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My God, la Lega vuole le banche

Liberali in apprensione, dopo le parole di Bossi sulla volontà di mettere sotto il controllo della Lega qualche istituto di credito. E tra quelli che non hanno tardato a intervenire c’è stato, manco a dirlo, il “cardinale” Eugenio Scalfari, che nel suo solito, smisurato editoriale della domenica ha dato fondo alla preoccupazione con toni accorati e con severi, scandalizzati ammonimenti a non procedere oltre. Non sia mai.  

«La Lega vuole instaurare una sorta di autarchia finanziaria e bancaria nordista. Il senso della banca territoriale è questo. Se riescono in questo intento sarà una catastrofe per l’intero sistema economico italiano.» Infatti, «la territorialità bancaria nella visione leghista ha questo significato: raccolta di depositi ovunque, impieghi prevalentemente nel Nord. Questa è l’autarchia finanziaria leghista. Con altre parole questa è la politicizzazione del credito. Nella famigerata Prima Repubblica, un concetto del genere non era neppure pensabile. Ai tempi di Menichella, di Carli, di Baffi, di Ciampi, di Mattioli, di Cingano, di Siglienti, di Rondelli, una concezione del genere equivaleva ad una bestemmia.» Perciò, se il progetto dovesse andare in porto, «la conclusione sarà l'isolamento del sistema bancario italiano dal sistema internazionale. Un’aberrazione che basterebbe da sola a squalificare un intero sistema politico».

Ancora una volta, insomma, Scalfari si atteggia a padre nobile della Patria e a custode dei suoi inossidabili fondamenti, sanciti dall’esito della Seconda guerra mondiale e improntati al mito del libero mercato che si autoregola e che, se non viene ostacolato nella sua provvidenziale missione di creatore e dispensatore di ricchezza, conduce senza fallo i popoli a un sempre maggiore benessere e a una sempre più civile convivenza. Il resto viene da sé. La teoria è perfetta e l’ordine che ne scaturisce è incontestabile, quand’anche le sue ipotetiche mirabilie vengano contraddette, o sbugiardate, dai fatti. «Il credito – declama Scalfari con ieratica sicurezza – è una linfa che circola in tutto l’organismo e affluisce là dove c’è bisogno ed è il mercato a stabilire la sua locazione ottimale.»

Dogmi, appunto. Affermazioni di principio che si considerano acquisite, e dimostrate, una volta per sempre. E che, quindi, non si curano di quello che avviene. Nemmeno in un momento come quello attuale – in cui il sistema bancario internazionale ha dimostrato al di là di qualsiasi dubbio di preoccuparsi esclusivamente dei suoi profitti, e di essere pronto a qualsiasi speculazione e a qualunque scorrettezza – Scalfari e i suoi “correligionari” arretrano di un millimetro. Nell’era della cosiddetta morte delle ideologie, si tengono avvinghiati alle loro sempiterne certezze, che hanno a loro volta i tratti dell’ideologia. Non sono mai le loro costruzioni intellettuali, a essere errate. La colpa di ogni inciampo, di ogni impasse, di ogni disastro, è sempre in un difetto di realizzazione pratica. Loro sono gli architetti che hanno tanto studiato, e che non sbagliano mai. Noi siamo gli operai, i manovali, gli apprendisti, che si aggirano per il cantiere e che non si impegnano a sufficienza. Il nostro parere non è necessario, e tanto meno richiesto.

Affrancarsi dalla direzione dei lavori? Decidere in prima persona il da farsi? Acquisire il controllo delle banche? Che idee bizzarre. Che sfrontatezza. Che ingenua, tragicomica, imperdonabile mancanza di senso della responsabilità e delle proporzioni. 

 

Federico Zamboni


Secondo i quotidiani del 20/04/2010

Pdl incompetente e irresponsabile (e i media?)