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Riposate in pace, Beatles

Almeno un po’ di ironia è pressoché inevitabile: dopo quasi cinquant’anni la Chiesa, attraverso un articolo pubblicato sull’Osservatore Romano, rettifica ufficialmente il proprio giudizio sui Beatles e riconosce che certe reprimende del passato erano decisamente sproporzionate. Allelujah, fratelli! I “Fab Four” non erano poi così esecrabili. Non erano gli agenti della corruzione giovanile e, men che meno, gli ambasciatori di Satana. Magari un tantino scapestrati, questo sì, e talvolta incauti nel parlare, vedi la celeberrima frase di John Lennon sul fatto che «i Beatles sono più popolari di Gesù Cristo», ma pur tuttavia avevano anche i loro lati apprezzabili. Come si legge nel pezzo, le loro sono «bellissime melodie che hanno cambiato per sempre la musica leggera e continuano a regalare emozioni»

Letto l’articolo, quelli della Cnn hanno preso la palla al balzo e sono andati a stuzzicare Ringo Starr, che insieme a Paul McCartney è ormai l’ultimo sopravvissuto del quartetto inglese. Il commento del batterista è stato lapidario: «I couldn’t care less». Non me ne può fregare di meno. A ulteriore chiarimento, giusto per essere sicuro che le ragioni di tanto disinteresse non venissero equivocate, riducendole a una generica indifferenza, ha poi aggiunto qualcosa di più: «Eravamo satanici e adesso ci perdonano? Credo che la Santa Sede abbia altre cose di cui parlare».

Accantonata l’ironia, e la replica sprezzante di Ringo, la questione merita un ragionamento più serio. Quello che non quadra nell’atteggiamento della Chiesa, infatti, non è né la condanna espressa a suo tempo, né la pretesa di dare giudizi su tutto e su tutti. Stante la sua funzione di guida spirituale dei cattolici, entrambe le cose sono del tutto legittime. Sempre che poi, beninteso, non ci si inalberi quando qualcun altro critica a sua volta, e magari stronca, i valori cattolici e le prese di posizione delle autorità ecclesiastiche. 

Il punto debole è altrove. La contraddizione non è nell’aver prima censurato i Beatles e poi, evidentemente fuori tempo massimo, nell’averli riabilitati. La contraddizione è nell’aver cambiato il metro di giudizio, passando da una valutazione complessiva, che com’è giusto teneva conto sia della forma che dei contenuti, a un apprezzamento meramente estetico. La riabilitazione, in questa prospettiva, è soltanto parziale. E, dunque, più apparente che effettiva. 

Ciò che induce la Chiesa ad attenuare la sua disapprovazione non è un ripensamento su ciò che i Beatles hanno rappresentato (e, almeno in parte, voluto consapevolmente rappresentare) ma la presa d’atto dei decenni che sono trascorsi dalla loro apoteosi a oggi. Negli anni Sessanta i Beatles erano un fenomeno “in atto”, che aveva la forza di incidere sulle scelte di milioni e milioni di giovani. Oggi, e già da molto tempo, non sono altro che un pezzetto, per quanto importante, della storia della musica e del costume. Oggi non costa nulla, astenersi dall’attaccarli. Oggi lo si può fare a cuor leggero, come nella commemorazione di qualunque personaggio sparito dalla scena e consegnato agli archivi. 

Ah, che belle melodie. Ah, che esuberanza giovanile. Aaaah, ce li siamo tolti di mezzo.  

Federico Zamboni


Sinistra? Non pervenuta

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