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Ascoltate Bristol, la figlia della Palin

È solo uno dei tanti problemi che hanno negli USA, ma c’è anche questo: ogni anno centinaia di migliaia di minorenni rimangono incinte. Gravidanze per lo più indesiderate, ovviamente, che solo in pochi casi porteranno a un matrimonio felice e a una famiglia destinata a durare. Le alternative realistiche sono altre. Aborto, ragazze madri, coppie instabili. Un futuro all’insegna della precarietà economica e affettiva. Un ulteriore elemento di instabilità all’interno di una società spietata e iper competitiva, che pensa al welfare in termini di carità invece che di garanzia. 

In mancanza di meglio, quindi, ecco arrivare l’ennesima campagna pubblicitaria che pretende di recuperare, a colpi di spot, il deficit educativo di un intero sistema. Promossa dalla Candie’s Foundation, emanazione assai equivoca di un gruppo che agisce nel settore modaiolo del “fashion”, l’iniziativa prevede una serie di filmati e di manifesti che si rivolgono direttamente ai ragazzi, sia maschi che femmine, e provano a richiamare la loro attenzione sulle possibili conseguenze di una sessualità troppo disinvolta e di una maternità, o paternità, troppo anticipata. Quello dei maschietti, ad esempio, mostra una carrozzina per bebè e butta lì una domanda ironica: non è ciò che pensavi come il tuo primo “set di ruote”, vero? 

L’ultima realizzazione, invece, ha per protagonista una ragazza, evidentemente giovanissima e non particolarmente carina, né curata, che ha con sé il proprio figlioletto. Il proprio marmocchio. La sua espressione è perplessa. Non proprio triste e sconsolata, ma pensierosa sì. L’espressione di chi si rende conto di essersi ficcato in qualcosa che avrebbe potuto evitare. E dal quale, ormai, non ha più modo di uscire. Recita lo slogan, “Non avevo mai pensato che sarei diventata una statistica. Più di 750.000 teenager rimarranno incinte quest’anno”

La cosa più interessante, però, non è il testo. È l’identità della ragazza. Come si legge in una scritta più piccola, infatti, si tratta di Bristol Palin. Ovverosia, com’è facile intuire, della figlia di Sarah Palin, già candidata alla vicepresidenza degli Stati Uniti al fianco di John McCain, nell’imprevedibile e sconcertante accoppiamento (elettorale...) con cui i repubblicani fecero un estremo tentativo, nell’agosto 2008, di contrapporsi all’infatuazione collettiva per Barack Obama. 

Non essendo famosa di suo, Bristol Palin è stata evidentemente scelta in funzione della notorietà della madre. E c’è da chiedersi, dunque, se non sia proprio quest’ultima a essere il vero oggetto/soggetto della promozione. E se non siano gli adulti, e specificamente i genitori di adolescenti, i veri destinatari del messaggio. Come abbiamo già ricordato l’undici febbraio scorso, infatti, i repubblicani continuano a essere in cerca di un personaggio su cui puntare in vista delle presidenziali del 2012 e tra i papabili, nonostante le sue molte e macroscopiche lacune, c’è la prorompente Sarah “Barracuda” Palin. 

Non avendo grandi doti intellettuali, come del resto non le aveva l’ineffabile George W. Bush, l’ormai ex governatrice dell’Alaska deve puntare tutto sulla sua immagine – e ribadiamo immagine – di paladina dei valori preferiti dall’elettorato conservatore. Ergersi a difesa di una maternità responsabile, sia pure per interposta persona (per interposto testimonial), significa piazzare un altro mattoncino all’interno di questo lungo e complicato processo di accreditamento. Un mattoncino magari piccolo, ma pur sempre utile. 

I politici americani possono essere ottusi, ma certamente non sono ingenui. 

 

Federico Zamboni


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