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Haiti, a che punto è la notte?

Non se ne parla più molto. Invece si dovrebbe. Finite le immagini di terrore, sceso il calore emozionale della notizia per il voyeurismo televisivo, su Haiti è calato il silenzio, mentre sarebbe opportuno andare a vedere cosa accade e soprattutto alcuni aspetti che vi sono collegati.

Tanto per iniziare, ci sono due conferme, sulle quali riflettere. E sono due conferme in merito ad allarmi (che anche qui e qui abbiamo tra gli altri lanciato) che puntualmente si sono verificati.

In primo luogo si conferma quella che avevamo chiamato occupazione militare da parte degli Stati Uniti d'America. Che di questo si tratta. A Port au Prince, che di Haiti è la capitale, continuano a stazionare 20.000 marines, praticamente uno ogni venti abitanti. Roba da far impallidire La Russa e i suoi militari in strada nelle grandi città italiane. Questa mole di esercito costa più di un miliardo di dollari al mese. Spesa che ovviamente sarà pagata dal popolo di Haiti, in un futuro piuttosto lontano, poiché al momento lo stesso popolo è ancora impegnato (non si sa come potrà continuare a esserlo) a pagare a banche francesi e statunitensi i costi della dittatura Duvalier che fu voluta, all'epoca, proprio da Francia e Stati Uniti.

Allo stesso tempo, invece, l'aiuto vero - stavolta sì - che Haiti sta ricevendo da Venezuela e Cuba, ovvero medici, ambulatori, addirittura sei ospedali attrezzati e benzina solidale (ovvero praticamente gratis) sta andando avanti. Nel silenzio generale, ma con risultati ben maggiori, ovviamente, rispetto a quelli ottenuti dai costosissimi rambo Usa.

Vale la pena rammentare inoltre che dalla metà degli anni Novanta a oggi, ad Haiti hanno stazionato in modo permanente delle missioni militari delle Nazioni Unite, con una presenza media di oltre 10.000 uomini, oltre a un altro esercito di ONG che non hanno perso occasione per infilarsi nel paese appena uscito dalla dittatura. Come è facile immaginare, da allora, malgrado conferenze di ogni tipo, i dati reali segnano il fatto che ogni volta, anno dopo anno, Haiti si ritrovi sempre più indebitata e con una presenza sempre maggiore di militari stranieri.

Altra cosa, non di poco conto. Recentemente ad Haiti è tornata la nostra portaerei Cavour, e non per una scelta umanitaria, quanto per una mossa di marketing (ricordate quando abbiamo parlato di Difesa Spa qui?) relativamente all'industria bellica italiana. Naturalmente sulla nostra nave hanno viaggiato anche aiuti umanitari e medici, e sono stati operati degli interventi di un certo rilievo, ma l'operazione di smuovere la Cavour costa 200.000 euro al giorno (ci sono 900 marinai a bordo). Dunque la domanda è semplicissima: è stata questa, da parte nostra, la maniera migliore per aiutare Haiti oppure tale mole di denaro poteva essere utilizzata in loco ma in altro modo? E l'occupazione militare Usa, di mole impressionante, come visto, è realmente indispensabile oppure si tratta, come molti accusano, di piantare la bandierina a stelle e strisce in una zona così delicata?

E, da ultimo, visto l'aiuto disarmato di Venezuela e Cuba, come mai, ancora oggi, nell'opinione pubblica si continuano a bollare tali paesi come estranei al mondo?

 

Valerio Lo Monaco

Quattro chiacchiere e via andare. Il 25 aprile del Cavalier Silvio

Partigiani di vent’anni