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Porta a porta delle meraviglie

Non ci si riusciva a credere giovedì sera, inciampando nello zapping sulla trasmissione di Vespa si aveva di fronte un eccellente programma di informazione e dibatto su un tema di quelli che si prestano alle peggiori operazioni di trash televisivo: italiani e sesso. 

Naturalmente c’era il solito markettone ad una delle fiction della rete, “Tutti pazzi per amore 2”, peraltro un discreto prodotto, anche se il mitico “Boris” nella sua ultima puntata l’ha dissacrato con una sola scena, naturalmente c’era il solito personaggio inutile, Valeria Marini, però la trasmissione si incentrava sulla serissima ricerca: "La sessualita' degli italiani" (Mulino) e, incredibile dictu,  questa si svolgeva con toni pacati e approfondimenti di indubbio valore, quasi senza sbavature. 

La presenza di personaggi di grande competenza come Marzio Barbagli, Docente Sociologia Generale Università di Bologna e Capofila della ricerca, e come la Ginecologa Alessandra Graziottin è addirittura riuscita a far dire cose sensate e fuori dall’ovvietà anche a Francesco Alberoni. 

Il tema della sessualità degli italiani è stato svolto senza peli sulla lingua e senza morbosità, discutendo su dati e senza lasciarsi andare a escandescenza fuori tema da propaganda vetro femminista o maschilista di ritorno, come quasi sempre accade. Neppure quando si è affrontato l’aspetto dell’omosessualità si è scivolati in tirate da capopopolo di lobby lesbo-gay, tutto è rimasto nei binari dell’indagine sociologica, seguendo logiche scientifiche con toni inusualmente pacati. 

Sorprendentemente da Vespa è stata fatta informazione e non spettacolo, roba da non credere. Eppure questa volta va reso merito al conduttore che ha saputo impostare una trasmissione di elevato valore, tenendola in quel solco che dovrebbe essere proprio del servizio pubblico per il quale paghiamo il canone. 

Un’altra televisione è possibile. È necessaria. E sarebbe un mezzo utile al paese intero. Sarebbe, appunto. Dovrebbe. E una buona trasmissione non farebbe notizia - come in questo caso - ma sarebbe la normalità in un palinsesto, soprattutto se Rai, costruito attorno alle esigenze di servizio e informazione. Per il quale, allora sì, varrebbe la pena - e sarebbe moralmente giusto - pagare un canone.

 

Ferdinando Menconi

 

Secondo i quotidiani del 16/04/2010

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