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Bipartitismo all’inglese

Dire che abbiano abusato della nostra pazienza con la necessità che per approdare ad una democrazia compiuta e matura si debba passare al bipartitismo, e che anche il bipolarismo debba essere solo una fase transitoria, è decisamente poco.

Dire che è anche un bel falso sembra invece corretto. Non solo perché esistono democrazie compiute che non sono né bipartitiche né bipolari: pensiamo alla Germania dove i Liberali hanno per decenni svolto il ruolo di ago della bilancia, senza che per questo la nazione cessasse di essere un modello di democrazia. Naturalmente i Liberali tedeschi erano diversi dal nostro centro: non mettevano all’asta il loro scarso, ma determinante, peso politico, ma lo usavano per influenzare le politiche dei Socialdemocratici o dei Democristiani, scegliendo di volta in volta quale ala supportare. Certo gli sbarramenti percentuali alle forze marginali, che in Italia sappiamo che sono per natura ricattatorie, ha aiutato, ma non è tanto un problema di sistema quanto un problema di uomini. Da questo potrebbe, purtroppo, discendere l’irrisolvibilità strutturale della questione italiana, anche approdasse al bipartitismo perfetto, sempre ammesso e non concesso che ciò sia un bene: con gli uomini che abbiamo non c’è speranza. 

Difficilmente, comunque, il modello bipartitico potrebbe essere una soluzione per l’Italia: la nostra realtà politica, quando riesca ad essere espressione del popolo, è molto più variegata che non i due partiti di plastica che cercano di imporci per meglio spartirsi il cadavere dello Stato. La storia di questo paese mal si adatta ad una rappresentazione bipartitica, la quale ben si presta, invece, a logiche spartitore e dirigistiche che di democratico hanno ben poco. 

Il vero falso, che finalmente sta emergendo, è stato nel porre spesso ad esempio la democrazia bipartitica inglese. Non vogliamo qui, però, dilungarci sui crimini dell’Inghilterra democratica, che possono essere liquidati in due parole: India e Irlanda, anche se molte altre potrebbero essere dette.

La menzogna strumentale dei nostri fini politologi era nel fatto che l’Inghilterra fosse storicamente bipartitica: Partito Laburista, Conservatore, Liberale fa tre, non due. 

Questa menzogna è ora svelata dai successi del Partito Liberale, anche se finora solo nei sondaggi dove sta soppiantando quello laburista, nella campagna elettorale inglese dove la prospettiva di vedere il leader liberale Clegg diventare il Primo Ministro di un governo di coalizione non è inverosimile. Questo nonostante il sistema uninominale possa, nella sua impeccabile democraticità, dare maggioranze forti a partiti che sono solo espressioni di minoranze del corpo elettorale. 

Certo è presto per dirlo, saranno gli elettori, pur all’interno di un sistema elettorale che, al contrario del proporzionale, non rispetta i reali assetti del paese, a deciderlo. Quello che però è chiaro è che le forze in campo nel paese, che ci spacciano per perfettamente bipartitico, sono tre, come i suoi storici partiti.

Ora, anche a voler dar retta ai Soloni dell’analisi storico sociale, quelli che esprimono convinzioni un tanto al chilo a seconda delle convenienze del principe, e cioè che l’Inghilterra è un faro di democrazia, cosa dobbiamo fare: continuare a perseguire la forzatura bipolar-bipartitica o rassegnarci al fatto che il bipartitismo sta fallendo pure in patria? 

Ferdinando Menconi

 

 

 

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