Ottima scelta

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Tutti contro Ratzinger? Calma, ragioniamo.

La Chiesa è piena, molto più di ogni altra organizzazione di livello mondiale, di pedofili. Composta in gran parte da uomini che hanno voto di castità, i preti, la cui colpa è tanto più grave quanto più alta e pura dovrebbe essere la missione liberamente scelta: testimoniare l’insegnamento di Gesù, l’amore disinteressato e universale, con la propria vita. Il papa, Joseph Ratzinger, che in qualità di ex capo della Congregazione della Fede (l’antico Sant’Uffizio) qualcosa deve pur essergli arrivato all’orecchio in passato, non nega i misfatti sparsi in tutto il mondo e chiede perdono alle vittime, promettendo collaborazione nell’assicurare i responsabili alla giustizia terrena. Deve difendersi, infatti, da una campagna giornalistica, specialmente americana, che non risparmia a lui e alle gerarchie ecclesiastiche il trattamento solitamente – e giustamente – riservato ai criminali laici. 

Naturalmente, con un sovrappiù di ferocia scandalistica comprensibile proprio se si pensa che da un prete, pur non pretendendo sia un santo, ci si aspetterebbe peccati meno mostruosi di mettere le mani addosso a dei bambini. Stendiamo un velo pietoso sia sulle teorie complottiste secondo cui dietro l’attacco al Vaticano ci sarebbe la solita Spectre demo-pluto-giudaico-massonica, sia sulla correlazione fra pedofilia e omosessualità sostenuta da certi cardinaloni (se è vero che un gran numero di tonache covano istinti omosex, non è nient’affatto provato che questo porti dritto a insidiare ragazzini sotto l’età puberale: come mi ha spiegato un amico psichiatra, essendo una tendenza tanto diffusa si può ipotizzare che l’innocenza rappresentata da un bambino faccia sì che il prete, sentendosi figura paterna e investita di impegno “sacro”, senta meno il senso di colpa rispetto al classico ricorso alla prostituzione gay adulta. Ecco, se gli piacciono gli uomini, vadano con gli uomini, non coi loro figli di dieci anni). 

Detto questo, colpevolizzare l’intero corpo del cattolicesimo è un’ingiustizia nei confronti dei sacerdoti che praticano con rigore e autenticità la propria fede, e un’infamia verso un pontificato che non esitiamo a definire senz’altro migliore di quello precedente, affidato all’onnipresente e logorroica star Woityla. 

Questo papa professorale e timido, severo e tradizionalista ha finalmente riportato un po’ di compostezza in un papato che si era trasformato in una Hollywood del cristianesimo. Il pastore polacco, pur con tutte le buone intenzioni del mondo, aveva fatto troppi compromessi col mondo. In particolare quello mediatico. Le sue giornate della gioventù, il suo correre frenetico in ogni angolo del pianeta seguito dal vociferante codazzo di taccuini e telecamere, i suoi colpi di teatro, le sue frasi a effetto, il suo presenzialismo televisivo (giunse persino a telefonare in diretta a Porta a Porta, facendo lacrimare di gioia il sagrestano del potere Vespa) non hanno rinsanguato il sempre meno affollato e sempre più miscredente gregge di fedeli. Al contrario: ha fatto percepire i duemila anni di storia della Chiesa come un nebuloso antefatto oscurantista che solo grazie all’apertura alla modernità volgare e caciarona è stata archiviata e superata. Come dire: ve li ricordate i papi di una volta, barbosi custodi dell’ortodossia, incartapecoriti e macchiati dagli orrori del fanatismo religioso (perché secondo il modernismo trionfante una fede vissuta appieno è sempre, ipso facto, roba da fanatici)? Ecco, con Giovanni Paolo II, il cui illustre precursore fu Roncalli, il “papa buono” autore dell’ultimo Concilio modernizzatore, la mondanità telegenica dei bagni di folla e del battutismo ammiccante ha reso più “simpatico” il volto rugoso di Santa Romana Chiesa. Più simpatico ma più vuoto, meno spirituale, lontano dal senso di mistero che esige raccoglimento, silenzio, distacco. Il magistero woityliano, così polaccamente duro nella morale privata, anticomunista ma non egualmente anticapitalista, aveva di fatto ridotto la presenza cattolica ad uno dei vari attori del piccolo schermo. Per fortuna che esistono luoghi appartati (non a caso spesso costruiti su precedenti santuari pagani), che esistono ordini che nulla hanno a che spartire con l’affarismo di certe Opus Dei, Compagnia delle Opere e finanza bianca, e che sul fronte combattono preti di strada che si fanno il mazzo così rifuggendo dal copiare i don Mazzi e i don Gallo sempre in tivù a fare i telepredicatori. 

Per fortuna che c’è Ratzinger, che, come dice il teologo della Repubblica Hans Küng, ha chiuso la Chiesa al mondo rispetto a prima, quando di fronte ad esso aveva calato le braghe. Küng gliene fa una colpa. Noi, che non siamo neppure cristiani, un merito. 

 

Alessio Mannino

Prima Pagina 21 aprile 2010

Marrazzo ("il ritorno") e una strana idea di “verità”