricevo dappertutto, ma andando in giro si ha la sindrome del candidato. Siccome sei circondato sempre dalla tua gente, da quelli che ti stimano, apprezzano e amano, ti sembra che voti per te il cento per cento delle persone’. Se il pacco bomba contro la Lega per Berlusconi ‘è il frutto del clima avvelenato della campagna elettorale’ lui si dice ‘sempre convinto che la positività sia il migliore atteggiamento dello spirito e che tutto debba andare in quella direzione. Spero che l´amore vinca sull´odio’. Bossi, invece, si augura che il figlio Renzo riesca a farsi eleggere in Lombardia. ‘Così finalmente qualcuno mi darà una mano’”. (red)

6. Regionali, il Pd spera nell' “effetto Francia” 

Roma - Scrive il CORRIERE DELLA SERA: “Calano i votanti e cresce l’ottimismo del centrosinistra. Il Pd, vista la forte astensione nella prima giornata di voto, ora spera nell’’effetto Francia’ e guarda con fiducia al risultato, anche in regioni in bilico come Lazio e Piemonte. Alle recenti amministrative francesi l’astensionismo ha trionfato e i socialisti di Martin Aubry hanno inflitto una dolorosa batosta al presidente Sarkozy. E una sorte simile, si augurano al Pd, può toccare oggi a Berlusconi. Pier Luigi Bersani è andato a dormire ‘con la coscienza a posto’, convinto di aver ‘lottato pancia a terra’ per rialzare la vela del Pd. Il segretario sente che ‘il vento sta cambiando’ e spera nella vittoria per invertire la rotta, dell’opposizione e della nave Italia. Certo, dopo aver fatto appello a non disertare le urne, Bersani non può dirsi contento dello scarso entusiasmo con cui gli italiani si stanno recando ai seggi. Ma può augurarsi che siano giuste le interpretazioni di quei sondaggisti che attribuiscono al Pdl il record di disaffezione. Il segretario ha votato a Piacenza, alle 11 di ieri mattina. Jeans e pullover carta da zucchero, è arrivato a piedi al seggio della scuola primaria Pezzani, che dista poche centinaia di metri dalla sua casa.  

Con lui la moglie Daniela e la figlia maggiore, Elisa, che ha 25 anni (Margherita, 17, ancora non vota). Trenta secondi in cabina e poi, sorridente e rilassato, il leader democratico scambia qualche battuta con giornalisti e fotografi. Gli fanno notare che è la sua prima partita in panchina e che di norma, alla vigilia, l’allenatore non chiude occhio. Ma lui no, ha dormito benissimo: ‘Ne avevo proprio bisogno. Ho la coscienza a posto, abbiamo fatto tutto quello che potevamo’. Una cosa non gli è andata giù ed è il mancato faccia a faccia in tv con Berlusconi: ‘La campagna elettorale poteva essere migliore se, come in tutti i Paesi del mondo, ci fosse stata la possibilità di un confronto diretto tra i contendenti’. Come da tradizione il segretario ha rilasciato un’intervista a l’Unità e, al direttore Concita De Gregorio, ha detto che il successo ‘è a portata di mano’. Il Paese, fiuta l’aria il leader dei democratici, ‘è stanco dell’eterna vicenda berlusconiana’ e ha voglia di cambiare. Ma col suo passo da fondista Bersani sa bene che il traguardo è a fine legislatura e dunque, se il Cavaliere dovesse incassare una sconfitta netta, non chiederà le dimissioni del premier.  

Senso di responsabilità? Non solo. La verità, e Bersani non la nasconda, è che un’alternativa concreta ancora non c’è. Per l’immediato, se le regionali premieranno il centrosinistra, l’obiettivo è dettare almeno in parte l’agenda politica, cominciando dalle tre ‘questioni concrete’ che più stanno a cuore all’ex ministro: crisi economica, scuola pubblica e redditi bassi. Quanto ai destini del Pd, la speranza di Bersani è confermare con i numeri la rinascita dei democratici e dimostrare che il partito non è relegato nelle regioni rosse come in un recinto. Dopo le primarie e il congresso, il Pd ‘ha ritrovato l’unità’ e adesso, guarda avanti il leader, può dedicarsi alla costruzione delle alleanze. E presentarsi agli italiani, in chiave anti-leghista, come ‘il partito dell’unità nazionale e della Costituzione’”. (red)

7. Sicilia, Lombardo indagato per concorso esterno coi boss

Roma - Riporta LA REPUBBLICA: “La decisione è stata presa dalla procura etnea sulla base di un corposo rapporto di tremila pagine confezionato dai Carabinieri del Ros. Il dossier, all’esame del Procuratore della Repubblica, Salvatore D’Agata, fa riferimento alle relazioni tra il Governatore e il fratello, deputato nazionale, con alcuni boss. Nel faldone top secret, spiccano le rivelazioni di un pentito e le intercettazioni telefoniche e ambientali che documenterebbero i contatti tra il capo assoluto della mafia catanese, Vincenzo Aiello, e i fratelli Lombardo. Con loro sono indagati anche un deputato regionale dell’Udc, Fausto Fagone, il sindaco di Palagonia, altri sindaci di comuni catanesi, numerosi amministratori comunali e provinciali, che sarebbero stati eletti grazie al ‘massiccio’ appoggio ed ‘impegno’ delle cosche mafiose del clan storico di Cosa nostra che faceva capo a Nitto Santapaola e che ora è capitanato da Vincenzo Aiello. Quest’ultimo è stato arrestato qualche mese fa durante un summit in cui si discuteva se aprire o meno una guerra contro le bande criminali catanesi, degli appalti da gestire e di come ‘comunicare’ con il Presidente della Regione, Raffaele Lombardo che - una volta eletto a capo del Governo Siciliano - aveva eretto una vera e propria barriera per evitare intercettazioni telefoniche e ‘contatti’ compromettenti.  

Accorgimenti che non hanno impedito agli investigatori del Ros di ricostruire, in due anni di indagini, le relazioni tra i fratelli Lombardo con i boss di Catania, in particolare con Vincenzo Aiello, ‘capo Provincia’ di Cosa nostra, ed altri esponenti della malavita che durante il periodo elettorale si erano trasformati in ‘galoppini’ raccogliendo, con le buone o con le cattive, migliaia di voti per fare eleggere Raffaele ed Angelo Lombardo, ed altri esponenti politici segnalati alle cosche mafiose. ‘Raffaele ha creato un circuito chiuso’ diceva Vincenzo Aiello ai suoi uomini e alla persona (identificata ed indagata) che faceva da ‘corriere’ tra Lombardo ed il capomafia riferendo soltanto ‘a voce’. Nelle conversazioni intercettate dai carabinieri del Ros anche le ‘critiche’ che il capomafia faceva a Raffaele Lombardo, per avere voluto nella sua giunta, magistrati-assessori, Massimo Russo, ex magistrato antimafia a capo dell’assessorato alla Sanità, Giovanni Ilarda, ex assessore alla Presidenza della Regione e Caterina Chinnici, figlia di Rocco Chinnici, capo dell’ufficio istruzione di Palermo, ucciso dalla mafia con un’autobomba nel 1983. ‘Raffaele ha fatto una ‘minchiata’ a fare questi magistrati assessori, perché questi, anche se lui è convinto che lo faranno, non potranno proteggerlo’ commentava il boss Vincenzo Aiello parlando con i suoi ‘picciotti’ e riferendosi al fatto che proprio in quei giorni un alto funzionario della Regione Siciliana era stato indagato per l’appalto relativo all’informatizzazione della Regione.  

Agli atti dell’inchiesta, coordinata direttamente dal Procuratore D’Agata ed affidata al procuratore aggiunto Gennaro e ad altri quattro sostituti, ci sono ore ed ore di intercettazioni telefoniche ed ambientali che inguaiano il fratello del Presidente ed il suo autista ‘personale’. Quest’ultimo, secondo quanto ricostruito dai carabinieri del Ros, teneva i rapporti (‘da vicino e mai al telefono’) con i boss e gli altri esponenti delle famiglie mafiose. La sua automobile era stata imbottita anche di microspie, ma l’autista, le aveva scoperte e in automobile non parlava più. Un’altra parte dell’inchiesta, molto corposa, riguarda gli ‘affari’ dei fratelli Lombardo e di esponenti politici e funzionari regionali a loro legati che hanno sostituito i burocrati fedeli all’ex presidente della Regione, Salvatore Cuffaro (anche lui indagato, processato e condannato per favoreggiamento a Cosa Nostra), che controllano ormai tutti i punti vitali della spesa pubblica siciliana, dalla Sanità ai finanziamenti europei, alla formazione professionale, al grande business dell’energia alternativa, fino alla gestione dei rifiuti. L’inchiesta è ormai conclusa, i fratelli Lombardo rischiano la richiesta di arresto. Raffaele, anche se presidente della Regione, non gode dell’immunità parlamentare, per il fratello Angelo, invece, sarebbe necessaria l’autorizzazione della Camera dei deputati”. (red)

8. Papa: Non lasciarsi intimidire dal chiacchiericcio

Roma - “Nell’omelia della Domenica delle Palme invita a seguire Gesù ‘verso il coraggio che non si lascia intimidire dal chiacchiericcio delle opinioni dominanti’, dopo l’Angelus si rivolge ai giovani: ‘Cari amici, non temete quando il seguire Cristo comporta incomprensioni e offese’. Benedetto XVI – scrive il CORRIERE DELLA SERA - ha l’aria un po’ stanca ma parla con voce determinata, in piazza San Pietro c’è il sole, una quantità di fiori e cinquantamila persone in preghiera e in festa, tantissimi ragazzi che nella giornata mondiale della gioventù lo acclamano con affetto mentre sfila e saluta dalla papamobile. Ed è inevitabile che le sue parole, senza peraltro accenni diretti alla vicenda, richiamino la crisi di questi giorni, le polemiche sui preti pedofili rimbalzate dall’Europa agli Stati Uniti, le accuse rivolte dal New York Times allo stesso Papa. Il tono del pontefice, tuttavia, non è polemico, Oltretevere invitano a leggere le sue parole alla luce della lettera di dieci giorni fa agli irlandesi: nella quale si è rivolto anzitutto alle vittime dei preti pedofili, ‘avete sofferto terribilmente e ne sono veramente dispiaciuto’, ha espresso ‘vergogna e rimorso’ e parlato a tutti i cattolici ‘con umiltà’ e ‘l’affetto di un cristiano come voi, scandalizzato e ferito per quanto è accaduto nella nostra amata Chiesa’. Una delle intenzioni di preghiera, ieri, è stata ‘per i giovani e coloro che si adoperano per educarli e proteggerli’.  

Benedetto XVI non ha mai cercato scusanti e la Santa Sede ha certo confutato punto per punto gli attacchi al Papa, respingendo le accuse di chi vorrebbe processare la Chiesa in blocco – ‘proprio mentre fa i conti con la sporcizia come nessun’altra istituzione, c’è chi tenta di presentarla come fosse un club di pedofili’, diceva il direttore dell’Osservatore Romano Giovanni Maria Vian - senza voler sminuire ciò che è accaduto in passato: ‘Il modo in cui la Chiesa affronta questo tema è cruciale per la sua credibilità morale’, ha ricordato sabato padre Federico Lombardi. Così le parole di Benedetto XVI, aprendo la Settimana Santa di Pasqua, suonano come un incoraggiamento ai fedeli a non avere paura del momento. ‘Essere cristiani significa considerare la via di Cristo come la via giusta per essere uomini’, una strada in salita come quella di Gesù che cammina ‘davanti a tutti’ verso Gerusalemme: ‘Un’immagine del movimento interiore dell’esistenza, che si compie nella sequela di Cristo: è un’ascesa alla vera altezza dell’essere uomini. L’uomo può scegliere una via comoda e scansare ogni fatica. Può anche scendere verso il basso, il volgare. Può sprofondare nella palude della menzogna e della disonestà’, scandisce il Papa. Ma ‘Gesù cammina avanti a noi, e va verso l’alto. Egli ci conduce verso ciò che è grande, puro, ci conduce verso l’aria salubre delle altezze: verso la vita secondo verità; verso il coraggio che non si lascia intimidire dal chiacchiericcio delle opinioni dominanti; verso la pazienza che sopporta e sostiene l’altro’.  

È la strada della ‘disponibilità per i sofferenti e gli abbandonati’, ricorda Benedetto XVI, di chi ‘sta dalla parte dell’altro anche quando la situazione si rende difficile’ e conduce ‘verso la bontà che non si lascia disarmare neppure dall’ingratitudine’ e quindi ‘verso l’amore, verso Dio’. Così l’omelia è anche un invito a restare uniti nella Chiesa perché l’ascesa è come in montagna, ‘ci troviamo in cordata con Gesù’: un richiamo all’’umiltà dell’essere-con’ e alla ‘responsabilità’ che significa ‘non strappare la corda con caparbietà e saccenteria’ e ‘non comportarsi da padroni della Parola di Dio, non correre dietro un’idea sbagliata di emancipazione’. Ed è significativo che il Papa richiami i Comandamenti, ‘tutto ciò è oggi di massima attualità’, ripetendo con San Paolo: ‘Portare frutto con le buone opere’. Se è una risposta alle polemiche, lo è in senso evangelico. La sua linea di trasparenza e prevenzione avviata dai tempi dell’ex Sant’Uffizio ‘si mostra efficace nel mondo’, ripetono in Vaticano, il Papa ne esce rafforzato e prosegue sereno nel suo servizio. Anche ieri, parlando di Gerusalemme, Benedetto XVI non ha mancato di invocare la pace: ‘Sono profondamente addolorato per i recenti contrasti e per le tensioni verificatisi ancora una volta in quella Città, patria spirituale di cristiani, ebrei e musulmani’. Un dono, quello della pace, che ‘Dio affida alla responsabilità umana affinché lo coltivi attraverso il dialogo e il rispetto dei diritti di tutti, la riconciliazione e il perdono’. Di qui la preghiera ‘perché i responsabili delle sorti di Gerusalemme intraprendano con coraggio la via della pace e la seguano con perseveranza’”. (red)

9. Abusi: in Svizzera lista nera, in Austria indaga donna

Roma - Riporta LA STAMPA: “I preti pedofili vanno iscritti in una ‘lista nera’ nazionale, per impedire che tornino in contatto con i minorenni. La richiesta arriva da Doris Leuthard, presidente della Confederazione Svizzera, un Paese che in queste settimane, al pari delle vicine Germania e Austria, è scosso dallo scandalo degli abusi in scuole e istituzioni cattoliche (e non solo). Bisogna verificare l'idea di un registro centrale simile a quello già creato per gli insegnati pedofili, ha scritto la Leuthard (esponente del Partito popolare democratico) in un intervento sui giornali SonntagsZeitung e Le Matin Dimanche. Da due anni i Cantoni svizzeri devono segnalare al CDPE, l'organismo nazionale che riunisce i responsabili regionali dell’Istruzione, i nomi degli insegnanti condannati per pedofilia; la loro iscrizione nella ‘lista nera’ si accompagna all'esclusione dall’insegnamento. ‘Non fa nessuna differenza se gli autori di questi reati arrivano dal mondo civile o religioso’, perché ‘entrambi sottostanno al diritto penale svizzero, senza se e senza ma’, ha messo in chiaro la Leuthard. 

Intanto l’Austria ha deciso di creare una commissione indipendente per indagare sui casi di abusi sessuali che sono emersi in svariati collegi e monasteri e che stanno turbando in profondità il Paese (si stima che quest’anno oltre 80.000 fedeli abbandoneranno la Chiesa). A presiederla sarà l’ex governatrice della Stiria Waltraud Klasnic, che fungerà da ‘delegata per le vittime’. La decisione ricorda in parte quella già presa dalla Germania (anche Berlino ha scelto una donna, l’ex ministro socialdemocratico della Famiglia Christine Bergmann, come delegata indipendente sul tema degli abusi), eppure va oltre. Laddove la Germania ha dato vita a una ‘tavola rotonda’ in cui siederanno rappresentanti delle Chiese, delle scuole e delle associazioni dei genitori, l’Austria si appresta a dar vita a una commissione che sarà finanziata dalla Chiesa, ma in cui non ci sarà spazio per funzionari ecclesiastici. I dettagli e la composizione dell’organismo verranno decisi solo nei prossimi giorni. Già adesso, però è chiaro che la Klasnic – la prima donna in Austria a guidare un governo regionale – dovrebbe occuparsi anche della questione dei risarcimenti. ‘La questione finanziaria non è semplice da gestire, per cui è sensato che sia un’autorità esterna alla Chiesa come Waltraud Klasnic a fungere da interlocutore delle vittime’, ha spiegato al quotidiano Die Presse il cardinale Christoph Schönborn.  

Poco prima, parlando alla tv pubblica Orf, Schönborn aveva detto che in Austria il numero dei casi di pedofilia avvenuti in ambienti ecclesiastici negli ultimi cinquant’anni dovrebbe essere ‘a tre cifre’, senza fornire dettagli. Anche la Germania, intanto, torna a parlare del tema dei risarcimenti. Bisognerebbe creare un ‘fondo per i traumatizzati’ dagli abusi, ha proposto Antje Vollmer, presidente di una tavola rotonda creata per far luce sui brutali metodi educativi adottati negli anni Cinquanta e Sessanta nei collegi dell’allora Germania occidentale. Intanto, mentre il movimento per la riforma della Chiesa ‘Wir sind Kirche’ torna a chiedere un ampio dibattito sul celibato, emerge un nuovo caso di pedofilia all’interno della Chiesa tedesca. La diocesi di Osnabrük ha sospeso ieri con effetto immediato un prete di Emsland accusato di abusi su minorenni”. (red)

10. Fastweb, Scaglia in carcere da un mese: Ho chiarito tutto 

Roma - “Non ha smesso di studiare il cinese. Anzi. Dopo più di un mese passato nella sua cella del carcere di Rebibbia, Silvio Scaglia – riporta il CORRIERE DELLA SERA - si è aggrappato al suono e ai simboli della grammatica di Confucio per scandire il ritmo delle sue giornate. Per tenere allenato il cervello. Era la notte di giovedì 25 febbraio scorso quando l’ex-amministratore di Fastweb ha varcato la soglia del carcere romano con addosso il giogo di accuse pesanti da parte della procura di Roma. Associazione a delinquere. Evasione dell’Iva per oltre 38 milioni di euro. Dichiarazione infedele mediante l’uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti. Ma Silvio Scaglia non ha esitato. Era all’estero, in Sud America, quando è venuta fuori la sua ordinanza di custodia cautelare: ha affittato un aereo privato per arrivare in Italia. Per poter parlare con i magistrati. ‘E adesso prova decisamente amarezza per il protrarsi della detenzione’, dice Piermaria Corso, uno dei suo legali, ancora in attesa dalle motivazioni del tribunale del riesame che per la seconda volta ha negato la scarcerazione, ma anche gli arresti domiciliari. Aggiunge, Corso: ‘Scaglia ha una grande fiducia nella giustizia. Ma certo è stanco. L’ultima volta mi ha detto: ‘Ero convinto che avrei potuto chiarire tutto ai magistrati in breve tempo’’. E invece eccolo lì, ancora dietro le sbarre l’ex-amministratore delegato di Fastweb che dopo l’arresto ha lasciato anche la sua carica di consigliere dentro la compagnia telefonica. ‘Non voglio che la mia vicenda possa danneggiare in alcun modo la società Fastweb, i suoi dipendenti’, ha confidato Scaglia ai suoi legali che nel carcere incontra almeno due o tre volte a settimana. Studia il cinese. 

Ma ancora di più studia e ristudia le carte del suo processo Silvio Scaglia, che oggi si occupa di Babelgum, la sua ultima creatura di telecomunicazioni emedia interattivi. È da solo in cella. Ma non è più in regime di isolamento. Può leggere i giornali. Guardare la televisione. E, soprattutto, chiacchierare molto e volentieri con gli altri detenuti. ‘È seriamente preoccupato ‘ , garantisce l’avvocato Piermaria Corso. Poi spiega: ‘Ma non perché lui è in carcere. Mi ha detto, infatti: ‘Per me non importa più di tanto. Vorrei soltanto poter stare sereno per la mia famiglia, per i miei dipendenti. Ho centinaia di famiglie alle quali devo, voglio rendere conto’’. È un ingegnere Silvio Scaglia. Nell’animo. Per questo anche in carcere calcola, organizza, suddivide le giornate in fasce orarie e le riempie ad ogni ora di ogni fascia. Come da sempre, ormai, succede nella sua vita. Ma il carcere non è certo un ufficio. E nella penombra della cella l’ex-amministratore delegato di Fastweb è preoccupato per tutta questa vicenda. Il suo legale Corso, lo spiega: ‘Era molto serio l’ultima volta. E mi ha confidato: ‘Non vorrei che gli stranieri approfittassero della confusione di questa inchiesta. La società Fastweb non se lo merita certo’’. Era il 17 marzo quando il tribunale del riesame ha rigettato di nuovo la richiesta degli avvocati di Scaglia di revoca della custodia cautelare o, in alternativa, della concessione degli arresti domiciliari. Si stanno ancora aspettando le motivazioni del rifiuto. ‘Saranno importanti’, commenta il suo avvocato Corso spiegando, ancora: ‘Silvio Scaglia non è preoccupato tanto per il tempo che ha passato dentro il carcere, ma per il futuro che si delinea’”. (red)

11. Auto, Ford vendo Volvo ai cinesi

Roma - Scrive LA STAMPA: “Sotto il profilo economico, non è stato un affare. Ford acquisì il marchio Volvo nel 1999 per 6,45 miliardi di dollari e l’ha rivenduto alla Geely per 1,8, circa 1,3 miliardi di euro. Ma il mondo dell’auto è cambiato e l’operazione formalizzata ieri dal responsabile finanziario della Casa americana Lewis Booth e dal Ceo del gruppo cinese, il miliardario Li Shofu (dopo quattro mesi di complesse trattative che solo una settimana fa sembravano sul punto di naufragare), va analizzata in un’ottica diversa e sotto una duplice prospettiva. Da un lato la filosofia ‘One Ford’ varata da Alan Mulally, 63 anni, il manager che dal settembre 2006 guida il gruppo di Dearborn e che ha salvato e rilanciato senza aiuti governativi il secondo colosso Usa. La corsa solitaria di Ford, in controtendenza con gli altri costruttori globali sempre a caccia di alleanze, prevedeva la dismissione dei brand non strategici. Così è stata sacrificata l’intera gioielleria di famiglia: nel 2007 Aston Martin (ceduta a una cordata di investitori guidata da David Richards), nel 2008 l’accoppiata Jaguar-Land Rover (a Tata), ora la Volvo passata ufficialmente alla Zhejiang Geely Holding. L’ottica dei cinesi è altrettanto chiara: realizzeranno una fabbrica Volvo a Pechino, ma soprattutto utilizzeranno il know how tecnologico e la rete commerciale della Casa di Göteborg per mettere un piede in Occidente. Lentamente, a piccoli passi ma con lungimirante pragmatismo, i costruttori del Paese che vanta il primo mercato mondiale lanciano la loro sfida planetaria. 

La piccola Zhejiang Geely è in pole position. Ha iniziato a produrre auto soltanto nel 1998, ma è la principale società automobilistica privata cinese con quartier generale nel Sud-Est, provincia di Zhejiang. Il gruppo è valutato 2,05 miliardi di dollari e dà lavoro a 12.000 dipendenti, con una capacità produttiva di 300.000 veicoli l’anno. La Volvo (dal latino volvere: rotolare, scorrere) diventa per Li Shofu - unico proprietario di Geely - una vetrina sul mondo. Fondata a Goteborg da Assar Gabrielsson e Gustav Larsson nel 1927 come sussidiaria della Skf, produttrice di cuscinetti a sfera, fin dagli albori Volvo diventò sinonimo di sicurezza. Non a caso nell’agosto 1959 lanciò le prime cinture a tre punti al mondo, montate di serie sulla PV544. Nel 1964 Volvo aprì la fabbrica di Torslanda, che resta uno dei più importanti siti produttivi, nel 1965 venne inaugurato l’impianto di Gand, in Belgio (oggi secondo per importanza), nel 1975 Volvo ereditò il comparto auto dell’olandese DAF e firmò un accordo con Peugeot e Renault per realizzare un motore di successo, il PRV, adottato poi da numerosi modelli, compresa la Lancia Thema. Nel 1989 venne aperto un nuovo impianto a Uddevalla, in joint-venture con la Pininfarina, dove nascono vetture di nicchia e di prestigio, tra cui la bella cabriolet V70. 

Volvo non ha mai rallentato sul fronte dell’innovazione, pur dovendo fronteggiare un mercato in calo che nel 2009 ha visto scendere ancora le vendite a 334.808 vetture (-11%). La scommessa è impegnativa per Geely, che acquisisce una Casa con un fatturato cinque volte maggiore e dovrà anche tranquillizzare i sindacati svedesi, perché in gioco ci sono 22 mila dipendenti in tutto il mondo. La cessione del marchio inoltre non impedirà a Ford di continuare a produrre, per qualche anno, le Volvo S40 e S80 in Cina attraverso le joint venture con Chongqing Changan e Mazda. Nel futuro del marchio c’è un modello molto importante in arrivo. La S60 presentata al Salone di Ginevra è un moderno crossover lungo 4,63 metri con linee da coupé, decisamente sportive, e propone livelli di sicurezza mai visti in precedenza. Ad esempio il Pedestrian Detection che rileva la presenza di pedoni ‘invisibili’ al guidatore e frena automaticamente. L’obiettivo Volvo è venderne 90 mila unità l’anno. ‘Quest’anno - ha spiegato l’Ad Stephen Odell - prevediamo di produrre 390.000 vetture. E i conti, dopo il rosso di 934 milioni di dollari del 2009, torneranno positivi’”. (red)

12. Case all’estero, supersanatoria per gli evasori

Roma - “Possedete una casa all’estero e non l’avete dichiarata al fisco italiano? Sappiate che potete regolarizzare la vostra posizione ad un costo inferiore anche di molto a quello dello scudo fiscale. Parola dell’Agenzia delle entrate. Con una recentissima circolare – informa LA REPUBBLICA -, l’Agenzia ha comunicato a tutti i proprietari di immobili oltralpe che hanno finora evaso il fisco - dalle ville in Costa Azzurra alle mansarde londinesi - che c’è un modo molto meno dispendioso dello scudo per sanare le violazioni commesse: utilizzare il ‘ravvedimento operoso’. Certo, non tutti potranno usare questo strumento: solo quelli che hanno dato in affitto il proprio appartamento oltre confine nel 2008. Per gli anni d’imposta precedenti il ricorso allo scudo rimane quindi l’unica via d’uscita. ‘In alcune circostanze – spiega Leo De Rosa, fiscalista milanese – ai contribuenti può risultare allettante accedere al ravvedimento operoso entro il 30 settembre anziché allo scudo fiscale perché, di regola, il costo è decisamente inferiore’. Facciamo un esempio. Se un contribuente ha acquistato una casa in Francia nel 2005 e fino al 2007 l’ha tenuta a sua disposizione, non aveva alcun obbligo fiscale perché non era assoggettato a tassazione ai fini delle imposte sui redditi. Se poi nel 2008 ha affittato l’appartamento senza dichiararlo ora potrà usufruire appunto del cosiddetto ‘ravvedimento operoso’.  

Ipotizzando che la casa abbia un valore di un milione di euro e che abbia incassato affitti per 40.000 euro, il ricorso al ravvedimento operoso costerà 29.488 euro, mentre l’utilizzo dello scudo fiscale comporterebbe un onere di 70.000 euro che dovrebbe essere pagato entro il 30 aprile di quest’anno. Tra i proprietari di case all’estero che saranno chiamati a scegliere tra scudo e ravvedimento, ci sono i 6.000 contribuenti ai quali l’Agenzia delle entrate ha inviato di recente altrettante lettere per gli immobili non dichiarati in Francia e in Gran Bretagna. In prima battuta, la lettera segnala che a partire dalla prossima dichiarazione dei redditi i contribuenti sono sempre tenuti a indicare in Unico gli immobili all’estero, anche se non producono redditi ma sono tenuti a disposizione. Successivamente, i contribuenti sono invitati a sanare le posizioni irregolari per gli anni d’imposta precedenti al 2009. La comunicazione conclude precisando che non devono sanare la loro posizione i contribuenti che, fino al 2008, hanno tenuto gli immobili a disposizione. Fino a quel momento non era previsto, infatti, alcun obbligo di dichiarazione, a condizione che gli immobili fossero situati in un paese, come la Francia o il Regno Unito, che non li assoggetta a tassazione ai fini delle imposte dirette”. (red)

13. Haiti, case come L’Aquila. Bertolaso: Pace fatta con Usa

Roma - Scrive LA STAMPA: “La missione italiana a Haiti è finita, uomini e mezzi si preparano a rientrare in patria. Dopo due mesi di lavoro duro e lontano dai riflettori, i militari dell’esercito, i vigili del fuoco e i funzionari della Protezione civile hanno cominciato a caricare i camion e le ruspe nella stiva della portaerei Cavour. La nave salperà tra due giorni per Civitavecchia. È momento di bilanci: 791 le tende montate, un letto per novemila persone, 63 le tende-scuola che garantiranno un’aula a tremila alunni, distribuita una montagna di farmaci, bende, garze, cibo, acqua potabile, assistiti 1200 pazienti. Se la prima fase, quella dell’emergenza, può considerarsi chiusa e perciò si smantella Camp Italia, dove si sono mangiati spaghetti per due mesi al sole di Haiti, ora potrebbe subentrare una seconda fase, pure con marchio tricolore. Guido Bertolaso ha infatti lanciato un’idea che pare aver appassionato sia il governo sia Bill Clinton (responsabile Onu per coordinare gli aiuti): riproporre il modello aquilano nell’isola. Alla faccia delle polemiche di casa nostra, la Protezione civile è pronta a costruire case prefabbricate in cemento, con caratteristiche antisismiche ed ecologiche, per creare una Cittadella delle istituzioni. In sei mesi, spesa preventivata 50 milioni di euro, ben 2500 funzionari potrebbero avere un ufficio e così l’esecutivo haitiano avrebbe modo di riprendere in mano il suo ruolo.  

‘L’idea - spiega Agostino Miozzo, il dirigente della Protezione civile che ha accompagnato Bertolaso ad Haiti - è semplice. I nostri progetti sono pronti e i lavori potrebbero partire immediatamente. Grazie alle piastre antisismiche e ai pannelli solari i futuri ministeri haitiani sarebbero in grado di funzionare subito. Checché se ne dica, le case dell’Aquila nel mondo piacciono: trasformare gli interni da abitazioni a uffici è una sciocchezza per i nostri ingegneri’. Pare che il governo di Haiti sia contento della proposta. È in arrivo una richiesta ufficiale d’aiuto che la Protezione civile girerà a Bruxelles per coinvolgere i partner europei, e avere adeguati finanziamenti. Tanto più che l’alternativa, avanzata da americani e canadesi, sono i container. ‘Ed è chiaro a tutti - dice Miozzo - che quei container, finita l’emozione, diventerebbero una soluzione definitiva. Con la nostre case prefabbricate, che peraltro non costano molto di più, abbiamo dimostrato già all’Aquila che noi italiani ragioniamo in maniera diversa’ (...).  

LA STAMPA propone anche una intervista con il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso: “Allora, Guido Bertolaso, lei ha fatto la pace con Bill Clinton. Si può dire così? ‘Ci siamo chiariti. E sono stato contento di averlo incontrato e di avergli parlato’, spiega il capo della Protezione civile. È successo il 23 marzo, all’aeroporto di Haiti, proprio nel luogo dello scandalo dove, in gennaio, il sottosegretario aveva provocato un vespaio lanciando le sue critiche, anche in tv, all’operato americano nel dopo terremoto. Aveva parlato di disorganizzazione e grande confusione, di troppe stellette e pochi soccorsi. E aveva detto che un uomo così grande come Bill Clinton avrebbe dovuto coordinare in prima persona gli aiuti. Dagli Usa non erano arrivate risposte molto cordiali. Anzi, Bertolaso era intervenuto qualche giorno dopo per attenuare i toni. Ma adesso, a giudicare da questa foto, sembra tornata la pace. Venti minuti di pacche sulle spalle e di buone parole, sorseggiando insieme una lattina di Diet Cole che il presidente aveva con sé. Una promessa: ‘Amo l’Italia, spero di venirci presto’, ha detto Clinton. E un invito: ‘Lo porterò all’Aquila a vedere quello che abbiamo fatto’, ha risposto Bertolaso. Ma quest’incontro è stato organizzato? ‘No, è stato casuale. Stavo andando ad Haiti e lui stava ripartendo’.  

Ha chiamato Hillary Clinton? ‘Veramente, è lei che ha chiamato me. Mi spiego: sono stato invitato a Miami, in Florida, a un convegno sulle emergenze. Dovevo tenere una relazione su come abbiamo ricostruito L’Aquila, sul nostro lavoro nel dopo terremoto. Non è la prima volta che ci chiamano per questo. Dal Giappone all’America in parecchie occasioni hanno mostrato interesse per quello che facciamo e per la nostra rapidità d’intervento. E anche a Miami penso che siano rimasti abbastanza soddisfatti, visto che appena finito mi hanno chiesto di fermarmi ancora. Ho detto che non potevo, che dovevo andare ad Haiti’. A chi? A Hillary? ‘No, era la sua vice. Mi ha risposto che là c’era Bill Clinton. E allora ho commentato che mi avrebbe fatto piacere incontrarlo’. E così? ‘L’hanno avvisato. Lui stava per rientrare. Ci siamo incontrati all’aeroporto’. E com’era? Freddino? ‘Affatto. E’ stato molto cordiale. E il colloquio è stato molto carino. Affettuoso, davvero’. Che cosa le ha detto Clinton? ‘Appena visto, mi ha ricordato quello che io avevo detto in gennaio ad Haiti’.  

Ha fatto qualche commento? Qualche rimprovero? ‘È un grande politico, se n’è ben guardato, ha solo accennato a quello perché io mi spiegassi. Gli ho detto che le mie erano state proposte costruttive, che quelle parole erano finalizzate a una miglior gestione del dopo terremoto. E ho aggiunto che pensavo che lui dovesse avere un ruolo di leader nella ricostruzione, che doveva essere un catalizzatore’. Che cos’ha risposto? ‘Ha risposto che il governo gli ha chiesto di fare l’ambasciatore, un punto di riferimento per gli aiuti, ma che lui pretende che ci sia la garanzia della massima trasparenza. La ricostruzione dev’essere fatta per gli abitanti di Haiti. Sì, è vero che la sua immagine può far arrivare più soldi. Ma questa è un’operazione che dev’essere fatta con grande rigore e con grande attenzione’. Cioè, ha paura che quei soldi non finiscano agli abitanti di Haiti... ‘Non vuole che succeda questo’. E poi? ‘Ha avuto bellissime parole per l’Italia. Gli piacerebbe venirci. E io l’ho invitato all’Aquila, per fargli vedere come abbiamo sistemato la gente’. Tutti contenti. E Berlusconi? ‘Beh, era soddisfatto’”. (red)

14. Obama a Kabul: Ce la faremo

Roma - Scrive il CORRIERE DELLA SERA: “Barack Obama è arrivato a sorpresa ieri notte a Kabul, per una visita di poche ore, la prima da comandante in capo sul fronte della guerra che ha avuto in eredità, ma che ha trasformato in uno dei test di definizione della sua presidenza. Partito dalla base di Andrews, in Maryland, l’Air Force One con a bordo il presidente è atterrato alla base di Bagram dopo un volo non-stop di 13 ore. Da lì Obama è stato subito trasportato in elicottero nella capitale, dove nel palazzo presidenziale ha incontrato il leader afghano Hamid Karzai, per un colloquio che è stato definito molto ‘produttivo’. Soprattutto, prima di ripartire, cinque ore dopo, Obama ha fatto visita e ha parlato a 2 mila di soldati nella base di Bagram, che lo hanno accolto con grandi applausi: ‘So che non è facile — ha detto Obama —, so che vi mancano le vostre famiglie, le vostre mogli, i vostri bambini e i vostri amici. Ma se pensassi per un solo minuto che i vitali interessi dell’America non fossero in gioco qui in Afghanistan, vi richiamerei a casa subito. Contiamo su di voi’. Nei primi tre mesi di quest’anno il numero dei soldati americani uccisi è stato il doppio rispetto allo stesso periodo del 2009. E davanti a loro ha fatto una sorta di discorso programmatico sull’Afghanistan: ‘Noi sappiamo — ha detto — che gli Stati Uniti non abbandonano mai un’impresa iniziata. Assieme ai nostri alleati, arriveremo alla fine’.  

Ha promesso che la lotta ad Al Qaeda e al terrorismo sarà intensificata. ‘Impediremo ad Al Qaeda di avere un santuario, faremo indietreggiare i talebani. So che voi porterete a termine il vostro compito’. Il viaggio era iniziato nel completo segreto. Per distrarre l’attenzione, Obama aveva programmato un fine-settimana a Camp David, dove si è recato con la famiglia e da dove è più facile imbarcarsi senza troppa pubblicità sull’elicottero presidenziale alla volta di Andrews. I giornalisti ammessi sull’Air Force One sono stati tenuti all’ oscuro della destinazione, obbligati al silenzio fino alla vigilia dell’atterraggio e costretti a consegnare computer e cellulari. Parlando subito dopo l’incontro con Karzai, che gli ha ‘espresso la gratitudine del popolo per l’aiuto datoci dall’America negli ultimi 8 anni’, Obama ha detto che gli Stati Uniti si sentono ‘incoraggiati dal progresso compiuto’. Ma dopo i passi avanti sul piano militare, ha aggiunto il presidente, ‘vogliamo anche continuare a progredire sul piano civile’. E ha citato diverse aree, come la lotta alla corruzione, il sistema meritocratico per la nomina dei funzionari governativi, il rispetto della legge, la guerra al traffico di droga. Un tema quest’ultimo particolarmente delicato, visto che lo stesso fratello di Karzai è sospettato di essere legato al narcotraffico. ‘Queste cose risulteranno in un Afghanistan più sicuro e più prospero’, ha concluso Obama, che ha invitato il leader afghano a Washington il 12 maggio prossimo.  

La visita del capo della Casa Bianca è caduta nel pieno dell’ escalation americana, decisa a dicembre e che entro l’inizio dell’estate avrà schierato 30 mila nuovi soldati nel Paese, portando in tutto a 100 mila unità le truppe degli Stati Uniti. Quando Obama era stato eletto, nel novembre 2008, erano 34 mila. La nuova strategia, fortemente voluta da McCrhrystal e avallata con qualche modifica da Obama, ha già prodotto i primi risultati con l’offensiva lanciata un mese fa a Marjah, ex bastione dei talebani ora riconquistato con un’azione combinata, che ha visto per la prima volta le forze americane e della Nato affiancate in pari numero dall’ esercito afghano. Ma il successo è ancora fragile e secondo le valutazioni dei militari Usa la guerra non ha ancora raggiunto il punto di svolta. Il prossimo obiettivo militare delle forze alleate è la città di Kandahar, considerata la patria spirituale dei talebani. Con una maggioranza di americani ostili alla guerra in Afghanistan, la sfida per Obama rimane difficilissima, nonostante negli ultimi mesi l’opinione pubblica abbia rivalutato il modo in cui il presidente sta affrontando la situazione: dal 49% in gennaio, ora il tasso di approvazione è salito al 57%”. (red)

15. L’algoritmo del gossip, in pochi secondi sui tutti i pc

Roma - Scrive il CORRIERE DELLA SERA: “Quel titolo che in apparenza può sembrare frivolo, e che invece nasconde una ricerca scientifica serissima. Tanto seria da aver ottenuto importanti riconoscimenti a livello internazionale, a partire dalla prima presentazione nell’ambito del Soda 2010 ( Symposium on Discrete Algorithms) appuntamento clou sulla ricerca informatica mondiale che si è svolto ad Austin, Texas, a gennaio. Ed eccolo, il curioso titolo dello studio: Rumours spreading and graph conductance, ovvero ‘Teorema della diffusione del gossip e conduttanza del grafo’, complessa formula matematica grazie alla quale tre studiosi dell’università La Sapienza di Roma riescono ora a calcolare con esattezza la velocità di propagazione del pettegolezzo in ogni rete sociale tecnologica composta anche da milioni di ‘nodi’. Si tratti di Twitter, di Facebook o del Web in generale. Una velocità, quella del gossip, che in pochissimi secondi, in una rete tipo internet, può raggiungere anche l’intero Web. A firmare lo studio Alessandro Panconesi, professore ordinario e direttore del dipartimento di Informatica dell’ateneo romano, insieme con due suoi giovani dottorandi, Flavio Chierichetti e Silvio Lattanzi.  

Teorema del pettegolezzo: del tipo io dico una cosa a te, tu la dici a un altro, che a sua volta lo dice a n-persone? ‘Beh, semplificando molto è così. Ma quel che noi abbiamo fatto non è inventare l’algoritmo del gossip, noto da tempo e assai banale. Quanto piuttosto determinare velocità e modalità con cui il pettegolezzo si diffonde in una rete sociale di qualsiasi dimensione. La materia è studiata da decenni anche dai sociologi, un qualcosa di vagamente imparentato alla nota teoria dei sei gradi di separazione di Stanley Milgram, ma ora estesa a reti di dimensioni impensabili negli anni Sessanta’. La ricerca ha anche importanti applicazioni industriali nei servizi web. ‘Va spiegato— precisa Panconesi— che l’informazione di cui parliamo, il pettegolezzo, è così definita perché quella è la modalità di diffusione sul web, o altra rete, di un’informazione qualsiasi inizialmente distribuita in maniera informale. Gossip a parte insomma, la formula concerne anche informazioni d’altro tipo. Utili, ad esempio un segnale d’allarme. O dannose tipo un virus, non solo digitale’. Che la velocità di trasmissione del gossip interessi l’industria lo prova il fatto che lo studio è stato finanziato da privati: Yahoo Research e Ibm, che ha premiato Panconesi con il premio ‘Faculty Award Ibm’.  

Ma è anche un altro il motivo per cui la formula ha fatto il giro del mondo, diffondendosi rapidamente con le stesse modalità studiate dal trio (twitter, facebook, blog...): si tratta degli inediti ‘s-ringraziamenti’ (unacknowledgements) al Miur e pubblicati in calce al lavoro: ‘Questa ricerca in apparenza è finanziata dal ministero italiano per l’Università nell’ambito del programma Firb. Ma il ministero non ha pagato quanto dovuto né si sa se lo farà mai’. A giugno la versione migliorata del lavoro sarà presentata anche a ‘Stoc 2010’ ( Symposium on Theory of Computing), il più importante appuntamento al mondo per la teoria degli algoritmi, convegno per il quale sono stati selezionati anche altri due studi di atenei romani (di Paul Wollan, americano che insegna alla Sapienza, e di Fabrizio Grandoni, Tor Vergata, che si è già aggiudicato il premio miglior lavoro del congresso): ‘Non è un caso— dice Panconesi —. Nonostante una politica ministeriale per cui ci ridono dietro nel mondo, l’Italia, Roma in particolare, si esprimono ai vertici anche in altri settori della disciplina, tipo sicurezza informatica e Reti. Ora nel nostro dipartimento abbiamo progetti, uno di grande importanza sulla sicurezza dell’infrastruttura internet dell’Italia, finanziati con milioni di euro. Ma messi a disposizione da Ue o privati’”. (red)

Prima Pagina 29 marzo 2010

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