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Il vulcano del villaggio globale

Sull’impronunciabile vulcano islandese è stato detto di tutto e di più, dalle informazioni di servizio per i viaggiatori ad apocalittici disastri prossimi venturi, passando per più o meno sensate riflessioni sull’incidenza del vulcano nella nostra “società globalizzata” e sulla sua fragilità.

Rimarrebbe poco da aggiungere a tutta questa ridda di considerazioni, e quel poco lo lasciamo ad altri, salvo ricordare che il “villaggio globale” della comunicazione in tempo reale nacque proprio con un vulcano: il Karakatoa.

In effetti si sarebbe dovuto chiamare Krakatau, questo mitico vulcano ad Ovest di Giava (non ad Est come nel titolo di un classico film noto agli amanti del filone catastrofico), ma, seppur non impronunciabile come l’islandese, le prime agenzie giunte in Europa sbagliarono il nome. Agenzie, Reuters su tutte, perché nell’estate del 1883 già esisteva la Reuters e per la prima volta le notizie arrivarono in tempo reale e la tragedia di quella devastante eruzione fu seguita momento per momento dal pubblico europeo.

Grazie alla scoperta della Guttaperca, una gomma naturale, era divenuto possibile stendere cavi telegrafici sottomarini, rendendo così possibile la trasmissione delle informazioni a velocità elettrica. Oggi ci è difficile rendercene conto ma, fino a poco tempo prima, le informazioni “correvano” alla velocità di spostamento dell’uomo, basti pensare all’inutile strage della battaglia di New Orleans: combattuta l’8 gennaio 1815 quando, a Gand, il 24 dicembre del 1814 Stati Uniti e Inghilterra avevano già firmato il trattato di pace.

La tecnologia per l’informazione rapida era pronta, mancava solo l’evento: fu la terribile esplosione della caldera del Krakatoa a darla. Il maremoto che ne seguì causò oltre 36mila vittime nella zona dello stretto della Sonda, ma la tragica notizia invece di impiegare mesi ad arrivare all’altro capo del mondo fu immediatamente nota. Solo le onde d’aria, che fecero sette giri del mondo, arrivarono prima, mentre quelle di marea furono successive e si poté ricollegarle al vulcano.

Si poterono quindi ricollegare al vulcano le strane variazioni delle maree nella manica, altrimenti misteriose, così come i tramonti rossi di Londra immortalati da William Ashcroft e, forse, anche nell’Urlo  di Munch: l’era del villaggio globale era iniziata.

Sostenere che l’uomo nella nostra società sia più vulnerabile di quella di allora è un azzardo. Certo le incidenze sono maggiori, però se nel 1815 si fosse potuto sapere dell’esplosione del Tambora, sempre nell’Arcipelago della Sonda, magari si sarebbe potuti correre ai ripari riducendo le devastazioni causate dalle carestie del 1816 che, a causa dell’abbassamento delle temperature dovute alle ceneri, è passato alla storia come l’anno senza estate. Anzi, fu tutto il periodo immediatamente precedente e successivo al Tambora, a causa di numerose altre eruzioni, ad essere considerato come una piccola era glaciale. L’inverno del 1812 fu uno dei più duri a memoria d’uomo, quasi si può affermare che Napoleone in Russia fu vinto dai vulcani, preziosi Aiutanti di Campo del Generale Inverno.

Non è poi storicamente accurato sostenere che in epoche arcaiche i vulcani non avevano gli effetti devastanti di adesso (blocco del traffico aereo), solo che, Santorini a parte, non si riuscivano a ricollegare gli sconvolgimenti climatici all’attività geologica e non si disponeva di alcun mezzo per diminuirne gli impatti. Soprattutto in epoca preistorica quando, pare ormai certo, una super eruzione, sempre in Indonesia, quasi portò all’estinzione dell’uomo.

La lezione dei vulcani che hanno inaugurato il villaggio globale, e che continuano a fornirgli materiale su cui discutere, non è tanto che siamo più vulnerabili di allora, ma che lo siamo ancora, e che la natura può, quando meno ce lo aspettiamo, colpire duro. Possiamo oggi, però, più di ieri, limitare i danni, anche se sembriamo più sulla via di ingigantirli e di saper andare incontro alla catastrofe senza aiuto alcuno da parte di Madre Natura.

 

Ferdinando Menconi


Mafia, ponte, finanza (e giornalisti embedded)

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