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Basilicata coast to coast

Commedia divertente e divertita, l'opera prima dì Rocco Papaleo, che dimostra come con una buona idea, bravi attori e una discreta regia si possano fare bei film anche con budget ridotti. 

L'idea è quella del leader di una scalcinata band di andare al “grande“ festival musicale sulla costa ionica della Basilicata, traversandola a piedi partendo da quella tirrenica. Quattro sbandati a piedi, per tacer del un carretto tirato da un cavallo: un classico scenario da film on the road (beh non poi così classico però). Niente Harley né truck drivers, e neppure i grandi spazi aperti statunitensi. I paesaggi lucani, però, non sfigurano,  così come l'Allianico, il Barolo del sud, non sfigura con il “Dom” di Fandango. Probabilmente il film di Papaleo non diventerà mai un cult, né entrerà negli annali del cinema italiano, ma è un prodotto più che dignitoso, che non avrebbe sfigurato nell'attuale cinquina del David, anche se aiutato dal fatto che, a parte l'eccellente film di Diritti, è una cinquina veramente misera. 

Si può far ridere in maniera intelligente, e prendere in giro i tic di una generazione con garbata ironia senza scomodare i massimi sistemi, ma c'è bisogno di autoironia di qualità, che, al contrario di altri più affermati e, incomprensibilmente, incensati cineasti italiani, a Papaleo non manca. Così in questa commedia lo spettatore si diverte, missione prima di una commedia, ma sembra si divertano anche gli attori, la banda di amici in viaggio sembra viva l'avventura non solo “per” il set ma anche “sul” set. 

Gli attori si divertono dunque, e recitano tutti impeccabilmente in parte, non sarà  l'interpretazione della vita per nessuno, certamente, ma non ci sono sbavature, anzi la Mezzogiorno, forse la nostra miglior attrice, che ultimamente aveva dato performance un po' sopra le righe, rientra nei ranghi e caratterizza il suo personaggio meglio che in ruoli più celebri. Su tutti però sta Max Gazzè, l'unico non attore, l'unico vero cantante e che non pronuncia alcuna battuta durante il film, ma che riesce con la sola mimica a rubare spesso la scena ai professionisti del set. 

Un bravo, quindi, per Rocco Papaleo che con poco ha tirato fuori una bella bella commedia, più profonda di tante menate nevrotico-paranoico-psicoanalitiche che impestano il nostro cinema, ma non solo. Speriamo gli sia data in futuro la possibilità di maturare, non solo come attore (ha già dimostrato abbastanza) ma come regista, anche se, già adesso, visti gli standard, meriterebbe la “nomination” ai David.

 

Ferdinando Menconi


Riposate in pace, Beatles

Prima Pagina 13 aprile 2010