Ottima scelta

Se sei arrivato qui allora sei uno degli ultimi esemplari viventi di Homo Sapiens. Buona lettura.

Clash of the Titans

Non è nostra abitudine commentare i Blockbister, siamo di palato fine e, lo ammettiamo, non siamo esenti da un filo di spocchia intellettuale. Solo un filo, però, e quindi non abbiamo sdegnosamente rifiutato l’occasione di poter assistere all’anteprima di Clash of the Titans, potendo così trarre uno spunto di riflessione a partire da come il mito di Perseo è stato rivisitato da Hollywood. 

Il film naturalmente interpreta il mito in maniera puritano statunitense con la lotta fra bene e male, Zeus contro Ade, e in maniera positivista con l’uomo contro gli Dei. Parte da un banale Ade che è la morte e quindi il male, ma per i greci, e le religioni indoeuropee tutte, anche la morte è parte della natura. Certo è crudele destino, ma è evento necessario perché ci sia rinnovamento e nuova vita nell’eterno ciclo delle rinascite: la morte è dolore per l’uomo ma non è il “male”.  

Non dimentichiamo, poi, che Ade/Plutone non è solo il Dio della morte, ma anche quello della ricchezza (Plutocratico lì ha la sua radice) che nasconde nel ventre della terra che è la sua timè. Ricchezza sotterranea che offre all’uomo: da quella mineraria, che non va sprecata, a quella che si rinnova, frutto dalla Sua unione stagionale con la dolce Proserpina. L’uomo del film che si ribella contro la crudeltà degli Dei e dei loro capricci, con invettive che in USA non sarebbero ammissibili se fossero indirizzate al dio di Abramo, non ha nulla di Prometeico, ha solo arroganza razionalista ma poi trema quando Ade scatena i Kraken. Il Kraken, terribile mostro che Ade scatena contro gli uomini ribelli che abbattono le statue degli Dei, che rifiutano di portare loro il dovuto rispetto, non è meschina vendetta, c’è altro sotto nella simbologia del mito, e anche nella messa in scena californianea. 

 

È necessario, contrariamente a un tempo, ricordare che gli Dei sono espressioni delle forze della Natura, essi sono guardiani dell’armonia naturale stessa, sono parte di essa e non superiori ad essa al contrario di altri dei. Fatta questa premessa discende che: se l’uomo non rispetta la Natura è Lei a vendicarsi, non è la meschina vendetta di una divinità perché non si è abbastanza sacrificato a lei, come appare nel film.  

Il residuo positivista del film che vuole l’uomo orgoglioso senza nessuno sopra di sé, anche contro gli Dei, non riesce a vedere che siamo davanti a l’uomo contro la natura. Se l’uomo va contro di Lei è destinato a perire perchè ne è parte, anche se i talebani dell’ecologismo lo vogliono estraneo ad essa, ma Lei sopravviverà alla sua arroganza. Gli autori non realizzano che il giusto orgoglio dell’Uomo non è mai stato castrato dalle religioni indoeropee, dall’India all’Islanda, queste anzi hanno sempre preteso un Uomo che prega in piedi: la religione castrante è un’altra.  

La religione castrante e innaturale che trova la sua ultima, necessaria, realizzazione nella religione atea marxista, che vuole che l’uomo domini la natura per seguire la storia, come acutamente fa notare Albert Camus ne “L’homme revolté”. Fornendo una visione lineare della storia, poco importa che al suo termine abbia la dittatura del proletariato o le trombe di Megiddo.  

In questo Marx è nipote di rabbino, e si vede: la sua visione lineare della storia denuncia l’appartenenza della sua dottrina alle religioni abramitiche, anche se lui abolisce dio, ma islam, cristianesimo e giudaismo che lo conservano hanno la medesima visione lineare condita da un dio al di sopra della natura che ha posto al servizio dell’uomo.  

La visione greca, ma che può essere estesa alle religioni politeistiche indoeuropee tutte, è, al contrario: seguire la natura per dominare la storia. L’Uomo non ha bisogno di luciferine rivolte per divenire padrone del suo destino: gli basta rispettare quella natura di cui egli stesso è parte. L’Uomo (indo)europeo, non quello occidentale, non ha bisogno di rivoltarsi agli Dei: essi hanno bisogno di lui perché la natura sia rispettata ed egli ha bisogno degli Dei per poterlo fare. Armonia e disarmonia, ordine e caos, con l’uno che genera l’altro in eterno ciclo, niente sottomessi e padroni, ma insieme, ognuno col suo ruolo, a vivere la sfericità della Storia e dell’esistenza. 

Naturalmente, sia chiaro, tutto questo nel film non viene detto: Ade, il Plutone dei latini, è il male assoluto, quando, invece, il male dovrebbero esserlo i suoi falsi seguaci, i “Plutocrati”, lo siano nel marxismo o nel capitalismo, facce opposte della stessa medaglia. Ade offre all’uomo le sue ricchezze, ma lo punisce se non le sfrutta con rispetto, lo punisce, però, non per arroganza divina, ma per il suo bene, e questo cerchiamo di capirlo prima che sia troppo tardi e nessun figlio di Zeus venga a salvarci dal Kraken. 

Ferdinando Menconi


Basilea 3. Banche e imprese ai ferri corti

Prima Pagina 12 aprile 2010