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Tg1 di provincia (disinformata)

Chissenefrega, verrebbe da dire a prima analisi. Il Tg1 condotto da Minzolini perde un milione di telespettatori nella media serale di visioni. Questi i dati Auditel comunicati ieri (a patto che l'Auditel voglia dire qualcosa). Comunque, di che stupirsi? Lo stravolgimento dei conduttori sarebbe nulla, le lettere di protesta delle storiche Tiziana Ferrario e Maria Luisa Busi potrebbero a prima vista sembrare richiami al ripristino di una posizione dominante, la loro, in video. Le accuse di (poca) parte della società civile, nei confronti di una linea editoriale a dir poco scandalosa - non solo dal punto di vista giornalistico, che pure basterebbe alla rimozione del direttore di Berlusconi - ma anche dal punto di vista etico e morale, in ogni caso, non potevano che generare, alla lunga, un risultato del genere. 

Eppure, ribadiamo, per chi abbia già capito come l'informazione tradizionale sia inutile ai fini della comprensione della realtà, la cosa interessa fino a un certo punto. Non è sicuramente attraverso il telegiornale di Stato, pubblico - che di questo si tratta - che si può arrivare a conoscere il mondo. Chi è già abituato a leggere le cose con una ottica diversa, ed è padrone, almeno in parte, di una chiave di lettura differente dei fatti, al Tg1 presta l'attenzione che merita: nulla. 

Ma la cosa è invece determinante, sebbene per un altro motivo. Quello che passa da questa domanda: da chi sono stati guadagnati i telespettatori persi dal Tg1? Dove si sono spostati? Come si informano? Ancora meglio: continuano a informarsi? 

Da Mimun a Riotta fino a Minzolini: in cinque anni il Tg1 ha continuato a sprofondare. Processo iniziato molti anni prima, beninteso. Al momento siamo sotto la soglia del 30% di share. Che psicologicamente è significativa. 

Certo, la scelta appare difficile, se le uniche alternative sono informarsi male (TG1 & Co., non che gli altri Tg siano migliori) o non informarsi affatto. Perché questo è il punto. Non sembra che a fronte di una (giusta) disaffezione nei confronti di show informativi (che di questo si tratta) vi sia poi una volontà di andarsi a cercare l'informazione altrove. Semplicemente, non ci si informa. 

Non fosse, però, che ad aumentare l'allarme per la situazione ci sia il fatto che in ogni caso a guadagnare terreno siano proprio altri telegiornali, Tg5 in testa. Prodotto informativo sul quale è inutile commentare. La molla che scatta nelle menti della maggior parte delle persone, insomma, non è quella che fa preferire altri mezzi - non politicizzati, non lottizzati, non schiavi - rispetto ai telegiornali, quanto il fatto di spostarsi da un canale all'altro oppure di guardare un altro tipo di programmi. 

Il percorso, insomma, è ancora lungo, se l'obiettivo è quello di risvegliare le coscienze. E allo stato attuale delle cose, l'unica cosa veramente degna di nota è l'avanzare inarrestabile della vera volontà di chi comanda i fili: "le persone devono essere informate in base a ciò che si ritiene opportuno debbano sapere (e come) oppure, meglio, non devono interessarsi di cosa accade, così intanto continuiamo a fare ciò che ci pare". 

Il risultato appare in larga parte raggiunto. Motivo in più per reagire.

 

Valerio Lo Monaco

Emergency e la posta in gioco

Prima Pagina 14 aprile 2010