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Cambiamenti climatici, onde anomale e commenti a sproposito

Non ci sono più le navi di una volta, ve lo assicura un "drunken sailor" di lungo corso.

Che cambiamenti climatici siano in atto e che le attività umane incidano su questi è dato abbastanza pacifico. Può essere messo in discussione in che misura vi incida l’uomo, se sia prevalente l’influenza dei gas serra o quella dell’attività solare. Ci si può scontrare su quali saranno gli scenari prossimi venturi e quanto siano prossimi, ma non si può diventare dei fanatici del cambiamento climatico ed imputare sempre ad esso fenomeni che rientrano nella normalità, anche se è una normalità “estrema”. 

È il caso di molti commenti a s-proposito della tragedia che ha coinvolto la nave da crociera Louis Majesty, che si possono trovare a margine degli articoli presenti in diversi siti dell’informazione ufficiale. L’onda “anomala” di, pare, 8 metri che ha squassato la nave, viene da molti imputata ai cambiamenti climatici che stanno sconvolgendo il globo per colpa dell’uomo. Stiamo veramente esagerando, sono affermazioni ottusamente fanatiche come queste che danno armi ai detrattori delle teorie sui gas serra: quell’onda è si “anomala”, ma è un termine tecnico da intendersi come onda più alta delle altre all’interno di una “ordinaria” burrasca. Soprattutto, poi, nulla ha a che vedere col termine tsunami da alcuni evocato a sproposito. 

L’onda “anomala” non è un’anomalia in condizioni di mare come quelle in cui si è venuta a trovare la nave da crociera. Queste, anzi, si presentano con regolarità in condizioni di mare estreme come quelle in cui si è trovata la Louis Majesty. Secondo alcune testimonianze il vento soffiava a forza dieci della Scala Beaufort (48-55 nodi equivalenti a 88-102 Kmh) evento che scatena un mare da incubo, una tempesta decisamente violenta, ma non così eccezionale per quel tratto di mare specifico, come chiunque si occupi di mare e barche, ben conosce. 

Non c’è bisogno di scomodare l’apocalisse climatica prossima ventura per spiegare l’evento, bastano cognizioni di base di meteorologia marina e un po’ di competenza nautica. Quel tratto di mare era considerato dalla marineria inglese dei tempi d’oro della vela come uno dei peggiori del mondo, non solo del Mediterraneo, e prima della rivoluzione industriale non si può parlare di gas serra. Tempeste di quell’intensità sono moneta corrente in quel tratto di mare, dalle bocche del Rodano alle Baleari quando soffia il Mistral il mare diventa un incubo per il marinaio fin dai tempi dei romani. Non c’è bisogno di tirare fuori la scelleratezza dell’uomo nei confronti della natura per spiegare un’onda di 8 metri da quelle parti: è, sì, un’onda anomala, ma non è un’anomalia, ribadiamo. 

L’anomalia semmai è che un’onda di quel genere possa avere effetti così devastanti su una nave di quelle dimensioni: le responsabilità, infatti, sono altre. Se era il caso di puntare su Genova anziché su Barcellona, ad esempio, dove la nave ha attaccato dopo il dramma, sarà oggetto di indagine, ma anche fosse stata un’opzione sbagliata resta il fatto che un’onda così non può invadere i ponti di una nave di quelle dimensioni. 

Siamo invece, e infatti, di fronte a navi che sono sempre meno navi e sempre più villaggi vacanze di lusso itineranti sull’acqua. Si trascurano sempre più le loro qualità nautiche a vantaggio del confort di bordo (a mare calmo, però), dimenticando che il mare non è un placido stagno. Se confrontiamo, anche in maniera superficiale, le attuali navi da crociera con quei gioielli della cantieristica che erano la Raffaello e la Michelangelo, vediamo come questa della Louis Majesty poteva essere considerata quasi una tragedia annunciata. Viene da domandarsi cosa sarebbe accaduto se questa nave avesse dovuto confrontarsi con un’onda anomala come quella che colpì, causando anche vittime, la Michelangelo nel 1966. Un muro d’acqua che superava ampiamente i 18 metri e che piegò come burro acciai di 5 cm, altro che panoramiche vetrate. La Michelangelo, però, era fatta per il mare e progettata anche per onde come quelle, presenti in Atlantico ancor prima che si sapesse dei cambiamenti climatici. 

Ferdinando Menconi 

 

 

Un mese da leoni

Secondo i quotidiani del 05/03/2010