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Nubi nere - altro che vulcano - sulla Grecia

Mentre inizia a materializzarsi con una certa consistenza il fenomeno del ritiro di denaro da parte dei greci dai propri conti correnti in patria, onde dirottarlo verso banche straniere, gli attacchi speculativi della grande finanza alla regione ellenica non cessano.

E le due cose, naturalmente, sono collegate. I risparmiatori, per la paura di una uscita dalla Grecia dall'Euro, con conseguente ritorno alla dracma e relativa svalutazione, iniziano a ritirare denaro dai propri conti e a spostarlo in banche estere. Il motivo è semplice: un domani - non troppo lontano - nel quale la Grecia dichiarerà fallimento e uscita dall'Euro, chi avrà per tempo spostato i propri denari (in euro) altrove avrà guadagnato la cifra esatta alla svalutazione che dovrà subire la Dracma.  

Naturalmente non è questo aspetto speculativo (o protettivo?) di piccolo cabotaggio a far tremare i polsi (se non alle Banche interne, che vedono le proprie riserve frazionarie diminuire e dunque rischiano l'insolvenza) quanto, in modo molto più determinante, quello di derivazione anglosassone. E questa volta, per mezzo di investitori più potenti, che speculano in modo rivolto precisamente contro lo Stato greco.  

La speculazione di questi giorni - in attesa che ad Atene arrivi la delegazione europea per discutere del prestito del quale abbiamo già parlato, e in attesa che arrivi anche la delegazione del Fondo Monetario Internazionale (cosa per la quale i mercati sono tutt'altro che tranquillizzati) - consiste precisamente in una manovra destinata far aumentare gli interessi dei titoli greci. 

Molto semplice: i grandi investitori, di concerto (o quasi) iniziano a liberarsi dei titoli greci, in modo che il governo di Atene debba necessariamente aumentare i relativi interessi proprio per renderli maggiormente appetibili sul mercato. Cosa che, ovviamente, aumenta a sua volta l'impegno finanziario per poterli onorare sul lungo termine. 

Il classico cane che si morde la coda: per far fronte a un debito se ne accende un altro e poi un altro e per di più con interesse sempre maggiore. Il tutto non fa che aumentare ulteriormente il rischio già altissimo di bancarotta, in primo luogo sui mercati dei Cds, che sono il prodotto speculativo per eccellenza (del quale abbiamo parlato qui). 

Il punto ulteriore, di carattere europeo, è che una bancarotta della Grecia avrebbe delle conseguenze importanti anche per altri paesi specifici dell'area euro (oltre che per tutta l'Unione) come Irlanda, Portogallo, Spagna e Italia, che hanno, in comune, grandi debiti pubblici. 

Il punto immediato, invece, è tutto a carico dei cittadini greci, che oltre a vedersi tagliare pensioni e stipendi e tredicesime, oltre a servizi importanti e in sostanza all'assistenza, e oltre all'aumento delle tasse, subiranno senza poter far nulla i problemi del momento, con l'aggravante della inutilità di questi sforzi, visto che i fili della propria esistenza sono mossi altrove, da Fmi, Banche e speculatori. 

Ce ne è per una (e più di una) rivoluzione. E gli scontri che abbiamo visto si qui, facile ipotizzarlo, non sono che la punta dell'Iceberg.

 

Lorenzo Castelli

Pdl incompetente e irresponsabile (e i media?)

Prima Pagina 19 aprile 2010